SIAMOTUTTITRIBALISTI? NAIPAULELEPASSIONIRAZZIALI LodovicoTerzi "Cosa diavolo fa quel maledetto muso giallo?" esplode un viaggiatore in fila per acquistare un biglietto ferroviario, a New York, mentre in testa alla fila un filippino(omalese,oindonesiano, o cinese) pasticcia, non capisce, non trova i soldi, fa perder tempo. Il viaggiatore è un nero di nome Blair, un personaggio politico importante, con un incarico presso le Nazioni Unite, elo racconta lui stesso - "il bianco che gli stava davanti si era voltato e l'aveva guardato con grande disprezzo". Siamo tutti dei tribalisti e dei razzisti, dice Blair. Sono seduti, lui e Naipaul, il politico e lo scrittore, e il nero e l'indiano di Trinidad, nella veranda di un bungalow in un paese di recente indipendenza del!' Africa Orientale. Blair sarà ucciso pochi giorni dopo per aver cercato di opporsi al contrabbando di oro e di avorio. E racconta una buffa parabola a proposito di ce11iesami medici che era andato a fare in una clinica di New York. "Dopo aver preso nota dei suoi dati, gli avevano consegnato una vestaglia, dicendogli di spogliarsi in uno stanzino. Le vestaglie erano di quattro colori. I colori non avevano alcuna importanza e le vestaglie venivano date a caso, ma quando gli uomini in vestaglia si erano radunati in una sala d'attesa, avevano incominciato a formarsi dei gruppetti in base al colore delle vestaglie". Ridono, Blaire Naipaul; ma lo scrittoreècoltoda una strana emozione. "Ero commosso", dice, "da ciò che mi pareva stesse dicendo Blair. Si aspettava che la sua passione razziale fosse capita; non gli sembrava che ci fosse bisogno di spiegarla". Anche in un episodio dichiaratamente riprovevole come quello della stazione di New York, Blair ha una forte attenuante: quella di aver combattuto tutta la vita per non opprimere o perseguitare altre razze, ma per liberare ed emancipare la propria. Siamo alle ultime pagine dell'ultimo libro di Naipaul, Una via nel mondo (Adelphi 1995, pp. 440, Lire 42.000), e la conversazione con Blair è una sorta di riflessione conclusiva su uno dei motivi ispiratori del libro, che è appunto la passione razziale intesa come riscatto dall'oppressione e dall'umiliazione del colonialismo, come ricerca di nuove identità odi antichissime origini a fronte dello sradicamento subito, e anche come scontro fra le diverse etnie emergenti nel mondo post-coloniale, nel mondo di oggi. E si ha l'impressione, leggendo questo libro, che i veri cittadini di questo mondo, quelli che lo posseggono nel modo più concreto e sanguigno, che scavano in esso la loro via nel modo più incisivo, attraverso incredibili spostamenti dalle piantagioni di cacao dell'America equatoriale ai palazzi di vetro di Manhattan, dai quartieri promiscui delle capitali europee a quelli residenziali dei nuovi stati africani, siano proprio loro, i colonizzati di ieri, o per dir meglio le loro élites politiche e intellettuali. I bianchi sembrano molto più statici, molto più legati ad ambienti ristretti: fermi, si direbbe, nella loro ansa - sia pur privilegiata - del fiume, quando gli altri ne formano l'impetuosa corrente. VaJga per tutti il bellissimo ritratto dello scrittore inglese Foster Morris, inesorabilmente superato e lasciato indietro. Se, dunque, il vecchio centro del mondo - l'Occidente - è finito nell'ansa del fiume, qual è il nuovo centro? a lettura ultimata verrebbe da rispondere: ma è ovvio, il nuovo centro è Trinidad! Assurdo? Certo, ma non per Naipaul. Come per ogni scrittore di razza, il luogo della sua formazione, la sua scena primaria, si dilata fino a includere metaforicamente tutta la vita umana, la geografia e la storia. D'altra pai1e, T1inidad, o più precisamente il Golfo delimitato dalla penisola di Paria e dal deltadell 'Orinoco sulla costa venezuelana, edall' isola di Trinidad al largo, non è un crocicchio di secondaria importanza. "In un certo periodo," scrive Naipaul, "pensai di provare a scrivere un testo teatrale o una sceneggiatura - meglio una sceneggiatura -sul Golfo.L'immaginavocome un'opera in tre parti: Colombo nel 1498, Raleigh nel 1618e Francisco Miranda, il rivoluzionario venezuelano, nel l 806. Tre uomini ossessionati, già avanti negli anni, ciascuna con una visione tutta sua del Nuovo Mondo, ciascuno colto in un momento che avrebbe dovuto essere di grande soddisfazione, ma in realtà prossimo alla fine di tutto, nel Golfo della Desolazione". Tre uomini sconfitti, tre storie che Naipaul ha incluso in questo suo libro come parte integrante del grande affresco che pone Trinidad al centro del mondo. Avrei dovuto dire prima, forse, com'è fatto questo libro. Sono nove capitoli, alcuni dei quali, quelli più strettamente, ma non esclusivamente, autobiografici, sono in qualche modo collegati fra loro: vi si ritrovano in epoche diverse e in luoghi diversi - Trinidad, Londra, New York, Parigi, l'Africa Occidentale ex-francese, l'Africa Orientale-le stesse persone vere o reinventate. Ma ci sono quattro capito! idel tutto scollegati, che tuttavia concorrono in modo estremamente suggestivo all'affresco generale. C'è, prima, un abbozzo di romanzo: la storia di un europeo che, non si sa per quale missione, risale un fiume, forse l'Orinoco, per raggiungere un villaggio sperduto nella foresta equatoriale, accompagnato da due ragazzi indigeni che lo guidano di giorno e gli fanno compagnia nelle lunghe notti. È la storia di un'allucinazione, di un rapporto impossibile fra chi viene dal di fuori e la sfuggente realtà che si trova di fronte. C'è poi una classica short-story: un indiano di T1inidad ha trovato in Venezuela un tesoro nascosto sin dai tempi della rivoiuzione, ha messo su famiglia e ha nove figi i, i I maggiore dei quali fa i I poliziotto in una qualche città sull'Orinoco. Ma adesso questo figlio ha dei guai. Vedere quali. E infine ci sono le due lunghe storie di Sir Walter Raleigh e di Francisco Miranda, uno sulla nave alla fonda del Golfo, l'altro sull'isola di Trinidad, entrambi nell'attesa logorante della fine: straordinari e ricostruzioni fantastiche di uno spunto storico, che ancora una volta riconducono al rapporto impossibile fra il sogno o l'ossessione di chi viene dal di fuori (la rivoluzione di Francisco Miranda non è poi molto diversa dalla ricerca dell'Eldorado di Sir Walter Raleigh) e la realtà che è beffa e delusione: la realtà dell'isola e del golfo che sono metafore del mondo. Questo libro ricco e complesso è anche un esperimento stilistico, per aver adottato una scrittura così aperta, anche disordinata, ma pervasiva e vitale. Naipaul, considerato uno dei massimi scrittori viventi di lingua inglese, è da anni candidato al Premio Nobel.
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==