Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

42 GRECIA/ CHULIARÀS Il disperato monologo di Damianos Filolias, anni due, nel cortiledel ristorante "Il Corallo", alle undici di sera dell'otto luglio 1986 Nero. Mà. Un muro nero vedo: con la pioggia dentro. Ecco. Mà. li gatto. Eccolo. Lo voglio. Voglio entrare e voglio guardare. Da dentro voglio guardare. Mà. Dalla coda. Se ne va. Scappa nel nero, ma io lo voglio. Lo voglio ora. Mà. Ecco, è là. E' sul muro e io voglio essere là dentro. Voglio essere dentro il gatto e guardare. Ma adesso, se n'è andato. E io? Come faccio ad entrarci ora che non c'è più? Cado. Ecco, ora cado. Faccio mbam e cado .... Perché anche la terra sta venendo. Viene verso di me e mi bagna. Ed io non voglio che questa terra mi bagni, perché mi bagna da dentro. Mi bagnano con il nero e non voglio. Di' qualcosa, Mà. Chiama il gatto. Digli di venire qui. E se va via, anch'io vado con lui. Voglio andare dentro di lui. Mà. E mi porta dove vuole. Perché se ne va? Mà. Eccolo. Lo vedo. Mi porta dove vuole. Sale sul muro nero, che dentro è bagnato, e salta. Eccolo. Salta. Mà. E non si fa male. Salta al contrario. Non si fa niente. Salta nel cielo. Mà. Non si fa male, non si fa niente. Per questo io lo voglio. Voglio essere dentro di lui e guardare. E farmi portare in giro. Perché lui ci va. Mà. Nel cielo, al contrario, va e non si fa male. Anch'io voglio il cielo. No. Mà, non mi tirare per il braccio. No. No. Non voglio. Mà. Il cielo. Il cielo, voglio. Mà. Ora. Voglio il cielo. Il cielo. 1986 Vado, indietro, tranquillo Vado adesso tranquillo dentro un'oscurità piovosa. L'estremità della mia sigaretta illumina i percorsi scoscesi e procedo. Indietro vado in quei luoghi, vado dove mi hanno ferito: in quelle stanze che emettono odore di fumo e di sperma. Vado adesso tranquillo e senza dolore procedo. La casa definitiva A un certo punto ce ne andremo tutti insieme. Annoiati usciremo di nuovo, tardi, di notte. [n un'ora sbagliata, usciremo dal le case degli amici ed inaspettatamente fuori tutto sarà diverso. Le nostre macchine ci mancheranno e le strade intorno saranno sconosciute. Una lunga coda dall' oscurità ci avvolgerà e ci porterà, ognuno separatamente, verso la casa definitiva. Nel sonno profondo Vasilakis Babanatsas chiude nuovamente il suo negozio e se ne torna tardi a casa. Respira ancora una volta l'odore che lascia una giornata priva di gioia e si butta, da solo, sul letto. Nel fondo rigato del sonno, allora, si intrufola e si cambia gli occhiali ed il sangue. Si rispecchia in oscuri, spezzati pezzi di tempo che brillano nel buio e lo mostrano esattamente così come era prima di diventare quello che ora tutti sanno che è. da L'altra metà. Sedici storie di passione controllata, come favole, Atene 1987, Il ed., pp. 66-68. Per Nikos Chuliaràs, cfr. Linea d'ombra 44, 1989 Thanassis Valtinòs IN MORTEM Thanassis Valtinòs è nato nel 1932 nel Peloponneso. È uno degli intellettuali greci più noti, autore di diversi romanzi di successo e sceneggiatore del film di Th. Anghelopulos, premiato a Cannes. Narratore serrato dal taglio naturalistico e preciso, Valtinòs riesce a trasfigurare la realtà lasciando intatti tutti gli elementi concreti del mondo esterno. Le sue storie rimangono in sospeso. Perchè la vita è così, finché dura, gelosa del suo futuro svolgimento. Valtinòs è presidente del l'Associazione degli scrittori greci. Vive ad Atene. La festa si svolgeva all'aperto e la comitiva era tutta maschile. Fra pochi giorni avremmo perso Markos Monakos, si sarebbe sposato, e per lui tutti gli amici si erano uniti, per piangere insieme - che festa. Ad un certo punto, ritiratomi in disparte per pisciare, sulla riva del fiume, vidi Takis S., che, dalla sponda opposta, si avvicinava sorridendo. Colorito, rasato di fresco, camicia pulita e cravatta, privo completamente di qualsiasi traccia di terra, anche se era morto da poco. Mi si avvicinò, mi abbracciò e mi stampò un bel bacio sulla bocca. Non feci in tempo né a schifarmi né a spaventarmi che, dalla stessa parte, sopraggiunse anche .... Ma chi era questo? Non riuscivo a ricordarmelo. Arrivò anche lui vicino a me, secondo bacio, anche lui morto. Con il sapore della morte sulla bocca decisi di raccontare il sogno perché non potesse essermi di cattivo augurio. Sì, sì, dovevo raccontarlo per renderlo innocuo. E lo dissi forte, nello stesso momento in cui avveniva, a quelli che festeggiavano insieme a me. "l morti recenti" disse qualcuno. Per due giorni avvertii quel sapore di morte sulla bocca. Il terzo giorno presi in prestito un furgone, per trasportare sabbia dalla spiaggia. Il capomastro aveva bisogno di sabbia. Scesi fino a Tegea e ne presi venti sacchi. Al ritorno il sole era dietro di me. "Che luce" dicevo dentro di me "che luce". Era ottobre, fine mese. Mi venne sonno. "A Chani mi fermo, mi prendo un caffè e mi lavo la faccia". C'erano altri seicento metri che non avrei percorso. Quando iniziai a cadere, cercai di aprire gli occhi, senza riuscirci. "I morti recenti," pensai e aspettavo di morire. Il furgone si schiantò frontalmente, sbatté in qualche posto, si ribaltò, sbatté di nuovo, si ribaltò una seconda, una terza volta. Ero dentro ma potevo comunque seguire le piroette che tracciava - simmetriche e spaventose.

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