Linea d'ombra - anno XIV - n. 113 - marzo 1996

ti/INDIA ' , 55 Mahasweta Devi LA PREDA traduzionedi FedericaOde/erae Babli MoitraSara{ In Italia, e in occidente in genere, sono noti soltanto gli autori indiani che scrivono in inglese. Non quelli che scrivono nelle lingue dell'India, che pure vantano, in epoca moderna, delle letterature che, soprattutto nel campo del romanzo, presentano un notevole interesse per l'originalità e la genuinità del materiale narrativo. Tra di esse la letteratura in bengalese è, insieme a quella in hindi, quella che offre un panorama più vivace e più ricco di voci diverse: la più interessante, per il rilievo letterario e per il rilievo intellettuale e civile, è quella di Mahasweta Devi, di cui Theoria ha recentemente pubblicato il romanzo Bashai Tudu. Nata nel 1926, la Devi ha lavorato per lunghi anni come impiegata governativa e come insegnante, poi come docente in un college di Calcutta (fino al 1984) e come giornalista; e infine come direttrice di un trimestrale, Vartika, di forte impegno sociale. Per tutta la sua vita, la militanza a sostegno dei diseredati è comunque stata sempre l'attività prioritaria. Di fronte all'indifferenza, nel migliore dei casi, e al sistematico sfruttamento da parte delle classi dominanti dei braccianti delle campagne in genere, ma in particolare degli intoccabili e degli abitanti delle "tribù", Mahasweta Devi, in collaborazione con diverse organizzazioni politiche di base, ha condotto tenaci e dure battaglie (nello stato del Bengala e in quelli confinanti di Orissa e Bihar) per ottenere un miglioramento delle condizioni di vita e un minimo riconoscimento di dignità a queste masse di sotto-uomini. Degli intoccabili già si sa. Ma pochi sanno che in India vivono 60 milioni di persone che appartengono a comunità tribali, i triba/s, che da migliaia di anni vivono nelle zone più interne, fitte di vegetazione e inadatte alla coltivazione. Sono i primi abitanti del subcontinente, preesistenti agli ariani vedici e ai dravidi del Sud: parlano loro lingue tribali e seguono usanze arcaiche estranee sia a quelle musulmane "recenti", sia a quel le più antiche della società hindù. Quando le loro terre sono diventate più accessibili per lo sviluppo delle comunicazioni e il bisogno di terreni da coltivare si è fatto più drammatico, l'isolamento in cui le tribù erano state lasciate sopravvivere è rapidamente venuto meno: è iniziato l'accaparramento selvaggio delle loro terre e la trasformazione dei loro abitanti in miserabili sventurati sottoposti al più feroce sfruttamento. Le battaglie che Mahasweta Devi sosteneva e sostiene come militante civile corrispondono ai temi della sua produzione letteraria, tutta giocata sulla contrapposizione tra i ricchi e potenti da un lato e gli oppressi dall'altro. Ne è un esempio il racconto che qui pubblichiamo, tradotto dal bengalese da Federica Oddera e Babli Moitra Saraf, autrici della traduzione di Bashai Tudu. (Paolo Berrinetti). Il villaggio è sulla linea ferroviaria Gorno-Daltonganj. Una volta i treni si fermavano alla stazione. Ma forse i costi erano eccessivi. Nella sala d'aspetto, negli alloggi del personale e nelle baracche dei facchini si vedono soltanto vacche e capre senza padrone. Sul cartello si legge: Stazione di Kuruda. Abbandonata. li treno quando passa di qui rallenta. Ansima inerpicandosi su per la salita. È a partire da questo punto che si arrampica pian piano sulla collina di Kuruda. Una collina bassa. Dopo un po' passa attraverso una gola. Da entrambi i lati per mezzo miglio solo un'arida distesa di pietre, e in cima un boschetto di bambù. Talvolta le canne ondeggiano nel vento e sferzano i vagoni. Poi il convoglio comincia a scendere e prende velocità. La stazione successiva è quella di Tohri, la cittadina più vivace della regione. Vi convergono parecchie linee di autobus. Tohri è anche un centro di raccolta del carbone, e il treno si ferma a caricarlo. Le miniere stanno tutto intorno. Da quelle parti il carbone si trova quasi in superficie. Ma sono i commercianti di legname i veri benefattori di Tohri. Le foreste di sai abbondano. I tronchi arrivano sugli autocarri, notte e giorno. Tagliati a pezzi nelle segherie partono per mille diverse destinazioni. li trambusto di Tohri è un'esperienza singolare dopo il silenzio di Kuruda. È un'esperienza singolare guardare iI treno arrampicarsi su Ila collina di lontano, dai villaggi. La gente lo fa ogni giorno, ma non finisce mai di stupirsi. Il convoglio arranca, la locomotiva boccheggia; e poi la gola inghiotte i vagoni. Se ci si va di corsa, si fa in tempo a vedere quando li risputa fuori. Un giorno sulla cima della collina c'erano degli elefanti. Se ne stavano là a mangiare il bambù. La lontananza li rendeva simili a giocattoli. Al passaggio del treno corsero via barrendo, con le proboscidi levate al cielo. li villaggio di Kuruda è a una certa distanza dietro la stazione. Sono due le colline, e una si trova al di là della grande prateria. Se fossero stati più vicini, gli abitanti di Kuruda avrebbero potuto trasferirsi negli edifici in muratura della ferrovia. Sono pochi i diversivi per chi vive in un posto come Kuruda, a parte le festività tradizionali. E così gli eventi sulla cima della collina attirano gli sguardi. Mary Oraon quando arriva contempla il treno, e i passeggeri contemplano lei, se la vedono. Diciotto anni, alta, lineamenti piatti, pelle di rame chiaro. Indossa quasi sempre un sari fantasia. Di lontano sembra bellissima, ma i suoi occhi respingono. Non la si definirebbe una tribale, così a prima vista. Eppure lo è. Una volta i bianchi commerciavano in legnarne a Kuruda. Con l'indipendenza se ne sono andati uno dopo l'altro. La madre di Mary si occupava della casa dei Dix on. Il giovane Dix on tornò nel 1959 per vendere la casa, il legnarne e tutto il resto. E mise Mary nel ventre di Bhikni prima di ripartire. Per l'Australia. Fu il prete del paese a battezzare la bambina col nome di Mary. Bhikni era

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