Linea d'ombra - anno XIV - n. 113 - marzo 1996

louis De Bernières solo Felix, Whiskas, Top Cat ecc. ognuno di essi ora presenta un'ampia scelta fra tonno, coniglio, quaglia, salmone, piccione, tartufo e fegato di vitello ognuno naturalmente con la sua etichetta particolare. Tutti sanno che in realtà per lo più sono a base di carne di balene abbattute dai giapponesi per la "ricerca scientifica", cereali, carne equina proveniente dalla Francia e carne di asini decrepiti, più tutte quelle parti dell'anatomia animale che gli uomini preferiscono non mangiare. Ultimamente però i produttori si sono resi conto che i proprietari di gatti tendono a comprare le scatolette più amate dai loro animali e dunque hanno cercato di migliorare la composizione dei loro prodotti, tanto che oramai non è difficile trovare scatolette con veri pezzi di fegato o bocconcini di coniglio. È stato quando la mia collezione è diventata internazionale che le mie finanze hanno subito un tracollo. Da anni lavoravo per una società di recupero crediti, professione per la quale ero portato per via della mia alta statura e del!' espressione intimidatoria che so assumere. Avevo cercato di tirare avanti tagliando i consumi dove potevo. La casa era a pezzi, il giardino una giungla, icapelli me li tagliavo da solo con le forbici della cucina e di vestiti non ne compravo più da cinque anni. Una volta feci il conto e scoprii dagli album che avevo speso l'equivalente di due anni di stipendio in scatolette di cibo per gatti. Comunque non ero ancora del tutto rovinato. La crisi vera fu scatenata da un viaggio in Francia, dov'ero andato per inseguire uno che non aveva pagato i suoi debiti. Mi fermai in un supermercato Champion e, mentre cercavo una scatola di cassoulet gli occhi mi caddero su interi scaffali di meravigliose etichette, per lo più su fondo nero e con scritte SCRITTORIINGLESI/DEBERNIÈRES15 ornate da ricci e volute. Fu un colpo di fulmine e comprai tutti i tipi disponibili e non solo lì, perché passai in rassegna anche tutti i Mamouth e i Leclerc che trovai sulla mia strada. Durante il viaggio di ritorno ruppi l'asse del motore della macchina e il mio carico di scatolette arrivò a casa solo grazie alla collaborazione del servizio di soccorso dell'Automobile Club. Naturalmente col passare dei mesi la situazione si faceva sempre più grave. Andavo spesso in Francia per il week-end e ritornavo carico di scatoloni di Luxochat, Poupouche e Minette Contente. Dopodiché presi un congedo dal!' ufficio e andai alla scoperta dei tesori di Spagna. Per me non era l' Alhambra ma Sefiorito Gatito, Minino, Micho Miau e Ronroneo. Tornai a casa euforico e pieno di joie de vivre e mi apprestavo ad affrontare la Germania quando scoprii che il mondo mi crollava addosso. Avevano scoperto che mi ero assentato indebitamente dal lavoro ed ero stato licenziato, questo in contemporanea con i solleciti di pagamento di gas, elettricità, telefono e televisione. Seduto fra i miei album e le colonne di scatolette riconobbi di essermi lasciato trascinare nel disastro. Mi colpii il capo prima con le mani e poi con un giornale arrotolato. Disperato, alzai gli occhi al cielo, ululai, sbattei la testa al muro e giurai a me stesso che avrei distrutto la mia collezione. Fuori in giardino approntai un falò con tutti gli sterpi, i rami e le foglie secche del giardino e con i resti della mia sedia a sdraio, poi rientrai a prendere gli album. Mi ritr~vai a sfogliarli e a pensare "Beh, potrei tenere almeno questa. E l'unica cinese ..." e poi "Questa non la posso buttare: è una Whiskas blu di dieci anni fa" oppure "Questa l'ho comprata subito prima che mia moglie se ne andasse. Ha un valore sentimentale". Inutile dire che non ne bruciai neppure una. Continuai, e mi accinsi a mettere a bagno le scatolette spagnole. Il sussidio di disoccupazione era ben lungi dal coprire le mie spese personali e dal permettermi di proseguire con la collezione. Mi ridussi a comprare il pane secco avanzato nelle panetterie e a chiedere ai macellai le ossa per fare il brodo. Mi toccava tagliare i I pane con la sega e cercavo di tirare fuori i I midollo dal le ossa con un cavatappi vittoriano. Ero fuori di me dalla fame e il peso cominciò a calare a un ritmo preoccupante, uguagliato solo dalla parallela e precipitosa caduta dei capelli prodotta dallo stress. Un giorno, in piena disperazione, aprii una scatoletta, la annusai e cominciai a ragionare fra me e me. "È sterilizzata" mi dissi "e un veterinario mi ha detto che è preparata secondo standard superiori a quelli adottati per il cibo in scatola destinato agli uomini. Lo so, d'accordo, è piena di testicoli tritati, di labbra, di mammelle, di intestini e di vulve, ma del resto anche le salsicce sono fatte così e ti piacciono. E poi, al !ora, quel le torte rustiche a base di carne di maiale che sono tutte piene di tocchetti bianchi che sanno di polvere da sparo? Una cosa è certa: non sanno di carne di maiale". "E poi" continuai "i gatti sono famosi per essere schizzinosi e ipersensibili in fatto di cibo, tranne che quando si mangiano gli uccellini interi con tanto di piume e tutto. E dunque se un gatto trova questa roba accettabile, anzi rompe le scatole alla gente per averla vorrà dire che non è poi così male". Presi un cucchiaio e ne immersi la punta dentro la carne. Poi me lo portai sotto il naso e annusai. Pensai che in verità aveva un odore più che gradevole. Mi costrinsi a infilare in bocca il cucchiaio, vinsi l'istinto di vomitare e assaporai quella piccola quantità di carne. La masticai lentamente e poi mi precipitai a sputarla in bagno, sommerso dal disgusto. Rimasi seduto lì in preda a una sorta di doloroso odio di me e cominciai a sentire quel romantico desiderio di morte che non provavo più da quand'ero

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