Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

44 GRECIA/VALTINÒS Folo Decoux/ Réo/ Conlroslo. improvvisamente avevano perso ogni rumore. Smisero del tutto di farsi sentire. Takis prese la bottiglia e ci riempì di nuovo i bicchieri di vino. "Devi guidare, Peter", intervenne freddamente Panaghiota. "Sì, devo guidare, e allora?" rispose quello arrabbiato. Uscimmo nel cortile. La notte era umida e non c'erano stelle. Panaghiota stava sulla p011ae ci guardava. Takis mi legò la cintura di sicurezza e aspetto che facessi anch'io lo stesso. "Se ci fermano sono quaranta dollari", disse. Guidava lentamente e con attenzione. Dal finestrino ape1to entrava un'arietta tiepida che si incollava sul mio collo. "Questa è la nostra estate. Pioverà", disse nuovamenteTakis. Proseguimmo per un po' in silenzio. L'effetto del vino, non c'eravamo ubriacati, comunque sia, eravamo immersi in una specie di malinconia silenziosa. Non vedevo Takis da trentadue anni. Da trentadue anni viveva qui. Dall'altra parte del sole. Ventiquattroanni nella stessa fabbrica. Aveva raggiunto il salario più alto. 380 dollari netti la settimana. I suoi superiori apprezzavano le sue qualità e aveva già la possibilità di regolare il suo orario, secondo le sue esigenze. Se, per esempio,gli telefonavanoda casa che era successo qualcosa, un piccolo problema, poteva andarsene. Anche se la telefonata era una scusa, per andarsene un po' prima della fine del turno. Era ritornato in Grecia una volta soltanto ed insisteva nel dire che quando sarebbe stato in pensione vi avrebbe fatto ritorno per sempre. Di certo, invece, sarebbe rimasto qua, definitivamente. Gli offrii una sigaretta del mio ultimo pacchetto greco. Fece la prima boccata come se aspirasse aria. "Quelle che ci sono qui sono pesanti", disse. Fanno un odore come quelle francesi. Si rituffò nel silenzio. Nel nostro quartiere tutti lo conoscevano come Takis, adesso è Peter. Era quattro anni più grande di me - per la nostra età di quel tempoera una differenzasignificativa.Dall'alto della suaesperienza mi aveva insegnatoa farmi le seghe- gliene sono riconoscente.Era un periodo in cui il mio corpo si era ritrovato improvvisamente nel pienodi un incomprensibilecambiamento. La voce si era fatta rauca, mi eranocresciuti i peli,e i capezzolierano infiammati. Questostato febbrile durò lo spazio di un'estate. Takis, tutte queste cose le aveva superate già da tempo, seppe insegnarmiad aprire gli occhi. Era un ragazzo insofferente,se ne era andato viadi casa, e finché nonpartìmilitare facevasventolarela sua camjcia rivoluzionariadella giovinezza. E poi pai1ì. Non lo avevo più vistoda allora, ed al postodi quel mio giovane e gagliardoamicomitrovaidavantiunuomodi mezz'età. Stanco,con il doppio mento, con la palpebra destra un po' allentata sull'occhio, soprattuttodopocheavevabevutoungocciodi più. Econtavagli anni per la pensione. Mi chiedevose anch'io sembravotantodiversoai suoi occhi,e se avevo riempito anche il suo cuore di tristezza. In albergo, primadi lasciarci,mi abbracciò.Ci scambiammodue baci sulla guancia. "Buonanotte,Nikos", mi disse commosso,e si voltòdi scattoper allontanarsi in fretta. "Buonanotte, Peter". Questo Peter mi uscì dalle labbra da solo, senzache neavessialcuna intenzione.Lui ci rimasemalissimo,come se lo avessi colpito alle spalle. Si voltò e mi fissò : "Anche tu?" Note I) L'ultimo giorno di Carnevale per i greci è la domenica. Il primo giorno della Quaresima cade quindi di lunedì.

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