Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

Il lettore si ritrova dinanzi a un'opera che con ostinazione tende a dissacrare le istituzioni: "la trinità Dio, Patria, Famiglia"; la vita: "merda e sangue sono la poesia della nascita"; la morte: "un gioco di specchi", ri nette una realtà solo virtuale.Un testo, quindi, in cui Onetti non esita a denunciare e condannare, sempre per mezzo dell'allusione, l'imperialismo, la falsità del postmoderno, il razzismo, la menzogna del potere e l'incapacità di amare dell'uomo di oggi. Con la stessa forza fa apparire l'America Latina com'è: spietata e crudele. Per ordine dell'autore "verranno processati coloro che cercheranno di assegnare uno scopo qualunque al presente racconto. Saranno esiliati tutti coloro che vorranno trovare in esso un ammaestramento di carattere morale. Sarà infine fucilato chi verrà sorpreso a reperirvi una trama". Così l'epigrafe, insieme a una significativa citazione di Borges sulla scrittura e sullo scrittore, precede un libro imprescindibile per i cultori della vera letteratura. Onetti dimostra, in ultima istanza, che il romanziere "è un bugiardo che ha fatto della menzogna una professione". Fabio Rodrfguez Amaya Aldo Zargani Per violino solo Il Mulino 1995, pp. 237, Lire 20.000 Memoria autobiografica di una "infanzia nell' Aldiqua" - come recita il sottotitolo -sotto la persecuzione antiebraica in Italia dal 1938al 1945,illibrodiZarganifuoriesce dal genere della testimonianza storica e del documento di vita per lo spessore narrativo e la felicità di scrittura che ne fanno un autentico romanzo di formazione. La storia inizia con la perdita di lavoro del padre, violinista nell'orchestradell'Eiardi Torino, dopo le leggi razziali (lo ritroviamo il 25 aprile, nel "concerto sull'aia", a suonare l'"ariadi Bach" che ispira iltitolo)eprosegue, fra separazioni e ricongiungimenti della famiglia, nelle peregrinazioni attraverso le città e le campagne piemontesi, luoghi popolati di nemici e benefattori, resistenti e collaboranti, preti protettivi e vicini delatori, fra cui sicompie l'avventuroso apprendistato alla vita del protagonista. Opera prima (chissà se unica?) dell'autore, scritta cinquant'anni dopo gli eventi, li esplora attraverso quella "specie di cannocchiale" collegato al microscopio che è la doppia lente del narratore di oggi e del personaggio-bambino di allora: nel continuo andirivieni temporale, lungo i fili associativi del lamemoria, nello scavo dentro la"lesione invisibile" segnata dal marchio precoce della diversità, l'operazione retrospettiva del racconto evoca episodi, situazioni, figure, riconoscendo nel l'esperienza e nel le emozioni del passato i nuclei costitutivi dell'identità. Il libro rappresenta qualcosa di nuovo nell'esplorazione della "notte della Shoah", forse per la distanza nel tempo, e forse perché la catastrofe sfiora ma non travolge il protagonista. Ciò che lo distingue, e lo avvicina piuttosto alla seconda generazione di scrittori ebrei, come a Maus di Art Spiegelman, è la capacità di inventare un linguaggio, di trattare vicende drammatiche, talora tragiche, con toni ironici e, in qualche momento, di autentico umorismo, intracciando la fermezza del giudizio etico e stroicocon la lucida concretezza e irriverenza dello sguardo che scopre la complessità del mondo (dal vasto mondo del la grande storia al microcosmo della comunità) e lacasualità dei destini. Santina Mobiglia Edoardo Nesi Fughe da.fermo Bompiani 1995, pp. 193, Lire 20.000 È una realtà confinata nel perimetro asfittico dell'esibizione questa che emerge dalle pagine di Nesi; una realtà svuotata, velocizzata, resa attraverso le pulsazioni di una scrittura ossessiva e vibrante, senza stacchi, senza respiro. Una vita che si consuma tra le improbabili eversioni di quattro vitelloni di provincia, divisi tra ribellismi anarchico-bucolici e l'inevitabile trans-tour del sabato sera. Vite "in assenza", nutrite da una sorta di anwr vacui coltivato con un'acquiescenza sorridente e pacata, con metodo, un'inquadratura dietro l'altra. Il protagonista non vive si "organizza" pasti quotidiani di realtà, dove la realtà è una materia di studio da sviscerare fin nelle piaghe più minute cercando connessioni, analizzando particolari, snocciolando dati, percentuali, variabili millimetriche e invisibili. Enumerare, verificare, "scannerizzare" il mondo quasi questo diventasse abitabile solo se inchiodato alla geometria dei suoi ingranaggi, delle sue leggi fisiche, dei processi meccanici echimici che ne governano lo spazio. L'orbita di Tritone attorno a Nettuno e di tutti i pianeti e i satelliti del sistema solare, il calcolo esatto delle ore e dei minuti passati in nove anni con Cristina, tutte le varianti fonetiche usate da un fortemarmino, o l'epos miracoloso di un tessuto che nell'antro dickensiano di una filanda viene "folato", "turbofolato", "ripianato", "lucidato, garzato, cimato, calandrato, neutralizzato, arrullato, bruciapelato e sodato": perché "queste son cose importanti da sapere" e sapere, inghiottire nozioni, ricevere e trasmettere dati con la voracità pignola del bulimico, diventa il solo modo di fuggire "da fermi" dal circolo vizioso dell'astenia. G. De A.

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