66 STORIE/WANG MENG Foto liu Heung Sh'ing/ Lonlacl 1-'resslmages/ G. Neri canali, i buoi e i cavalli. Non ci sei più tu, il tuo sorriso e le tue trecce al vento, e io, non sono forse diventato inutile? Al punto che, dopo aver aperto gli occhi e aver visto l'alba, persino delle vertigini non ne ho più traccia. 3 Poi, mi affretto a telefonarti. Con affanno, prenda il treno e poi l'autobus, scendo dal treno e poi dall'autobus; corro, cado e mi rialzo. Corro attraverso le pietre frantumate della cava, passo per il capannone degli operai a giornata, attraverso le sbarre perforatrici e il detonatore3, guado la rapida che scende dalla montagna. Quelli che non sono stati su una montagna come questa, hanno proprio vissuto una vita invano. In una bottega che vende sigarette trovo un telefono. Il telefono è di vecchio tipo; il trasmettitore e il disco dei numeri sono fissati alla parete, la cornetta si può staccare e io posso muovermi ma solo a patto che mi cresca un becco lunghissimo come una bianca gru. Conosco un bel po' dei tuoi numeri di telefono, so che non sei fissa in un certo posto, il 53427 risponde, dice che non ci sei, appena un'ora fa sei andata via. Così mi dicono che non ci sei, quella voce sembra la tua, per telefono suona quella musica degli ottoni di sempre gentile e leggera, solo che è più bassa e profonda. Sono proprio le tue labbra a dirmi che non ci sei. Sono così concitato che non sto a preoccuparmene. Mi affretto a fare un'altra telefonata; non è più una telefonata a est della città, bensì a ovest, il 43845. Mi piacciono davvero questi cinque numeri, sembrano una poesia di Li Bai4. Al telefono a ovest della città mi dicono che non ci sei. Telefono ininterrottamente, faccio dei numeri, li compongo, ascolto, chiamo, il telefono diventa pesante, il disco dei numeri sembra saldato sull'apparecchio. A tutte le telefonate mi dicono che non ti ho trovato. Quando chiamo a est tu sei a ovest. Quando chiamo nella zona 4, tu sei andata alla zona 3. Quando chiamo a sud, tu sei a nord della città. Quando mi metto in contatto con il centro della città, tu sei in periferia. Ti vedo occupata in un campo di cereali in periferia, fisso lo sguardo, non ti vedo più, e ancora non sono riuscito a trovarti. In ogni caso, non so dove tu sia, ma so che non ti pettini più le trecce. Il telefono al muro è diventato un gatto, il gatto miagola triste e grazioso. Il cavo del telefono è diventato un rampicante verde, sul rampicante striscia un bruco. Le sigarette sullo scaffale emanano nuvole blu di fumo, in ogni pacchetto suona un campanellino. li dang dang del campanello non ci fa comunicare; suona fastidiosa la sveglia. Le truppe lentamente avanzano. Il gatto dice: "Anche lei ti sta chiamando". Proprio ora tutte le stelle danzano in cielo, fitte e numerose, come zanzare in estate; allungo lo mano per afferrare le stelle, ma non riesco ad afferrarne nemmeno una. Poi il cielo si è rischiarato, frettolosamente torno all'autobus e al treno, corro al cantiere e al suo fragoroso rumore. Stiamo costruendo una strada. 4 Poi insieme accendiamo il fornello. Il fornello che ho costruito è malfatto, instabile, per questo mi sento un po' imbarazzato. Tutti aggiungono carbone nel fornello; noi lo riempiamo di pietre, come potrebbe mai funzionare! Anche le
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