Linea d'ombra - anno XIV - n. 113 - marzo 1996

4) C. Alvaro, Quasi una vita, introduzione di N. Borsellino, Milano, Bompiani, 1994, pp. 276-277. 5) C. Alvaro, Cara Laura, a cura di M. Mascia Galateria e una nota di G. Strazzeri, Palermo, Sellerio, 1995, p. I 17. 6) E. Cecchi, Racconti di Alvaro ( 1955), in Letteratura italiana del Novecento, a cura di P. Citati, Milano, Mondadori, 1972, p. 902. Stimolanti anche le notazioni di Michele Tondo che, nel suo Cronache di narrativa contemporanea (Matera, Montemurro, 1966) invita al riscontro tra Quasi una vitae i racconti; su tale linea per Fragilecit. Quasi una vita cit., p. 268 e 283. 7) G. Luti, La lezione politica e civile di Alvaro, in Corrado Alvaro, l'Aspromonte, l'Europa, Reggio Calabria, Casa del libro editrice, 1981, p. 259. 8) C. Alvaro, Vent'anni, prefazione di E. Siciliano, Firenze, Giunti, 1995, p. 215. 9) C. Alvaro, L'Italia rinunzia?, Palermo, Sellerio, 1986, p. 14. IO) C. Alvaro, Ultimo diario ( 1948-1956), Milano, Bompiani, 1966, p. 188. 11) C. Alvaro, lo sono colpevole, in Il nostro tempo e la ~peranza. Saggi di vita contemporanea, Milano, Bompiani, 1952, p. 70. 12) C. Alvaro, Pensieri del vecchio soldato ( 1937), in Scritti dispersi cit., p. 542. 13) P. Pancrazi, Che cos'è la tolleranza (1946), in Della tolleranza, a cura di P. P. Trompeo, Firenze, Le Monnier, 1955, p. 39. C'è una ristampa 1995 con introduzione di Dino Basi li. 14) C. Alvaro, Ha famiglia (1948), in Scritti dispersi cit.. p. 791. 15) C. Alvaro, Speranza, in Il nostro tempo e la speranza cit., p. 46. 16) F. Jovine, Lettera ad Alvaro, in "Aretusa", aprile 1945, p. 37; una versione ampliata, tratta da "La fiera letteraria", I giugno 1947, è stata ripubblicata in "Dove sta Zazà", n. 6. 1995, pp. I04-108. 17) I. Si Ione, Uscita di sicurezza, Milano, Longanesi, 1979, p. 118. SU ALVARO/ MANDALARI 51 GLIANNI DECISIVI CORRADOALVAREOGLIINTELLETTUALI Maria TeresaMandalari Quando in quell'autunno romano del 1944 conobbi Corrado Alvaro, aveva da poco accettato di dirigere - per Capriotti, un tipografo avviato ali' editoria e poi naufragato, come del resto molti - una collana storica e una di narrativa: così, tanto il Burckhardt quanto il Fontane, i due autori additati da Pepe, trovarono subito sistemazione nel quadro del mio lavoro, in cui appena più tardi doveva inserirsi (attraverso Lavinia Mazzucchetti e la Sansoni) nientemeno che Goethe. Nel minuscolo studio sopra Piazza di Spagna già cominciavano a sfilare (anche con quasi quotidiane lunghe visite, come quelle di Carlo Bemari) giovani scrittori o aspiranti tali, che ambivano lumi politici, e naturalmente appoggi di lavoro. Alvaro, rannicchiato dietro la macchina da scrivere, dava l'impressione di ua energia viva e consapevole: la persona piccola e quadrata, le mani brevi e caute, gli occhi oblunghi, indagatori, con qualche lampo di diffidenza meridionale. Era appena ritornato da un lungo soggiorno contadino in Abruzzo; aveva avuto modo, lui d'origine contadina, di misurarsi con la compagine più intima del popolo italiano, e come giornalista e inviato speciale affinato quell'acuto spirito d'osservazione sociale che suole preludere alla levatura dello scrittore. Chi non aveva letto, dagli anni Venti in poi, i racconti de L'amata alla .finestra, di Gente in Aspromonte, ma soprattutto l'ambiguo romanzo L'uomo è.forte? Inconsapevolmente dava fiducia ali' interlocutore, col suo ridere forte, a labbra chiuse; e il suo discorso, mai apodittico ma sempre pieno d'interrogativi, richiedeva la collaborazione dell'intelligenza altrui, sollecitandone le facoltà migliori ed esigendo subito una partecipazione operante, con la carica della sua umanità. Roma ribolliva, ormai, d'iniziative, di progetti, anche di concerti e di spettacolini intelligenti, mentre si rideva dei graffiti romaneschi, cinici e pungenti. Il mondo degli "intellettuali" (mi si passi il vocabolo generico) non si era ancora compattato, come più tardi è avvenuto soprattutto intorno al circolo Moravia-Morante, e nella sua quasi totale inesperienza di strutture e metodi politici negligeva i capisaldi storico-antropologici (Ernesto De Martino era ancora lontano) della società italiana, che solo un confronto con i contemporanei orizzonti europei avrebbero potuto favorire. È il caso di Alvaro. Di ritorno dalla prima guerra mondiale, era stato corrispondente e inviato speciale, a lungo poi in Germania come lettore d'italiano, coinvolto nella febbrile e già disumanizzante atmosfera letterario-teatrale della Berlino anni Venti. La spesso rovente letteratura germanica d'emigrazione, quella sì fortemente politicizzata, deve aver suscitato in lui particolari meditazioni, sfociate anche subito nell'attenzione per la qualità della narrativa guglielmina di Fontane. Sicché gli interessi rivolti ali' America dei gruppi chiusi che s'andavano formando a Roma, risultavano non congeniali a quelli di Alvaro che intendeva, invece, saggiare, sempre più attra-

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