PER MARI SCONOSCIUTI SCRITTORI DALl:OCEANIA A curadi FrancaCavagnoli Keri Hulme ISOLESENZANOME NELMARESCONOSCIUTO 1raduz.ioneAlessandraGiagheddu Keri Hulme è nata nel 1947 a Christchurch, nell'Isola del Sud, ed ha origini maori (tribù Kai Tahu) e britanniche (inglesi e scozzesi delle Orkney). Attualmente vive a Okarito sulla Costa Occidentale del l'Isola del Sud. Ha pubblicato tre volumi di poesie, una raccolta di racconti (Te Kaihau, The Windeater) e un romanzo (The bone people, 1983) con il quale ha vinto il "Booker Prize". Recentemente la casa editrice E/O ha pubblicato il suo primo racconto tradotto in italiano (While my guitm· gent/v sing- La mia chitarra canta dolcemenle tratto da The Windeater) nel volume Rose d'Oceania. (Indice maledetto amore. Nelle ultime folli ore prima della tua morte con i tuoi occhi ho veduto leoni marini come pietre tombali, albatri dai cuori esausti, uova dai tuorli rosa. Ora sono di nuovo sola con me stessa, devo comporre quello che ho visto con quel lo che so di avere intorno. Questa realtà prima della prossima. I: la sporgenza. Si proietta in fuori come la prua di una nave ma è smisurata. Incombe su di me. Un giorno cadrà ma non mi fa paura. Sta lì da sempre - ricordi le ossa? Moa, avevi detto, e ci credo. Erano ossa vecchie, molto vecchie, così vecchie che i ratti non le avevano infastidite. 2: il mucchio di alghe sulla sinistra. Le ho intrecciate di nuovo più strette. Formano uno schermo sfilacciato. ' 3: il tuo sacco a pelo. L'ho lavato, sbattuto sulla pietra fino a che tutto il dolore e la sporcizia che hai sudato sono scomparsi. È quasi asciutto. L'ho arrotolato così mi serve da cuscino. Sono indecisa se dormirci dentro questa notte. Penso che potrei. 4: il pavimento di roccia. Digrada verso il mare. Non ti ha mai colpito questa stranezza? La volta svetta verso il cielo e il nostro pavimento cerca di scivolare lontano da noi, in basso, in fuori, lontano. 5: il fuoco - oh sì. Non l'ho lasciato morire. Anche se vado a nuotare lo voglio lì, per ricordare. L'ho nutrito con avanzi di alghe secche, rametti di mikkùnik, frammenti di luna, piume e vescicole seccate al sole e un pezzo di galleggiante di polistirolo. 6: dodici cozze nelle loro conchiglie. Sono disposte a semicerchio davanti ai miei piedi. Emettono gorgoglii e sibili come bocche minuscole che vogliono succhiare l'aria. Suoni di baci. Sono la cena. P_oi_cisono io vestita di disperazione e abiti bagnati; i miei piedi straziati; Il tuo taccuino logoro di mare e di maltempo. Il mio taccuino. La mia penna. Voglia il cielo che non finisca. (Poiché alla fine tu eri le tue ultime parole, parole lucide e analitiche, allora io sarò queste pagine. E magari verranno trovate da qualcuno che non capisce, che non sa neppure leggere l'inglese, o semplicemente che non ha voglia di leggere uno scritto pallido e macchiato, e così le brucerà. Come io ho bruciato i poveri resti bruni del moa, che forse aveva conservato il canto della sua esistenza in quelle ossa. Cantavano i moa?) .Ho man_gia_tole cozze. Cibo magro, le cozze. Anche aggiungendo I granchrett, sono solo più croccanti. E un tempo mi piacevano, cozze succose sulla conchiglia blu intenso, lucida e levigata, condite con burro d'aglio o ammantate di formaggio fuso ... Meglio ricordare il Secondo Giorno, i miei piedi già macellati da quelle maledette rocce, e io disperata perché il tuo stomaco rifiutava le cozze o le patelle, e io non riuscivo a trovare altro. E d'un tratto le onde avevano scagliato un pesce sulla spiaggia. Si muoveva a fatica, un fianco aperto da uno squarcio profondo - un barracuda, avevi detto. Ero riuscita a dargli un colpo sulla testa, in realtà l'avevo colpito con una ferocia che non sapevo abitasse dentro di me. Cucinare cozze e patelle era stato semplice - sistemarle con cura sulla brace e lasciarle abbrustolire. Ma quel merluzzo rosso? Facile, avevi detto. La tua voce era molto stanca, e te ne stavi tutto rannicchiato. Quelle alghe. Quali alghe? Stacca le parti più spesse, aprile e mettici dentro il merluzzo. Lascia stare le interiora. Il tuo stomaco aveva accettato la polpa più tenera. Ma non era sufficiente. Forse aveva peggiorato le cose. Non riesco a ricordare l'ordine dei giorni dopo il Secondo Giorno. Potrei essere qui da almeno nove. A volte durante la notte - dieci? otto notti?- a volte durante la notte al largo vedevamo delle luci. Navi lontane forse, anche se alcune crescevano con una rapidità anomala e altre rimanevano stranamente fisse, fari nella notte che svanivano all'alba. Le vedevi anche tu? La sola volta che eri sembrato cosciente di quelle luci è stata la notte in cui le onde danzavano, vive di fosforescenze. Porotitiwai, avevi sussurrato, porotitiwai, e non ho mai pensato di chiederti che cosa voleva dire. Lo sai che ho sempre avuto paura del mare? Non ridere. Non ha rimorsi. Non ha umanità. Avresti riso di questo.
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