Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

Prima di te abitavo in una casa col giardino: osservavo il merlo beccare l'aiola, tenevo in braccio vocabolari. Il glicine non fioriva mai, ma s'inanellava svelto sul ligustro. Adesso ci spartiamo somiglianze: il labbro come il tuo, però l'attaccatura dei capelli ... Gliel'avevo detto io che gli occhi erano azzurri. L'espressione è del padre. Le unghie dei piedi ... A mezzanotte stiri le braccia quando ti prendo. Gli americani: ali right, ali right agli iracheni che fanno il baciamano per scamparla. Se bacio la tua minuscola mano bianca durante la passeggiata, manifesti una gioia piena. Ma conosci anche gioie sfumate di un quarto, metà, di rapidissimi tre quarti di sorriso. Un motore improvviso, il guaito di un cane ti fanno aggrappare al mio dito. A volte fai tu il motore, e sulle tue labbra s'avvicendano assorte more di saliva. Oltre l'amaca e l'eucalipto scorrono vagoni vuoti, nella stessa direzione dell'accapo, alla stessa distanza delle lettere dell'alfabeto. Ogni tanto una testa seduta. Nel deserto le mosche dal cervello ebbro di sangue danzano su cadaveri arabi. L'amore per te diviso da un fratello, come un confine conteso. Il cessate il fuoco dell'autorità, quando sarai cresciuto. Vincere la gelosia, lacerare il proprio stecchito modello. Separare le identità per darsi tempo e vita. Già sollevi severo lo sguardo azzurro al tuo nome. I missili dei tuoi strilli simulati. Bombardamenti distratti di saliva. D'oro, d'argento, di tutti i brillanti. Gratti le unghie sui tessuti. Strappi i capelli a cui ti aggrappi. D'oro, d'argento, di tutti i brillanti. Mordi il naso per esercitare le gengive. Insegui elettrizzato la tua giostra come il gomitolo il piccolo felino. Sei d'oro: d'oro, d'argento, di tutti. Negli occhi hai l'alba, il buio, l'imbrunire. Vimini stridenti senza ruota, bilancia dal l'ago che avanza senza oscillare. Inarchi il piede e la schiena. Vesti tese. Col ventre dilati la spugna. Tuo padre per te ha fretta di futuro. Tua madre rimpiange il giorno in cui eri l'odore acuto della camicia augurale. Quella notte grida d'aiuto si susseguivano POESIA/ ALLEVA 73 al galoppo del monitoraggio, come in una diligenza da sceneggiato. Poi venne un flusso invisibile, bianco anche al buio. Ogni tanto un tuono alla testa. L'incontro nel travaso. Labbra aderenti. Affinché si attaccassero fingevo di staccarmi. Primo trucco amoroso. Magma di neve da un monte rovesciato al terreno. Tu scorri più veloce del fiume in cui sei nato. Ricadono spontanee palpebre e collana. Tu scorri, mentre s'infittiscono le ciglia. Ginocchia di seta divaricate. Tu ridi dal profondo e t'inarchi, fremi come un ponte percorso, lo sguardo ali' indietro. Fuori le foglie infiammano di vento luci lontane. Uovo di risa da un pigolante, fino al singhiozzo. Stucchi spezzati sul soffitto dal dentista, ombre spalancate. Una folla adolescente ride sgusciando su una scala, corrente d'aria convulsa, in metropolitana. Visite accavallate in poltrona. Aliti troppo accosti, mani che sanno di buccia, al cinema, di sera. Forse un'altra carezza si fa graffio involontario proprio adesso, in questa scena. Ti mordi le dita coperto dai lenzuoli. Ridi, orizzonte di gengive, grotta del palato; ridi: le stelle degli occhi sbiadiscono i giochi, si rovesciano le lune cigliate. Discordi, le lenti di padre e figlio orbitano nei cieli. Un cuculo canta nel cipresso mentre ti disseti. L'insetto sulla valigia, dalla corazza di cuoio e le zampe che avanzano; cavallette dalle giunture arrugginite intorno alla cappelliera sull'armadio. Un gelido becco beve nella vasca. Polvere a rotoli sotto le porte. Manopole spente, baionette in fila. Cosce cianotiche di poltrone all'alba. Qrecchie a sventola di porcellana, una sull'altra oltre il vento che vibra. Ondate di sapone su avanzi promiscui. Le lame della tua barba, allineate sui pelosi gradini dei giorni a ferire. Tutto dipende dal tono. Il bambino succhia in bocca il pollice rugoso: i tre buchi a triangolo allargati con un dente di forchetta, o con un ago da lana arroventato. Il nido capovolto della cupola, uccelli come strappi

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