58 NUOVA ZELANDA/ HULME Ho freddo, è umido, c'è fumo e sono così sola, come se il resto del mondo fosse andato a casa di proposito lasciandomi nel buio. Mi manca la tua risata. Dio mi manca il modo in cui le tue braccia mi sfioravano iIcorpo mentre remavi. Una gita avevi detto. Solo trenta miglia per arrivare all'isola. E guarda il mare. Liscio come l'olio. Possiamo andarci e tornare tra l'alba e il tramonto, diamine ho fatto lo stretto di Cook a remi! E alle mie rimostranze avevi risposto Pensa! Nessuno mette piede su quel!' isola da un sacco di anni! Eccoti uno spunto per il tuo articolo! E poi avevi aggiunto con occhi che scintillavano allegria e malizia: Eccolo, se sei venuta a cercare uno spunto e non semplicemente a guardare me. Avevo risposto smorfiosa che Io Sono Una Giornalista Ancorché Free lance, e un articolo era quello per cui ero venuta, e scrivere di ricercatori da quattro soldi alle prese con i loro rilevamenti non farà vendere una copia da nessuna parte, quindi ti seguo MacDuff. Veramente McLeay, avevi detto. Dal nome del whisky. È inutile. Se lo mangeranno i topi. Chi mai penserebbe di venire a cercare una freelance itinerante? Non voglio dire quale bottiglia ho affidato alle onde ... Da bambina mi piacevano i racconti sulle isole. Naufragarci era toccare il cielo con un dito. Usavi i relitti della nave e banchettavi con il cibo trovato sull'isola e poi quando cominciavi ad annoiarti accendevi un enorme falò che richiamava una nave da crociera in transito e tornavi felicemente a casa più buono e più ricco. Dio sa se ci ho provato quando ho sentito l'aereo. Ho acchiappato tutto quello che mi sembrava potesse bruciare e un pezzo di alga incandescente e sono corsa sull'unica spiaggia, la mezzaluna di ghiaia. E la pioggerella sottile ha inzuppato tutto quanto. Il fuoco era solo fumo e qualche guizzo indeciso di fiamma. Disperata -come sembra.fiacca scritta così I Disperata! Avrei bruciato i miei capelli fossero stati più lunghi, avrei gettato i vestiti tra le fiamme non fossero stati più fradici dei legni portati dal mare. Mi sono precipitata sotto la sporgenza e ho preso il mio sacco a pelo e l'ho aITotolato intorno alle braci. Ho pregato. I piedi mi facevano così male per la corsa che piangevo. L'aereo ronzava già lontano e mentre si avvicinava sempre più all'orizzonte il sacco a pelo d'un tratto è esploso in un falò trionfante. Nessuno l'ha visto. Solo io. Da allora è sceso il silenzio, se vicino al mare può esserci silenzio. Erano scesi altri silenzi prima. Tu dicevi poche cose, poche e lucide frasi per lo più ... "Sapevi che prima di mangiarli fanno schizzare i pinguini fuori dalla loro pelle? Li catturano sott'acqua, tornano in superficie con loro e li scuotono così furiosamente che l'animale vola fuori dalla pelle. Poi la foca leopardo li mangia." Sino a qualche giorno fa non avevo neanche mai sentito parlare di foche leopardo. Volevo chiederti di più ma avevi chiuso gli occhi ed era sceso un altro silenzio durato tutta la notte. Anche i giorni sono silenziosi, per lo più. Almeno i primi-tre? quattro? - giorni. La tua pancia diventa nera. L'ematoma ha raggiunto le clavicole. Dentro stai morendo dissanguato ma succede in silenzio. Almeno, per lo più in silenzio. Cominci ad arricciarti su te stesso, una via di mezzo tra rannicchiato seduto e rannicchiato disteso. E via via che ti raccogli nella posizione primordiale vuoi che io veda altre isole. Parli contro il dolore incessante. È stata un posto ingrato quest'isola che amavi. Una landa vulcanica e brulla, selvatica e riarsa. Una delle tante isole subantartiche dove le acque pullulavano di squali bianchi e i venti non calavano mai. C'era nebbia tutt'intorno alla nostra isola, a restringere iImondo alla nostra misura. Erano solo scogliere e acquitrini, avevi detto, ma avevamo passaggi di tavole robuste e così potevamo attraversare i pascoli dove l'erba era alta quanto noi. Potevamo passare nelle torbiere. Ma se non seguivi le tavole ti perdevi subito nel draco ... e magari arrivavi a un tumulo di pietre e lì sotto forse c'era un corpo, come se il tumulo ti chiamasse. Oppure raggiungevi l'interno, un lago piccolo e immobile, e lì nell'acqua profonda c'era un paiolo ignorato dalla ruggine. Noi eravamo stati lì, altre persone erano state lì, molte persone, ma la terrasi sentiva non vissuta e inqualche modo voleva gente che vivesse lì, persone e anche elefanti di mare e leoni marini e stercorari e albatri. Quest'isola invece, questa roccia dimenticata da Dio, è vissuta. Non ci vuole. Ha già i ratti e i cormorani e il mikkùnik. I ratti vivono di cormorani e di altri ratti penso. Suppongo che i cormorani vivano del mare. In questo periodo non fanno il nido. Gli uccelli adulti camminano strascicando le zampe ma sono più veloci di me che zoppico. E il guano mi brucia i piedi in modo terribile. Avevi detto con un filo di voce: "Ho il vento nelle orecchie." Fuori tutto è così fermo. La bruma nasconde anche il mare. C'è sempre vento, dici, e quasi sempre piove o nevica. Vento a novanta nodi ... Mi preoccupavo per gli uccelli. E come faceva il bestiame a sopportarlo? Quella piccola mandria di animali strapazzati e impauriti: si acquattavano nelle gole per poi morire nelle torbiere? È stato allora che il tuo respiro è cambiato. Ansimando dici: "A volte c'è una quiete innaturale, una calma minacciosa, come se il vento si arrestasse per un'ora a decidere la prossima destinazione." Dio, non può aver parlato così. Si era indurito. Il sangue sui polmoni. Non posso fare nulla, non potevo fare nulla. Raccogliere patelle e cozze e cuocerle per farne un brodo e tenerlo nel termos, così quando lui si sente può berlo. La bruma forma delle pozze sulle rocce. Abbiamo l'acqua. La bruma permette di respirare a fatica. Mi si stanno scorticando i polmoni. Ma i tuoi polmoni si alzano e si abbassano il suono si fa sempre più acuto a ogni respiro, sempre più difficile, sino a che urli ... Resto fuori per le urla ... ricordo di aver pensato, ma anch'io urlavo. Urlavo: Cos'è stato? Cosa è stato? Eravamo in un groviglio di alghe una matassa nella schiuma lungo la riva. Tu avevi appena riso e tirato giù con forza la pala destra della pagaia. "A terra!" hai gridato. E poi il mare ha sussultato. Qualcosa di liscio e massiccio e sinuoso, una massa grigia veloce violenta ha colpito la canoa mi ha schivata ti ha colpito ci ha schivati è piombata nella schiuma della riva. Ho continuato a gridare Cosa era? Sino a che avevi ripreso fiato. "Foca leopardo" hai mugugnato. "Voleva uscire dall'acqua. Eravamo nella sua traiettoria." Hai sorriso. Il tuo ultimo sorriso. "Probabilmente l'abbiamo spaventata a morte." Non un pezzo della canoa ha toccato terra. Non posso fare nulla ora. Mi sono accoccolata vicino a te e ti tengo la mano. Tu dici, le urla finite, il fiato quasi finito, dici con quel sussurro rauco e faticoso: "Con la luna nuova le correnti sono più forti del solito. Enormi banchi di pesci vengono sospinti sotto costa. Gli squali si rimpinzano. Qualche volta si infilano in un gruppo di leoni marini che pure si rimpinzano. Sarà allora che vedrai i leoni marini come pietre tombali - corpi irrigiditi nell'acqua, teste che spuntano erette, mentre gli squali bianchi fanno cerchio minacciosi e decidono senza criterio se prenderne uno o prenderli tutti. Non possono prenderli tutti. Le isole non funzionano così." E in qualche modo sono dietro i tuoi occhi e vedo le scogliere che sfrecciano dai mari grigi e finiscono in guglie taglienti. Vedo le pecore, Drysdales brade dal passo sicuro come capre, osservare dall'alto e senza timore gli umani che si inerpicano. Vedo l'albatro arrancare a fatica oltre un costone, verso la nicchia dove sta
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