Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

Enrico Deaglio VIAGGIO IN ITALIA ILSECONDODIARIOITALIANO IncontroconAlbertoRollo Enrico Deaglio pubblica il seguito ideale di Besame mucho: si chiama Bella ciao. Diario di un anno che poteva andar peggio (Feltrinelli, pp. 220, L.23.000). Dopo Besame mucho. Diario di un anno abbastanza crudele, un altro diario: si chiama Bella ciao. Un anno che poteva andare anche peggio ( Feltrinelli, pp. 220, Lire 23.000). Ancora una volta un diario. Ancora una volta una sequenza di storie che scavano nel corpo vivo del paese e lasciano emergere eventi.figure, avventure che sembrano mettere a dura prova l'ind!fferenza del leuore, trascinarlo a guardare, a rfflettere. Rispetto al 1994, l'obiettivo si sposta su realtà meno immediatamente visibili, come se dominasse un'altra urgenza: quella di esercitare l'attenzione su segnali diversi, più numerosi, e magari anche meno decffrabili a prima vista. Bella ciao è un'esperienza di scrittura che.forse proprio con quel salutare malinconico - che è proprio, per dirla con Franco Fortini, delle "canwni dei vinti" - si volesse prendere tempo, misurare distanze e contiguità, resistere. Ma è anche una prova di intelligenza critica e selettiva. Lasciare.fuoridal quadro la volgarità dello .sfascio, quella minaccia di peggio che s'appalesa nel sollotitolo, è un "gesto" tanto sapiente quanto feroce che ci rammenta dove andare a cercare i barlumi di una identità- non so se politica, certamente civile - meno affetta da balbuzie o snobistico mutismo. Il diario è una.forma che ha a che.fare con il ricordare o il non voler dimenticare. Come mai, per due anni di seguito - il 1994 e il 1995 - hai sentito, più.forte, l'esigenza di questa.forma? In teoria la scelta di "tenere un diario" era legata al 1994, perché iI 1994 è stato un anno di rivolgimenti che apparivano ali' epoca - cioè quandosi sono manifestati-terribili. [n realtà, ripensandoci, erano una sanzione di quel che era da tempo la società italiana. Comunque gli eventi erano tali da suggerire inevitabilmente l'idea di seguirli giorno per giorno. Aggiungiamoci pure il fatto che per sei mesi avevo fatto un lavoro quotidiano in televisione, "MilanoItalia", che era una trasmissione che segui va giorno per giorno quel che accadeva nel paese. Quest'anno, invece, è un anno balengo, non ha ancora una definizione: tutta l'asprezza e la nettezza delle posizioni dell'anno scorso si è stemperata di nuovo. Non c'è nulla di simbolico. C'è stata una serie di piccoli episodi, molto sotto traccia. Piccola cronaca. Da un certo punto di vista, il diario non sarebbe giustificato. E tuttavia io ho la sensazione che stiamo vivendo in Italia un momento di svolta, in cui può succedere indifferentemente una cosa e un'altra. Ci sono tanti sintomi di questo sommovimento. Quindi, anche se questo non è stato un anno "risolutore" tutto sommato è stato un anno interessante ... Pieno di sintomi ... L'insieme di questi sintomi, mi sembra, si portano anche appresso il formarsi e parallelamente, il decomporsi di culture politiche diverse. Qual è la cultura politica più sign(ficativa? L'unica cu Itura poi itica nascente, con ancor più consenso nel la base che nei suoi leader, è quella autoritaria, quella di Fini, insomma. Inquesto momento, questa cultura interpreta una tendenza a cui forse la definizione di fascismo non aderisce pienamente ma che certo ha a che fare con una politica autoritaria. Nel senso che "Le cose devono funzionare", che "ci vuole l'uomo forte", e hanno presa gli appelli all'egoismo sociale, le posizioni anti-immigrati, anti-zingari, anti-Europa: di fatto, questa è una componente delle politica italiana da sempre, dall'inizio del secolo, che adesso ha ritrovato la possibilità di ripresentarsi determinando una nuova forma di autarchia, di separazione, di egoismo. Poi ci sono altre culture politiche che sopravvivono. Vengono dal passato e sono anch'esse frutto della nostra storia. C'è la cultura di sinistra che non è patrimonio della gioventù, che appartiene ai quarantenni: una cultura politica conservativa che non ha in sé alcun motivo di novità. Il miglior modo diparlardi politica è del resto allontanarsi dal teatro della politica propriamente detta. C'è una simpatia nel tuo libro per figure - magari minori - ma caratterizzate da un inequivocabile eroismo sociale, da un eroismo morale per molti versi esemplari. Qual è il destino di queste piccole figure? Che posto occupano nel panorama del paese allo sfascio? Dello più brutalmente, a cosa servono? Servono, come dice uno dei personaggi intervistati, a trovare delle forme di qualità della vita, a trovare i modi per poterle esercitare davvero. Questo in Italia si può fare. L'Italia è effettivamente un paese molto libero, echi vuole una qualità di vita più alta può farlo. In tanti campi. D'altro canto è difficile che proposte ed esperienze trovino sbocco nella politica. li rapporto con la politica si traduce inevitabilmente in conflitto. E' inevitabile una separazione, uno scollamento. Solo a questa condizione è possibile "fare" e tradurre in pratica delle proposte autentiche, dettate da bisogni veri e sentite veramente. L'esemplarità che tuproponi va oltre i confini più banali di una tradizionale "Intona volontà". Ad esempio nell'episodio della banda di ladri napoletani che scavano il tunnel verso il caveau della banca si coglie una lode all'epicità del lavoro - che nella fattispecie è lavoro criminale - che suona profondamente e significativamente paradossale. Sì, nell'episodio napoletano, ma soprattutto in quello palermitano. Il divario che c'è in Italia tra gli appelli alla legalità, alla normalità si scontrano con ladistanza siderale in cui avvengono questo tipo di episodi. Vogliamo ricordare di che cosa tratta l'episodio palermitano? La vicenda palermitana é questa: è la storia di un gruppo di ex detenuti come ce n'è in molte città d'Italia - a Napoli, per esempio. Che ci siano gruppi di ex detenuti che protestano in maniera molto aggressiva sotto il Comune chiedendo posti di lavoro, è cosa nota. E' abbastanza tipico di tutto il Sud. Questi gruppi sono in genere massa di manovra per campagne elettorali.

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==