52 SUALVARO/ MANDALARI verso la propria vicenda, le strutture e le alchimie della società italiana. Si tenne vicino più tardi alla rivista Botteghe Oscure di Margherita Caetani, patrocinò la Fiera letteraria e collaborò al Mondo di Pannunzio, con una rubrica prima teatrale poi cinematografica. Ma ora lavorava a L'età breve, che uscì nel 1946. L'anno prima era uscito il saggio politico L'Italia rinunzia?. HolettoL'etàbreveagli inizi del 1947,aNapoli. Vi soggiornavo malgrado gli studi universitari a Catania e la tesi storica (I' avevo in mente da anni) da preparare. E un giorno lo vidi spuntare all 'Arene Ila, dove abitavo da parenti. Era venuto a dirigere il Risorgimento, che poi Don Benedetto definì "laPravda". Mi parve più vivo, più acceso di curiosità, forse si sentiva reintegrato in un'azione pubblica, al centro di un fatto nuovo della sua esperienza, umana e sociale, di meridionale, cui intendeva dedicare il forte impegno civile. Nel suo modo cauto e quasi puerile mi chiese cosa pensassi del libro. Maldestramente gli dissi che, in taluni punti, mi ricordava il Sebastien Roche di Octave Mirbeau, in realtà così lontano dalla contenuta liricità di quel libro iniziale della futura trilogia. Amava sentirsi seguito e scambiare in assoluta semplicità le reciproche impressioni, forse per una verifica di contemporaneità, un modo di "sentirsi al passo". Infatti, non prese male il mio giudizio, perché m'invitò a collaborare al giornale, su argomenti musicali. Mi capitò subito la visita di Benjamin Britten, consolidato nella fama dal recentissimo Peter Grimes ( 1945), che da noi però arrivò molti anni dopo e di cui cantai due edizioni. Era anche un modo di riallacciare il rapporto con Alfredo Parente, il musicologo crociano de La musica e le arti (Laterza), che già mi aveva presentato alla Rassegna musicale di Guido M. Gatti. E Parente mi introdusse in casa Croce. Napoli aveva, allora, due roccaforti dell'intellighenzia: insieme con Palazzo Filomarino, c'era il gruppo dei quotidiani di sinistra dell'Angiporto Galleria. Sulla scaletta buia, bisognava oltrepassare • • 8"& :1 ,'J._ 1'.., e ~~ I- 'F j 0 ~ Confronti: una copia lire 8.000; abbonamento annuo lire 65.000; (sostenitore lire 120.000 con libro in omaggio). Versamento sul ccp 61288007 intestato a coop. Com Nuovi Tempi, via Firenze 38, 00184 Roma. Per informazioni: telefono 06-4820503, fax 4827901, (indirizzo Internet: Http://hella.stm.it/market/sct/home.htm). le porticine dell'Unità e della Voce prima di raggiungere il Risorgimento. Vi si trovava, a ogni ora del giorno, un Alvaro inedito e inaspettato, non perché direttore di un giornale ma di quel giornale, e in quel momento. Sembrava attendere sempre qualcosa: dagli altri o finanche da se stesso. La Napoli popolana non lo capì affatto, nel breve anno che rimase: appariva un falso meridionale, laddove il denaro a pioggia e la festosità degli americani rinverdivano la "borbonicità". La Napoli intellettuale, viva e vivace, invece, lo evitò quasi, sembrandole forse dispersivo e comunque inadeguato con i suoi binari d'indagine antropologica e il largo impegno sociale. Del resto, Napoli è città di tale stratificata complessità da illudere quanti (e sono sempre molti) ritengono di averne afferrato le fila. Opposta alle fitte discussioni giornalistiche dell'Angiporto Galleria era la roccaforte di casa Croce: dove la domenica mattina, in cerchio, sedevano i filosofi, interpellati a turno dal senatore in pretto napoletano. La mia intimidita persona valse a ricordargli la giovanile amicizia col mio avo, negli anni Novanta bibliotecario alla Reggia di Caserta. Fu quindi con giustificato tremore che una mattina chiesi di poter parlare, brevemente, in separata sede col senatore. Frequentando anche Roma, avevo conosciuto Cesare Zavattini, al centro di una grossa bolla di cinematografari oscillanti tra scrittura e sceneggiatura, pronta a esplodere nella stagione neorealistica. Si voleva metter su un rotocalco dal titolo Italia domanda, e si desiderava l'impostazione dalla penna di Croce. Indagine e richiesta si credette affidarle proprio a me che ne frequentavo le riunioni e in quei giorni avevo aderito al desiderio del senatore di veder tradotto Senso storico e significato della storia di Friedrich Meinecke, per la E.S.I. Il senatore mi ricevette con espressione più ironica e severa del consueto; e alla mia rapida, impacciata richiesta, rispose subito con un indimenticabile, lapidario "non collaboro con gli analfabeti". Sbrigarmela poi con gli interessati mi procurò una notte insonne. Agli inizi del 1948, Alvaro lasciò il Risorgimento. A Roma, i "fatti cinematografici" parvero coinvolgere anche lui, che però dopo un unico tentativo di sceneggiatura, ritornò nel suo studiolo. Si andava chiudendo a molte cose. Durante lunghe passeggiate pomeridiane nel quartiere dei Banchi Vecchi o nelle visite che faceva a mia madre (per "rinfrescare" il suo tedesco), mi avvidi che sentiva di trovarsi sul filo di rasoio di una grossa cesura in cui gli avvenimenti politici trainanti tradizionali risultavano non scalfiti dalle correnti culturali (neorealismo, ricerca linguistica) in quanto non incidevano sui gangli civili e storici del paese. La sua liricità evocativa si riversò nell'indagine d'una sua "antichità" essenziale, non rinnegabile, come una identità: che però lo legava, per contrasto, al modo d'essere d'una lucida, disincantata coerenza di uomo moderno. Mi è sempre parso che consistesse in questo la sua precisa originalità. Assolutamente laico, malgrado il fratello prete, con grande esperienza umana lodava sempre il mestiere nello scrittore, nell'artista. Del libro di un collega più giovane, uscito agli inizi degli anni Cinquanta, mi disse: "C'è perlomeno un gran mestiere. Io rispetto infinitamente il mestiere di un artista: è la cosa più difficile da conquistare", e risuscitava così il valore delle antiche botteghe italiane. Dopo il 1952, pur ricevendone parecchie letterine (che conservo) interessate al mio duplice lavoro, lo vidi pochissimo. Nel Natale del 1955, appresi da lui stesso telefonicamente la notizia dell'operazione subìta. Sei mesi dopo, in San Andrea delle Fratte, eravamo non più di dieci persone a congedarci a lui. Uno dei 75 racconti, che con Quasi una vita e Il nostro tempo e la speranza manifestano l'importanza dell'interesse civile, intitolato Il nome, adombrando la risonanza di "un nome ... nell'indistinta fine di una civiltà" può rivelare di che sostanza fossero le sue ultime meditazioni.
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