60 NUOVA ZELANDA/ HULME appollaiato il suo piccolo, al sicuro e al riparo dal vento. Lo vedo nutrire il suo piccolo. Vedo uno stercorario arraffare un uovo di pinguino dal tuorlo rosa, e poi proseguire affamato. Lo vedo prendere il piccolo dell'albatro, un fagotto dal collo soffice, vulnerabile e piumoso. L'albatro guarda, è a metà strada; poi si volta, caracolla in cima al costone e si lancia nel vento. E poi d'un tratto i cormorani lì fuori agitano i colli sinuosi e scagliano escrementi puzzolenti sulle rocce. E dietro i tuoi occhi non c'è nessuno. Ma tu l'hai detto, guardando l'albatro sgraziato e triste, tu l'hai detto, perché ti ho sentito lì dietro i tuoi occhi. "Non aver paura. Tutti noi siamo isole ma il mare ci lega gli uni agli altri, tutti quanti. Nuota." E mentre tu morivi avevo ancora abbastanza cuore e ragione per ridere di un'isola che nuota. Ti ho dato al mare. Ti ho fatto rotolare sul pavimento in pendenza sino a uno spicchio di ghiaia e ho lasciato che il mare ti prendesse. Le onde giocavano con i tuoi capelli meravigliosi e neri, le onde giocavano con le tue mani forti e ferite. Poi anche loro ti hanno sospinto via, come se nuotassi lontano, e non ti ho visto più. Ho dato al mare il mio messaggio, la mia bottiglia, il mio messaggio. È insoppo1tabile. (Il Taccuino dall'Isola Senza Nomea//argodiBreakseaSound: Si tratta di un comune taccuino per rilevamenti, modello 1065, I8x 13 cm, chiusura in elastico nero, quarantasei doppie pagine a righe e divise a metà da una linea, con copertina rossa macchiata di salsedine. La penna prevista dall'anellino laterale è mancante. Le ultime dieci pagine, e le prime due, sono state strappate. Il taccuino è stato ritrovato dentro un contenitore in plastica per panini (Tupperware, modello CT 106) avvolto in un sacco a pelo leggero in piuma d'oca ("Camper", prodotto da Arthur Ellis, Dunedin). Il sacco a pelo, ampiamente danneggiato dai ratti, era incastrato all'estremità della sporgenza descritta nell'"/ndice". Sull'isola non c'erano altri segni di passaggio o di soggiorno umano. Conclusione: Molte persone hanno speculato sull'identità dell'autore di questo taccuino fin dal suo ritrovamento da parte di due membri dell'equipaggio del peschereccio "Motu" (Dunedin, registrazione n.147 DN). L'anonimo "tu" potrebbe essere Jacob Morehu, un ricercatore assunto dal Dipartimento per la ricerca scientifica e industriale durante il recente censimento dei pinguini blu (Eudyptu- /a minor) su Resolution lsland. Due possibili indizi per l'identificazione sono: Morehu fu assunto (dal ORSI) nel corso della stagione 1984 a Campbell lsland, e scomparve poco tempo prima che l'ormai tristemente noto Corpo Sco1ticato fosse ritrovato a Goose Cove. (Morehu non è coinvolto. Era un vogatore appassionato, e la sua canoa scomparve nello stesso periodo. Su tutte le carte nautiche la zona intorno a Breaksea Island è "considerata pericolosa", come l'isoletta senza nome più in là.) È più probabile tuttavia che il taccuino sia uno scherzo architettato da una o più persone sconosciute. Gli indizi per questa Conclusione, che è quella del Dipartimento, sono: a) nello stesso periodo in cui scomparve Morehu non fu denunciata la scomparsa di nessun altro in tutta l'Isola del Sud; b) il "Corpo Scorticato" fu quasi certamente un omicidio, e si crede che sia stato commesso dall'eccentrico killer dell'elicotteroarsenale, Mike Corely, che cadde nel famigerato lago delle anguille giganti nel Fiordland National Park due giorni prima che il cadavere fosse rinvenuto; c) nessuno mi ha fornito spiegazioni soddisfacenti sul perché due persone che fanno una gita in canoa di un giorno dovrebbero po1tare con sé due sacchi a pelo. Un contenitore in plastica per panini, d'accordo, ma due sacchi a pelo leggeri adatti solo per dormire al chiuso?) LALETTERATURMAAORI Alessandra Giagheddu La prima produzione di testi scritti in lingua maori risale alla metà del 1800 e fu incoraggiata dagli immigranti europei che occuparono la Nuova Zelanda e imprntarono, tra l'altro, la tecnica della scrittura e della stampa. Assai più antica è invece la tradizione orale dei Maori di Aotearoa - il paese della lunga nube bianca - nome assegnato a queste due isole al limite del Pacifico meridionale dagli antenati polinesiani, navigatori abilissimi che, partiti dalla lontana Hawaiki - la mitica ten-a dei padri - raggiunsero questa terra a bordo di semplici canoe. Dall'incontro tra la lingua dei primi polinesiani e alcuni dialetti locali risultò la lingua oggi nota come maori. Nel rispetto della tradizione della Polinesia le tribù di Aotearoa diedero vita a una ricca e complessa produzione orale che toccava ogni aspetto della loro vita ed era composta in un linguaggio poetico ed efficace per poter essere facilmente memorizzata e recitata. Tra i diversi generi compositivi, i più importanti erano il whakapapa (genealogie), il karakia (incantesimi), il whaka1auki (detti), il waiata (poesia cantata), e il korero (racconti). I testi della tradizione orale non devono essere considerati semplici precursori della letteratura scritta ma parte essenziale e complementare di essa in quanto da sempre contribuiscono a preservare i rituali che si svolgono sul marae - lo spazio che costituisce il cuore della vita sociale nelle comunità maori-e sono per questo espressione dell'essenza della cultura maori, cioè veicolo del perpetuarsi della tradizione nonché elemento di coesione all'interno della tribù. Per letteratura in lingua maori deve quindi intendersi l'insieme della tradizione orale e scritta in quanto l'una costituisce il complemento dell'altra. Secondo uno studio pubblicato su The Oxford History o.fNew Zealand Lilerature all'inizio dell'Ottocento, con l'arrivo a Aotearoa dei primi europei - viaggiatori, missionari e coloni - si manifestò l'esigenza di formalizzare un'ortografia della lingua maori, innovazione che venne subito adottata dai missionari, particolarmente attivi nel promuovere la scrittura in lingua e l'alfabetizzazione come pa1te del programma di conversione dei nativi al cristianesimo. Dopo un periodo di insegnamento in sola lingua maori, il Governo introdusse l'insegnamento anche in inglese e successivamente solo in inglese: sino a tutto il 1800 il maori era diffuso ovunque ed era ancora molto parlato nei primi decenni del 1900, in seguito però ha subito un drastico e progressivo abbandono che si è protratto sino agli anni Settanta, allorché i nativi neozelan-
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==