34 GRECIA/ CARPINATO o ad un altro personaggio. Sono però solo momenti marginali, ma non secondari, l'intero romanzo è infatti affidato alla mente ingenua e semplice per natura di Lusias, che grazie alla straordinaria abilità narrativa del suo autore diventa e rimane uno dei più interessanti personaggi della letteratura greca contemporanea. Chuliaràs è autore anche di La vita la prossima volta, romanzo in cui la narrazione prende l'avvio dalla storia privata del protagonista, raccontata in prima persona. La storia non è quella dei grandi eventi riportati dai giornali, né è solo la cronaca della guerra civile, che ha insanguinato e diviso il paese durante gli anni Cinquanta, ma è essenzialmente la "microstoria" di un paese in difficile equilibrio tra il passato ed il futuro: nella narrazione si mescolano la gloria di una tradizione mai conosciuta e l'inarrestabile processo evolutivo del tempo che cancella anche le tracce della povera, ma dignitosa avventura di un popolo che ha superato le complesse vicende degli ultimi secoli, mantenendosi integro dal punto di vista culturale, religioso e linguistico. Le prove migliori della sua abilità espressiva Chuliaràs le ha offerte forse nei suoi racconti minimi, nei quali, con rapide pennellate, ha saputo ritrarre personaggi e situazioni di una Grecia isolata ed in via di estinzione, riuscendo a ritagliare gli interpreti delle sue storie, come da vecchie fotografie, senza nostalgia, ma con una punta affilata di amara ironia. A Venezia, a Trieste e a Torino nel marzo 1995 Chuliaràs è stato invitato dal piccolo ma appassionato gruppo dei suoi estimatori, che hanno imparato ad amarlo tramite le traduzioni pubblicate nella raccolta Nuovi narratori greci pubblicata nel 1993 da Theoria. Quella di Chuliaràs è un'arte poliedrica (pittura, musica, scrittura) espressione della sua singolare personalità e della sua appartenenza ad una terra di confine, al l'orlo nord-occidentale della Grecia, terra di montagne e laghetti, di neve e nebbie. Una Grecia del tutto diversa da quella solare e classica pubblicizzata per i turisti. Una Grecia di sassi e non di marmi. Nell'Epiro, regione al confine con l'Albania, gli uomini che fanno la storia sono tutti i protagonisti della collettività, i semplici della vita quotidiana, i personaggi minimi ed essenziali di ogni realtà che nei racconti e nei romanzi di Chuliaràs sembrano essere gli unici interpreti del vivere. Del tutto estranei fino a pochi anni fa dalla scena politica. Per lo stesso Chuliaràs la realtà del paese limitrofo era rappresentata solo da discorsi riportati e da fotografie in bianco e nero. Le fotografie che descrive in Due immagini di Tirana. Nelle sue opere invano cercheremo quel realismo dolente che caratterizza la prosa greca del dopoguerra, non osserveremo impietriti dalla forza delle parole gli scempi della guerra civile, né ci imbatteremo in eroi della resistenza. Eppure di quella drammatica fase della storia politica della nazione rimangono tracce inequivocabili nei suoi tentativi di indagare le incomprensibili ed inestricabili ragioni dell'odio. I percorsi della ricerca si snodano fuori dalle vie maestre della cronaca e della Storia, si intrufolano nei vicoli misteriosi del pensiero e della fantasia. I primi ricordi di Chuliaràs appartengono proprio al momento in cui finisce la guerra. Da allora con occhi vigili e malinconici osserva il suo paese, percependo dai ricordi ancestrali segnali della Grecia "di un tempo" e, a sua volta, indicando con il suono, la parola ed il pennello i segni di un irreversibile cambiamento. La Grecia dei pastori e delle montagne, del silenzio e della neve (quella lentissima e ruvida dei film di Anghelopulos) esiste ormai solo nei ricordi d'infanzia di un vecchio con la barba bianca, come quella biblica di Chuliaràs. Anche l'Epiro è stato raggiunto dalle televisioni private, dalle case di cemento con i bagni di porcellana, dagli squilli dei telefoni cellulari. Un altro romanzo che potrebbe incuriosire il pubblico italiano è Che cosa vuole la signora Freeman? di Petros Ambatzoglu, incentrato sulla figura di una donna inglese che ha attraversato il nostro secolo. Si apre ex abrupto, e procede su piani narrativi cangianti secondo il modulo narrativo prediletto dal!' autore. Qui, diversamente che in altri suoi scritti, la trama si svolge con una certa omogeneità: il narratore e la moglie sono in vacanza al mare. Tra un bagno ed un altro si ripercorre il nostro secolo attraverso la storia minima della signora Freeman. Tra le frasi soffia una brezza marina che altera i tempi e confonde la realtà con il passato, l'esperienza diretta con quella riportata, la vita assaporata nelle semplici cose (sole, pomodori con il sale, uw) e l'esperienza indagata nelle sue pieghe più misteriose. La vita e la morte sono la stessa faccia della medaglia, la signora Freeman con astuta semplicità conduce il lettore a cercare questa moneta senza il suo rovescio. Significative sono anche le opere in prosa di Thanassis Valtinòs, autore tra l'altro di Blu scuro quasi nero, lungo monologo di una donna-bene di mezz'età e di Ali di beccaccia, quasi una pièce teatrale, di Fedon Tamvakakis e di Apostolos Doxiadis. Ma per il lettore italiano molti di questi autori sono destinati a rimanere solo nomi esotici privi di qualsiasi riferimento. Tradurre dal greco ali' italiano e far conoscere la letteratura greca contemporanea è, infatti, un'esigenza fortemente avvertita dai neogrecisti italiani, i quali spesso incontrano oltre che difficoltà di carattere esterno (editori, diffusione, rapporti con il grande pubblico, peso della tradizione greca classica, ecc.) notevoli difficoltà di carattere "interno", determinate essenzialmente dalla lingua. Chi conosce il greco moderno sa bene che il grado di "colloquialità" di questa lingua è di gran lunga più alto di quanto non lo sia quello dell'italiano. Da quando la dimotikì, cioè la lingua popolare, si è definitivamente imposta come lingua scritta, tra lingua scritta e lingua parlata si sono accorciate le distanze, mentre l'italiano, che ha una diversa tradizione letteraria, continua a mantenere un divario più netto tra i due registri espressivi. In italiano la lingua colloquiale, sia scritta che parlata, non esiste allo stato puro: infatti quando si riporta la lingua "casalinga" si nota la consistente presenza del dialetto. Ancor oggi per noi, la lingua parlata (anche nella finzione letteraria) è una lingua con forti componenti dialettali. Risulta quindi particolarmente arduo tradurre la narrativa greca in italiano: si ha spesso la sensazione che alcune espressioni particolarmente vivaci possano essere rese solo ricorrendo all'uso di equivalenti forme dialettali. Nonostante tali intoppi, negli ultimi anni si sta osservando un minimo incremento di interesse editoriale nei confronti della produzione letteraria neogreca. Nella maggior parte dei casi però sono i piccoli editori a giocare la "carta greca": Sugarco nel 1991 ha stampato la traduzione di un romanzo di Yassilis Yassilikòs, nel 1992 le edizioni Ricerche di Trieste hanno pubblicato una raccolta di racconti di Christoforos Milionis, edito anche a Palermo dalla casa editrice L'Epos. A Firenze poi le edizioni Aletheia hanno "il preciso intento di individuare e diffondere la cultura neogreca, per contribuire ad una più puntuale comprensione della Grecia moderna". Tali iniziative editoriali non riescono comunque a raggiungere il largo pubblico e la produzione letteraria greca rimane in un certo senso marginale e nota solo ad un piccolissimo gruppo di "adepti". Conoscere meglio la Grecia di oggi è una chiave indispensabile per comprendere meglio l'Europa orientale, i popoli balcanici, l'Ortodossia. La ferita dell'ex-Jugoslavia che sanguina al fianco destro della nostra penisola è la stessa che incombe sulla testa della Grecia, la quale per ragioni storico-culturali, oltre che politico-religiose, ha assunto una posizione filoserba.
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