Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

6 INCONTRI/ DEAGLIO di mafia, o che affiliati di Cosa Nostra solo dopo tre giorni dall'arresto si pentono, questo dà la misura di una condizione paradossale, senza misura. Tra gli elementi trascinanti di Bella Ciao c'è unafigura cli giovane donna cui hanno trapiantato il fegato e il suo eroismo - perché anche il suo è eroismo - ha a che fare con una dimensione più esistenziale. Come si collega quest'altra storia cli eroismo all'interesse che mostri per i trapianti clifegato? l trapianti mi hanno interessato a partire da un problema cruciale: la giustizia. Perché in questo settore c'è una netta disparità tra bisogno e risorse. La "politica" dei trapianti impone la ridefinizione del concetto di giustizia. E' uno degli scenari più paurosi ma anche più simbolici di quello che sarà la vita sulla terra. Mi interessava molto questa storia, che ho scritto con il giusto riserbo per la persona reale, di una ragazza che la società aveva condannato a morte, di una tossicodipendente a cui veni va rifiutata la possibilità di continuare a vivere, anche con una sottintesa valutazione di ordine morale, quella per cui se se lo è andata a cercare cos'altro vuole. La cosa che più mi aveva col pito è che questa persona giovane era stata beneficiata, in una situazione assolutamente irripetibile, e poi era sparita. Il suo eroismo sta proprio nel fatto che non ha perso la propria identità, che ha - come lei racconta alla fine - beneficiato di questo miracolo e non lo ha voluto accettare come tale. Ha voluto pensare di essere assolutamente uguale a prima. Alessia, insomma, diventa una miracolata ingrata, dove l'ingratitudine è un segno di vitalità. In uno dei capitoli centrali di Bella Ciao torni a parlare di giustizia e lofai a partire da un luogo emblematico: il Palazzo di Giustizia di Milano. Un luogo cavo, in cui accadono delle cose che finiscono per essere influenzate dalla stessa identità di quel palazzo. Come colleghiamo questa cavità, questo luogo spettrale con gli eventi che recentemente hanno cercato di ridisegnare il volto della giustizia in Italia? La concezione architettonica di questo palazzo contiene una concezione della giustizia apparentemente autonoma, separata dal potere politico - tale era l'intenzione del!' architetto - che sin dall'inizio viene contraddetta dai fatti. La cosa su cui, secondo me, bisogna riflettere, perché fa parte del la nostra storia recente, è che il movimento di Mani Pulite non ha raggiunto alcun risultato, nel senso che ha sì smosso le acque, ha sì posto delle condizioni di effettiva autonomia, ma in realtà - questo è l'aspetto più grave-il potere giudiziario non è stato accettato come indipendente. La figura di Berlusconi è stata quella di uno che non accetta di essere giudicato, non accetta neanche di essere accusato, per cui si scontra direttamente con il palazzo. Dice "Voi siete comunisti e non sapete come si gestisce un'azienda." La realtà è che in Italia una buona parte del paese ha adottato un sistema di vita che non fa più riferimento alle istituzioni vigenti e in particolare a quella giudiziaria, scolastica, fiscale, e ne ha uno proprio, che è quel modo di procedere per clan, prepotenza, legami familiari allargati inequivocabilmente mutuato dal modello mafioso, che amministra la propria vita e sempre più quella degli altri. Berlusconi è il rappresentante consapevole, o inconsapevole - abbastanza consapevole comunque - di tutto ciò. Però la cosa importante è che questo modello, che noi vediamo come una cosa terribile perché rappresenta la fine dei fondamenti su cui si regge formalmente il nostro paese, funziona meglio. In tante aeree geografiche, in tanti settori, il sistema della risoluzione dei conflitti di tipo mafioso o della giustizia di tipo mafioso è molto più rapido, è molto più sincero di quello statale. Quandi c'è la concreta possibilità - anzi c'è già stata, e il capitolo sul palazzo racconta proprio questo -che nello scontro finale fra una cosa che si chiama Mani pulite cioè "Dovete lavarvi le mani" e quell'altro che dice no, non mi lavo le mani, vinca l'altro. Ha vinto già. Fra i rappresentanti politici della repubblica italiana c'è un uomo che è accusato di falso in bilancio: questa cosa dieci anni non sarebbe forse successo, non succederebbe in nessun'altra parte. Ciò vuol dire che il risultato ottenuto da questo palazzo è l'esatto contrario di quel lo che si proponeva. Ha cambiato la soglia di legalità e di illegalità che prima si considerava non superabile. C'è una sorta di profonda malinconia in Bella ciao, come se gli stessi eroi che dimorano nel tuo libro,fossero stretti fra una minoranza e una maggioranza impegnate in un co11flittosenza vie d'uscita. li conflitto è molto mascherato, non portato alla luce. Tutto ciò di cui abbiamo parlato sino ad ora non è portato alla luce. Da una parte c'è una minoranza che non vede perché dovrebbe rinunciare alle buone idee, alle cose belle che l' hanno segnata dall'altra c'è una maggioranza che è andata altrove. Il problema non è tentare di "raggiungere" quell'altrove così fittamente popolato, ma se sono minoranza mi piacerebbe che le caretteristiche di questa minoranza fossero condivise. Questo è un libro di parte. Può darsi che la maggioranza abbia le sue ragioni. Io non le vedo. Però una parte di energia fattiva, mal indirizzata magari, ma c'è in quella maggioranza, e invece non esiste fra quelli che sono la "mia parte". La cosa davvero più triste e malinconica è che per correre dietro a un compromesso, a un'alleanza, da parte della sinistra si sia rinunciato a portare innanzi quelli che, se davvero portati avanti, sarebbero degli obiettivi giusti, corretti, forse anche di minoranza ma per lo meno chiari. Partire da storie apparentemente minori come tu hai fatto serve senza dubbio a smuovere lo scenario che abbiamo di fronte. In fondo, la cosa davvero provocatoria, stimolante di Bella ciao è che la gente vi appare un po' meno "gente" di quel che appare nei media. La gente non esiste. La cosa che, scrivendo, mi piacerebbe spingere fino ali' assurdo è partire dall'episodio più banale e di lì risalire. Ad esempio da un incidente stradale. Dalla strada, dai due guidatori, e arrivare a scoprire l'idea che loro hanno del mondo. C'è già nel tuo libro questo partire dal piccolo per arrivare a una sorta cli balaustra su un panorama ben più vasto, come quando fai parlare l'autista del pullman di Prodi ... Esatto. Nel caso dell'autista di Prodi, lui è un comprimario piccolissimo ma ha avuto la possibilità di osservare un evento politico importante non da politico ma da lavoratore. Però le sue riflessioni su quel viaggio sono più profonde di quelle di Prodi: per lo meno sono nette. Anche le proposte che fa. Tra l'altro quel viaggio lì è stato, tutto sommato, l'unica occasione di contatto con la realtà italiana nel 1995 in Italia. Il resto è avvenuto tutto dentro la "scatola".

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