24 SCRITTORIINGLESI/PEARS Joseph camminò fino al paese. Mentre saliva il sentiero di Broad Lane s'accorse di aver lasciato a casa il bastone, ma anche di non averne bisogno: camminava a grandi passi, colle gambe arcuate e la punta dei piedi storta verso l'interno; tendini e nervi e vene, rigidi come cuoio, erano adesso invincibili, e si asciugò il sano sudore dalla faccia senza fermarsi. Per la prima volta dopo chissà quanto tempo si trovò a pensare a sua moglie, a quando l'accompagnava a piedi fino a Doddiscombsleigh, per poi farle la corte durante lunghe passeggiate nella foresta di Haddon; là, mentre lontano da loro infuriava la seconda guerra mondiale, avevano fatto l'amore con impeto, tra le ombre dei pini, su un ruvido letto di pigne e aghi di pino, scricchiolante di rametti secchi. Ma a esser sincero, non pensava tanto a lei quanto a se stesso - quando aveva camminato, nella vita. Avrebbe potuto continuare a camminare adesso, senza bisogno più di fermarsi, tanto si sentiva forte, avrebbe potuto attraversare la valle intera, tornare indietro. Joseph si guardava attorno mentre camminava, allungando il collo oltre le siepi, ma non c'era anima viva intorno. Quando arrivò alla cabina telefonica gli sembrò di vedere un bambino che correva lungo il sentiero, in lontananza, ma non ne era sicuro. Si sedette sulla panchina all'estremità del campetto di calcio le cui porte improvvisamente se ne stavano lì abbandonate. Dal ricordo emerse un'assurda immagine di telecronaca, perfettamente preservata nel ricordo, del presente difensore nero francese, Marios Tresor, lanciato in una marcatura stretta, durante la semifinale della Coppa del mondo del 1982. Si senti cadere sulle mani piccole gocce di pioggia. Guardò in alto e vide che iIcielo era d'un blu terso, trasparente. Forse le mani s'erano solo intorpidite, le sollevò e le scosse, e se le passò sul volto. Il mondo era silenzioso e vuoto. Sapeva d'esser morto tre giorni prima alle tre del pomeriggio, e si chinò, e pianse, la testa tra le mani. Quando sentì i rintocchi del campanile si asciugò gli occhi col fazzoletto umido di sudore, che glieli fece bruciare, e camminò fino ali' ospizio, e di lì oltre fino al palazzo comunale dove un tempo era andato a scuola, e attraverso il portico d'entrata, fino al cimitero. Venti metri più in là stavano calando la bara nella fossa, e il pastore leggeva un passo dalla Bibbia, maJoseph non riusciva a sentirlo. Poi il pastore sempre leggendo raccolse una manciata di terra e la gettò nella fossa: e questo invece lo udì, vagamente, i granelli che si spargevano sul coperchio della bara. Conosceva tutti i presenti: Nonna Sims, con la quale aveva diviso per vent'anni le mansioni della parrocchia; Douglas Westcott; il vecchio Freemantle e qualche sparso membro della famiglia; Martin, il giardiniere in pensione; Elsie e Stuart del negozio. E della sua famiglia, davanti ai vari cugini e nipoti maschi e femmine, John dava il braccio a sua madre Joan, mentre Mike sembrava che avesse bisogno di sedersi, tanto si appoggiava con tutto il suo peso alla fidanzata di cui Joseph non riuscì mai a ricordare il nome. Li guardò lì, nel cimitero per la prima volta dalla sua morte Joseph provò un trasalimento di rabbia; gli gonfiava dentro, puro e tangibile, un travaso di bile, mentre il cuore gli faceva ribollire il sangue nelle vene. Una rabbia vulcanica. Una rabbia così forte che temette di scoppiare. Chiuse gli occhi, strinse ipugni e serrò le mascelle. E poi gridò "Bastardo, perché non me l'hai mostrato prima, questo mondo?" alzò gli occhi al grande cielo blu e si sentì salire leggero verso l'alto. copyright dell'autore 1995 Barbara Trapido ILPARTYROSA traduzionediMariaBaiocchi Barbara Trapido è nata a Città del Capo nel 1942. Nel 1963 è emigrata in lnghilte1n, dove tuttora vive, a Oxford. Autrice di numerosi romanzi di grande successo, come Brother of the More Famous Jack e Tempi es ofDelight. Il suo ultimo romanzo, Juggling, è stato recentemente tradotto in italiano con il titolo In bilico dalla Donzelli Editore. L'invitoerarosaconfettoe nonera indirizzatoaZak,ilfigliotreenne diDinah,maatuttalafamiglia.YenivadaDaniel,ilnuovoamicodiZak, incontratoall'asilo. La madre di Daniel, Alison, era un'insegnante d'aite,e perciòl'invitoera"attistico".Erasucattoncinopesantediquelli daacquerelloederacospai-sodi stellinerosadipinteall'aerografocon la masche1ina.Sul retro po1tavascritto "ideato e realizzatoda Alison Oxley",dentrodiceva"sietetuttiinvitatia un paity rosaper festeggiare i quattroanni di Daniel.Per favore, indossatetutti qualcosadi rosa". Entrambele scritteerai10fin troppoelegai1ti,tracciateconquellagrafia chesembradire''guardatemi'',chealcuni,soprattuttoinquelJaprofessione, conservanoben oltre l'infanzia. "Ma che carinaa invitai·citutti!"esclamòDinah.Si sentivaun po' impauritadall'aria di sofisticata1icchezzaimplicitainquell'invito. Le festeche leiorganizzavaper i figlieranosemprestatesoloperbambini. Il primo segnaleche il paity rosa non sarebbestato una faccenda tranquillavenneda Zak, che si rifiutò1isolutamentedi po1tat-eil rosa. "Il rosa è un colorestupido",annunciò. "Ma senti",disseDinah,chepercai-attere rapo1tataa ubbidirealle istrnzioni, "Papà si è messo una cravatta rosa. Ti sembra stupido questo?" "Beh, io non mi vestodi rosa", 1ibadìZak. "C'è quel distintivoa fom1adi elefantinorosa, ti potrestimettere quello" propose Dinah. "Oppure potresti mettere i lacci rosa sulle scarpetteda tennis...anzinepotrestimetteresolounorosa,cosìsai·ebbe dive1tente,noncredi?" "Ho dettoche non mi vestodi rosa." Lasorellinapiùgrandedi Zak, Suzie,fremeva.Eraprontaperiipatty rosa,con lasuatutanuovadi lanariccia,rosaprugna.La suagranmassa di capellicastani,divisaallasommitàdellatestaindue codesaltellanti, era fennata da due nastrirosafragolae oscillavaa pendoloa ogni suo movimento. "Ti potrestimettereun po' di laccarosab1illai1tesui capelli,come me." "Ho dettoche non mi metto il rosa!" LafamigliadiDanielabitavainunatticoconunagrandeterrazzaal centrodellacittà,attorniatasolodagrandi magazzinie negozidiscai-pe. La madre di Daniel li aspettavaal piano terra.Era una belladonna e, come si capì subito, il rosa era decisat11enteil suo colore.Po1tavaun tailleurdigabardinerosaintensoescarpeconitacchia spillodellostesso colore.Sullelabbraavevaunrossettorosachiai·oei lunghicapellierano tiratisu, a chignon,per rivelare due orecchini a pendente,rosaperla. L' effettod'insiemeeraquelJodiunabbigliamentodacollegialeimpazzita in un salottinodi Bai·bie. "Ah, ah!" disse con aria leggem1entecanzonatoria dopo aver
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