Linea d'ombra - anno XIV - n. 113 - marzo 1996

INGHILTERRA: LAMEMORIAE LARABBIA A curadi PaolaSplendore Che c'è di nuovo nella letteratura inglese di questi anni Novanta? Come orientarsi nella mappa dei nuovi autori? È certo difficile dare conto nello spazio di un dossier delle tante facce della produzione inglese contemporanea, estesissima se si pensa anche a quanto si scrive in lrlanda, in Scozia e negli altri paesi di lingua inglese, maè pur vero che "Linea d'ombra" ha proposto, e continua a proporre, quasi in ogni numero, autori dalle varie periferie del mondo che scrivono in inglese. Per questo numero abbiamo cercato, concentrandoci sul!' lnghi Iterra, ma senza alcuna pretesa di offrire una rassegna rappresentativa, di scegliere tra poeti e narratori quei nomi che ci sono apparsi particolarmente interessanti. Sca,tando un criterio di tipo generazionale, abbiamo preferito autori che pur pubblicando con successoda qualche anno non sono ancora noti, o quasi, in Italia. Dunque, nessunesordiente in sensostretto, ma cinque riomanzieri e due poeti tra quelli che ci sono maggiormente piaciuti, due soli dei quali sono stati già proposti in Italia: Barbara Trapido con In bilico (Donzelli, 1995) e Louis De Bernières con Una vi/Clin debito (Longanesi 1996). Molti altri nomi avrebbero potuto esserepresenti in questo numero, come Helen Simpson, Patrick McCabe, Candia McWilliam, Hanif Kureishi, Andrew Motion, Rose Tremain, tutti bravissimi, ma tutti già apparsi di recente sulle pagine della rivista, e così abbiamo preferito ospitare altri autori. Alcuni di questi hanno voluto scrivere qualcosa di nuovo apposta per questo numero, come Rosalind Bel ben, Barbara Trapido e Lavinia Greenlaw, mentre per gli altri abbiamo attinto a testi pubblicati su Granfa e su New writing, i due periodici più vivaci e rappresentativi delle nuove tendenze della scrittura di lingua inglese. Ma alla diffusione della cultura e della letteratura inglese nel nostro paese lavora soprattutto il British Council, che per festeggiare i cinquant'anni della sua presenza in Italia ha voluto inviare gli autori presentati in queste pagine a una serata milanese, il 21 marzo 1996. Louis de Bernières ETICHETTE traduzione di Maria Baiocchi Nato nel 1954, Louis De Bernières vive a Londra dove lavora come insegnante; nel 1993 è stato selezionato fra i venti migliori giovani autori inglesi contemporanei. Ha già pubblicato vari romanzi di genere comico; l'ultimo lavoro, Capta in Core/li ·s Mando/in, del 1994, uscirà in Italia per Longanesi con il titolo Una vita in debito. Sono cresciuto quando già c'era la luce elettrica ma ancora non esisteva la televisione; così bisognava inventare i modi per divertirsi. Erano gli anni d'oro degli hobby. La gente costruiva interi villaggi con scatole di fiammiferi e navi da guerra con gli zolfanelli. Creavano aeroplani di balza e casacche ricamate con stemmi nobiliari o con le scene del martirio dei santi, facevano decorazioni coi fiori secchi pressati. Mio nonno si faceva da solo i calzettoni a maglia e costruiva giocattoli di legno, inoltre faceva amicizia coi ragni del ripostiglio in giardino, barava a croquet e si faceva persona Imente i proietti Ii per iIfucile da caccia.L'hobby di mia nonna era la disposizione artistica dei fiori e la scalata sociale; mia madre cuciva le fodere nuove per i mobili e negli intervalli suonava spirituals al piano e sferruzzava per fare cappelli di lana per i poveri che se li meritavano. Mio zio si arrotolava i suoi sigari nelle foglie di tabacco coltivate e trattate persona Imente. L'altra nonna trascorreva ore liete collezionando lumache nude che poi faceva cadere attraverso la grata fuori della cucina; sotto la grata c'era una schiera di grassi rospi che le aspettava per mangiarsele, prima di correre a rifugiarsi di nuovo sotto una montagna di foglie morte. L'hobby delle mie due sorelle era "mascherarsi". Consisteva nello svuotare i bauli in soffitta per drappeggiarsi addosso gli straordinari abiti ereditati dalle generazioni precedenti. Dopodiché scendevano in strada, fingendo di essere povere vecchiette bisognose di aiuto ed elemosinavano qualche soldo dai passanti. Una delle due - ora non ricordo quale - riuscì perfino a farsi dare un fiorino da mia madre che non l'aveva riconosciuta. Spendemmo subito il fiorino in sorprese, tubetti di liquirizia ripieni di polverine frizzanti al limone e pericolosi fuochi d'artificio. Li facemmo scoppiare tutti insieme in un campo dove pascolavano le mucche e ci godemmo il fuggi fuggi successivo, allegramente seduti sullo steccato. Per quella prodezza fui picchiato solo io, visto che in quel periodo non si credeva che due bambinette potessero essere capaci di bravate così palesemente maschili. Quanto a me passai attraverso tutta una serie di passatempi, iniziati quando avevo appena imparato a camminare. Il mio primo hobby fu quello di dire buon giorno. Avevo un cappelletto bianco moscio e me lo levavo a tutte le ore del giorno e della notte, a imitazione delle buone maniere paterne, intonando solennemente "buon giorno" con un tono di voce lugubre che dovevo aver ammirato per la prima volta in un pastore. Poi m'invaghii dei canali di scolo e passavo ore accovacciato a sospingere con un bastoncino le molli bucce di mela e i pezzetti di cavolo che non erano riusciti a passare attraverso la grata fuori della cucina. Scoprii così che le foglie d'inverno diventano grigie e che i capelli hanno una miracolosa capacità legante se mescolati alla melma. Da lì passai brevemente a subire il fascino dello sterco di cane e ancora oggi non mi spiego come mai ogni tanto capitasse di vederne degli ammassi assolutamente bianchi. Oggi non succede più di incontrare simili esemplari di albinismo fecale.Mia moglie sostiene di aver pensato, allora, che fosse laspecialitàdei barboncini bianchi. Col passaggio dal!' infanzia all'adolescenza i miei interessi si moltiplicarono. Costruii catapulte, tormentai il gatto, feci finta di

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