Linea d'ombra - anno XIV - n. 113 - marzo 1996

60 STORIE/ DEVI hanno tutti un arpione o un machete. Resta in silenzio. Quella sera anche l'autista lo mette in guardia. "Eviti di cacciarsi nei guai. Questi tribali possono diventare violenti. E se si rivolgono alla polizia avremo un sacco di problemi." L'autista sa che Tehsildar ha moglie e figli. E che ciononostante corre dietro alle donne. Mary è senza dubbio una gioia per gli occhi, ma è stupido provocare i tribali e richiamare l'attenzione della polizia per una come lei. Se fosse stata disponibile, nessuna difficoltà. Ma non vuole. Tehsildar deve rassegnarsi. Anche Prasad prende seriamente la faccenda. Adesso è Bhikni a servire il tè. Tehsildar smette di frequentare la casa. Ma non rinuncia a stare alle calcagna di Mary. Quando la ragazza ritorna dal pascolo, o da Tohri, o cammina per le tre miglia che separano Kuruda dalla stazione di Murhai, o va al mercato di Dhuma, Tehsildar la segue tenendosi a distanza. "Mary, quell'uomo è innamorato di te" le dicono le altre ragazze. "Solo perché non mi può avere. Se ottenesse quello che vuole il suo amore svanirebbe. Anche quel bianco amava mia madre." "Ti sposerà." "Ha già una moglie." "E allora?" "Lasciamo stare." li taglio del bosco procede. Pian piano la temperatura sale. Per segno-----. AnnoXXII - N. 171 - Gennaio1996 Abbonamenti 1996: ordinario: L. 70.000, sostenitore: L. 200.000, estero: L. 150.000. Un numero: L. 10.000, arretrato: il doppio. Gli abbonamenti vanno effettuati sul conto corrente postale n. 16666901 intestato a: Centro Culturale Segno, Casella Postale 565, 90100 Palermo. Tel. 091/22 83 17 Sommario Chiesa e politica dopo vent'anni • G. Cangemi, Il federalismo meridionalista di Gaetano Salvemini e Luigi Sturzo • F. Verbaro, I beni relazionali come risorsa pubblica • E. Rebuffini, I diritti utili per combattere il razzismo • E. Rebuffini, In cerca di pane e di speranza• A Bono, La conferenza di Pechino sulle donne• G. Campione, ·Monoteismo e conflitti nel Mediterraneo • S. Massimo, Sarà il comunismo a salvare la democrazia?• F. Aqueci e D. Neri, Un'etica senza verità è impotente a prescrivere? • F. Seiler, L'ascensore a partenoster • C.M. Martini, Un tempo per tacere e un tempo per parlare • M. Gozzini, Silenzio dalle carceri • L. Asciutto, lgnacio Ellacurfa, la chiesa dei poveri • L. Asciutto, Una chiesa riconciliata con l'inconscio • F. Ofria, Mafia e economia• M. Palumbo, Un nuovo stato sociale • S. Mafai, Nel terzo girone. miglia e miglia le acacie scarlatte sono in fiore. Un giorno il gong risuona nel tempio. La caccia rituale di primavera tocca alle donne quest'anno, rivela il sacerdote. Per dodici anni la conducono gli uomini. Poi viene il turno delle donne. Come gli uomini, le cacciatrici escono armate di arco e frecce. Corrono nella foresta e sulla collina. Uccidono porcospini, conigli, uccelli: tutto quello che riescono a scovare. Dopo mangiano insieme, bevono alcolici, cantano e rientrano a notte. Fanno esattamente come gli uomini. Una volta ogni dodici anni. Infine accendono il falò di primavera e si mettono a parlare. Budhni racconta. Quella volta abbiamo preso un leopardo. Ero giovane allora. Le donne anziane ascoltano, quelle di mezza età cucinano, le giovani cantano. Non sanno perché vanno a caccia. Gli uomini lo sanno. Cacciano da mille milioni di lune ormai. Un tempo nella foresta abbondavano gli animali, la vita era selvaggia, la caccia aveva un significato. Ora la giungla è deserta, la vita prosciugata, la caccia inutile e senza senso. Solo la gioia di quel giorno è ancora reale. Mary continua a sentirsi stanca del l'incessante ostinato inseguimento di Tehsildar. Jalim può venirlo a sapere. Se lei glielo dicesse si infurierebbe. Sarebbe capace di andare al mercato di Tohri e di ammazzare Tehsildar se gliene capitasse l'occasione. li mediatore ha molti soldi e molti uomini. Un bastardo di città. Gli basterebbe accusare Jalim di furto per distruggerlo. Anche Tehsildar sta perdendo la pazienza. Presto i lavori saranno finiti, e il cantiere si trasferirà altrove. Un giorno Tehsildar agguanta la mano di Mary. Una buona occasione. Niente caccia per gli uomini quest'anno. Gli uomini si metteranno a bere e inventeranno nuove canzoni per la festa della primavera, si vestiranno da pagliacci e usciranno a cantare per guadagnare un po' di soldi. Tehsildar ha promesso liquore in abbondanza per la gesta. Tornando ogni sera dal lavoro nella foresta tutti cantano. Una cantilena monotona. Mary sta ascoltando. Di ritorno dal mercato. Mentre ascolta scende il crepuscolo. Lei si avvia verso casa. Tehsildar sa che verrà. Le afferra la mano. "Non ti lascerò andare stavolta" le dice. La prima reazione di Mary è di paura. Lottando ha perso il machete. Divincolandosi con grande sforzo riesce a liberarsi. Entrambi si alzano in piedi. Tehsildarnon ha gli occhiali da sole. Lunghe basette, capelli lunghi, pantaloni di tessuto sintetico, scarpe a punta, camicia rosso scuro. È un animale, pensa Mary. A-ni-ma-le. Le sillabe le danzano nella mente. Al 'improvviso sorride. "Mary'" "Fermo, fermo dove sei. Non ti avvicinare." "Cosa guardi?" "Te." "Io, te ..." "Tu mi desideri molto, no?" "Moltissimo." "Bene." "Bene cosa?" "Capisco che mi vuoi davvero." "Ti voglio davvero? Non ho mai visto una donna come te. Tu vali un tesoro. Come fa quell'ambulante a sapere quanto vali? Quel musulmano?" "Tu lo sai?" "Certo. Ti darò vestiti, gioielli ..." "Davvero?" "Tutto." Mary respira a fondo. "Non oggi" dice poi. "Oggi sono impura."

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