Linea d'ombra - anno XIV - n. 113 - marzo 1996

20 SCRITTRICIINGLESI/KENNEDY A. L. Kennecly SINCERO traduzione di Paola Splendore A. L. Kennedy è nata a Dundee nel 1965 e ha studiato teatro all'università di Warwick. Ha pubblicato due premiatissime raccolte di racconti, Night Ceometryand the Carscaddan Trains e Now That You 're Back, e un romanzo, Looking for the Possible Dance, nel 1993. Alga anguillaria. Era così che si era svegliato, con l'alga anguillaria. Mentre si accingeva ad affrontare la giornata, aveva sentito quelle parole volteggiare sotto il cuoio capelluto; premevano facendogli il solletico dallacurvadella fronte all'attaccaturadella spina dorsale e poi andavano a rannicchiarsi tra le mascelle. "Alga anguillaria". Non ricordava di averla mai vista. Si trattava forse di cibo per le anguille o di un rifugio, o di qualcosa a forma di anguilla, dal sapore di anguilla, o di un rimedio contro le anguille indesiderate? Non sapeva. Non gliene importava niente. "Alga anguillaria". Chissà cosa poteva essere, però suonava bene. Tra tutte le parole prive di senso, ottuse, sciocche e inutili che gli intasavano la mente, "alga anguillaria" aveva un certo potenziale e finanche del lo charme. Era quasi come leccare alternativamente del ghiaccio e poi della polvere frizzante, o provare i preliminari di un bacio che gli era molto piaciuto in passato. L'esperienza gli suggeriva che doveva aggrapparsi a questo impeto di entusiasmo e farsi trascinare fuori dal letto. Non poteva mai dire dove lo aspettava il baratro, che l'avrebbe di nuovo reso incapace di fare qualcosa. Aveva bruciato giorni interi guardandosi ora l'una ora l'altra mano, oppure intrecciandole, chiudeva gli occhi cercando di farsi strada nella ressa che aveva in testa. Era tutta una corsa lì dentro, un grido, una stretta e una frana. Cercava a volte di spiegare tutto ciò dicendosi che non era inattivo, che non stava lì a non far niente, che era solo paralizzato da una forma di ricerca interiore. Il peggio erano le corse notturne. Se cercava di muoversi mentre si svolgeva l'inseguimento, gli venivano le vertigini e stava già abbastanza male senza dover aggiungere anche questo. La cosa migliore era restare fermo e tenere duro. Anche se l'unica cosa da tenere poteva essere una parola. Alga anguillaria. Che bello. Già riusciva a sorriderne, come se stesse evocando il nome di un vecchio amico fedele. Era una piccola raccolta di sillabe così sensuali che riusciva persino a immaginarsi di afferrarle, facendo lavorare quelle sue dita perse in fantasticherie. Anzi, forse chissà, gli pareva quasi di cominciare a sentire un qualche stimolo di eccitazione - strano, ma che importava - a cui poteva cedere. Proprio in questo istante, uno stimolo, un solletico di testosterone, un vero e proprio stimolo, poteva arrivare. Attese, passando in rassegna ricordi appropriati per catturare Al.Kennedy. l'interesse, ma sentì rallentare il battito del polso e quelle incoraggianti contrazioni svanire. Il guaio era che aveva sempre trovato ridicolo quel genere di cosa, anche quando stava in piena salute. Si era sempre stupidamente chiesto come doveva sembrare mentre lo faceva. Sciocco davvero perché era proprio l'occasione in cui nessuno l'avrebbe visto. Era il vizio solitario, dopo tutto. In condizioni migliori, riusciva a pompare velocemente fino a raggiungere una lieve ebbrezza, a portare a termine l'atto e a non pensarci più, ma in quel momento gli sembrava solo uno sforzo tremendo per niente altro che un ricordo umidiccio della sua solitudine. Sinceramente non voleva avere a che fare con se stesso. Né con quella sua negatività. Uno stimolo era uno stimolo e per quanto piccolo segnalava un netto miglioramento rispetto alla consueta assenza di segni vita I i. Anzi, lo stimolo dell'alga angui Ilaria annunciò una mattinata sensazionale. Si trascinò con determinazione riuscendo a lavarsi, radersi, vestirsi e allacciarsi le scarpe. Evviva evviva evviva. E così. Era pronto. Calzato e vestito ma senza sapere dove andare. Quello era un punto su cui riflettere. Chiuse le imposte per non perdere la concentrazione a causa di un mostruoso ragno che grevemente veniva giù da uno dei cardini di sinistra. Era lì che abitava, e non c'era problema, non gliene importava niente. Ampie ondate di calore gli giungevano dall'edificio imbiancato che gli stava di fronte, e un odore pungente emanava dagli infissi di legno surriscaldati e dai vetri infuocati. Era l'odore della terra straniera, del suo trovarsi a Rue de Daumpierre alle 10.55 (mentre

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