Gunther Anders ESSERE O NON ESSERE DIARIO DI HIROSHIMA E NAGASAKI A cinquant'anni dalla bomba atomica una riflessione di drammatica attualità. Il 6 agosto 1945 è cominciata una nuova era: in qualunque momento, ora, l'uomo può trasformare l'intero pianeta in un'altra Hiroshima. I doveri morali nell'era atomica. pp. 256, Lire I5.000 Paolo Bertinetti DALL'INDIA Un panorama pressoché completo di una produzione letteraria di straordinario interesse, il romanzo indo-inglese e della diaspora indiana. Un profilo della letteratura indiana in inglese attraverso i romanzi e gli autori apparsi in traduzione italiana. pp. 168, Lire 15.000 Norberto Robbio ELOGIO DELLA MITEZZA E ALTRI SCRITTI MORALI Per la prima volta una raccolta di scritti di Norberto Bobbio che si collocano nell'ambito della filosofia morale. Verità e libertà. Etica e politica. Ragion di stato e democrazia. La natura del pregiudizio. Razzismo oggi. Eguali e diversi. Pro e contro un'etica laica. Morale e religione. Sul problema del male. pp. 224, Lire 15.000 AA.VV. PER CARMELO BENE Il teatro di Carmelo Bene, ma anche il cinema, gli scritti letterari, la drammaturgia, il rapporto con lo spettatore, la musica, la "voce". Testimonianze e omaggi di artisti, attori e critici. In appendice un testo di Gilles Deleuze, ormai introvabile, che rappresenta un saggio fondamentale sull'opera di Carmelo Bene. pp. 217, Lire 15.000 LINEDA'OMBRA guenti termini: "Sulla sedia del Presidente della Rft non siede più nessuno che abbia conferito il potere al Fi.ihrer (come Theodor Heuss), nessun architetto di baracche per i lager (come Heinrich Li.ibke), nessun membro del partito nazionalsocialista (come Walter Scheel) o della SA (come Karl Carstens) (...). Nella Cancelleria non c'è più nessun confidente del Rsha (come Ludwig Erhard), nessun collaboratore di Josef Goebbels (come Kurt G. Kiesinger) (...). Nemmeno il Consiglio di Amministrazione della Deutsche Bank è - da un anno - più presieduto dall'uomo che aveva controllato l'attività produttiva dell'IGFarben ad Auschwitz-Birkenau. 6 " La Germania retta dalla generazione postnazista è ansiosa dì essere considerata un paese normale e sposa ufficialmente la tesi della "liberazione" del popolo tedesco a opera degli alleati, che le permette di sentirsi alla pari dei partner europei, a loro volta disposti (più o meno) ad accoglierla nelle fila dei vincitori. La parata della vittoria a Parigi insieme ai soldati della Bundeswehrne è stata un simbolo. Eppure questa svolta non è stata indiscussa o accettata da tutti. Sulla stampa tedesco-federale si è aperto un dibattito in cui si è cercato di chiarire chi si sarebbe nel 1945 sentito liberato da chi e da che cosa e in quale prospettiva. Un appello merita di essere ricordato per la sua rappresentatività: è stato firmato da circa 300 esponenti della vita pubblica tedesca-dalla destra fino alla Spd-capeggiati dal presidente onorario della Cdu, Alfred Dregger, che si è rivolto ai tedeschi sul quotidiano politico più vicino al governo esortandoli a non dimenticare che 1'8 maggio segnò "l'inizio del terrore dell'espulsione dei tedeschi dalle terre dell'est (...) e della divisione nazionale". Il cinquantenario della resa tedesca è dunque rimasto carico di contrasti e di contraddizioni. La grande manifestazione antifascista indetta da circa 200 organizzazioni pacifiste nella Piazza del Castello (ex Marx Engels Platz) a Berlino, il giorno 7 maggio, ha visto pesanti interventi della polizia, definiti dalla stampa il giorno dopo come "scontri da guerra civile". In pieno assetto di guerra si è svolta poche ore dopo anche l' inaugurazione del "Centrum Judaicum" nelle rovine parzialmente ricostruite della più grande e imponente sinagoga della Germania dell'anteguerra in presenza (muta) delle massime autorità della Rft. Si era appena diffusa la notizia del grave attentato incendiario alla nuova sinagoga di Lubecca. Eppure l'indomani, 8 maggio, lo Spiegel è uscito con un titolo trionfante: "Passato superato". La copertina mostra un complesso collage sullo sfondo di una delle tele più conosciute del romanticismo tedesco: il Viandante di C. D. Friedrich, preso di spalle, in primo piano, guarda dall'alto di una roccia un paesaggio offuscato dalle nebbie, dalle quali affiorano gli emblemi di due esperienze storiche; sul lato sinistro un ritratto di Hitler, bandiere con la svastica e un gruppetto di ben nutriti prigionieri in tuta a righe dietro del filo spinato; sulla destra una bandiera della Rdt, un gruppo di soldati dell'esercito popolare in marcia con elmi e un soldato popolare col fucile in mano che salta il filo spinato verso la libertà. In centro, in alto sopra la testa dell'osservatore, troneggia la porta di Brandeburgo, sulla quale è issata la bandiera tedesca. Il messaggio, già esplicito, viene rafforzato dalla nota redazionale di prima pagina: "Le due dittature tedesche di questo secolo sono legate storicamente e Rudolf Augstein concentra il suo contributo sul terna principale di questo numero: 'Non vale la pena distinguere tra le qualità di questi due stati fuori dal diritto'."
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