barcollante pianeta". (E Mandel'stam scriveva: "Prendi con gioia dai miei palmi /un poco di solee un poco di miele,/ come ci hanno ordinato le api di Persefone".) Quanto imprescindibile sia il "Non tutti!" emerge anche da altre parole di quel l'autentico portatore di luce che è Lucifero: "Alle bambine viene insegnato a sfilare prima che a camminare, ai bambini viene imposto il volante già nella carrozzella. Presto spunterà un gregge di modelluzze e pilotini che non occorrerà addestrare al passo dell'oca: si metteranno infila da soli". E non solo. A un eroe come Elianto, "il mirabile fanciullo che ha letto tutto Poe andando in bicicletta senza mani", si contrappone il coetaneo Baby Esatto, "fanciullino miliardario farcito di droghe cerebranti e nanotecnologiche informatiche". È molto chiaro, e ripetutamente evidenziato, che va annoverata tra i tumori anche la falsissima coscienza di una concezione sindacale dell'infanzia. Concezione quantomai diffusa, e copertura effettiva, a prescindere dalle intenzioni di chi ne sia permeato, di una immane cattiva coscienza e sul proprio conto e sul conto dell'inf 9 nzia - della sua esistenza e del suo futuro - e delle proprie relative responsabilità. Oggi, con responsabilità non soltanto da oggi davvero interclassiste, siamo nel pieno di un processo biforcuto. Falsamente biforcuto. Si modellano modelluzze e pilotini ben mostrando quanto si possa strillare pur da "grandi" per la macchini nona e la barchètta e la villètta e la fabbrichètta; nel lo stesso tempo, e tanto affiancata da non esserne in realtà mai disgiunta, una famelica ipertrofia pseudocognitivista ingurgita le infanzie storiche spurgandone il portato favoloso, e segmentandone il tempo e la voce e il respiro in comparti. Che poi ogni comparto sia pieno di qualcosa oppure di nient'altro che una crocetta attestante l'aver assolto al dovere di prevedere un pieno purchessia è questione davvero secondaria. Essa riguarda infatti solamente attardati moralisti, improduttivi rabdomanti di senso, ramponatori del sapere a furia di domande: tutta gente che non c'è verso di acquisire nemmeno per sbaglio al brilluccicante "siate maggioranza" -e gli si tolgano allora acqua luce gas, in sintonia con il "DECRETO UFFICIALE/ che indfce la persecuzione OBBLIGATORIA E RADICALE / dei POVERI" ne Il mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante: "Ogni povero il quale I nel termine di dieci minuti (ora locale) I non sarà riuscito a dimostrare I di disporre di un minimo capitale I di quattrocento-/ -mila sterline oro depositato alla Banca Nazionale I riceverà ipsofacto l'estremo Sacramento e verrà traslocato all'Obitorio Parrocchiale". Sf, quella biforcazione è davvero una finta. E per fare che avvenga qualcosa che diverga davvero sarà necessario esser fuori davvero. Sarà necessario forse essere malati di Morbo Dolce; forse assorti a contemplare "l'unione tra le grandi e le piccole fatiche dell'universo"; forse col volto da lupo; forse sognanti papaveri; forse con l'istinto di sopravvivenza evaporante in una nube azzurrina; forse dentro una camicia di forza; forse inseparabili dalle radici di un castagno pluricentenario; forse assistiti da qualcosa di simile a un secondo sole, somigliante "a un delfino, e forse a un gatto o a un uccello, o a nessuno di questi", insomma dal Kofs; forse affetti da attrazione pluriversale, quel campo di forza dove "molti sono attratti da molti, tutti aiutano tutti"; forse disegnatori e lettori e scrittori e suonatori di mappe nootiche. Come Elianto. Forse, per fare che avvenga qualcosa che diverga davvero, bisognerà essere Felici Pochi, suonatori di ocarina e fischiettatori di Cielito lindo, nati "dallo sposalizio d'un' asina / con un chicco di grandine/ sotto il Diluvio Universale"; forse bisognerà essere come il Pazzariello del Mondo salvato di Elsa Morante. Sappiamo tutti bene, e lo si impara proprio da Elsa Morante, che "tutte le città della terra sono un 'unica, maledetta congrega / contro i ragazzetti celesti" e che "le fanciullezze sulla terra/ sono un passaggio di barbari divini/ col marchio carcerario della fine già segnata", ma contro la mefitica putrescenza del totalitario Zentrum come contro la "embambolia" - ridicolo rinfantilimento che evoca inevitabilmente il Ferdydurke di Gombrowicz con il Philifor e il Philimorfoderati d'infanzia-potranno qualcosa soltanto i "ragazzini". E non già dei "Peterpan" appagati e protetti e acquietati in un sogno regressivo, bensi dei Peter Pan costituzionalmente inconciliabili, che magari vorrebbero anche crescere, ma che proprio non possono farlo perché radical mente estranei a quel "crescere" che è il taci tarsi, l'accondiscendere e farsi maggioranza. Come I' Aharon de Il libro della grammatica interiore di David Grossman, cui non riesce di accettare la volgarità del mondo adulto ma soprattutto non riesce di smettere di frugare nel proprio fondo profondo. O come il Miguilim di Joao Guimaraes Rosa, che non vuole diventare grande perché "i discorsi delle persone grandi erano sempre le stesse cose secche, con quella necessità di essere violente, cose spaventate"; e che poi, a vedere i grandi che erano cosf contenti di ammazzare animali e addirittura "non volevano neppure che lui Miguilim sentisse pena del!' armadillo", allora lui "inventava un'altraspeciedi disgusto per le persone grandi. Crescesse pure quanto si voleva, mai avrebbe potuto stimarle". Oppure come Pinocchio, il cui "crescere" si traduce in un agghiacciante e agghiacciato "grosso burattino appoggiato a una seggiola, col capo girato sur una parte, con le braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo". Elianto è un importante romanzo civile. Politico politicissimo. Ma non tanto per gli evidenti ricalchi di Tristalia su quello sterminato Museo Teratologico che è oggi, e non da oggi, l'Italia. È un importante romanzo civile e politico soprattutto perché piu che dare risposte apre a nuove domande. Perché piu che raccontare quel che Elianto fa, racconta che Elianto esiste. Perché racconta che Elianto "guidò la rivolta dei papaveri, la piu grande rivolta della storia", ma si guarda bene dal descrivercela. Perché il suo cuore è pulsante di "principio-memoria" e di "principio-responsabilità" e di "principio-resistenza", imprescindibili per potere ipotizzare anche un "principio-speranza". Perché se ne ricava che il mondo potrà essere salvato soltanto dai "ragazzini". È un importante romanzo civile e politico perché potrebbero leggerlo anche i ragazzi - non dico i bambini, ma i ragazzi sf. Perché è irto della ferocia gombrowicziana e al tempo stesso tutto dalla parte di Bruno Schulz: il quale, in una lettera del 1936 (Lettere perdute e frammenti, Feltrinelli 1980), scriveva che quel che gli premeva, il genere d'arte cui aspirava era la "infanzia reintegrata. Se fosse possibile riportare indietro lo sviluppo, raggiungere di nuovo l'infanzia attraverso una strada tortuosa - possederla ancora una volta, piena e illimitata - sarebbe l'avveramento dell' "epoca geniale", dei "tempi messianici", che ci sono stati promessi e giurati da tutte le mitologie. Il mio ideale è "maturare" verso l'infanzia. Questa soltanto sarebbe l'autentica maturità".
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