Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

36 l"IRIHL.A GtiTTSCHI: LOW[ ~ Pe1·grattai-si il mignolo. Per sposal'SÌl'anulare. Per insultare il meclio. Per viaggiare il pollice. Per leggere l'lndice. E in edicola L'Indice di questo mese. Assaporate il vero gusto della cultura. E non accontentatevi di un assaggio. Sull'ultimo numero troverete tutte Leindicazioni per abbonarvi e scoprirete t INDICE come ricevere w. regalo la tessera sconto valida in tutte Le DEI LIBRI DEL MESE Librerie Messa~~erie. COME UN VECCHIO LIBRAIO. 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Far distribuire le pubblicazioni delle editrici marginali, d'altro canto, si rivela un'impresa quasi disperata: due antologie di racconti di Christòforos Milionis (la prima, Sotto l'azzurrasuper- .fìcie, Trieste 1992, da me curata; la seconda, Cambio di residenza, a cura di Vera Cerenzia, Palermo 1994) stentano a circolare perfino fra gli addetti ai lavori. Difficoltà di distribuzione ha anche la nuova "Casa Editrice della Grecia Moderna", L'"Aletheia", di Firenze, che da qualche anno ha cominciato la sua attività proprio nell'intento di far conoscere in Italia la cultura e la storia della Grecia Moderna: fra le sue collane, ne ha inaugurata anche una di letteratura con Il terza anello di Kostas Tachtsìs, tradotto da Paola Minucci ( 1993), un'antologia di racconti di lorgos loannu (tradotti da Anna Zimbone) e in preparazione Il libro doppio di Dimitris Chatzìs. Si riuscirà a farli conoscere a un pubblico più vasto? È qui infatti che entrano in gioco le vere cause, nascoste ma non meno real i di quel le enumerate in precedenza, della difficoltà di diffondere la letteratura neogreca contemporanea in Italia, e prima di tutto i problemi creati dal mezzo espressivo, cioè dalla struttura intrinseca della lingua: il nodo centrale del problema della traduzione dal neogreco sta in una delle caratteristiche fondamentali della sua struttura sintattica (già presente nel greco antico, del resto): se per le lingue neolatine- e quindi anche per l'italiano - gli avvenimenti e le azioni vengono concepiti ed espressi come distribuiti su una linea che va dal passato al futuro, a seconda che si svolgano prima o dopo il momento scelto dal locutore come contemporaneo (in base a quella che in latino si chiamava consecutio temporum), per il greco l'importante è la qualità dell'azione, o l'intenzione del parlante, più che l'ordine temporale. Anche l'ordine temporale, naturalmente, può essere preso in considerazione, ali' occorrenza, ma come fattore secondario: spessissimo dunque non lo si considera affatto. È ovvio che, nella pratica, un traduttore competente riesce a tradurre anche la sequenza temporale corretta degli enunciati: quello che non riuscirà quasi mai a fare, però, sarà rendere sinteticamente le altre informazioni contenute nelle scelte verbali, con un obiettivo impoverimento dello spessore del testo. Più difficile da superare, un altro dato di fatto, non immediatamente percepibile ma di grande importanza: l'inesistenza della Grecia moderna nel l'immaginario collettivo dei potenziali lettori italiani: quando è presente, infatti, lo è solo come luogo turistico. In sostanza, un italiano di media cultura sa ovviamente che la Grecia esiste, ma la identifica più o meno col Partenone o con le colonne di Capo Sunion: nella migliore delle ipotesi, con le isole e il mare d'estate, coi suvlakia, col cosiddetto sirtaki. Il che rappresenta una visione come minimo riduttiva. È vero che, nell'immaginario collettivo, esiste per tutte le culture straniere una costellazione di luoghi comuni, più o meno aggiornati e più o meno riduttivi: ma è anche vero che l'italiano medio ne sa certamente molto di più sul Far West, sulla campagna inglese, sulla Francia di Luigi XIV o sulla Russia zarista di quanto non sappia sulla Grecia. Per di più, si dà per scontato che fra Italia e Grecia non ci sia una gran differenza: così, quando si affronta un testo greco contemporaneo, si finisce per non concedergli nemmeno I'elasticità imposta dal riconoscimento dell'esotismo, rischiando così automaticamente di appiattire tutti i contesti, interpretati da un punto di vista italiano-e in tal modo si perde almeno la metà del reale significato del testo. Quasi tutti i contesti di riferimento apparentemente comuni,

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