Linea d'ombra - anno XIV - n. 113 - marzo 1996

INTELLIGENZAEPASSIONE RICORDODIPAOLOGOBETTI GoffredoFofi Dai Gobetti mi condusse Gigliola Venturi nel settembre 1960, su nella vecchia casa di Reaglie sulla strada per Chieri. Dei Gobetti sapevo quanto bastava a intimidirmi moltissimo. Quello di cui sapevo di più era certamente Paolo. Ragazzo, leggevo assiduamente "Cinema nuovo", ed ero passato di recente a leggere "li nuovo spettatore cinematografico", che Paolo aveva fondato, anche per conquistare autonomia rispetto ali' ingombrante leadership di Aristarco. Anni dopo Paolo mi regalò una collezione rilegata dei primi anni della "nostra" rivista, giunta nella prima serie, tra l'estate del 1959 e l'estate del 1962 a fascicoli. Ho cominciato a scrivere di cinema su quelle pagine, ~el 1961, e soprattutto ho imparato molto su come si fanno le riviste: questioni tecniche, organizzative, e naturalmente quelle teoriche. Oltre allo "Spettatore", davo una mano a Carla, moglie di Paolo, per i "Quaderni" del Centro Gobetti, dove lavorai a metà tempo per almeno due anni, e ad Ada per "Il giornale dei genitori" dove, soppiantando Paolo, curavo una rubrica di giochi e una di segnalazione dei film adatti per i bambini, che spesso suscitavano le rimostranze dei lettori (consigliavo anche film considerati normal mente poco consigliabili e viceversa-con il pieno sosteono . b d1 Paolo e le affettuose titubanze di Ada). Se devo a Panzeri e ai miei coetanei dei "Quaderni Rossi" di aver visto da vicino e quasi "da dentro" la classe operaia torinese, allora fin troppo mitizzata, devo ai Gobetti di aver conosciuto l'altra parte "storica" del Piemonte, la Resistenza. Ex partigiani e partigiane, dirigenti e basi, transitavano da casa Gobetti e dal Centro, ed era così possibile, per un giovane "venuto dopo", apprendere dalla viva voce di tanti protagonisti cosa veramente la Resistenza era stata. I racconti di Ada li si può recuperare leggendo il suo bellissimo Diario partigiano, quelli di Giorgio Agosti leggendo l'epistolario con Livio Bianco, ma quelli di Paolo, o di Bianca Guidetti-Serra, o di tanti dei loro amici forse no, e se sì soltanto grazie in gran parte proprio alla attività di Carla e di Paolo. C'era molta ironia in quei racconti. Si scopriva per esempio che, nonostante i lutti e le angosce, dalla tensione di quell'esperienza veniva anche a tutti una vitalità che non nasceva dal pericolo ma dal sentimento della solidarietà di gruppo e di comunità di fronte al pericolo. Di Paolo impressionava una carica autoironica maggiore che in altri. Di sé parlava poco, non faceva assolutamente nulla per mettersi in luce. Il peso del nome che portava era tanto maggiore in quanto Piero era morto giovanissimo (26 anni!), nell'anno in cui lui nacque, e la figura pubblica di Ada era stata di primissimo piano nella storia dell'antifascismo e della lotta clandestina, ed era continuata a esserlo nella cultura e nella politica torinese del dopoguerra. Quando, dopo aver partecipato giovanissimo, poco PaoloGobetti (di spallecon lo camicia o scocchi)o uno riunionedei "Ouodemi Rossi"al CentroGobetti Sulloparete, il ritrattodi Piero Gobett1d1Cosoroll (s1ringrazio il CentroGobetti)

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==