Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

desi hanno voluto rilanciare la loro lingua chiedendone il riconoscimento (ottenuto nel 1987) come lingua ufficiale al pari dell'inglese e rivendicando anche l'istituzione dell'insegnamento bilingue. Oggi l'inglese è normalmente diffuso presso i maori, tuttavia l'importanza della lingua nativa resta vitale in quanto mezzo comunicativo d'elezione nel marae, dove la tradizione orale afferma ed esprime i valori e il patrimonio culturale di questo popolo. Le prime opere stampate in lingua maori furono prodotte dalla Chiesa e dallo Stato: si trattava di libri a soggetto religioso - la Bibbia, catechismi, libri di preghiere - oppure di materiale tradotto per conto delle istituzioni allo scopo di informare i Maori sulla politica governativa e sulla vita e le tradizioni britanniche e europee in generale. Tra le pubblicazioni in lingua maori figuravano anche i quotidiani, redatti tra il I842e il I870sotto la direzione del Governo, che trattavano di fatti locali, nazionali e internazionali. Riportavano anche testi della tradizione orale, canti, miti e leggende tratti dai racconti tribali, insieme a dettagli biografici sui capi più famosi. Nel corso del 1800 la pubblicazione di dizionari, grammatiche e di un ampio corpus di materiale edito dalla Chiesa e dallo Stato concorse a presentare una letteratura maori piuttosto aderente al sistema politico e sociale dei colonizzatori britannici e ampiamente rappresentativa della loro vita religiosa, politica e intellettuale. Una letteratura indipendente che fosse autentica espressione della cultura maori emerse invece dalle trascrizioni della tradizione orale e dai documenti "politici" prodotti in risposta alla colonizzazione. Prima dell'arrivo dei colonizzatori bianchi, i testi della tradizione orale venivano custoditi dalla memoria dei membri della tribù e la loro integrità veniva assicurata dall'uso regolare. Con l'introduzione di un sistema ortografico e di una grammatica maori, la scrittura venne accettata come un nuovo mezzo per preservare il patrimonio culturale orale senza tuttavia che ciò implicasse la conseguente pubblicazione dei testi, tuttora assai limitata. Questa carenza di materiale pubblicato si spiega in parte con la recente alfabetizzazione dei maori, con il progressivo declino nell'uso della lingua e con la riluttanza degli editori a incoraggiare una letteratura destinata a un pubblico molto ristretto. Ma si spiega anche con le convenzioni maori sull'accesso al patrimonio culturale tradizionale: l'acquisizione dei testi della tradizione orale infatti non è mai stata libera ma riservata solo a particolari persone e vincolata da rituali e restrizioni che, diventati via via meno rigidi, sono comunque ancora in vigore all'interno delle varie tribù. Ne consegue che i documenti relativi alla tradizione orale sono rari e non facilmente disponibili, e i pochi libri tendono a essere vecchi e fuori catalogo. La fonte più ricca di testi della cultura orale sono i manoscritti, veri e propri documenti sulle tradizioni delle famiglie e delle tribù che i maori cominciarono a redigere a partire dal 1850, quando cioè riconobbero nella scrittura un mezzo utile e necessario per conservare il loro patrimonio culturale. Questi documenti sono spesso proprietà esclusiva della tribù e quindi inaccessibili a chi non possa dimostrarne l'appartenenza. Gli esemplari più interessanti contengono resoconti dal ritmo scorrevole unito a un abile uso della lingua cui si accompagnano citazioni significative. Lo stile è spesso forte, colorito ed efficace nel dibattere le varie questioni, e riprende le peculiarità tipiche della narrativa orale. È tra queste raccolte private che si trovano spesso i testi meno contaminati dalla colonizzazione e i migliori esempi di letteratura in lingua maori. Trattando specificamente di una tribù, i manoscritti rivelano al lettore il cuore del patrimonio tradizionale avvicinandolo agli antenati più illustri della stirpe, alle tematiche più ricorrenti e ai riferimenti storici che arricchiscono le tradizioni del loro particolare significato. Nei casi migliori, questi testi sono assai articolati e rivelano astuzia e misura nell'uso della lingua e di espedienti poetici quali iterazioni ritmiche, NUOVA ZELANDA/ GIAGHEDDU 61 allegorie, espressioni figurate e metaforiche. Le raccolte di manoscritti conservate nelle istituzioni pubbliche sono il risultato del!' interesse che nel 1800 la società maori suscitò presso i Pakeha che volevano capire la lingua e la storia dei nativi per ragioni politiche o religiose. Una raccolta significativa è quella curata da Sir George Grey, due volte governatore della Nuova Zelanda tra il 1845 e il 1868, cui va il merito di avertrascritto, spinto da motivi politico-amministrativi ma anche da sincera ammirazione, gran parte di ciò che udì durante i suoi viaggi per il paese, spesso aiutato in questo lavoro dagli stessi maori che Grey convinceva a scrivere per lui. Tra le opere di questi collaboratori notevole è quella di Te Rangikaheke che scrisse circa ottocento pagine su diversi argomenti producendo letteratura in lingua maori tra la più raffinata ed evocativa, frutto della stretta relazione che si stabiliva spesso tra quei Pakeha fo1temente interessati alla società maori e i collaboratori indigeni. Bisogna aggiungere, tuttavia, che spesso questa letteratura era contaminata dalle correzioni con cui i testi destinati ai Pakeha venivano "addomesticati" per meglio incontrare la morale e il gusto europei: si trattava spesso di omissioni di riferimenti in contrasto con i principi del Cristianesimo o dell'inserimento di note esplicative intese a spiegare i passi culturalmente più oscuri ma che finivano per compromettere il ritmo e l'efficacia dei racconti. Nel corso del 1900 losviluppodella letteratura maori ha risentito di fattori quali la recente alfabetizzazione, il declino della lingua parlata e l'invasività della lingua dei colonizzatori. Ciononostante tra il 1890 e la prima metà del 1900 testi di letteratura orale furono pubblicati sulla stampa periodica come risultato della collaborazione di scrittori Pakeha e Maori. Particolarmente prezioso è stato l'apporto del Jouma/ ofthe Po/ynesian Society che pubblicò senza interruzione sino al 1950 articoli in maori con speciale attenzione per la storia delle varie tribù. La ricchezza di queste pubblicazioni è testimoniata dall'antologia di waiata Nga Moteatea curata da Sir Apirana Ngata, che riunisce circa trecento testi di poesia cantata provenienti da diverse tribù e costituisce un'eccezionale raccolta di storia, genealogie, costumi e tradizioni maori. A partire dagli anni Sessanta un nuovo impulso all'editoria in maori è venuto dalle università neozelandesi che hanno incoraggiato la pubblicazione di materiale proveniente da diverse zone del paese e, attraverso l'insegnamento della lingua, la stesura di tesi di laurea in maori, esempi questi ultimi davvero rari di prosa originale in lingua autoctona. La tradizione culturale maori non include un equivalente della critica letteraria di impostazione europea, tuttavia esiste un sistema di valutazione che prevede l'esame e la discussione delle composizioni sulla base dell'esattezza e del significato al fine di accertare che il testo consolidi e trasmetta l'immagine della tribù e i valori della cultura maori. È stata anche pubblicata un'esauriente documentazione sui whakatauki che costituiscono una componente fondamentale della letteratura orale grazie al linguaggio arguto e al contenuto ricco di metafore e di numerosi riferimenti storici e culturali. Se le composizioni di poesia cantata e ritmata sono sempre più diffuse e autori anche non noti ai lettori Pakeha vengono sempre più spesso pubblicati, non altrettanto si può dire delle composizioni originali in prosa. L'istituzione del Maori Publication Fune/, tuttavia, ha promosso la pubblicazione di prosa in maori privilegiando materiale originale scritto in maori piuttosto che traduzioni di opere esistenti. Per finire un altro esempio non meno importante di pubblicazioni in maori è costituito dai molti libri di lettura per le scuole scritti da famosi scrittori e compositori maori che trattano di argomenti di attualità e di cultura maori e che sono cruciali per il futuro della lingua maori scritta e parlata.

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