Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

Nuovi narratori americani a cura di Michael Wexler e John Hulme Theoria 1995, pp. 203, Lire 18.000 "Yoices of the Xi led": dove la "x" sta per esiliati, proibiti, esclusi, "marginali". Stanchi del carrozzone psico-buffonesco sul celebratissimo "universo giovani" e le stigmatizzazioni, i sermoni illuminati, i test, le statistiche, le griglie cognitive di azzimati opinionisti di mezz'età, la "X generation" viene allo scoperto e si racconta, senza pose, senza piagnistei. Una "generazione senza nome" fatta di scrittori per caso, tutti rigorosamente sotto i trent'anni, studenti, bancari, commessi, un pescatore di aragoste, qualche autodidatta, che un giorno leggono un annuncio sul Chicago Reader, cerchiamo storie inedite per l'antologia "VoicesoftheXiled" e decidono di provarci, più di tremila dattiloscritti spediti in un mese da ogni parte d'America, New York e Los Angeles, Boston e Las Yegas, Oregon e Iowa. Una selezione spietata per arrivare alla fine a questi dieci racconti ruvidi, spigolosi, che non vogliono porsi come modelli, non sono consolanti né esemplari, non indicano strade, soluzioni, alternative. Voci "ineducate" che vanno dritte al punto e raccontano "in presa diretta" la solitudine, gli amori, le ambizioni improbabili e tenaci di chi lavora dietro il banco di un fast food, in un distributore di benzina, nell'ufficio legale di papà. Il tutto attraverso i nodi di una scrittura in cui si incrociano il birignao dello "yuppie" e il gergo ruvido del Bronx, le farneticazioni di un gruppo di punk sotto acido e la cantilena della ragazzina di provincia da poco approdata in città, con in tasca il suo immancabile, scontato sogno di una vita on the road; una scrittura densa, qualche volta indigesta, ma sempre e comunque "dentro" alle cose, senza le rassicuranti convenzioni di uno stile o una ideologia comuni, senza canoni "precotti" di riferimento. Giovanna De Angelis Juan Carlos Onetti Quando ormai nulla più importi a cura di Raul Crisafio trad. di Pier Luigi Crovetto Einaudi, pp. 193, Lire 22.000 Un verosimile e sconclusionato diario scritto nei fogli sciolti e giallastri di un calendario. L'autore è il falso ingegnere Carr. In sessantasei frammenti, preceduti da una data qualsiasi, compone un racconto allusivo ed equivoco in cui prova a fissare il ricordo di eventi - per niente epici - del passato nel tentativo di ancorare la memoria a una presenza permanente. Sullo sfondo storie senza storia che accadono in un luogo marginale del mondo: la dolente e immaginari a città di Santa Marfa. Questa volta si tratta di Santamarfa la Nueva, popolata da coloni svizzeri e dove "la facevano da padrone vecchie beghine, grassi e rubizzi industriali e militari imboscati che montavano la guardia alla riserva spirituale dell'Occidente". Nei limiti della legalità tutti gli eventi girano attorno a espedienti che ritraggono uno spazio e un tempo sgretolati, asfissianti e infernali: contrabbando, prostituzione, violenza, frustrazione, sesso, al ienazione, droghe e alcol. Epicentro è un postribolo, Chamamé, latrina della sconfitta e pattumiera del mondo in cui si congregano puttane, guappi, ubriachi di ogni provenienza, militari e curiosi amanti del pericolo. Assi del racconto: le ricordanze del medico Dfaz Grey, le vicissitudini della bambina Elvira, la follia di Angélica Inés e la scrittura di Carr. Lucidità, disincanto e allucinazione predominano in Quando ormai nulla più importi di Juan Carlos Onetti (Montevideo 1909), ultimo romanzo pubblicato dal1'autore pochi mesi prima di morire, nel maggio dell'anno scorso. Il libro appare come testamento spirituale in cui Onetti ribadisce in modo ossessivo e frammentario la propria visione della vita e della letteratura. Per lo scrittore al mondo esistono soltanto due dei: l'ignoranza e l'oblio. E la finzione è l'unica possibile risposta all'improbabile esistenza del I' uomo. Due elementi forniscono la chiave del romanzo: l'inutilità della vita e l'inesistenza del tempo. In modo reiterato Onetti lo risolve servendosi dello stratagemma della confusione. Ripetutamente, nell' esilio personale di Carr (alter ego dello scrittore) trascorso in una casa clandestina alla periferia di Santamarfa, i fogli del diario cadono e si mescolano ingarbugliando la vita dei protagonisti, gli amori meschini e la cronologia degli eventi, a modo di giustificazione dell'amarezza, della malinconia e dell'indolenza. Si verifica, come in tutti i romanzi dell'uruguaiano, lo sdoppiamento dello scrittore; compaiono il solito Dfaz Grey, si evoca l'onnipresente Brausen e una sequenza di donne sulle quali regnano la serva Eufrasia e sua figlia Elvira, la bambina con cui Carr e il medico vivono in sogno una relazione equivoca e perversa. La bambina esprime la giovinezza perduta e diventa mito condiviso dai due uomini vicini ali' abisso della morte. La scrittura è sobria, spoglia di artifici retorici e contrasta col barocchismo di altre letterature che si producono nell'America Latina. L'autocitazione appare come segno dell'intricata logica simbolica che caratterizza tutta la saga di Santa Marfa e ha inizio nel 1950 con il romanzo La vita breve.

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