68 AUSTRALIA/WINTON TimWinton THOMASAWKNER,ILCORRIERE Traduzione di Maria Luisa Cantarelli Tim Winton è nato a Perth nel 1960. Dopo aver lasciato la scuola all'età di 17 anni, si è specializzato in creative writing presso l'odierna Curtin University. Attualmente vive in una cittadina a nord di Perth con la moglie e i tre figli. La sua produzione letteraria comprende cinque romanzi, tra cui ricordiamoShal/ows ( 1985) e C/ouclstreet ( 1991), tre libri per ragazzi e due sillogi di racconti, Scission (1985) e Minimum ofTwo ( 1987), riunite nel 1993 in un'unica edizione dal titolo B/ood and Water. Ha ricevuto i prestigiosi premi letterari Miles Franklin e Australian/Vogel ed è stato quattro volte membro della Commissione letteraria dell' Australian Council. Le opere di Tim Winton presentano un quadro vivace e realistico dell'Australia, a cui lo lega un rapporto profondo. I luoghi dove è cresciuto, in pa1ticolare la zona costiera intorno ad Albany, acquistano infatti un particolare significato in quei romanzi, come Shallows, che celebrano la grandiosità della natura, la potenza dell'oceano, i paesaggi e le tradizioni del suo Paese. Ma l'attenzione dell'autore è rivolta soprattutto all'individuo e al suo mondo interiore, alla famiglia, al mistero e alla stranezza di una vita che a volte sembra assurda. Tim Winton sa scavare in profondità nell'animo umano per far affiorare i sentimenti più intimi e nascosti di un'esistenza apparentemente comune e monotona. Sa scoprire l'unicità e la straordinarietà del quotidiano e dell'ordinario attraverso personaggi che non compiono azioni eroiche ma sanno guardare al di là della banale realtà di tutti i giorni. Essi appaiono nella loro fragilità di esseri umani che si interrogano sui paradossi della vita; questa loro ricerca esprime una fotte spiritualità, al punto che, come afferma l'autore, risultano spesso posseduti da una visione. Nell'esperienza interiore anche l'elemento del passato assume patticolare importanza poiché a volte è proprio da una mancata riconciliazione con la propria storia o le proprie origini che si spiegano le crisi del presente. Per questo motivo viene dato ampio spazio al la narrazione di eventi ormai lontani, in forma di ricordi, diari o lettere; attraverso le situazioni descritte nei flashback si possono comprendere paure e stati d'animo che detenninano l'intera vita di un personaggio. Nella loro straordinaria umanità, le opere di Tim Winton risultano così cariche di nostalgia e amarezza, accompagnate però a tratti da un ironico umorismo. 1. Sebbene non fosse mai stato in aereo, Thomas Awkner non era completamente estraneo ai voli. Il suo primo ricordo risaliva al giorno in cui l'altalena della veranda sul retro lo catapultò contro lo steccato dall'altra parte del co1tile. Il terreno sfrecciò sotto di lui. I fori dei tari i nel la palizzata di legno divennero gallerie.L'impatto fu devastante. Un picchetto divelto gli serrò il lobo dell'orecchio e lo tenne prigioniero finché le sue urla riuscirono a distogliere il padre dall'inceneritore dietro la baracca. Adesso, mentre l'enorme jet traballava attraversando una turbolenza sopra il deserto, lui si torceva quel lobo fra le dita e sudava. Non gli piaceva volare. La sua stessa altezza gli faceva venire le vertigini. Steward e hostess avanzavano barcollando lungo i corridoi. Le bevande si rovesciavano. li segnale ALLACCIARE LE CINTURE lampeggiava. I trenta posti davanti a lui erano occupati da quella che sembrava una delegazione della Associazione Sordomuti. Uomini e donne indossavano blazere piccoli baschi e per gran parte del volo erano stati impegnati in un festeggiamento informale, producendo uno sconcertante vocio visivo. Le parole si arruffavano a manciate e i volti si tendevano per il riso, l'impazienza, la fretta. Tutto quello che Thomas Awkner poteva sentire era il tintinnio dei bicchieri, ma concluse che per l'Associazione Sordomuti doveva essere una gran baraonda. Guardarli gli fece venire sete. Premette il pulsante per chiamare la hostess. Mentre aspettava si asciugò il sudore dal le palme e sorrise ai due uomini seduti ai suoi lati. Era una smo1fia di disperazione, inamidata di paura, ma passò inosservata. Da qualche fila più avanti giunse un rutto secco e isolato. Nessuno dei partecipanti alla festa lungo il corridoio sembrò imbarazzato nemmeno per un istante. Arrivò una hostess, ma la paura aveva stretto un nodo in gola ad Awkner, tanto che gli era difficile parlare. La donna lo guardò alzando le sopracciglia scolpite. Le labbra di Awknersi mossero, ma la sua voce sembrava parcheggiata da qualche pa1te in fondo alla gola. "Si sente bene?" chiese il grassone di fianco a lui. "Il poveretto è sordo" disse la hostess. Iniziò a mimare l'azione di mangiare e bere. Thomas Awkner trasalì. Il grassone aggrottò la fronte. "Non credo. Non indossa un blazer, e nemmeno un basco." "Ma santo cielo, amico" protestò l'uomo triangolare alla destra di Awkner, "una persona non ha bisogno di blazere basco per essere sordomuta. Magari è uno che si è messo in proprio.". "Sciocchezze" disse il grassone, "adesso ci sta ascoltando.". "Leggono le labbra" disse la hostess. "Potrei avere una birra, per favore?" riuscì a dire finalmente Thomas Awkner. "Vedete? Parla." "E allora?" "Francamente, signore, questo non significa nulla!" "Emu Bitter, se possibile." La hostess gli fece un largo sorriso e andò a prendere la birra. Nessuno dei due uomini gli rivolse la parola. Gli sembrava di averli terribilmente contrariati. Si strinse tra la loro rabbia e i loro corpi smisurati e pensò alle due ore a Melbourne. Dall'altra patte del continente, rifletté, il tempo necessario per consegnare una busta in carta di Manila e prendere l'aereo del ritorno. Sin dall'età di cinque anni, Thomas Awkner aveva fatto commissioni per la sua famiglia, consegnato pacchetti a strani indirizzi, riferito singole parole attraverso buchi in pareti di fibrocemento, passato biglietti a uomini col cappello grigio in vie del porto battute dal vento. I parenti davano per scontata la sua evidente idiozia e lui, crescendo, non cercò di turbare questa convinzione per paura di perdere la sua unica ragione di importanza nel giro degli Awkner. Un idiota, pensavano, era il miglior corriere possibile. La capacità di comprendere poteva essere un rischio. Così il giovane Thomas Awkner sviluppò un'assoluta mancanza di curiosità; ignorava il messaggio o il pacchetto e si concentrava sul viaggio, godendosi il mondo al di fuori della casa di amianto con il suo fumo e le conversazioni segrete. Ma il viaggio finiva sempre con un ritorno a casa, dove nessuno si aspettava più niente da lui. A casa, quindi, non faceva niente. Stava volando. Suo padre non aveva mai volato: questo lo fece sentire un uomo di mondo. Suo padre era un ricordo associato all'inceneritore continuamente in funzione dietro la baracca sul retro. A ogni ora della notte per casa c'era spesso un gran viavai di scatole di carta triturata. Ricordava quel viso lungo e grigio con i baffi mal curati e la perenne barba bianca non rasata. Suo padre era
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