(La mia vita nel bosco degli spiriti) ed Ekwensi (Jagua Nana), ma anche a Soyinka (Stagione di anomia) e Ben Okrì (La strada della.fame). È tutta raccontata in prima persona, con un ritmo travolgente ma leggero - in questo assai vicino alla "aerea pazzia" degli eroi di Tutuola - e in un linguaggio che costituisce uno degli esempi di invenzione artistica più strabilianti del l'Africa contemporanea. li Rotten English, il "cattivo inglese" di Saro-Wiwa, è un palinsesto (come lo ha definito il critico Chantal Zabus) di inglese "corretto" o "standard", a registri espressivi continuamente variati e scombinati, incongrui e spettacolari, su cui germina e prorompe il pidgin succoso e colmo di echi ed espressività nigeriane, saldandosi attraverso strutture e passaggi sintattici e semantici sorprendenti, carichi di allusività e sapientemente incrostati sulle culture nigeriane. Si tratta di un'operazione sofisticata, che dà però un esito spettacolare di popolarità a più livelli, recuperando interamente e inaspettatamente l'oralità, il folklore, il ruolo del trickster, e servendosi di nuove multimedialità. Soprattutto, si tratta di un prodotto squisitamente nigeriano, nato nel cuore delle culture di quel paese e a esse rivolto. Le pirotecnie linguistiche si combinano in un personaggio allegro, goffo e disperato, Sozaboy, un povero burattino massacrato dal la guerra che impara a proprie spese i I senso del la guerra stessa, e cioè la sua orribile insensatezza. La riflessione di questo artista geniale è materiata di movimenti del corpo, di atteggiamenti teatrali, di smorfie e lazzi in cui una intensa serietà di fondo, un'intima compassione per la creatura umana trovano proprio nella comicità assoluta la via maestra per manifestarsi. La guerra civile ha costituito per tutti gli scrittori nigeriani che sono sopravvissuti al conflitto un momento ineliminabile di crisi, riflessione o maturazione: basti pensare a come essa influì su Soyinka, fornendogli l'ispirazione per il romanzo Stagione di anomia e per le cupe liriche di A Shuttle in the Crypt, oppure come suggerì ad Achebe i racconti di Girls at War e poi le tematiche trattate in Viandanti della storia. E vanno qui ricordati anche Buchi Emecheta e Cyprian Ekwensi che, insieme ad Achebe, Soyinka, Tutuola e Ben Okri sono stati Tradotti in italiano. Ken Saro-Wiwa invece è sconosciuto al pubblico di lettori del nostro paese, non solo perché il suo tessuto espressivo - spettacolare palinsesto di lingue e culture- sarebbe arduo a tradurre, ma anche perché nel nostro paese manca un'attenzione costante per l'Africa e per le sue culture, per le sue storie molteplici, per le sue soluzioni più autenticamente originali. Oggi Ken Saro-Wiwa "fa notizia", una notizia macabra e atroce: ma ricordiamolo innanzitutto come un artista dalla forte ispirazione civile, una persona impegnata nella solidarietà umana, uno scrittore perennemente stranito dinanzi al tragico spettacolo della guerra e dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Ken Saro-Wiwa apparteneva a una famiglia di capi ali' interno del popolo ogoni, una piccola etnia di circa 500.000 persone che fra le popolazioni rivierasche del delta del Niger non ha mai goduto molto favore. In Nigeria si parla degli ogoni in tono di disprezzo, con condiscendenza, forse perché si tratta di un gruppo economicamente arretrato, scarsamente cristianizzato e che ha vissuto in (relativo) isolamento. Eppure gli ogoni sono gente pacifica, dedita ad occupazioni semplici e un tempo felicemente produttive: prima che si scoprisse il petrolio. Oggi le terre degli ogoni sono devastate dall'industria petrolifera, ma gli alti redditi e le occupazioni lucrose legati a tale industria non si sono materializzati sul delta, bensì in territorio hausa, a nord, e soprattutto intorno alla fiorente città hausa di Kaduna. E contraddittorio che proprio un ogoni come Saro-Wiwa, PERKEN SARO-WIWA 11 paladino dei diritti del suo popolo, sia stato nemico acerrimo dell'indipendenza rivendicata dal Biafra negli anni Sessanta. Forse lui stesso ha tardato a capire dove portasse lo sviluppo imposto dalle multinazionali del petrolio; ma quando si è infine accorto della realtà delle cose, e ha visto come i I denaro proveniente dal petrolio venisse ingoiato dalla classe corrotta dei militari e dei politici, si è buttato a capofitto a organizzare la resistenza ogoni, costituendo il Mosopo (Movement for the Survival of the Ogoni People) armando i villaggi e addirittura riuscendo, nel 1993, a bloccare il progetto di sviluppo della Ning (Nigerian Liquefied Natural Gas Ltd), di cui principale agente è la Shell, con il 24%, mentre I' Agip detiene il 10%. La resistenza del Mosopo è stata dura e ha portato a un conflitto con quei capi ogoni che erano inclini a venire a patti con i I regime e con l'industria petrolifera, accettando un risarcimento parziale. Nel 1994 vi furono scontri sanguinosi, con parecchi morti - fra i quali i capi ogoni più moderati - e villaggi incendiati o devastati. Saro-Wiwa, insieme agli altri otto giustiziati con lui, venne accusato di essere responsabile di quelle morti: bisogna però ricordare che non è mai stato fatto un processo regolare, e che si sa bene quale grottesca parodia del la giustizia sia quella inscenata nei cosiddetti kangaroo courts, i "tribunali dei canguri" dei generali hausa. È evidente che il regime militare ha ravvisato un pericolo estremo nella presenza e nell'azione di questo grande intellettuale tenacemente deciso a giocare il tutto per tutto sulla battaglia del suo popolo. La voce di un artista così popolare e attraente non poteva passare inascoltata, e costituiva una minaccia grave per il regime, riuscendo a coagulare una resistenza di base, a indicare una strada di lotta alla dittatura. Inoltre, il tema del!' opposizione allo sfruttamento petrolifero indiscriminato e distruttivo dell'ambiente suggeriva le linee di una campagna su basi nuove, anch'essa per altri versi capace di unificare l'opposizione e di galvanizzare la popolazione, ridestandola dall'indifferenza. La società nigeriana è fortemente materialistica, non è facile mobilitarla per motivi ideali: ma gli ami lanciati da SaroWiwa ne toccavano la sensibilità economica, smontando il giocattolo dello sviluppo e rivelandone la molla di uno sfruttamento scriteriato e dannoso. È difficile, dal nostro punto di osservazione, valutare se Saro-Wiwa abbia perseguito un machiavellico piano di scardinamento del regime e del modello di sviluppo postcoloniale, o se si sia semplicemente trovato in mano un grimaldello capace di far paura a un mondo più potente di lui. Tutto sommato, però, si tratta di una questione irrilevante. Quel che conta è che egli si sia collocato a uno snodo di scontri economici giganteschi, intrecciati a conflitti di potere e proiettati sullo sfondo di quell'enorme scacchiere etnico e culturale che è la Nigeria: e, così ponendosi, ne sia diventato la voce e l'attore protagonista. La conclusione drammatica della sua vicenda personale ribadisce ancora una volta l'importanza che può assumere il ruolo dell'artista e dell'intellettuale all'interno di una società. Nel caso di Saro-Wiwa, si è avuto un geniale inventore di storie comico-farsesche, un creatore di satira amara e impudente, un incantato narratore di storie africane che ha deciso di recitare sino in fondo la parte del trickster, del briccone insolente e caparbio, sfrontato e audace, che paga cara la propria temerarietà nei confronti del potere. Resta da vedere se la soppressione di questa voce passerà inosservata, oppure se innescherà una reazione a catena che provochi la caduta del regime e una definitiva inversione di rotta nella storia della Nigeria.
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