Ellen Draper OLDCOBRABOOR Traduzione di Simona Castelli Questo racconto di Ellen Draper fa parte di un'antologia di scritti aborigeni, Paperbark, pubblicata per la prima volta in Australia nel 1990. I lavori per la realizzazione di questo libro iniziarono nel 1983 a seguito della prima conferenza di scrittori aborigeni tenutasi alla Murdoch University di Pe11h.In questa occasione più di quaranta scrittori aborigeni si riunirono per discutere del loro lavoro e arrivarono alla conclusione che era venuto il momento di far conoscere al mondo intero, compresi gli stessi australiani, la cultura aborigena. Alla base di quest'antologia c'è l'idea che, sebbene ancora poco conosciuta, la letteratura aborigena non si sia sviluppata di recente. La maggior parte dei racconti, delle poesie e dei testi teatrali inclusi in questa raccolta hanno le loro radici nella tradizione orale che per secoli è stata la linfa vitale delle diverse culture aborigene presenti nel continente australiano. Tutte queste culture forniscono una sorta di elemento unificatore tra le diverse tribù aborigene. Dietro la produzione letteraria aborigena c'è la lotta per ottenere la libe11à economica, il riconoscimento legale e il miglioramento delle condizioni di vita. In questo senso la letteratura aborigena può essere considerata come "un gesto per la comunità" volto alla sopravvivenza e alla libertà piuttosto che l'espressione delle opinioni di un singolo individuo. Gli scrittori aborigeni spesso sentono la necessità di parlare per conto della loro gente e cercare di ottenere ciò per cui tutti stanno lottando. Quest'antologia raccoglie "letteratura" orale, ossia canzoni, e nel trascriverla si è cercato di riprodu1Te il ritmo tipico della narrazione orale e di mantenere lo stile peculiaredell' inglese aborigeno. Sono però presenti anche scritti che, seppure con contenuto "aborigeno", nella forma si rifanno alla letteratura occidentale: poesie, racconti brevi e lunghi e testi teatrali. Questo modo di scrivere tra gli aborigeni australiani è di origine relativamente recente: la prima raccolta di poesie aborigene fu pubblicata nel 1964 e il primo romanzo nel 1965. Da allora c'è stato un continuo svilupparsi della letteratura aborigena tanto che oggi è insegnata in molte scuole e università, e gli aborigeni si stanno impegnando per far conoscere la loro a11ee le loro tradizioni. Ellen Draper è nata a Moree, nel Nuovo Galles del Sud e Olei Cobraboor è il suo primo racconto mai pubblicato. Il vecchio sedeva immobile su un tronco. Un eucalipto alto e ombroso lo riparava dal sole, e questo faceva al caso suo. Indossava un vecchio cappello marrone abbassato sugli occhi e i vestiti pendevano logori sul corpo nero e scarno. I pantaloni erano tenuti su da un doppio giro di corda. Lo sguardo era furtivo mentre scrutava il bush circostante in cerca del minimo movimento. Alla fine, soddisfatto che nessuno fosse nelle vicinanze, si chinò e cominciò a scavare ai piedi di un enorme eucalipto. Dopo qualche istante estrasse una delle pepite d'oro più grosse che questo paese riuscirà mai a vedere. Ne staccò qualche frammento e li mise in un sacchetto di cuoio che infilò in tasca. Sotterrò velocemente la pepita e la coprì di terra. Il vecchio Cobraboorera rimasto con poco tabacco e poco cibo, così andò in città a fare rifornimento. AUSTRALIA/DRAPER 63 Erano sei settimane o più che il vecchio usava la pepita per procurarsi del denaro tra un rifornimento e l'altro. L'aveva nascosta ai piedi di questo enorme eucalipto e solo lui ne conosceva il nascondiglio. L'albero era contrassegnato da un piccolo tomahawk conficcato sulla cima del primo ramo. Gli bastava dirigersi verso l'albero con il Jomahawkedeccoche trovava il nascondiglio. li bush intorno a lui era fitto di arbusti, con erba folta e piante rampicanti che crescevano fin sopra il ginocchio e in alcuni punti erano persino più alte. A tre miglia di distanza, giù lungo il torrente, c'era un campo aborigeno. Ci vivevano cento o duecento persone, comprese quelle che abitavano nei pressi della città. Nessuno sapeva da dove venissero. li vecchio Cobraboor sapeva ben poco di loro e queste sapevano ancor meno di lui, eppure viveva con loro e divideva con loro il suo tabacco. Dava sempre loro farina o cose del genere tutte le volte che ne avevano bisogno, soprattutto prima dei rifornimenti. In questo giorno particolare il vecchio Cobraboor si stava dirigendo verso la cittadina di Talcum, a piedi come sempre. Talcum non era una città molto grande: a dire il vero per le strade giravano solo quattro gatti e qualche vecchio ronzino (anche se a quel tempo i cavalli erano il mezzo di trasporto principale). C'era la posta, il pub e la stazione di polizia che fungeva anche da tribunale. Era attraversata dalla strada maestra, sulla quale viaggiavano per lo più le diligenze della Cobb e Co. li campo dei neri era a cinque o sei miglia di distanza, lungo il toITente e ben nascosto nel bush. A turno donne e ragazze si recavano a piedi alla fattoria fuori dal campo per farvi le pulizie. Era facile trovare dei neri che per la maggior patte del tempo oziavano sotto la tenda a righe del pub. Alcuni dormivano, altri stavano semplicemente seduti fissando nel vuoto ma notando tutto. Era questo il posto dove il vecchio Cobraboor portava le sue pepite. L'ufficio dove si vendeva l'oro era gestito dal proprietario del pub che, tra un'ordinazione e l'altra, comprava e vendeva oro e stagno, e talvolta anche pelli. Alle due e mezza circa di questo martedì dell'aprile 1885, il vecchio Cobraboor entrò in città con il suo sacco di tela appallottolato sotto il braccio, si fermò davanti alla po1ta del pub e con il cappello marrone si tolse la polvere dai vestiti. Poi si appoggiò al banco dove c'era l'ufficio della Compagnia mineraria, separato dal bancone principale mediante un vetro. Il proprietario conosceva il vecchio Cobraboor e sapeva che portava sempre della buona merce tutte le volte che entrava per vendere qualcosa. Sette uomini sedevano a un tavolo nell'angolo del pub più vicino all'ingresso. Avevano tutti un'espressione sfiduciata sul volto. A quanto pare le cose non stavano andando per il verso giusto. Si erano incontrati per bere qualcosa e per discutere dei loro problemi. Indossavano lo stesso tipo di abiti da lavoro: tute di tela grezza, camicie di flanella estivali di cuoio col tacco. Tutti avevano la barba, tranne il grande Cec Beai e George Crearly che erano ben rasati e molto abbronzati per il lavoro all'ape1to. "Beh, questa volta pianto tutto per sempre" disse Les Somers dondolandosi all'indietro sulla sedia. "Sono rovinato, completamente al verde, e non credo proprio che riuscirò a cavare qualcosa dalla mia terra". "Lo stesso per me" disse Edmund Connors. "Ieri mi si è rotto l'aratro e ho appena iniziato i lavori. Non posso chiedere un altro prestito, non ho ancora restituito quello vecchio. E poi, ora che me ne arriva uno nuovo, sarà troppo tardi per cominciare.Anch'io sono sul lastrico". "Anche noi" disse George Crearly. "Io e il vecchio Jim stiamo pensando di piantare tutto e di filare alle miniere giù nel sud. Chi lo sa? Magari riusciamo a trovare dell'oro".
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