NARRATIVASENZAROMANZO UNOSCRITTODISPERSO DIALVARO FrancoVitelli La ricorrenza centenaria della nascita non sembra abbia nella s?stanza mutato i termini della fortuna di Alvaro, che può nassumers, nella contraddizione, vera o presunta, tra l'enorme favore goduto presso i critici e la non eguale popolarità riscontrata nel pubblico dei lettori. In verità ci sono da considerare diversi fattori che ineriscono all'esperienza artistico-intellettuale di Alvaro, ma anche al problema della ricezione, della discrepanza o riconoscimento che si stabilisce tra lettore e scrittore con gli effetti conseguenti dei vantaggi euristici della ricerca (per pochi) e il piacere di un comune sentire, che è requisito della letteratura di massa. Insomma, un po' l'arte come avanguardia e anticipazione arrovellata anche nella ricerca di una originale nota espressiva e ~n ~o' i~gus_todell~ ~nimesi inerte. Alvaro non ha fatto nulla per hsc_,are I su_o1lettori, irretendo I i magari nel I' i I lusione del prodotto facile, anzi ha rifuggito dagli incanti del populismo che con più fragore alimentavano le sirene del dopoguerra. E non si vuol dire con _ciò una proiezione nel disimpegno, quanto piuttosto il nu_tnmento di intelligenza analitica e moralità impregnate di forte hnsmo, comunque non più freno al buon esito artistico; sotto tale profilo si può anche leggere il saggismo sotteso ai romanzi di Alvaro. "Narrativa senza romanzo", precipuamente non orientata al racconto di una storia, ma a suggestioni di impianto postnaturalistico, causa non ultima, secondo Armando Balduino 1 della difficile convivenza, almeno negli anni passati, con un~ cerchia più vasta di lettori. È una duplice problematica, come si vede, la violazione delle strutture narrative canoniche e lo sciogl_imento nella scrittura degli umori analitici, ma questo non deve 111durrea un uso solo strumentale del l'Alvaro saggista. Occorre un recupero pieno e autonomo di opere che, perorioinalità di visione e indagine conoscitiva, farebbero addirittura s~pporre che lì sta l'Alvaro maggiore. La meritoria iniziativa editoriale di Bompiani che ha visto la pubblicazione di due volumi di Opere nella collana dei classici il grosso tomo degli Scritti dispersi, e la ristampa di alcune oper; nei "grandi tascabili", è auspicabile che prosegua sì da vedere presto accanto a Quasi una vita e Itinerario italiano, Ultimo diario e Il nostro tempo e la speranza, Roma vestita di nuovo e Un treno nel Sud. li profilo di intellettuale non conformista, che ne viene fuori, è forse un'altra delle ragioni, indubbiamente a merito, che spiega la non elevata diffusione: voglio dire che Alvaro per la sua complessità e libertà di pensiero mal si piegava e si piega a diventare bandiera di questa o quella parte; si sono creati casi che hanno fatto la fortuna di più di uno scrittore. Alvaro ha pagato la sua indipendenza con un sostanziale isolamento che è visi bi le pure nel non aver fatto scuola, SU ALVARO/ VITELLI 47 e così la sua opera ha dato l'impressione di essersi posta "da se medesima al margine della nostra topografia letteraria" 2 . , _Q~anto durerà l'attuale concentrazione di interesse per Al varo e d1fficile dire, considerati i fattori umorali per giunta perniciosi che orientano le scelte del mercato librario; può darsi che, esauriti sia l'effetto di trascinamento della sostanziosa proposta editoriale che l'eco suscitata da sollecitanti convegni di studio, tutto torni alla normalità, ma può darsi anche - l'utopia non demorde! - che l'~zione di_minoranze critiche riesca a rendere coinvolgente una_ figura d, intellettuale, di cui si avverte il bisogno part,colarmente ne, periodi di crisi. La via maestra per un recupero, che diventi presenza permanente, è sempre quella dell'aumento di conoscenza che deve quasi essere l'imperativo etico e professionale del critico come del comune lettore. Sicché dal ripescaooio di un pezzo . bb sconosc,uto può discendere la ricostruzione unitaria, seppure in nuc~, di una vicenda esemplare. E il caso della Lettera al.figlio che è rimasta depositata in "Aretusa" (marzo 1945, pp. 46-51 ), fuori quindi anche dagli Seriai dispersi di Bompiani che non prevedono l'inserimento del periodo 1943-1948. __Questa Lettera solleva anzitutto un problema filologicocnt,co non nuovo per Alvaro, tant'è che opportunamente si è parlato di "un'intricata interferenza" tra le opere che renderebbe necessaria "addirittura una analitica trascrizione cartografica, quasi una mappadellesituazioni,dei personaooi delle immaoini"3 bb' b , non p~r fermarsi al dato arido, ma per vagi iare gli aspetti qualitativi, le variazioni che si diramano dall'elemento monogenetico che è l'atteggiamento di Alvaro nei confronti della realtà. A questo aspetto più generale che tocca indistintamente i tipi diversi della produzione alvariana c'è da aggiungere l'analisi del rapporto spec1f1co tra saggio e racconto, articolo di giornale e prosa letteraria. Dunque, procediamo con ordine. Proprio a conferma della funzione che Alvaro assegnava a Quasi una vita (''una raccolta di appunti che dovevano servire per me, pei racconti, i saggi, le opere che avrei scritto un giorno") troviamo anticipata la parte del_la Lettera eh~ riguarda la visita al figlio militare in una pagina senna nel 1942, 111formacondensatae di prima idea, naturalmente: "Sono andato a trovare Cesari no a Marostica, al I ievo ufficiale. La città chiusa da mura e tutta portici, era come un convento e i monaci erano i militari, che soli sì vedevano in giro. Sentimento pietoso di vedere un figlio istruito e addestrato per cose cui eoli non può credere. Siamo andati sul ruscello, a vedere corr:i·e !'_acqua, con_ un'impressione di libertà. A Vicenza, dopo aver girato una giornata, seduti al caffè, sentimmo la voce sguaiata d'un altoparlante che cantava canzonette di guerra, come 'Va' va', mio bell'alpin'. Guardavo mio figlio come se fosse orfano della patria. Pensavo a me in lui, alla mia giovinezza anch'essa in guerra. Ma le canzoni erano, allora, almeno più cordiali. Su un prato, presso la stazione ci sdraiammo, lui si addormentò, e io lo vegliavo. li Teatro Olimpico, prezioso, un autentico violino".4 L'attacco del frammento con la similitudine monaci-militari si ritrova in una lettera alla moglie da Marostica del 23 magoio )942: b "Cara Laura, arrivai a Vicenza alle 15, presi il tranvai per Marostica alle 18,45 e trovai la piccola città circondata di mura dovesi aooiravano seicento bersaglieri a coppie, a gruppi o soli, come i~ 0 un gran convento".5
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