EnricoDeoglio. FotoRobySchirer Non possono andare a lavorare da nessuna parte, con la fedina penale che hanno, e mettono in atto una sorta di ricatto sociale. La faccenda di solito si risolve dando un posto di lavoro a termine. Alla fine protestano di nuovo e vengono inseriti in un'altra lista. E' la storia, insomma, dell'assistenzialismo italiano. Il gruppo di Palermo era una cooperativa di ex detenuti, praticamente analfabeti, la feccia della città. Centocinquanta persone che si riunivano una volta a settimana davanti al Municipio e spaccavano tutto ... A un certo punto ottengono un posto di lavoro, vengono assunti come netturbini - cosa che a Palermo è successa già moltissime volte - e invece di diventare dei parassiti sociali, come altri erano diventati, fanno delle cose che nessuno aveva mai fatto in città. Fanno insomma i lavori più sporchi, e in particolare portano a termine l'impresa titanica di svuotare un enorme complesso cinquecentesco che tutti si erano dimenticati che esisteva perché era usato come discarica dell'immondizia e nel giro di due mesi lo ripuliscono tutto e consegnano allacittàquesto gioie]lodi architettura lasciando tutti senza fiato. A me sono piaciuti perché da quella esperienza hanno tratto un'idea valida, forte, efficace: con una bassa forza per niente qualificata, anzi costituita principalmente da delinquenti, hanno dimostrato che a Palermo il solo patrimonio architettonico darebbe lavoro almeno a mille persone e alimenterebbe tutto quello che vi vive intorno, turismo eccetera. Effetti vamente questo è un atto di eroismo, perché questi potevano prendere un'altra strada e invece non lo hanno fatto. Dove finirà? Secondo me a lungo andare non lo faranno più perché è molto difficile in Italia avere un rapporto diretto tra delle giuste esigenze e delle giuste proposte e la loro attuazione politica, amministrativa, INCONTRI/ DEAGLIO 5 etc. Resterà un esempio, come altri sono stati, di una cosa che si poteva fare, ma che non ha fiato per durare. Allo stesso tempo è il segno di una potenzialità assolutamente inespressa che si fa fatica a vedere in Italia: non c'è nessuna proposta di cose che sarebbero possibili solo con un minimo di fantasia. La storia dei rapinatori napoletani non è poi tanto dissimile. Queste sono persone abituate a lavorare che fanno un lavoro che nessun alttro è capace di fare: scavare un cunicolo sottoterra, arrivare a un posto indicato, e fare un foro di venti centimetri per venti centimetri. Conoscono il sottosuolo di Napoli a come le loro tasche. Sono solo tre, ma sono una so1ta di rappresentanza di un patrimonio di conoscenza, di fatica, di organizzazione che a Napoli è diffusissimo. E' evidente che loro conducono dei piccoli assalti, sono dei banditi anarchici. Insomma scavare è un lavoro faticoso, rischioso, ma è un lavoro, eccome, e riconoscere che questa cosa esiste vuol dire riconoscere che esistono delle esigenze di "campar meglio", che non è un esigenza criminale di far velocemente dei soldi. li loro è un lavoro lento, meticoloso, e ci lasciano la pelle. Dall'altra parte c'è l'impossibilità costituzionale di riconoscere questa esigenza. In generale penso che in tutto questo sostenere che oramai non c'è più lavoro, secondo le quali più va avanti la ristrutturazione economica più toglie lavoro, è una grande palla. La gente lavora, lavora con le mani. Lavoro e fatica sono pane quotidiano della stragrande maggioranza degli italiani. Dalle pagine del libro emerge questa.fiducia, questo mesto e forse unpo' rabbioso ottimismo. Eppure, da un altro punto di vista, sembra di cogliere una malinconia di fondo, una malinconia legata all'idea che il destino immediato sia, come direbbe Lasch, quello di un "io minimo", tutto impegnato a sopravvivere con il minimo investimento di energie. Da una parte ci sono questi episodi di eroismo, e dal!' altra parte cosa c'è? Sì, c'è senza dubbio una riduzione delle pretese. Questa, però, non è solo una caratteristica della sinistra. Anche per la destra vale lo stesso discorso. Quando Berlusconi, l'anno scorso, disse "Yogl io creare un milione di posti di lavoro", disse una cosa fantastica. Parlava di un miracolo e lo prometteva. È evidente che in Italia c'è bisogno di un milione di posti di lavoro. Lui lo disse come slogan politico, ma ora nessuno dice più cose di questo tipo. Ora si parla di conservare l'esistente, il poco che c'è; nessuno osa più pensare che ci possa essere dell'altro. Questo porta alla riduzione delle aspettati ve, delle energie. Secondo me, i fatti di cronaca nera che racconto nel mio libro, in particolare quelli relativi alle violenze domestiche, sono proprio il sintomo, sono la concretizzazione dell'abbassamento delle pretese. Si parte dal presupposto di voler risolvere un problema. Il "mio" problema. Mio padre ha i soldi ma devo aspettare che me li lasci in eredità: se gli dò una botta in testa posso averli subito ... Si vede insomma la netta d(fferenza tra l'esigenza di "campar meglio" del ladro napoletano e l'urgenza di "avere" subito dell'assassinofamiliare. Esatto, inoltre nell'episodio napoletano, c'è un personaggio che lascia emergere un altro dato molto significativo: il "telefonista" che via via si preoccupa dei suoi amici che stanno sotto le fogne, che forse stanno morendo o sono già morti, e chiama prima la Polizia, e poi avverte tutti i parenti. Tutto ciò indica un grado di solidarietà, di umanità che è sempre più difficile trovare, a cui sempre meno facciamo caso. I delitti alla ribalta della cronaca sono per lo più squallidi. Aggiungiamo anche un altro elemento, che è quello del pentimento. Se uno pensa che ci sono oltre mille pentiti
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