"RICONOSCENDO L ORMDEICHCIlHAPRECEDUTO SIVAVAN
, FINCSHISECORGE INNANAZNIOUI NA OFFERTAVALIDA FINO AL 31 MARZO O SÌs, ottoscrivo unabbonamenatonnuale11I numeria) Linead'ombraperunimportototaledi L 85.000. Scelgo O VARIAZIONI P STALI /salvo O ULTIMROUND esaurito) O FRATELLI INVALIDI inomaggio O DUIEMPE..R.MIANCATI il volume O LEDONNLEAM, AFIA Segnalo unamicointeressaatoricevere unacopiaomaggiodi Linead'ombra /incasodi rispostaffermativparolungherete di 3mesiil mioabbonamento). NOME_________ _ COGNOM_E_______ _ INDIRIZZ_O_______ _ _______ CA_P__ _ CITT_À________ _ NOME_______________ _ COGNOM_E_____________ _ INDIRIZZ_O______________ _ ____________ (Ap ____ _ CITT_À_______________ _ Indico lamodalitdàipagament/osenzaggiuntadispespeostali). O Assegn/obancariopostalne. _________ _ banca_____________ inbustachiusaj O Awenutoversamenstoulc/cpostalne.54I40207intestataoLinead'ombra O Vi autorizzaodaddebitarmlaicifradi L 85.000sucartadicredito O CartaSì O Visa O Mastercard O Eurocard I I I I I I I I I I I I I I I I I WJJ N. SCAD. INTESTAT_A_A____________ _ FIRMA___________ _ ol'' Al.1t. tf:euor ~Glmsw«: * LINEAD'OMBRAVI,AGAFFURI4O, 20124MILANO.POTETMEANDARAENCHEUNFAXAL02-6691299
Lev N. Tolstoj DENARO FALSO Un racconto-pamphlet sulla potenza corruttrice del denaro. Lire 12.000 Aldo Capitini LE TECNICHE DELLA NONVIOLENZA Lire 12.000 "Voices" GLI SCRITTORI E LA POLITICA Nord e Sud, Est eOvest, Guerra e Pace. Ne parlano: Boll, Chomsky, Eco, Gordimer, Grass, Hall, Halliday, Konrad, Rushdie, Sontag, Thompson, Vonnegut. Lire 12.000 GuntherAnders IMORTI.DISCORSOSULLE TREGUERRE MONDIALI. Lire 12.000 Albrecht Goes LA VITTIMA Ctistiani ed Ebrei al tempo di Hitler. Lire 12.000 APROPOSITO DEI COMUNISTI A. Berardinelli, G. Bettin, L. Bobbio, M. Flores, G. Fofi, P. Giacchè, G. Lerner, L. Manconi, M. Sinibaldi,con il Piccolo Manifesto di Elsa Morante. Lire 12.000 Heinrich Boll LEZIONI FRANCOFORTESI Poetica e morale, cultura e società. Lire 12.000 "Voices 2" IL DISAGIO DELLA MODERNITÀ Amis, Bell, Bellow, Briefs,Castoriadis,Dahrendorf,Galtung,Gellner,Giddens, lgnatieff, Kolakowski, Lasch, Paz, Rothschild, Taylor, Touraine, Wallerstein. Lire 12.000 Amo Schmidt IL LEVIATANO seguito da TINA O DELLA IMMORTALITÀ. A cura di Maria Teresa Mandatari. Lire 12.000 Francesco Ciafaloni KANT E I PASTORI Identità e memoria, campagna e città, ieri e oggi, Italia e America, destra e sinistra. Lire 12.000 UN LINGUAGGIO UNIVERSALE Le interviste di "Linea d'ombra" con gli scrittori di lingua inglese: Ballard, Barnes, /shiguro, Kureishi, McEwan, Rushdie, Swift (Gran Bretagna), Banville (Irlanda), Gallant, Ignatieff, Ondaatje (Canada), Breytenbach, Coetzee, Gordimer, Soyinka (Af1ica), Desai, Ghosh (India), Frame (Nuova Zelanda). Lire 15.000 VIOLENZA O NONVIOLENZA Engels, Tolstoj, Gandhi, Benjamin, Weil, Bonhoeffer, Caffi, Capitini, Fanon, Mazzolari, Arendt, Bobbio, Anders. Lire 15.000 Marco Lombardo Radice UNA CONCRETISSIMA UTOPIA Lavoro psichiatrico e politica. Lire 12.000 TRA DUE OCEANI Le interviste di "Linea d'ombra" con gli scrittori statunitensi: Barth, Bellow, Carver, De Lillo, Doctorow, Ford, Gass, Highsmith, Morrison, Ozick, H. Roth, Singer, Vonnegut. Lire 15.000 Riccardo Bauer LA GUERRA NON HA FUTURO Saggi di educazione alla pace: le tattiche e le strategie, le tecniche e gli strumenti per costruire insieme un mondo meno intollerante. A cura di Arturo Colombo e Franco Mereghetti. pp.128, Lire 12.000 Sa/man Rushdie ILMAGODIOZ Un grande scrittore analizza e discute un classico del cinema musicale e fiabesco. pp. 96, Lire 12.000 Soren Kierkegaard BREVIARIO L'etico, l'estetico, il religioso: alle origini dell'esistenzialismo. A cura di Max Bense. pp. 96, Lire 12.000 PER ELSA MORANTE La narrativa, la poesia e le idee di uno dei maggiori scrittori del '900. Parlano: Agamben, Berardinelli, Bettin, Bompiani, D'Angeli, Ferroni, Garbo/i, Leonelli, Lollesgaard, Magrini, Onofri, Pontremoli, Ramondino, Rosa, Scarpa, Serpa, Sinibaldi. pp. 272, Lire 15.000 SCRITTORI PER UN SECOLO 151 fotoritratti e 104 fotografie di contesto storico e biografico a cura di Goffredo Fofi e Giovanni Giovannetti. pp. 338, Lire 18.000 Aldo Palazzeschi DUE IMPERI ... MANCATI. Una dura requisitoria contro la guerra, da parte di un poeta reduce dalla prima guerra mondiale. pp. 192, Lire 15.000 Diane Weill-Ménard VITA E TEMPI DI GIOVANNI PIRELLI La biografia di un intellettuale atipico: i suoi dilemmi e le sue scelte politiche e culturali. pp. 192, Lire 15.000 Gaetano Salvemini I PARTITI POLITICI MILANESI NEL SECOLO XIX. I saggi e gli interventi di un grande storico
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Dir. responsabile: Goffredo Fofi LINEA D'OMBRA anno XIV marza 1996 numero 113 4 6 IO 44 47 51 IL CONTESTO Co.ffi 0 edo Fo.fi Susanna Boehme-Kubr ltct!a Vivan Corrado Alvaro Franco Vitelli Maria Teresa Manda/ari Memoria: Paolo Cobetti Intelligenza e passione Germania senza festa L'esecuzione di Ken Saro-Wiwa in Nigeria Omaggio a Corrado Alvaro Lettera al figlio Uno scritto disperso di Alvaro Corrado Alvaro e gli intellettuali SPECIALE NEW ENGLISH WlllflNG 13 Louis De Bernières 17 Rosalind Be/ben 20 A.L.Kennedy 22 Tim Pears 24 Barbara Trapido 26 Simon Armitage 28 Lavinia Greenlaw INCONTRI 30 Manuel Vcizque: Mo11wlbci11 32 lgnacio Mane Bianco 35 Cina Sereny CONFRONTI 38 Maria Nadolli 40 Filippo La Porta 40 Roberta Mazzanti 41 Mario Barenghi 75 I BREVE STORIE 55 Mahasweta Devi 63 Romesh Gun.esekera 65 Wang Meng 69 Miriam T/ali Etichette Innocenti Sincero Blu II party rosa Tre poesie Tre poesie Lo spagnolo tuttofare a cura di Anwnella Viale Cattolico apostolico romano a cura di Doriano Faso/i Speer o l'estinzione della morale a cura cliMartino Marazzi e Alberto Saibene A proposito di Safe di Todd Haynes Su Occhi sulla Graticola di Tiziano Scarpa Lettere scarlatte e romanzi rosa Su Dopo lafine di Giulio Ferroni Letture, recensioni, segnalazioni La preda L'anatra selvatica Ti ho sognato ancora Un diabolico vicolo cieco La copertina di questo numero è di Giorgio Berte/li Abbonamento annuale: ITALIA L. 85.000, ESTERO L. 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INTELLIGENZAEPASSIONE RICORDODIPAOLOGOBETTI GoffredoFofi Dai Gobetti mi condusse Gigliola Venturi nel settembre 1960, su nella vecchia casa di Reaglie sulla strada per Chieri. Dei Gobetti sapevo quanto bastava a intimidirmi moltissimo. Quello di cui sapevo di più era certamente Paolo. Ragazzo, leggevo assiduamente "Cinema nuovo", ed ero passato di recente a leggere "li nuovo spettatore cinematografico", che Paolo aveva fondato, anche per conquistare autonomia rispetto ali' ingombrante leadership di Aristarco. Anni dopo Paolo mi regalò una collezione rilegata dei primi anni della "nostra" rivista, giunta nella prima serie, tra l'estate del 1959 e l'estate del 1962 a fascicoli. Ho cominciato a scrivere di cinema su quelle pagine, ~el 1961, e soprattutto ho imparato molto su come si fanno le riviste: questioni tecniche, organizzative, e naturalmente quelle teoriche. Oltre allo "Spettatore", davo una mano a Carla, moglie di Paolo, per i "Quaderni" del Centro Gobetti, dove lavorai a metà tempo per almeno due anni, e ad Ada per "Il giornale dei genitori" dove, soppiantando Paolo, curavo una rubrica di giochi e una di segnalazione dei film adatti per i bambini, che spesso suscitavano le rimostranze dei lettori (consigliavo anche film considerati normal mente poco consigliabili e viceversa-con il pieno sosteono . b d1 Paolo e le affettuose titubanze di Ada). Se devo a Panzeri e ai miei coetanei dei "Quaderni Rossi" di aver visto da vicino e quasi "da dentro" la classe operaia torinese, allora fin troppo mitizzata, devo ai Gobetti di aver conosciuto l'altra parte "storica" del Piemonte, la Resistenza. Ex partigiani e partigiane, dirigenti e basi, transitavano da casa Gobetti e dal Centro, ed era così possibile, per un giovane "venuto dopo", apprendere dalla viva voce di tanti protagonisti cosa veramente la Resistenza era stata. I racconti di Ada li si può recuperare leggendo il suo bellissimo Diario partigiano, quelli di Giorgio Agosti leggendo l'epistolario con Livio Bianco, ma quelli di Paolo, o di Bianca Guidetti-Serra, o di tanti dei loro amici forse no, e se sì soltanto grazie in gran parte proprio alla attività di Carla e di Paolo. C'era molta ironia in quei racconti. Si scopriva per esempio che, nonostante i lutti e le angosce, dalla tensione di quell'esperienza veniva anche a tutti una vitalità che non nasceva dal pericolo ma dal sentimento della solidarietà di gruppo e di comunità di fronte al pericolo. Di Paolo impressionava una carica autoironica maggiore che in altri. Di sé parlava poco, non faceva assolutamente nulla per mettersi in luce. Il peso del nome che portava era tanto maggiore in quanto Piero era morto giovanissimo (26 anni!), nell'anno in cui lui nacque, e la figura pubblica di Ada era stata di primissimo piano nella storia dell'antifascismo e della lotta clandestina, ed era continuata a esserlo nella cultura e nella politica torinese del dopoguerra. Quando, dopo aver partecipato giovanissimo, poco PaoloGobetti (di spallecon lo camicia o scocchi)o uno riunionedei "Ouodemi Rossi"al CentroGobetti Sulloparete, il ritrattodi Piero Gobett1d1Cosoroll (s1ringrazio il CentroGobetti)
Paolo Gobetti in montagna, con la madre Ada, lo moglie Carla e i figli (si ringrazio il Centro Gobetti) più che un ragazzo, alla Resistenza, Paolo aveva deciso di scriversi al Pci, forse anche per un bisogno psicologico di autonomia dalla tradizione familiare, Ada aveva così finito per prendere anche lei la tessera. Il nome che portava gli era stato, credo, qualche volta di peso; ma Paolo era molto testardo e aveva sempre finito per agire secondo convinzioni molto personali. E aveva fatto il critico cinematografico, invece che l'uomo politico o il giornalista (il suo cognome avrebbe potuto aprirgli molte strade). Si amava Paolo anche per quello che non aveva fatto, per il rifiuto di scelte che altri avrebbero considerato obbligate. Mi sembrò significativo che negli anni Ottanta - quando aveva da tempo superato i cinquant'anni - Paolo si ripiegasse con attenzione delicatissima e austera a ricostruire la figura del padre attraverso le testimonianze di chi l'aveva conosciuto, realizzando un lungo e appassionante video-documentario. Non so però quanto il cinema fosse una passione vera. Non se ne occupò mai solo sul piano critico, preso da altri interessi che erano latamente poi itici: (l'organizzazione del Centro Gobetti, la partecipazione ad attività di sezioni del Pci considerate "a rischio" o "filo-trozkiste", l'interesse per la Cina maoista, l'entusiasmo per la lotta di liberazione algerina cui contribuì con un viaggio rischioso e un disco di canti che fu contemporaneo del lavoro di Giovanni Pirelli sulle lettere della Resistenza algerina e sull'opera di Fanon, il legame con i "Quaderni Rossi", l'interesse per il Sessantotto e le sue vicissitudini, anche attraverso le avventure e disavventure del figlio adolescente, Andrea, e così via. Anche quando si occupò più assiduamente di cinema fu in modi legati alla politica: l'attività di critico televisivo (uno dei primi e più attenti - e si deve a lui la proposta dei testi teorici e creativi della televisione statunitense, presso Einaudi e per le edizioni di "Cinema nuovo", una grande lezione rinnegata ben presto in America e mai davvero seguita in Italia); il documentario militante Scioperi a Torino nel 1962, il cui commento fu efficacemente scritto da Fortini su un "diario" anche teorico che gli era stato preparato da Gabriele Lolli e da me; l'attività di animatore, straordinario per dedizione e acume, dell'archivio cinematografico dell 'lstituto nazionale della Resistenza di Torino ... Lo stesso legame tra "Il nuovo spettatore" e "Positif', avvenPERPAOLOGOBETTI 5 ne per il tramite dell'Algeria, ché alcuni dei redattori della rivista francese erano membri del Reseau Jeanson (organizzazione clandestina francese di sostegno alla Resistenza algerina sul territorio francese), e si fecero vivi loro a chiedere contatto e collaborazione a Paolo e al "Nuovo spettatore" sapendo del suo disco, in particolare Paul-Louis Thirard e Michèle Firk, l'amica che doveva suicidarsi qualche tempo dopo in Guatemala per non essere presa viva dalla polizia dopo una sfortunata impresa di guerriglia ... Paolo aveva anche altre passioni, una delle quali, tutta teorica, era per gli studi sul Polo Sud ("l'unico di cui valga la pena di occuparsi"), che rientrava bensì nel suo praticato amore per la montagna. Alpinista e sciatore provetto, come molti torinesi, Paolo adorava la montagna e provò inutilmente, anzi disastrosamente, a farmi condividere la sua passione, esagerando nella rapidità e intensità dell'insegnamento ... Dell'attività di critico va comunque ricordata una famosa polemica che fu lui ad aprire su "Cinema nuovo", con un articolo che ebbe per titolo Sciolti dal "Giuramento" (Il Giuramento era un celebre film sovietico in gloria di Stalin). Intervennero in tanti e per mesi, attorno al 1956 e dopo, in quel dibattito, da cui io e tanti giovani lettori si ebbe un sacco da imparare sull'ipocrisia di molti intellettuali comunisti e diciamo pure sull'ipocrisia togliattiana. E va ricordata l'esperienza dello "Spettatore", che faticò dapprima a emanciparsi dalla linea aristarchiana ("dalla cronaca alla storia" e "dal neorealismo al realismo") in tempi che erano già di nouvelles vagues, ma che osò proporre - e va ricordato, perché si trattò di anticipazioni oggi dimenticate - numeri speciali su Orson Welles (ancora vituperatissimo non solo a sinistra), su Brecht e il cinema (e cioè sulla distanziazione al cinema), sulla Nouvelle Vague francese, seguita con adesione ora quasi totale per la penna di Gianni Rondolino. E, attorno a Scioperi a Torino, che aveva tutti i limiti della povertà e in parte dell'ideologia operaista, si erano aperti contatti notevoli con gli artefici del cinema militante europeo, detto allora "parallelo". Erano gli anni di Déja s'envole la.fleur maigre del belga Meyer o di Lejoli mai di Marker, e non solo quelli del solito I vens, e fuori dalla politica ai margini, di Jean Rouch ed Edgar Morin, dei canadesi, di Drew, Leacock eccetera, ma quella notevole storia non servì affatto d'insegnamento ai giovani dei Collettivi Cinema Militante che fiorirono qualche anno dopo, con il 1968-1969, e preferirono tornare allo slogan e alla ripresa generica di scontri e manifestazioni. Parlo delle cose di Paolo Gobetti che ho conosciuto da vicino, in molte delle quali sono stato anzi trascinato da lui. Devo moltissimo a Paolo, come si sarà capito; e come ogni allievo ho anche le mie colpe (come nei confronti di altri fratelli maggiori). A un certo punto Torino mi venne stretta e passai ad altre città ed esperienze. Paolo, con modestia e con testardaggine e con acutezza di giudizi politici istintivamente sicura perché guidati dalla morale (P.d.A. e non Pci, nella sostanza ...) e da una fiducia e una sorta di ansia verso un lavoro assiduo e preciso per il cambiamento, senza mai farsi troppe illusioni sui destini della storia e della rivoluzione, non ha mai concesso molto ai miti del suo tempo e del nostro, ma non si è mai tirato indietro rispetto a responsabilità che sapeva di potersi assumere e che giudicava serio e opportuno assumersi. Ma forse il rimpianto maggiore che lascia oggi in me è lo stesso che provai quando l'ho conosciuto: di non averlo conosciuto prima - per differenza di luoghi e di età - negli anni che lo videro ragazzo partigiano, illuminato da un entusiasmo e una febbre che ancora traspare nelle rare foto di allora.
GERMANIASENZAFESTA 1995: l'ANNO DELLCEOM/v\EMORAZIONI SusannaBoehme-Kuby Una recente copertina dell'autorevole settimanale politico "Der Spiegel" (n. 6/1996) propone a lettere cubitali in bianco e rosso il doppio quesito carico di insinuazioni: "Aggressore Hitler/ Aggressore Stalin?" mostrando i profili dei due dittatori sullo sfondo di un bruciante campo di battaglia, sopra il quale si annuncia un commento dell'editore Rudolf Augstein alle "nuove tesi sulla guerra in Russia". Queste tesi sostengono fra l'altro che l'aggressione tedesca all 'Urss sarebbe stata un atto di prevenzione e avrebbe preceduto di poco un attacco sovietico alla Germania. "Rivelazioni" non proprio nuove, ma particolarmente significative nel momento in cui vengono pubblicizzate, quando, cioè, la Bundeswehr (l'esercito federale tedesco) si accinge, per la prima volta dopo la guerra mondiale, a entrare militarmente in campo. Augstein ridimensiona nella sua minuziosa ricostruzione storica della fase precedente I' "Operazione Barbarossa", I unga dodici pagine, le tesi aberranti dei revisionisti di turno, concludendo seccamente: "La guerra è durata quattro anni, non fu Stalin ad averla iniziata". Rimane, comunque, il messaggio più o meno equivoco trasmesso dalla copertina dello "Spiegel" esposto nelle edicole tedesche per un'intera settimana. Evidentemente esiste ancora "il timore degli storici tedeschi a rappresentare la seconda guerra mondiale come una guerra scatenata insieme dai due dittatori", come ha rilevato non senza rammarico lo storico Gillessen sulla "Frankfurter Allgemeine Zeitung" del IO.I 0.95 in una recensione al libro di Joachim Hoffmann, ex direttore dell'Istituto di Ricerca Militare della Rft, che sostiene la tesi della guerra di annientamento, ideata e condotta da Stalin contro i tedeschi. Per i suoi meriti scientifici l'autore era già stato insignito del "Premio culturale Generale A. A. Wlassow"(!) nel 19921 • Il 1995 è stato per i partecipanti all'ultima guerra mondiale un anno di ricorrenze storiche, ricco di commemorazioni ufficiali e di ricordi ambivalenti, in Germania spesso imbarazzanti e comunque carichi di significato simbolico oltre che politico. Il settimanale "Der Spiegel" aveva indicato con chiarezza inequivocabile la tendenza ufficiale che ispirava le incombenti commemorazioni, con un titolo di copertina del numero I che inaugurava l'anno 1995: "L'ascesa dalle rovine - 50 anni tedeschi". A 50 anni di distanza dall'8 maggio 1945 (e ben 5 anni dopo l'unificazione nazionale) quel l'avvenimento poteva liberarsi dalla contingenza storica e assurgere nella memoria collettiva a punto di partenza per una rinascita economica senza precedenti, la cui irresistibile forza d'attrazione aveva infine superato la stessa divisione nazionale, cioè la più pesante conseguenza della sconfitta tedesca del 1945. Per decenni l'interpretazione politica di quella data aveva rispecchiato le divergenze storiche e ideologiche dei due stati tedeschi nei confronti del nazionalsocialismo: nella Rdt, festa di liberazione che valorizzava oltre al ruolo decisivo dell'Urss anche l'apporto della resistenza tedesca, e non-festa nella Rft, il cui imbarazzo era espresso anche nell'insicurezza terminologica: "fine della guerra" (Kriegsende), "sconfitta" (Niederlage), "crollo" (Zusammenbruch). Quest'ultimo termine è stato quello più accettato dalla popolazione ed è anche il più mistificatorio. Ancora vent'anni fa, nel 1975, la maggioranza del parlamento federale si era rifiutata di commemorare 1'8 maggio, perché quella data era celebrata nella Rdt come festa di "liberazione". Helmut Kohl, allora presidente della Cdu, aveva raccomandato in quel!' occasione di ricordare la ricorrenza come "giorno di lutto e di raccoglimento". Nel 1985 lo stesso Kohl, diventato cancelliere dell'ormai prima potenza economica in Europa, era riuscito a celebrare il lutto tedesco insieme al Presidente gli Stati Uniti, Ronald Reagan, nel cimitero militare di Bitburg, ove giaciono "uniti dalla morte" i caduti americani accanto ai caduti delle SS. Fu nella stessa occasione in cui il Presidente della Rft Weizsacker aveva pronunciato un discorso considerato "storico" in quanto aveva per la prima volta ufficialmente ammesso o deplorato i "crimini" del "regime" di Hitler" - pur non superando quel limite oltre il quale si pongono le domande sulle origini, le forze propulsive, le continuità del "regime di Hitler" edi coloro che se ne avvantaggiarono e sul ruolo della popolazione tedesca in esso. L'ulteriore tappa nel processo di "normalizzazione" del rapporto fra i tedeschi e l'ingombrante passato è costituito dal cosiddetto Historikerstreit 2 , nel quale i revisionisti hanno tentato di fare apparire la fase finale della seconda guerra mondiale come guerra di difesa tedesca, paragonando ed equiparando I 'espulsione dei tedeschi dai territori orientali all'Olocausto, il cui carattere di "singolarità" è stato negato. Anche se non si può affermare che queste tesi vengano oggi assunte a livello ufficiale, non si può sottovalutare il loro impatto nell'inconscio collettivo dei tedeschi, che hanno per decenni rimosso le proprie responsabilità, ormai lontane dalla coscienza delle giovani generazioni. Un esempio del fatto che la tendenza ad accomunare carnefici e vittime non è una prerogativa della destra, ma che non urta evidentemente neanche la sensibilità antifascista della sinistra, è documentato dal titolo con il quale il quotidiano berlinese "Tageszeitung" (Taz) del 13.12.1995 ha introdotto la propria riflessione sul cinquantenario dei bombardamenti di Dresda: "Nei giorni seguenti si estendeva l'odore di Auschwitz alla città". L'accostamento di Dresda ad Auschwitz, di cui appena due settimane prima era stata ricordata la liberazione ovvero l'arrivo del le truppe russe (27 gennaio 1945), supera quel lo con Hiroshima e Nagasaki, che circola nella memoria storica dei tedeschi a partire dagli anni Cinquanta, quando venne messo in circolazione nella Rft la presunta cifra di 350/400.000 vittime dei bombardamenti angloamericani (cfr. il testo di Axel Rodenberg, Der Tod von Dresden, prima edizione 1951, ristampato da Ullstein nel 1995). Non c'è spazio in questa sede per sfatare il "mito di Dresda" nelle sue varianti di destra e di sinistra, basti ricordare che gli archivi della città indicano la cifra di circa 25.000 morti (tra il 13 febbraio e il 17 aprile), dato che corrisponde a quello indicato nelle prime commemorazioni del 1946 nella zona d' occupazione sovietica, e che allinea Dresda dopo Colonia e Monaco nell'elenco tra le città tedesche molto bombardate. (7000 tonnellate di bombe contro 44.700 e 27.000 tonnellate delle ultime). Eppure le commemorazioni ufficiali ricordavano quell 'evento apocalittico, che come nessun altro divenne il simbolo dell 'or-
FotoM. Siroguso/ Contrasto. rore e della sofferenza che quella guerra ha inflitto all'umanità'. Il Presidente della Rft, Roman Herzog, aveva in quell'occasione ammonito l'opinione pubblica tedesca a non pareggiare il conto dei morti con l'intenzione di bilanciare le colpe, ma quell'appello aveva avuto più che altro l'effetto di un rafforzamento negativo. Insomma: basta accuse reciproche, i tedeschi perdonano i crimini degli alleati. Siamo pari, dunque? Di fronte al notevole numero di iniziative commemorative, di mostre, documentari e articoli divulgativi prodotti nel 1995 per informare i tedeschi riunificati sulla fase finale della guerra, si ha avuto la sensazione di un ennesimo tentativo inutile. L'ostentazione di ricordi personali, di interviste quali testimonianze di storia autentica (per esempio nei mass media) ha contribuito a suggerire l'illusione che la storia di un popolo fosse costituita dalla somma dei suoi ricordi individuali. Ma tutt'al più si è riuscito a fotografare il caotico stato di coscienza dei tedeschi di allora, anziché far conoscere alle giovani generazioni i risultati della riflessione storica maturata durante l'ultima metà del secolo. Il tentativo di "fissare" i1 1945 storicamente corrisponde-SO anni dopo-al tentativo di scindere i legami che uniscono il 1945 al 1933, ovvero di storicizzare quel passato. Infatti: La Zeitgeschichte4, disciplina che ha per oggetto la storia del Novecento, ha tacitamente spostato la sua visuale alla fase postbellica, relegando ciò che avvenne prima del 1945 a una più remota "storia". Sulla sc1:1 del revisionismo di E. Nolte il periodo nazionalsocialista è stato ormai inglobato in un conlinuum di modernizzazione sociopolitica. EDITORIALE/KUBY 7 Lo testimonia per esempio la recente produzione della casa editrice Ullstein-Propylaen a cura di R. Zitelmann - si veda in particolare il nono volume della Storia Tedesca, Der Weg in den Abgrund ( 1933-1945) di K. Weissmann, (Berlin, 1995) esponente della "Nuova Destra" tedesca. È significativo il fatto che ali' interno della Zeitgeschichte non si sia aperto un dibattito intertedesco dopo la svolta storica del 1989, né sull'epoca postbellica, né sulla diversa elaborazione del passato nazista nelle due Germanie. Insieme alle sue strutture portanti è stata epurata anche la storiografia della Rdt. Il "crollo" della Rdt (anche qui l'uso del termine non è privo di mistificazioni circa le responsabilità occidentali) sembra delegittimare anche a posteriori l'intera esperienza economica sociale e politica, e quindi anche il suo fondamentale antifascismo, di cui si salva solo una variante antitotalitaria, funzionale soprattutto alla resa dei conti con gli esponenti dell'ex Rdt. L'anti-antifascismo professato dai revisionisti della Zeitgeschichte mira non solo a regolare vecchi conti, ma soprattutto a liberare la prospettiva sul futuro dalle ombre del passato per poter meglio focalizzare i nuovi compiti della nazione tedesca in.fieri. Lo iato tra la realtà politica e la coscienza collettiva di questa realtà si approfondisce, e si è appena all'inizio. In altre parole: a distanza di cinquant'anni la classe dominante della Germania unita può - a buon prezzo - ammettere le sue responsabilità storiche e persino i suoi crimini. Essa è costituita oggi dai figli senza colpa- grazie alla loro "nascita posteriore" 5 - che sono gli indiscussi eredi materiali a ovest come ora anche a est. La svolta generazionale ormai compiuta è stata constatata da H.L. Gremliza, editore del mensile politico "Konkret", nei se-
Gunther Anders ESSERE O NON ESSERE DIARIO DI HIROSHIMA E NAGASAKI A cinquant'anni dalla bomba atomica una riflessione di drammatica attualità. Il 6 agosto 1945 è cominciata una nuova era: in qualunque momento, ora, l'uomo può trasformare l'intero pianeta in un'altra Hiroshima. I doveri morali nell'era atomica. pp. 256, Lire I5.000 Paolo Bertinetti DALL'INDIA Un panorama pressoché completo di una produzione letteraria di straordinario interesse, il romanzo indo-inglese e della diaspora indiana. Un profilo della letteratura indiana in inglese attraverso i romanzi e gli autori apparsi in traduzione italiana. pp. 168, Lire 15.000 Norberto Robbio ELOGIO DELLA MITEZZA E ALTRI SCRITTI MORALI Per la prima volta una raccolta di scritti di Norberto Bobbio che si collocano nell'ambito della filosofia morale. Verità e libertà. Etica e politica. Ragion di stato e democrazia. La natura del pregiudizio. Razzismo oggi. Eguali e diversi. Pro e contro un'etica laica. Morale e religione. Sul problema del male. pp. 224, Lire 15.000 AA.VV. PER CARMELO BENE Il teatro di Carmelo Bene, ma anche il cinema, gli scritti letterari, la drammaturgia, il rapporto con lo spettatore, la musica, la "voce". Testimonianze e omaggi di artisti, attori e critici. In appendice un testo di Gilles Deleuze, ormai introvabile, che rappresenta un saggio fondamentale sull'opera di Carmelo Bene. pp. 217, Lire 15.000 LINEDA'OMBRA guenti termini: "Sulla sedia del Presidente della Rft non siede più nessuno che abbia conferito il potere al Fi.ihrer (come Theodor Heuss), nessun architetto di baracche per i lager (come Heinrich Li.ibke), nessun membro del partito nazionalsocialista (come Walter Scheel) o della SA (come Karl Carstens) (...). Nella Cancelleria non c'è più nessun confidente del Rsha (come Ludwig Erhard), nessun collaboratore di Josef Goebbels (come Kurt G. Kiesinger) (...). Nemmeno il Consiglio di Amministrazione della Deutsche Bank è - da un anno - più presieduto dall'uomo che aveva controllato l'attività produttiva dell'IGFarben ad Auschwitz-Birkenau. 6 " La Germania retta dalla generazione postnazista è ansiosa dì essere considerata un paese normale e sposa ufficialmente la tesi della "liberazione" del popolo tedesco a opera degli alleati, che le permette di sentirsi alla pari dei partner europei, a loro volta disposti (più o meno) ad accoglierla nelle fila dei vincitori. La parata della vittoria a Parigi insieme ai soldati della Bundeswehrne è stata un simbolo. Eppure questa svolta non è stata indiscussa o accettata da tutti. Sulla stampa tedesco-federale si è aperto un dibattito in cui si è cercato di chiarire chi si sarebbe nel 1945 sentito liberato da chi e da che cosa e in quale prospettiva. Un appello merita di essere ricordato per la sua rappresentatività: è stato firmato da circa 300 esponenti della vita pubblica tedesca-dalla destra fino alla Spd-capeggiati dal presidente onorario della Cdu, Alfred Dregger, che si è rivolto ai tedeschi sul quotidiano politico più vicino al governo esortandoli a non dimenticare che 1'8 maggio segnò "l'inizio del terrore dell'espulsione dei tedeschi dalle terre dell'est (...) e della divisione nazionale". Il cinquantenario della resa tedesca è dunque rimasto carico di contrasti e di contraddizioni. La grande manifestazione antifascista indetta da circa 200 organizzazioni pacifiste nella Piazza del Castello (ex Marx Engels Platz) a Berlino, il giorno 7 maggio, ha visto pesanti interventi della polizia, definiti dalla stampa il giorno dopo come "scontri da guerra civile". In pieno assetto di guerra si è svolta poche ore dopo anche l' inaugurazione del "Centrum Judaicum" nelle rovine parzialmente ricostruite della più grande e imponente sinagoga della Germania dell'anteguerra in presenza (muta) delle massime autorità della Rft. Si era appena diffusa la notizia del grave attentato incendiario alla nuova sinagoga di Lubecca. Eppure l'indomani, 8 maggio, lo Spiegel è uscito con un titolo trionfante: "Passato superato". La copertina mostra un complesso collage sullo sfondo di una delle tele più conosciute del romanticismo tedesco: il Viandante di C. D. Friedrich, preso di spalle, in primo piano, guarda dall'alto di una roccia un paesaggio offuscato dalle nebbie, dalle quali affiorano gli emblemi di due esperienze storiche; sul lato sinistro un ritratto di Hitler, bandiere con la svastica e un gruppetto di ben nutriti prigionieri in tuta a righe dietro del filo spinato; sulla destra una bandiera della Rdt, un gruppo di soldati dell'esercito popolare in marcia con elmi e un soldato popolare col fucile in mano che salta il filo spinato verso la libertà. In centro, in alto sopra la testa dell'osservatore, troneggia la porta di Brandeburgo, sulla quale è issata la bandiera tedesca. Il messaggio, già esplicito, viene rafforzato dalla nota redazionale di prima pagina: "Le due dittature tedesche di questo secolo sono legate storicamente e Rudolf Augstein concentra il suo contributo sul terna principale di questo numero: 'Non vale la pena distinguere tra le qualità di questi due stati fuori dal diritto'."
Questa sentenza, pronunciata dall'editore del settimanale politico più autorevole, un tempo simbolo della coscienza liberale e critica della Repubblica, costituisce un grave sintomo del sostrato nazionali sta, che riaffiora dopo la fine di quel l'interim che fu la Rft per oltre 40 anni. La Rft addomesticata dagli alleati è scomparsa insieme alla Rdt; preoccupante sintomo ne è anche iI nuovo ruolo delle forze armate nella politica estera tedesca, che erano diventate quasi invisibili nella vecchia Repubblica federale. TI30 giugno 1995, con notevole indifferenza da parte della pubblica opinione, il parlamento federale ha autorizzato la Bundeswehr a effettuare delle spedizioni militari "out of area", per la prima volta dopo l'ultima guerra mondiale. L' I I luglio è arrivata a Bonn l'offerta degli Usa per una "special relationship" come potenza d'ordine e il giorno dopo la Corte Costituzionale tedesca ha approvato lo svuotamento della Legge Fondamentale in materia militare. TI14 luglio una divisione di panzer tedeschi ha sfilato lungo gli Champs Elysées e il I agosto il Presidente Herzog è volato come ospite d'onore a Varsavia per le commemorazioni della rivolta del ghetto, cinquant'anni fa. li 31 agosto le ultime truppe russe hanno lasciato il suolo tedesco e Elstin in persona ha chiesto scusa per il disturbo. Nel mese di settembre ha avuto luogo una serie di manovre militari con gli stati dell'est, formalmente nell'ambito del programma Nato "partnership far peace", ma de facto sotto il comando tedesco. Nel mese di dicembre sono poi cadute le ultime resistenze a livello parlamentare contro un impiego diretto dei cacciabombardieri tornado tedeschi in Bosnia. Alla fine del 1995 si poteva costatare che la Germania è diventata ormai un paese "normale", che rivendica la sua partecipazione alla ripartizione del mondo, come se niente fosse stato. interventi bellici, ovvero di "preservazione della pace", sono ormai ordinaria amministrazione laddove sono in questione anche interessi tedeschi. In tale prospettiva un controllo tedesco delle armi atomiche europee o no appare ormai una questione di pochi anni. li 3 ottobre era stato decretato dal governo giorno di festa nazionale, e cioè giorno dell'unità tedesca, e doveva costituire la vera festa di liberazione dell'anno. Le feste della birra per il popolo non sono mancate e i discorsi ufficiali sono stati, come sempre, lontani da ogni concretezza. In essi è stato celebrato - in mancanza di un popolo unito come soggetto politico- l'unità dello stato come entità astratta. La sola esistenza di uno stato unito dovrebbe costituire già un motivo di gioia per i tedeschi; viene cioè celebrato come meta quel che dovrebbe essere la premessa o la base di partenza per un futuro - migliore? peggiore? - dei cittadini nell'intero paese. ln mancanza di risultati trionfali e in assenza dei "paesaggi fiorenti" vagheggiati cinque anni fa dal cancelliere Kohl, mass media e opinione pubblica si sono allineati su una tonalità di gioia sommessa. Si è già compreso da parte dei più avveduti che il consenso che molti comfort occidentali hanno prodotto nel l'est del paese non è un consenso di fondo, cioè è meno stabile del consenso sociale occidentale. Ma un'analisi critica delle reali trasformazioni che i cittadini orientali hanno dovuto subire negli ultimi anni manca del tutto nei grandi media occidentali. Si ha quasi l'impressione che la verità delle reali condizioni di vita dell'ex Rdt vada oltre le capacità occidentali di differenziazione. La trasformazione economica, politica e complessiva nell'ex Rdt ha sconvolto vita e aspettative di milioni di persone. Chi ha più EDITORIALE/KUBY 9 di cinquant'anni ha grosse difficoltà psicologiche ad ambientarsi alle nuove circostanze, le condizioni di vita non sono più calcolabili, e neanche l'adattamento preserva dalla disoccupazione. Molte famiglie sono dilaniate da sensazioni di estraniazione, lo stacco generazionale è stato radicalizzato. "Quanti anniversari dovranno passare ancora finché si concederà un po' di giustizia alla Rdt?" si è chiesto GUnterGaus (ex rappresentante della Rft nella Rdt ed esponente di primo piano della Ostpolitik della Spd). Una domanda che suona quasi retorica se si considera iI fatto che il non aver rispettato, nel processo di riunificazione, i compiti costituzionali fissati dalla stessa Legge Fondamentale della Rft ha messo una pesante ipoteca sullo sviluppo futuro della società tedesca, oltre a costituire un'autentica violazione del la costituzione stessa, come non si stancano di ripetere pochi intellettuali come GUnterGrass o lo storico Christian Meier, che considerano la via intrapresa dell'annessione della Rdt come una "occasione perduta" 7 • La storia tedesca è ricca di occasioni perdute, l'ultima appunto quella di non aver scelto la costruzione di una "confederazione dei Uinder tedeschi" su base democratica, che avrebbe permesso un nuovo equilibrio tra est e ovest, diverso da quello indotto da una nazione di ottanta milioni di abitanti che ha di fatto un ruolo-guida in Europa e nella quale si parla ormai apertamente di nuove responsabilità derivanti dalla sua posizione "geopolitica". Note I) J. Hoffmann, Stalins Vernichtungskrieg /94/-/945, MUnchen, 1995. 2) Dibattito politico-storico sull'interpretazione del Terzo Reich, scaturito dalle tesi revisioniste e apologetiche di E. Noite, pubblicate nel 1987 dal quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung". 3) Cfr. J. Elsasser, Wenn das der Fiihrer hiilte er/eben diilfen, Hamburg, 1995, pp. 15-23. 4) Disciplina storica della Rft che ha per oggetto l'epoca dei "contemporanei" (Mitlebenden), iniziata secondo laperiodizzazionedi Hans Rothfels del 1953 con la svolta epocale del 1917. 5) Il Cancelliere Helmut Kohl ha usato la formulazione "grazia della nascita posteriore" (Cnadeder spéiten Ceburr)durante la sua prima visita di stato in Israele, per segnalare la sua non-responsabilità anagrafica per il Terzo Reich. 6) Th. Heuss, primo Presidente della Rft (1949-59), votò I' Erméichtigungsgesetz a favore di Hitler nel 1933; H.LUbke, Presidente della Rft dal 1959 al 1969; W.Scheel, Presidente della Rft dal 1974 al 1979; K. Carstens, Presidente della Rft dal 1979 al 1984; L. Erhard, Ministro per l'Economia dal 1949 al 1963, Cancelliere federale dal 1963 al 1966; K.G.Kiesinger, Cancelliere federale dal 1966 al 1969; Hermann J. Abs, direttore della Deutsche Bank dal 1938, che sedeva nel 1942 in quaranta consigli di amministrazione di imprese tedesche, compreso quello dell'IG-Farben. Condannato in Jugoslavia come criminale di guerra a quindici anni di lavori forzati, ma mai consegnato dalle truppe britanniche, Abs divenne nel 1948 direttore della Banca per la Ricostruzione, per riprendere poi le fila della Deutsche Bank. 7) G. Grasse Chr. Meier in una tavola rotonda sul tema: "Il significato del 1945 nel 1995", tenutasi nella Staatsbibliothek (West) a Berlino, il 14 maggio 1995.
UNA VOCESOPPRESSA l'ESECUZI0NEDIKENSAROWIWA Itala Vivan Il I O novembre del I 995, nella città di Port Harcourt sul delta del fiume Niger, il regime militare del generale Abacha ha fatto impiccare lo scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa, dopo un processo sommario condotto da un tribunale speciale e senza che all'accusato venisse data possibilità di scegliersi un difensore e poi di rico1Tere in appello. Il fatto ha destato un'ondata di emozione nel mondo intero, che aveva sinora prestato scarsa attenzione alla lunga lotta condotta da Saro-Wiwa in favore del popolo ogoni. Ma chi era Saro-Wiwa; e chi sono questi ogoni che abitano nel delta del Niger? Quale è stata la dinamica degli eventi, e che senso se ne può trarre ora? Quali le prospettive future? Che quadro di analisi deriva da un avvenimento così estremo, così atroce? Ken Saro-Wiwa era una figura immensamente popolare, anche se marcatamente controversa, nella Nigeria contemporanea. All'estero si era sentito parlare di lui per la sua più recente, strenua, battaglia in favore degli ogoni, un piccolo gruppo etnico un tempo dedito ali' agricoltura, alla pesca e alla caccia, il cui territorio era stato devastato e reso inabitabile da uno sfruttamento petrolifero dissennato, incurante delle realtà ambientali e culturali, che non aveva neppure portato ricchezza ai locali, anzi, li aveva irrimediabilmente impoveriti costringendoli a emigrare o estinguersi. Ma la sua popolarità in patria era antecedente, e risaliva al suo modo di produrre cultura, di interpretarla e di darle espressione in forme sti Iistiche legate da un lato alle più specifiche tradizioni nigeriane, dall'altro ali' attualità e alla modernità più spinte e attraenti. Su li' onda dell'emozione, la stampa nazionale e internazionale ha presentato la situazione contingente in cui si inserisce l'esecuzione capitale di questo personaggio singolare e coraggioso; ma qui si vuole anche ricordare e celebrare la sua statura di artista, la ricchezza dei suoi talenti e la sua capacità di usare tali talenti per comunicare, divertire, insegnare e, infine, far pensare e riflettere. Nato nel 1941 a Bori, nella regione del delta del Niger, SaroWiwa aveva studiato al Government College di Umuahia e poi all'università di Ibadan. Era quindi del tutto nigeriano di stirpe e formazione intellettuale e letteraria. Esordì nel 1969 con un brillante racconto, High Life, che comparve in una celebre antologia di narrativa curata da due accademici allora attivi in Nigeria,A.frica in Prose di Dathorne e Feuser. Ancora giovanissimo, insegnò nelle università di Ibadan e Nsukka. Erano gli anni della guerra civ ile nigeriana ( 1967-1970) che come è noto scoppiò proprio a causa del petrolio, i cui proventi veni vano rivendicati dal secessionista Biafra. Dopo la sconfitta sanguinosa degli ibo del Biafra-cui egli si oppose in toni aspri - Saro-Wi wa entrò nel la poi itica atti va schierandosi dal la parte del potere centrale nigeriano, fu amministratore a Bonny e ricoprì un ruolo pubblico importante e pericoloso salendo la scala della carriera politica sino a diventare Ministro dell'Istruzione. Si trasformò quindi in uomo d'affari e fondò anche una casa editrice, la Saros International Publishers, cui ben presto si affiancò la gestione di teatri e studi televisivi. Fra il 1980 e il 1990 pubblicò un gran numero di libri e programmò e produsse una serie di commedie televisive- Basi & Company- per cui scrisse una decina di soggetti. La serie si imperniava sulle vicende di Mr B (Basi), ed ebbe un successo strepitoso. Gli attori parlavano in pidgin, inscenando la Nigeria contemporanea di ambiente urbano, con effetti di irresistibile comicità. Le commedie vennero prodotte nell'arco di parecchi anni negli studi televisivi di Enugu, la capitale dello stato a prevalenza ibo, e si interruppero solo quando Saro-Wiwa entrò in rotta di collisione con la Nigerian Television Authority (Nta), l'ente di stato che all'epoca deteneva il monopolio televisivo e che a un certo punto volle influire sull'autore. Ma Saro-Wiwa era deciso a imporre i propri criteri, sia perché aveva idee chiare e temperamento ostinato, sia perché non era disposto ad accettare mediazioni e ancor meno compromessi. Un attore nigeriano che lavorò con lui in quegli anni, Bob Ejikeme, che attualmente vive in Italia, lo ricorda come una persona attraente e simpatica, di straordinario talento teatrale, che aveva dato dignità al lavoro e al ruolo degli attori, in igeria spesso bistrattati e disprezzati, offrendo loro un compenso decente e un trattamento dignitoso. Ne ricorda anche iI brio scinti liante, iI fasci no personale e, insieme, la monumentale cocciutaggine. E certo Saro-Wiwa doveva essere un uomo caparbio per impegnarsi in modo così totale nella battaglia per gli ogoni e tener testa così a lungo a un regime violento e pericoloso quale quello dei militari hausa che da tanti anni detengono il potere in Nigeria gestendo a proprio vantaggio le risorse economiche del paese. Negli anni Ottanta, comunque, Saro-Wiwa produsse una buona messe letteraria. Pur essendo uomo di radio e di televisione, iI suo luogo di elezione era il teatro, per cui scrisse anche una farsa (Prisoners o.fJebs, 1988); pubblicò poesia (Songs in Time of War, 1985), incantevoli racconti (A Forest o.fFlowers, 1987; Adaku and Other Stories, 1989) e deliziosi libri per ragazzi che ripercorrevano le avventure del suo Mr B, protagonista di Basi & Company(MrB, 1987; MrBGoes toLagos, MrBAgaine The Transistor Radio, 1989). Parecchi anche i volumi di intervento politico-giornalistico, fra cui va ricordato On a Darkling Pia in. An Account of the Nigerian Civ il War, del 1986, in cui attaccò il Biafra con acredine; da ricordare il volume di narrativa Pita Dumbrok's Prison, del 1991. Dal punto di vista letterario Ken Saro-Wiwa rimane però celebre soprattutto per il romanzo Sozaboy. A Nove/ in Rotten English, pubblicato nel 1985. Come indica il titolo, che è una sorta di capriola buffonesca, si tratta della storia di un giovane costretto a fare il soldato (soldier boy), narrata in "cattivo inglese". · Sozaboy è un giovanotto che passa attraverso la guerra ci vi le, obbligato a schierarsi con tutte le parti belligeranti, senza capirne il perché e rimanendone vittima, sballottato qua e là senza tregua, al la caccia di un enemy fantomatico, inafferrabile. La sua è una vicenda grottesca e tragica che ricorda quella europea di Simplicissimus nelle movenze esistenziali ma che incorpora le avventure picaresche della tradizione orale e del folklore antico della Nigeria in modi che la collegano ad autori come Tutuola
(La mia vita nel bosco degli spiriti) ed Ekwensi (Jagua Nana), ma anche a Soyinka (Stagione di anomia) e Ben Okrì (La strada della.fame). È tutta raccontata in prima persona, con un ritmo travolgente ma leggero - in questo assai vicino alla "aerea pazzia" degli eroi di Tutuola - e in un linguaggio che costituisce uno degli esempi di invenzione artistica più strabilianti del l'Africa contemporanea. li Rotten English, il "cattivo inglese" di Saro-Wiwa, è un palinsesto (come lo ha definito il critico Chantal Zabus) di inglese "corretto" o "standard", a registri espressivi continuamente variati e scombinati, incongrui e spettacolari, su cui germina e prorompe il pidgin succoso e colmo di echi ed espressività nigeriane, saldandosi attraverso strutture e passaggi sintattici e semantici sorprendenti, carichi di allusività e sapientemente incrostati sulle culture nigeriane. Si tratta di un'operazione sofisticata, che dà però un esito spettacolare di popolarità a più livelli, recuperando interamente e inaspettatamente l'oralità, il folklore, il ruolo del trickster, e servendosi di nuove multimedialità. Soprattutto, si tratta di un prodotto squisitamente nigeriano, nato nel cuore delle culture di quel paese e a esse rivolto. Le pirotecnie linguistiche si combinano in un personaggio allegro, goffo e disperato, Sozaboy, un povero burattino massacrato dal la guerra che impara a proprie spese i I senso del la guerra stessa, e cioè la sua orribile insensatezza. La riflessione di questo artista geniale è materiata di movimenti del corpo, di atteggiamenti teatrali, di smorfie e lazzi in cui una intensa serietà di fondo, un'intima compassione per la creatura umana trovano proprio nella comicità assoluta la via maestra per manifestarsi. La guerra civile ha costituito per tutti gli scrittori nigeriani che sono sopravvissuti al conflitto un momento ineliminabile di crisi, riflessione o maturazione: basti pensare a come essa influì su Soyinka, fornendogli l'ispirazione per il romanzo Stagione di anomia e per le cupe liriche di A Shuttle in the Crypt, oppure come suggerì ad Achebe i racconti di Girls at War e poi le tematiche trattate in Viandanti della storia. E vanno qui ricordati anche Buchi Emecheta e Cyprian Ekwensi che, insieme ad Achebe, Soyinka, Tutuola e Ben Okri sono stati Tradotti in italiano. Ken Saro-Wiwa invece è sconosciuto al pubblico di lettori del nostro paese, non solo perché il suo tessuto espressivo - spettacolare palinsesto di lingue e culture- sarebbe arduo a tradurre, ma anche perché nel nostro paese manca un'attenzione costante per l'Africa e per le sue culture, per le sue storie molteplici, per le sue soluzioni più autenticamente originali. Oggi Ken Saro-Wiwa "fa notizia", una notizia macabra e atroce: ma ricordiamolo innanzitutto come un artista dalla forte ispirazione civile, una persona impegnata nella solidarietà umana, uno scrittore perennemente stranito dinanzi al tragico spettacolo della guerra e dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Ken Saro-Wiwa apparteneva a una famiglia di capi ali' interno del popolo ogoni, una piccola etnia di circa 500.000 persone che fra le popolazioni rivierasche del delta del Niger non ha mai goduto molto favore. In Nigeria si parla degli ogoni in tono di disprezzo, con condiscendenza, forse perché si tratta di un gruppo economicamente arretrato, scarsamente cristianizzato e che ha vissuto in (relativo) isolamento. Eppure gli ogoni sono gente pacifica, dedita ad occupazioni semplici e un tempo felicemente produttive: prima che si scoprisse il petrolio. Oggi le terre degli ogoni sono devastate dall'industria petrolifera, ma gli alti redditi e le occupazioni lucrose legati a tale industria non si sono materializzati sul delta, bensì in territorio hausa, a nord, e soprattutto intorno alla fiorente città hausa di Kaduna. E contraddittorio che proprio un ogoni come Saro-Wiwa, PERKEN SARO-WIWA 11 paladino dei diritti del suo popolo, sia stato nemico acerrimo dell'indipendenza rivendicata dal Biafra negli anni Sessanta. Forse lui stesso ha tardato a capire dove portasse lo sviluppo imposto dalle multinazionali del petrolio; ma quando si è infine accorto della realtà delle cose, e ha visto come i I denaro proveniente dal petrolio venisse ingoiato dalla classe corrotta dei militari e dei politici, si è buttato a capofitto a organizzare la resistenza ogoni, costituendo il Mosopo (Movement for the Survival of the Ogoni People) armando i villaggi e addirittura riuscendo, nel 1993, a bloccare il progetto di sviluppo della Ning (Nigerian Liquefied Natural Gas Ltd), di cui principale agente è la Shell, con il 24%, mentre I' Agip detiene il 10%. La resistenza del Mosopo è stata dura e ha portato a un conflitto con quei capi ogoni che erano inclini a venire a patti con i I regime e con l'industria petrolifera, accettando un risarcimento parziale. Nel 1994 vi furono scontri sanguinosi, con parecchi morti - fra i quali i capi ogoni più moderati - e villaggi incendiati o devastati. Saro-Wiwa, insieme agli altri otto giustiziati con lui, venne accusato di essere responsabile di quelle morti: bisogna però ricordare che non è mai stato fatto un processo regolare, e che si sa bene quale grottesca parodia del la giustizia sia quella inscenata nei cosiddetti kangaroo courts, i "tribunali dei canguri" dei generali hausa. È evidente che il regime militare ha ravvisato un pericolo estremo nella presenza e nell'azione di questo grande intellettuale tenacemente deciso a giocare il tutto per tutto sulla battaglia del suo popolo. La voce di un artista così popolare e attraente non poteva passare inascoltata, e costituiva una minaccia grave per il regime, riuscendo a coagulare una resistenza di base, a indicare una strada di lotta alla dittatura. Inoltre, il tema del!' opposizione allo sfruttamento petrolifero indiscriminato e distruttivo dell'ambiente suggeriva le linee di una campagna su basi nuove, anch'essa per altri versi capace di unificare l'opposizione e di galvanizzare la popolazione, ridestandola dall'indifferenza. La società nigeriana è fortemente materialistica, non è facile mobilitarla per motivi ideali: ma gli ami lanciati da SaroWiwa ne toccavano la sensibilità economica, smontando il giocattolo dello sviluppo e rivelandone la molla di uno sfruttamento scriteriato e dannoso. È difficile, dal nostro punto di osservazione, valutare se Saro-Wiwa abbia perseguito un machiavellico piano di scardinamento del regime e del modello di sviluppo postcoloniale, o se si sia semplicemente trovato in mano un grimaldello capace di far paura a un mondo più potente di lui. Tutto sommato, però, si tratta di una questione irrilevante. Quel che conta è che egli si sia collocato a uno snodo di scontri economici giganteschi, intrecciati a conflitti di potere e proiettati sullo sfondo di quell'enorme scacchiere etnico e culturale che è la Nigeria: e, così ponendosi, ne sia diventato la voce e l'attore protagonista. La conclusione drammatica della sua vicenda personale ribadisce ancora una volta l'importanza che può assumere il ruolo dell'artista e dell'intellettuale all'interno di una società. Nel caso di Saro-Wiwa, si è avuto un geniale inventore di storie comico-farsesche, un creatore di satira amara e impudente, un incantato narratore di storie africane che ha deciso di recitare sino in fondo la parte del trickster, del briccone insolente e caparbio, sfrontato e audace, che paga cara la propria temerarietà nei confronti del potere. Resta da vedere se la soppressione di questa voce passerà inosservata, oppure se innescherà una reazione a catena che provochi la caduta del regime e una definitiva inversione di rotta nella storia della Nigeria.
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