14 SCRITTORINGLESI/ DEBERNIÈRES essere un cowboy, feci scatole con buchi di aerazione per vedere i vermi che si trasformavano in crisalidi, misi insieme una grossa collezione di modellini di biplani e di macchinine di metallo, raccolsi grandi quantità di castagne d'India, di biglie e di penne di gabbiano, nonché di quelle sacche molli che stanno dentro le palle da golf. A un certo punto mi venne la fissa della preghiera e allora m'inginocchiavo spesso sulle tombe dei nostri animali domestici. Il gusto malato tipico dell'adolescenza mi avrebbe fatto scoprire altre gioie, come impagliare animali morti o soffrire le pene dell'inferno a causa dell'innamoramento multiplo e contemporaneo per una serie di ragazze inavvicinabili. Leggevo tutti i libri di Biggles che riuscivo a trovare e i romanzi di Sir Walter Scott senza rendermi conto che erano dei classici, imparavo a memoria decine di poesiole oscene e di inni sportivi che tuttora posso recitare senza confondermi e scoprii che era possibile fare sogni erotici a occhi aperti. Molti dei miei amici inseguivano hobby bizzarri, come collezionare carte di sigarette o delle confezioni di formaggi, far ritirare i pacchetti delle patatine nel forno, riconoscere treni e autobus, svuotare le uova, fare origami, analizzare i rispettivi attributi fra i canneti, collezionare francobolli africani e coltivare lumache in un terrario. Uno dei miei amici scelse per hobby le talpe e cominciò a scolpirle nel legno dolce con l'aiuto di uno scalpello. Un altro raccolse centocinquanta paia di ali di piccoli uccelli che aveva ucciso con un fucile ad aria compressa. Poi attraversò una crisi di coscienza e si iscrisse alla Società per la Protezione degli Uccelli, ed è uno dei pochi fortunati in questo paese ad avere scovato una silvia siberiana, malauguratamente divorata da uno sparviero sotto gli occhi orripilati dello stesso e di altri tredici osservatori riuniti tutti insieme in un piccolo luogo di posta. L'avvento della televisione mi gettò, come tutti del resto, in uno stato di estremo torpore e di abulia. Stavo diventando terribilmente depresso e irritabile. Dopo due anni mi resi conto che soffrivo per la frustrazione di non avere un interesse al mondo e mi guardai intorno alla ricerca di qualcosa da fare. Un giorno nel negozio dietro l'angolo fui calamitato dagli occhi di un gatto che mi fissavano da un'etichetta di cibo in scatola. Allora mi dissi che una collezione completa di etichette di cibo per gatti un giorno avrebbe potuto rivelarsi di enorme interesse per gli storici dell'industria e che diventare un esperto di etichette di cibo per gatti poteva essere un fenomeno abbastanza raro da fare di me un'autorità in tempi relativamente brevi. Scacciai subito quell'idea dalla testa e me ne tornai a casa. Un'ora dopo però mi prendevo in giro da solo mentre compravo la scatoletta con quell'affascinante gatto sull'etichetta. Con la pesante scatoletta nella tasca della giacca me ne tornai di nuovo a casa dove mi precipitai a metterla a bagno in una pentola piena d'acqua bollente per staccare l'etichetta. Rovinai tutto cercando di strapparla prima che la colla si fosse sciolta del tutto e così dovetti riuscire per comprarne un'altra. Questa volta aspettai che l'etichetta gal leggi asse Iiberamente lontana dal la scatoletta prima di tirarla fuori e appenderla a un filo che avevo teso fra un tubo dell'acqua calda e una finestra sulla cui cornice avevo avvitato un gancio. Poi uscii alla volta di un cartolaio dove acquistai un album fotografico e una serie di angoli gommati da una parte sola. Tutta la sera feci avanti e dietro per la casa, nervoso e impaziente in attesa che l'etichetta si asciugasse, poi seguì una notte pressoché insonne visto che ogni dieci minuti andavo a sentire a che punto era. La mattina dopo, con gli occhi che mi bruciavano per la stanchezza, incollai l'etichetta sull'album e ci scrissi sotto la data con l'inchiostro bianco. Dopo uscii e comperai un asciugacapelli e altre due scatolette. Presto avrei scoperto che i diversi produttori attaccano le etichette in modo diverso. Le più facili da staccare sono quelle incollate con una goccia di colla solo in un punto, assicurate alla lattina dal bordo e dall'aderenza stessa con cui sono fissate. Le peggiori sono quelle fissate con la colla in quattro punti. Alcune hanno una colla così leggera che l'etichetta si può togliere senza neppure metterle a bagno, altre sono così tenacemente incollate che ci vuole l'acqua ragia per staccarle. Per capire subito a quale categoria appartenesse la scatoletta che avevo di fronte e dunque quale fosse il metodo migliore per staccare l'etichetta mi feci uno schema generale. Nel giro di poco tempo avevo accumulato una montagna di lattine senza etichetta, montagna che divenne assolutamente impraticabile dal momento in cui mi resi conto che esistono scatolette di tutte le misure, oltre a quelle normali che si trovano nei supermercati esistono anche quelle formato-famiglia. L'idea di buttarle via mi ripugnava, così cominciai a regalarle agli amici con gatti. In principio erano tutti sospettosi e avevano paura di dare quel cibo ai loro gatti, nel timore che fosse adulterato o magari che fosse budino, o chissà cosa. Poi però cominciarono a venire loro, quando videro che i felini gradivano. Così cominciai a dare le scatole formato industriale a quelli che avevano interi allevamenti. Notai però che alcuni avevano cominciato a guardarmi storto ed è vero che nessuno mi invitava più alle cene perché la mia conver azione era diventata monomaniacale. li momento peggiore fu quello in cui mia moglie mi lasciò annunciando che non sarebbe tornata fino a che non avessi eliminato gli album dalla sua parte della stanza da letto. La casa divenne presto una bolgia grazie alla mia inesperienza nei lavori domestici, così dovetti decidermi a pagarla perché tornasse almeno una volta a settimana a pulire e a fare ordine. Mi venne in mente che il modo migliore per procurarmi le etichette del cibo per gatti sarebbe stato quello di scrivere alle compagnie che lo producevano, chiedendo di mandarmene qualche esemplare, sia di quelle in commercio sia di quelle precedenti. Ma non mi fu di alcun aiuto. La prima risposta che ricevetti suonava come tutte le successive e diceva così: "Caro signore, il nostro direttore mi chiede di ringraziarla per la sua gentile lettera e mi assicura che se ne sta occupando personalmente. Con i migliori saluti a lei e al suo micio. Cordialmente ..." A quella lettera-tipo non ne seguivano altre. Il lettore sarà stupito di sentire che la varietà di etichette di cibo per gatti è virtualmente infinita. Prima di tutto ogni produttore le cambia spesso nel tentativo di conquistarsi un'altra fetta di mercato e di battere la concorrenza. Così una bruna può essere sostituita da una bionda per rendere un certo cibo più attraente, mentre un gatto persiano può lasciare il posto a un abissino fulvo per solleticare il diffuso snobismo. Poco dopo la donna può essere sostituita da un'orientale per accaparrarsi il mercato in espansione degli immigrati e il gatto può essere sostituito da un tarchiato soriano, di quelli che miagolano come si deve, per rivolgersi a un pubblico operaio senza tanti grilli per la testa. Le etichette spesso variano anche per l'aggiunta di scritte come "offerta speciale" oppure per quelle fastidiose forme di concorso con il regolamento del concorso stesso stampato sul retro che ti obbligano a comprare due scatolette identiche per avere sull'album il recto e il verso. Poi ogni supermercato ha la sua produzione e ogni produttore arricchisce continuamente la gamma; cosicché se prima esistevano
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