Linea d'ombra - anno XIV - n. 113 - marzo 1996

pietre però possono bruciare, un improvviso bagliore azzurro stupisce le persone. li fuoco è bello e caldo, ma non brucia le mani. Noi possiamo mettere le mani sul fuoco blu e bruciare, possiamo stringerci la mano sul fuoco, e le mani diventano così morbide da sciogliersi. Sul tuo dito c'è una piccola cicatrice, grido allarmato che ti sei ferita, tu rispondi che chi si è ferito non sei tu, bensì "tu", cioè io. Io sono "te". Il fuoco diventa un flusso d'acqua calda e poi un'inondazione. L'inondazione scorre dal cielo, precipita con violenza dalla grondaia, scorre nella val lata, sgorga dalle viscere della terra, risuona gorgogliando. La gente, convulsamente, corre ai ripari, io non voglio nascondermi. Scivola l'inondazione ma non mi travolge, o forse mi ha già travolto e non me ne sono accorto, è come essere seduti in treno e non muoversi affatto, mentre il treno galoppa veloce. Sembra che abbia smesso di respirare, in acqua gli uomini non possono respirare. Che mi siano cresciute le branchie? Intorno a me galleggiano tetti, legno, pentole e molte lune. Rane verdi passano a nuoto, pare che io sia diventato una rana mentre tu indossi un vestito di filo bianco, sfoggi un'espressione sorridente, estranea al nostro mondo, solo io conosco la fragranza del tuo sorriso, solo io conosco la tristezza nel tuo sorriso. Sei seduta sulla superficie dell'acqua, mi chiedi se ho voglia di ravioli al vapore, getti in acqua i ravioli a uno a uno, nell'acqua nuotano uno e ancora un altro pesce bianco. C'è un serpente d'acqua che agile nuota nella schiuma, mi guida negli abissi marini per fare una telefonata: "Pronto, pronto ..." Sono io. Tu parli, ma sono io. Sono così commosso che mi metto a roteare nell'acqua, come un vortice, dal centro del vortice nasce un fiore selvatico; un piccolo cervo, con al collo una ghirlanda, corre alle pendici di una montagna, il sussurrare del vento tra i pini sembra la voce del mare. 5 Ti sei adirata, non parli più, "Sei tu?", quando te lo chiedo non rispondi più "Sono io". Ho aperto i cassetti, ci sono tanti fogli, libri, molte lettere e ancora tanti soldi, soldi spiccioli e soldi di carta. Apro i cassetti e cominciano a volare come una frotta di farfalle. Non riesco a trovarti.Anch'io sono preoccupato per queste farfalle, so che sono andate via e che non ritorneranno più. Così non dovrà sperare e cercare invano. Apro la porta della stanza, c'è del fumo fuori, quasi come l'effetto del ghiaccio secco sulle piste da ballo, nel fumo appaiono ballerine con le maniche lunghe e le trecce, ridono, tutte, in modo strano, freddo, non ci sei. Penso alle loro trecce pettinate ali' indietro che ricadono sotto l'ascella. Le ballerine, infatti, gettano a terra le trecce dalle ascelle; sono così impaurito che grido ma non mi esce la voce, sono diventato muto. Mi sono messo a cercare negli angoli e nelle ceste di vimini, lì ci sono molte sfere di ottone, dischi di ottone, bacchette di ottone, cucchiai di ottone, pesi in ottone e mentre cerco le trecce tutto comincia a saltare fuori, gli oggetti si mettono a volare e a bai lare, a scontrarsi l'un l'altro, ding ding dang dang da do, una fragorosa battaglia. Solo ora capisco che tra noi è sorta una lite. Perché litighiamo? Il fatto mi fa respirare affannosamente, mi sento stanco. Litighiamo da essere esausti, sento che nell'esofago mi è cresciuto un tumore maligno, sembra un melograno, la buccia è rossa e bianca, la polpa è granulosa, sgorga il sangue. Che vento freddo! Ho capito, sfreccio alla porta del frigorifero, è così forte la sua luce interna che il frigorifero, assolutamente vuoto, sembra sfavillare. STORIE/WANG MENG 67 È possibile che non ci sia niente? Tremo a questo pensiero. Apro la porticina del freezer, ci sei rotolata dentro, sei dura come una pietra, ancora sorridente. Come puoi suicidarti in questo modo 1 Le mie lacrime ricadono sul tuo viso. Al contatto, si diffonde un vapore caldo. 6 Che vasta distesa fiorita! Un cavallo bruno corre nella prateria. Appena si ferma e solleva la testa, vedo che esso ha un aspetto molto rispettabile, da professore; certamente conosce le lingue straniere. Davanti a me c'è un telefono bianco. Forse è solo un agnello! Sotto il soffice pelo è nascosto un telefono. Ormai ho dimenticato il tuo numero di telefono, ho persino dimenticato il tuo nome, come è possibile? Non hai un nome? Eh? Mi detesti da morire, so che stai aspettando una mia telefonata, aspetti da almeno trent'anni. Ho alzato la cornetta e senza pensarci compongo il numero; c'è linea, come mai? li sibilo del vento, un fischio acuto, il cinguettio di un uccello, la musica di una banda di ottoni dalla melodia non ben definita, come se si nascondesse. Sei tu! La tua voce gentile e soave. Compongo di nuovo un numero strano, O I23456789, e di nuovo sei tu, di nuovo la tua voce sincera e calma. Ne compongo ancora uno, faccio il 98765 ... Poi chiamo in cielo, in terra, nel mare, sulla montagna, sull'aereo, sull'isoletta, sulla nave, su un'antica fortezza nel deserto, ovunque ci sei tu, ovunque ci sei tu, tutte le linee telefoniche portano a te, ovunque si sente la tua voce anche se a volte rauca, a volte calda, a volte triste, a volte gioiosa, dici "Sono io" e sembra un coro. Non oso crederci, questa è felicità, un appoggio così sicuro, chiedo ripetutamente: sei tu? chi sei? sei tu? Dici, sono io. Dici, sono io. Dici, sono io. La banda di ottoni comincia a suonare un concerto. Mi sono messo a suonare, la musica forte e chiara degli strumenti ha fatto volare via la tristezza e ha spazzato via il celato cinguettio. La terra è una pozza d'acqua, brillante, riflette le nuvole che si diradano. Sembra che ci sia stato da poco un acquazzone. Dici tranquilla: "Sono io". Le colombe bianche in gruppo si librano in volo. I palazzi in gruppo si alzano in volo. Noi stiamo stretti abbracciati. Poi l'addio. Poi diventiamo una statua di pietra immobile che torreggia sulla stradina, battuta dal vento e dalla pioggia. Una combriccola di bambini passa, si puliscono sulla statua le mani sporche. Note I) In epoca imperiale, gli uomini di estrazione sociale più elevata portavano il cosiddetto "codino". 2) Trattasi di uno stagno da cui, secondo la leggenda, una bellissima ragazza di nome Yang Guifei esce e fa innamorare l'imperatore Xuanzong della dinastia Tang. 3) Durante la rivoluzione culturale, gli intellettuali, come lo stesso Wang Meng, furono mandati a lavorare in campagna o nelle cave per essere "rieducati". 4) Famoso poeta di epoca Tang, 816-907 d.C.

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