Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

66 AUSTRALIA/DRAPER gemiti. Uomini, donne e bambini non avevano via di scampo. Correvano intorno al recinto cercando di sfuggire a quegli uomini orribili.Finalmente,tra lapolveree il rumore,Mackayordinòdi porre fine al massacro e gli spari cessarono. "Ce n'èancoraqualcunoin piedi.Torneremodomani perfinirlo". Dappertutto c'erano corpi insanguinati. Un bambino invocò la madre, poi rimase immobile. Un altro diede un urlo soffocato e poi piùniente.Quelliche noneranomorti si stavanorialzando lentamente dal caos e dalla polvere, troppo sconvolti e feriti per riuscire a scappare. In quella che una volta era stata una terra felice, ora non cantava nemmenoun uccello.Eracome se tutti avesserovistoquanto era accaduto e si fossero nascosti nei loro nidi per la vergogna. La polverestavaancora volandonell'aria e non sembravavolersi posarea terraquando il sole finalmenteconcluse lagiornata.La notte scese calma e funesta.Qua e là un grillo friniva. Tra i corpi stesi al suolo si alzò una figura, si guardò attorno, poi si acquattòe prese a muoversi verso lo steccato. Era una bambina di ottoo noveanniche, con tutta l'astuzia e lapazienzadei suoi antenati, si era fintamorta quando era iniziata la sparatoria. Eracaduta ed era rimasta là, ferma, fino a che tutto era tornato tranquillo.Non sapeva quanto tempo era rimasta sdraiata a te1Ta,ma adesso capiva che era ora di fuggire. Camminò nel recinto con circospezione. Nel buio si potevano scorgere figure raggomitolate. Dai corpi stesi a terra provenivano lamenti impercettibili. Chiuse l'occhio della mente sulla miserevole immagine che le stava davanti. L'unico pensiero cheavevaeraquellodi fuggire.Dovevascapparenell'eventualitàche quegli uomini orribili tornassero indietroe ricominciasserotutto da capo. Scappare,scappare,doveva scappare.Camminava leggermente curva in caso uno degli uomini fosse ancora là fuori. Ci doveva essere un modo per uscire da quell'alto recinto. Era in un angolo: un'asse in parte rotta si era allentata. La tirò e rimase lo spazio necessarioper passarci attraverso. Sgattaiolò fuori in tutta frettae si confuse nellanotte. Non ritornòmai al campo, prese invece la viadel bush e continuòa camminare.Sapevache nonmolto lontanoc'era un altro campo di neri e una volta là sarebbe stata al sicuro. Avrebbe sempre ricordatociò che era successo qui e lo avrebbe custodito nel suo cuore per sempre. Il mattino arrivò splendente e luminosomentre Mackay e i suoi selvaggi compagni riattraversavano il torrente al galoppo per finire il loro sporco lavoro. Avevano bevuto come spugne tutta notte e avevano voglia di un altro bagno di sangue come quello del giorno precedente. Smontarono da cavallo ed entrarono nel recinto. Solo Beai e Connors avevano i fucili. Gli altri pensavano che non ne avrebbero avuto bisogno. Molti neri erano ancora vivi e gli uomini, ubriachi, si misero a gridare e a strillare.Afferrarono i prigionierie gli spararono.Alcuni furono sbattuti violentementecontro i tronchi. Altri vennero schiacciati sotto i piedi. Mentre stava succedendo tutto ciò, arrivarono alcuni uomini a cavallo attirati dagli spari e dal rumore. Vedendoquella carneficina, uno sparò alcuni colpi in aria. Mackay e i suoi misero fine al loro sporco lavoroe fissaronogli uominiche stavanoentrandonel recinto. "Oh, mio Dio! Cosa diavolo avete fattoqui?" urlò il capo. "Dio, che scena agghiacciante". EraCeci!Dennis,un uomograndee grossocon calzoni di velluto a coste e stivali e con una barba nera. In fretta prese due dei suoi uomini, ordinò loro di puntare le pistole su Mackay e i suoi e disarmò i due col fucile. Con gli altri quattro compagni andò a vedere se c'era ancoraqualcuno vivo. Alla vista della strage uno del gruppo vomitòe riuscì a stento a trattenere le lacrime. Erano stati uccisi tutti: persino i neonati e i bambini. Dennis ritornò dove erano raccolti i prigionieri. Disse a Mackay: "Vi ho visti spesso in città, ho persino bevuto con voi un paiodi volte.Come avete potutofare una cosadel genere? Come siete potuti arrivare al punto di fare tutto ciò a questa povera gente? Cosa avevano fatto di male? Perché?" Voltandosi verso uno dei suoi uomini, gli disse di andare a prendere i cavalli di Mackay e dei suoi compagni. "Denuncerò te e i tuoi spregevoli amici e vi po1teròin città alla stazione di polizia. Là si occuperanno di voi" disse. Prima di rimettersi in marcia aggiunse un'ultima cosa. "Meritate di essere impiccati per ciò che avete fatto" disse. Gli legarono le mani dietro la schiena e li fecero montare a cavallo. Poi li misero in fila, una corda univa un cavallo all'altro. "Non cercate di scappare o vi spareremo" dissero Dennis e gli altri. Poi lacolonnadi uomini partìalla voltadella cittadinadi Talcum. Chi stava facendocompere in città dimenticò ciò per cui era venuto e si precipitò fuori, curioso di vedere perché queste persone erano legate ed erano sotto la sorveglianza del grande Cec Dennis. I prigionieri e le loro guardie si fermarono davanti alla prigione e smontarono da cavallo. La prigione aveva una sola cella, un ufficioe un unico poliziotto era in servizio per tutta la giornata. Il sergente James Burns era sia poliziottoche secondino che giudice di pace. Registravaanche tutte lenascitee lemortinel suodistretto.OsservòDenniscondurrea forza i prigionierinell'ufficio, e il suo voltosbiancòquando vennea sapere quanto era successo. Andò verso la cella, aprì la porta e disse ai compagni di Dennis: "Chiudeteli qui dentro e mettetealcuni uomini a guardia della prigione. Vado a dare un'occhiata sul luogo del massacro.Alcunidi voi prendanopicconie badili:dobbiamo seppellirli lì dove si trovano". Burns si fece sellareun cavallo e in fretta prese un taccuinoe una penna. Una volta pronto seguì Dennis e gli altri abitanti della città verso il torrente. Lo spettacoloche si presentòagli occhi di Burnsera quello della distruzione più totale. Bambini giacevano a terra con le teste fracassate, fatte saltare dai colpi di fucile, arti spezzati e corpi dilaniati coperti di sangue erano stesi a terra come tappeti. Burns annotava tutto ciò che vedeva. Calcolò che c'erano duecento o trecento cadaveri. Persino i cani erano stati massacrati. Quando ebbe finito Burnssi voltòrapidamente."Seppelliteli,e seppelliteliinprofondità" disse. "Forse ci si dimenticheràdi tuttoquesto negli anni a venire,ma io non lo dimenticherò per molto tempo, per molto molto tempo". Gli uomini scavaronoe seppellironoper due giorni e due notti. li fetoreera già molto forte.Si erano avvoltidegli stracci intornoal viso per poter lavorare. Il pastore dell'unica chiesa in città recitava una preghiera dopo l'altra. Non era che un giovane e questa era la sua prima grande sepoltura. Era talmente sconvoltoche mise da parte la Bibbia e iniziò ad aiutare a scavare e a seppellire. Pensava che avrebbe servito meglio Dio in questo modo piuttosto che parlare a qualcuno che non poteva sentire. Mackay,Crearly,Connors,Somers,Williams,BealeCollinswood furono accusati dell'assassinio degli aborigeni e mandati a Sydney per il processo. La diligenzadellaCobb e Co. li portò a Sydney sotto la sorveglianzadel sergente Burns e di altri sedici uomini. Una volta là furono messi in celle separate e due giorni dopo vennero portati davanti alla co1te.Furono consegnati a un giudice e a una giuria inglesi e subironoun processoche durò soloquarantotto ore. Davanti al giudice gli uomini di Mackay, uno alla volta, descrissero l'accaduto. "Dovevamo fare qualcosa.Non potevamo voltarciper paurache una lancia ci colpisse alle spalle, e poi hanno ucciso tutto il nostro bestiame. A Somers hanno ucciso tutti gli animali. Adesso è sul lastricoe non può chiedere un prestito".

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