con l'agonia degli ultimi mesi era tale che si sentì al settimo cielo. Mise giù i piedi dal letto e si alzò, e il sangue rifluì dalla testa e si senti come svenire e cominciò a girargli, si rimise seduto per riprendere l'equilibrio. Eppure era piacevole sentirsi così vicini a svenire, stordito e perso. Gli ricordava l'unica volta che era svenuto, da ragazzino in crisi di crescita alla fattoria, il mondo aveva improvvisamente perso ogni appiglio e si era allontanato alla deriva, in un delirio incontrollabile. Joseph aveva finito di vestirsi e si stava allacciando le scarpe, con la concentrazione e il piacere di un bambino, quando sua figlia entrò con una tazza di tè leggero. "Papà!" gridò "ma che ti salta in testa!" Si precipitò dall'altro lato del letto, ma lui non se ne curò finché non ebbe finito. Poi si tirò su, la fissò e disse: "Mi sento meglio, Joan, e mi alzo" il sorriso scomparve e lui si mise a guardarla con un'intensità che lei trovò snervante, a notarne le zampe di gallina, il gonfiore attorno agli occhi, e le piccole rughe ai lati della bocca, e le disse: "Sei una brava ragazza, Joan". Sapeva di essere morto ma non gli importava. Trovò il bastone dietro la porta e uscì in paese per una passeggiata. Il sangue gli scorreva leggero nelle vene, e l'anca sinistra non lo tormentava più. Incrociò un paio di persone mentre andava al negozio; risposero al suo saluto cordiale con evidente sorpresa e un certo impaccio. Il campanello del negozio suonò ed El sie arrivò dalla cucina. Dietro le lenti spesse come fondi di bicchiere gli occhi grandi da gufo si spalancarono, per poi ridursi a due fessure. "Lo saJoan che sei uscito, Joseph?" chiese, sospettosa "era qui poco fa". "Non ti preoccupare per me, El sie" rispose "non mi sono mai sentito meglio. Voglio solo delle sigarette. Sono secoli che non fumo". Elsie distolse lo sguardo, imbarazzata. "Delle tue non ce n'è più, Joseph. Eri l'unico a fumare quella marca." Allungò una mano verso lo scaffale. "Potresti provare queste, pare che siano forti." "Non fa niente, le prendo" sorrise. Lei gliele porse in fretta, e lui cercò nelle tasche. "Maledizione" disse "sono uscito senza soldi. Sai quanto odio i debiti, posso mandarti il ragazzo più tardi?". "Ok, ciao" gli rispose, senza guardarlo "Vai, adesso". "Magari te li porto io stesso" disse, mentre si girava per uscire. li dottor Buckle si presentò il giorno dopo e gli misurò la febbre, gli controllò il polso e lo auscultò con lo stetoscopio penzolante. Poi dichiarò, col tono del!' indifferenza scientifica "È una ripresa notevole, Joseph. Ma sei ancora debole, non strafare". Voleva riprendere subito il lavoro della fattoria, ma Joan disse a Mike che l'avrebbe ritenuto responsabile se Joseph avesse anche solo sollevato una spiga, perciò il ragazzo lasciò il nonno sull'aia. Joseph fece un giro per il giardino e andò a rovistare nei capanni. Era una giornata calda, il sole era alto nel cielo blu, e Joseph si asciugò il sudore dal collo e poi dalla fronte. I passeri planavano dentro e fuori dalle grondaie, un tordo cantava sui rami di un melo, e quando vide una gazza nel primo campo si sentì sicuro che ne avrebbe visto subito un'altra, ed infatti eccola, laggiù vicino alla siepe. Una coccinella si fermò sul dorso della mano. Dapprima quella piccola creatura gli parve strana solo perché appariva cosi nitida al suo sguardo schiarito, ma poi osservò che i puntini erano rossi su fondo nero invece del contrario. Non pensava d'averne mai vista una simile, ma forse l'aveva vista senza farci caso. Deve esserci un nome, pensò: una coccinella rovesciata, forse sottosopra. Sollevò la mano e soffiò, e l'insetto spalancò le ali e volò via. Durante i mesi del suo sconfortante declino, Joan aveva salito SCRITTORIINGLESI/PEARS 23 le scale molte volte al giorno senza lamentarsi, per sistemargli il letto, per aiutarlo con la padella, e portarla nel bagno, massaggiargli la pelle secca con la crema, e alla fine imboccarlo. Il suo miglioramento doveva averle dato un gran sollievo, e Joseph era francamente felice che gli permettesse di fare quello che voleva senza interromperlo. A metà pomeriggio si accorse di una sensazione piacevole, curiosa, e si rese conto con sorpresa che era farne. Entrò baldanzosamente in cucina. "Non si crederai, piccola, ma m'è venuta fame tutto d'un colpo." Lei non lo guardò in faccia ma cercò qualcosa dentro il frigorifero e disse "siediti, ti faccio un sandwich". Joseph si piazzò a tavola e poggiò sigarette e fiammiferi sulla superficie ruvida. Ancora si ricordava quando suo padre l'aveva fatta ricavandola da un vecchio faggio venuto giù con una tempesta di aprile. Si ricordava l'odore dolce dei trucioli mentre suo padre segava e piallava nel capanno, i chiodi stretti tra le labbra umide. Joan gli posò davanti un piatto di fette di pane bianco mentre usciva bofonchiava che andava a far la spesa. Attraverso la finestra la osservò allontanarsi lungo il sentiero e chiuse gli occhi, per apprezzare meglio la con istenza morbida del pane e delle grosse fette di prosciutto, col gusto un po' aspro della senape, a cui i granelli di zucchero di canna facevano da contrappunto. Quella sera, dopo cena, Joseph propose a Mike una partita a freccette: la prima, da quando Mike era bambino e Joseph gli aveva insegnato a giocare, dopo che il padre del piccolo se n'era andato. Giocarono cinque o sei partite, con Mike piegato goffamente sul bersaglio, senza mai guardare il nonno, che vinse ogni volta. Quella notte Joseph dormì per otto ore di filato, indisturbato dai torbidi, inquietanti sogni degli ultimi mesi, e si svegliò riposato. Rimase a letto, sveglio, ad ascoltare lo starnazzare delle galline, e lo zarnpettio dei rondicchi. Sbadigliò e si stiracchiò lentamente i vecchi muscoli nodosi, ora di nuovo elastici, provandone piacere. Mentre si vestiva, videJohn, il nipote più grande, che rientrava sempre tardi e usciva presto salire in macchina e andare a Exeter a lavorare. Joseph scese al piano di sotto. La cucina era vuota. Sentì il motore d'àvviamento del trattore e uscì fuori; chiamò Mike, ma il giovane non si voltò, mentre il trattore si avviava per il sentiero rumoreggiando. Rientrò e chiamò sua figlia ma nessuno rispose. Si fece un tazzone di tè forte e si chiese qual era il segreto per tostare il pane. E dovette concludere che un segreto c'era, perché lo bruciò. Lo mangiò comunque, gustando il sapore di pane bruciacchiato sotto il burro e la fitta marmellata d'arance fatta in casa. Poi prese il berretto e uscì. Sapeva di essere morto perché si sentiva così leggero e così a suo agio. Pensò che quella sera avrebbe sfidato Mike a braccio di ferro, e rise forte all'idea. Cercò di guardare il solee gli lacrimarono gli occhi. Attraversò i campi più bassi. Il frumento era alto e fragile come vetro. Morse qualche chicco e assaporò il sapore secco, di mandorla, che gli lasciava sulla lingua, e si chiese chi mai avesse scoperto per primo come far la farina, e poi il pane. Entrò nel pascolo dov'era la mandria da latte, e passò tra le sue mucche fri one, accarezzandone i fianchi.S'arrotolò le maniche e protese le braccia, e le più coraggiose lo leccarono con la lingua ruvida e bagnata, gustando il sale della pelle, ma fissandolo guardinghe, come le altre, con un'espressione ottusa di paura e rimprovero. Si chiese se gli avessero perdonato una vita passata a sfruttare e a macellare, e si accorse di quanto amasse la fattoria, gli animali, la valle ricca e tortuosa.
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