nazione riflette l'ideologia di quella nazione e questo vale anche per Speer. La sua architettura riflette la sua mentalità ed è vero che un uomo, a meno che sia privo di morale, non può accettare di costruire edifici di quel genere a meno che creda nel valore "politico" di quelle costruzioni. Speer aveva consapevolezza del suo ruolo politico quando progettava questi enormi edifici. Non sto parlando del piano urbanistico di Berlino che, a suo modo, è piuttosto bello. Ciò che è terribile sono quei quattro o cinque edifici progettati per accogliere 150.000 persone. Quando gliene chiesi ragione disse: "Non c'è dubbio che i miei progetti fossero politici perché, ed è ciò che non comprendete, volevo che Hitler fosse circondato da quel tipo di ambiente. Ero convinto che lo meritasse. Era la mia guida". Parole molto semplici ma che corrispondono al vero. Il fatto che, pur avendo avuto come padre un architetto mediocre, ma moralmente non criticabile, non ne fosse tuttavia influenzato, dipende dal fatto che Speer non aveva una propria ideologia. Credeva solo in Hitler, alla fine era l'unica cosa in cui credesse. Speer non analizzò mai il pensiero di Hitler, non lesse Mein Kampf Quando pensava al mondo futuro voluto da Hitler, non ci pensava mai in termini di singoli individui, cercava solo di assecondare la volontà di Hitler. Alcuni fanno fatica ad accettare che Speer, nel suo rapporto con Hitler, sia stato così accecato dalle emozioni, dai sentimenti. Ma era ciò che Speer veramente desiderava. "È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire." Così ha scritlo Primo Levi ritornando a r(flettere sull'esperienza concentrazionaria ne I sommersi e salvati. È questa anche la ragione prima del suo libro? Lo scopo del mio libro è stato quello, raccontando la storia di un singolo individuo, di toccare delle corde che interessassero le giovani generazioni. In questo senso il mio libro vorrebbe anche suonare come un monito. Vorrei che i giovani sentissero questa vicenda come contemporanea. È cosi facile respingere il passato affermando "Io non mi sarei comportato in questo modo". Questa è anche la ragione della lunghezza del libro. Ho continuato a tornare indietro allo scopo di ramasser, di raccogliere tutto ciò che era ancora possibile sapere di quel detenninato periodo e di utilizzarlo per comprendere i I periodo successivo. È l'unico modo: raccogliereciòcheè rimasto di un periodo e trasportarlo al periodo successivo. Ricostruire ciò che accadeva nella mente degli uomini piuttosto che far storia solo attraverso date e fatti. Gli storici indossano spesso dei paraocchi; parlano e scrivono per altri storici: a me interessa soprattutto parlare a un pubblico di persone comuni. Hilde, una dei.figli di Speer, ha avuto un intenso confronto, intellettuale e qffettivo, col padre, di cui ha condannato il passato senza peraltro negargli l'amore.filiale. Come è stato accolto il libro da Hilde? Avevo un grande timore delle sue reazioni. Le ho parlato l'altro giorno e mi ha detto che il libro l'aveva convinta tranne che su pochi punti. Ha voluto leggerlo solo in volume, non in bozze. Allora le ho chiesto "Se hai domande, dubbi importanti, se ho fatto errori dimmelo, fammele subito". Mi ha detto che ho inquadrato perfettamente la personalità del padre, e questa era la cosa più importante. Ha obiettato al fatto che io l'avessi presentata come una figura dal grande spessore morale, ma questo era ovvio. Lei ha ereditato l'intelligenza del padre e vi ha INCONTRI/ SERENY 37 aggiunto il suo grande senso morale. Attualmente è la direttrice di un centro di studi sul razzismo. Il resto della famiglia non ha voluto sapere nulla del libro. Scrivendo questo libro non ha avuto la sensazione di essere usata da Speer, di aver compiaciuto il suo narcisismo? In fondo, grazie a lei, si è tornati a parlare di un personaggio un po' dimenticato. Non saprei rispondere. Speer voleva usarmi ma io ne ero consapevole. Fu lui a cercarmi. È veramente negativo tutto ciò? Voleva usarmi per ripulire la sua immagine? Ma la sua immagine non aveva bisogno di essere ripulita. Era un autore di bestseller. Per molti tedeschi era l'uomo che aveva espiato completamente i propri peccati. Non saprei come avrebbe potuto utilizzarmi contro la mia volontà. Ci si può chiedere se nel 1977 l'interesse per Speer stesse diminuendo e se il fatto che io scrivessi su di lui potesse contribuire a rilanciarlo. Ma è una domanda stupida. Io credo che volesse utilizzarmi per qualcosa di più profondo. Stava cercando qualcuno che lo forzasse a confrontarsi con sé stesso. Tentò con Casalis, Aba Geis, con Padre Atanasio. Ebbe tuttavia un risultato parziale. Poi lesse In quelle tenebre e capì che ero riuscita a fare con Stangl un lavoro in profondità. Fu questo che lo spinse a contattarmi. Pensa di essere riuscita ad aiutare Speer in questo processo di liberazione? Come avrete letto nell'ultima parte del libro, Speer ha avuto dei ripensamenti su quanto ci eravamo detti, sulla spinta del suo amore senile con una giovane donna. Purtroppo per me, regredì rispetto ai progressi fatti. Il progresso in faccende complicate come queste non segue mai percorsi regolari. Chi ha letto In quelle tenebre sa quanto è costato a Stangl raccontare la verità, riconoscere di essere colpevole. Stangl pronunciò le tre parole "Io sono colpevole". Appena le pronunciò subito aggiunse "perché ero lì". Immediatamente sminuì l'ammissione di colpevolezza, perché l'ammissione è intollerabile. È veramente molto difficile ammettere la propria colpa. Stangl morì poco dopo. Il cuore non resse il peso del passo compiuto. Speer non fu in grado di pronunciare quelle parole, riconoscendo una colpa diversa da quella di Stangl. Le colpe di Speer sono molto più complicate ed estese. Nel corso delle prime tre settimane insieme che trascorremmo mi diede documenti che non erano mai stati pubblicati. Documenti in possesso degli ebrei sudafricani che tuttavia essi non pubblicizzarono. Speer, mostrandomi quei documenti, mi comunicò quello che non gli era possibile comunicare a voce. Le ultime righe del documento in cui si parla di Billigung, di tacito consenso, sono assolutamente sconvolgenti. Tutto ciò era impossibile da tollerare, erano parole che Speer non avrebbe potuto pronunciare: se le pronunci muori. Quello che Speer ha fatto con me ha dello straordinario. È quì che in realtà finisce il libro. Le ultime dieci pagine sono un poscritto sulla curiosa sbandata che ebbe negli ultimi anni di vita, quando conobbe, per la prima volta, i piaceri del sesso. La giovane donna con cui si era legato continuava a ripetergli che era un uomo meraviglioso. Mi scrisse in quel periodo una lettera in cui ritrattava le ammissioni fatte, accusandomi di averlo male interpretato. All'epoca non sapevo di questa relazione e ci rimasi malissimo. Comunque morì felice (ride).
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