Per la prima volta in Grecia il governo passa dalla vecchia guardia degli imperatori carismatici alla nuova generazione dei tecnocrati e il sistema di governo conosce anch'esso per la prima volta un dualismo istituzionale e funzionale. Perché sinora, nel sistema elettorale greco, il leader del partito di maggioranza era anche il capo del governo. Ora, Papandreu, come abbiamo già rilevato, conserva la funzione di presidente del Pasok senza più essere anche il capo dell'esecutivo. Sembra una violazione delle norme costituzionali, un'anomalia istituzionale. Ma la scelta di Simitis segna forse soltanto la fine di un'epoca. Il nuovo scenario resta fluido e con molte forze al gioco in contrasto tra di loro, finché non saranno introdotte nel sistema politico quelle normative che legittimino la scelta del Pasok. Qualcuno in Grecia e nel suo partito stesso ritiene il nuovo primo ministro "un politico conservatore" con scarsissime inquietudini socialiste", taluni sostengono che "presto si vedrà la mediocrità dell'uomo" e molti lo descrivono come "privo di coraggio" e di "nerbo", "sostenitore del monetarismo". Nella Nuova Democrazia, il partito della destra moderata ali' opposizione, lo considerano come "un avversario difficile" per Miltiades Evert, il leader del partito. Ma soltanto una spaccatura del Pasok potrebbe ravvicinare il ritorno alle urne e una possibile vittoria elettorale della destra moderata. Nelle file della sinistra i sostenitori del "grande centrosinistra" vogliono Simitis come leader del Pasok, al contrario dei partigiani dell'"autonomia dell'area", che lo giudicano invece come un "amministratore del sistema". Il problema della sinistra che non fa parte del Pasok è assai complesso. Dopo aver visto la stragrande maggioranza dei suoi seguaci confluire nel partito di Papandreu il quale non è mai stato tenero con i comunisti, con la fine del "papandreismo" vede aprirsi ora la possibilità di una collaborazione elettorale, o, nel caso di una sfaldatura del Pasok, quella di un riconfluire nelle sue file di quella parte dell'elettorato socialista che considera Simitis un "socialdemocratico europeo" non affidabile. Tuttavia, per molti, Simitis è un primo ministro-intellettuale che segue con interesse le attuali correnti di pensiero della sinistra, un primo ministro-cittadino d'Europa che si muove con disinvoltura negli ambienti internazionali, un anti-divo, schivo e molto geloso della sua privacy. E anche un politico con forti agganci nella Germania di Kohl e soprattutto della Spd, dove ha trovato solidarietà da rifugiato politico negli anni della dittatura dei "colonnelli", lavorando come docente universitario. Simitis non avrà sicuramente vita facile. Il voto di fiducia che ha ottenuto al Parlamento con 166 voti favorevoli e 123 contrari (destre e comunisti) e con l'astensione di due deputati del proprio partito, è stato preceduto da un tumulto di grida, fischi e insulti: 'Traditori", "Venduti". Il leader dell'opposizione lo ha accusato di "tradimento della patria" chiedendogli di dimettersi per aver ceduto nella grave disputa con la vicina Turchia per la sovranità sull'isolotto di Imia, nell'Egeo. Come si sa, il peggio è stato evitato dopo un forte intervento di mediazione degli Stati uniti, in un momento in cui la tensione fra i due paesi vicini e membri della Nato, nella drammatica notte fra martedì 30 e mercoledì 31 gennaio, aveva raggiunto livelli molto più alti rispetto alla crisi del 1987, che aveva coinvolto ancora i due paesi con un rischio assai concreto e grave di conflitto armato. La politica estera della Grecia, i suoi rapporti con la Turchia, con i suoi vicini balcanici,con l'Europa è stato il capitolo forse più dolente della gestione papandreista del potere. Prigioniero dell'ondata di nazionalismo anti-occidentale e anti-turco, alimentata dai mass-media, Papandreu è riuscito, dopo il crollo del muro di Berlino, a isolare il suo paese. Da rivoluzionario e GRECIA/SOLARO 31 terzomondista convinto, ostile alla Nato e alla Comunità europea, quando salì al potere, Papandreu abbandonò pian piano tutte le sue precedenti posizioni per trasformarsi alla fine della sua carriera politica in un convinto europeista. "Se i nostri partner europei ci aiuteranno" dichiarava nel 1982 "allora siamo certi che riusciremo a gettare le fondamenta del la trasformazione socialista nel nostro paese". E nel settembre dell'anno scorso, al vertice comunitario di Maiorca aveva affermato: se facciamo i conti tra benefici e costi la causa dell'Europa unita è buona, è necessaria ... La nostra partecipazione all 'Ue è stata certamente ed è positiva". Ma soltanto tre mesi prima, al "vertice" di Cannes, il 27 giugno 1995, aveva dichiarato: "Per conto della Grecia mi sono sentito troppo estraneo a questo clima ... Qui è chiaro il disegno di azzerare i governi nazionali ... Un'Europa che sarà democratica nella forma, ma in cui le grandi decisioni saranno prese da un triumvirato di governanti dell'Europa. E non dimentichiamo che ciò permetterà al potere delle grandi multinazionali di controllare pian piano le economie e svolgere in esse il ruolo del governante attivo e decisivo". Amico di Clinton, in questi ultimi anni Papandreu ha riavvicinato la Grecia agli Usa, favorendo le scelte americane nei Balcani di "isolare" Atene dalle grandi capitali europee. E ora Simitis deve affrontare le pesanti pressioni della diplomazia americana, che ha espresso indirettamente ildesiderio di conservare intatto lo status quo del le relazioni greco-americane. GI i americani premono perché siano chiusi al più presto tutti i contenziosi con Turchia, la sovranità nell'Egeo, l'annosa crisi di Cipro, i diritti della popolazione di origine turca della Tracia occidentale fortemente discriminata dai greci. La Casa bianca ha delegato il suo "mago delle mediazioni balcaniche", il sottosegretario agli Esteri per gli affari europei Richard Holbrooke, che dovrebbe arrivare nell'area non appena la Turchia riuscirà ad avere un governo dopo la vittoria elettorale degli islamisti nel dicembre scorso, per cercare di risolvere tutte le questioni pendenti fra i due paesi. È proprio il timore di vedere la Turchia passare dall'Europa all'Islam che spinge gli americani a sacrificare gli interessi della molto più piccola e meno importante Grecia sull'altare della loro strategia .. Sempre per spianare la strada agli interessi strategici degli Usa nei Balcani, Washington si dàdafareper"normalizzare" i rapporti della Grecia con l'Albania di Berisha e i governanti macedoni di Skopje. Quanto ai rapporti con la Bulgaria, di recente sono stati firmati accordi bilaterali su varie questioni pendenti in modo da spianare la via alla costruzione del l'oleodotto BurgasAlexandroupolis che permetterà di far affluire in Grecia il petrolio di Mosca in concorrenza con quello dei paesi islamici dell'Asia Centrale che prediligono la collaborazione con la Turchia e gli Usa. Una delle questioni più delicate che Simitis, europeista convinto, è chiamato ad affrontare, è la necessità impellente per la diplomazia greca di crearsi "alleanze solide" con alcune capitali europee in vista della Conferenza intergovernativa, dai risultati della quale dipenderanno in gran parte le prospettive future del paese nell'Europa unita. Nel prossimo giugno si riunirà il congresso del Pasok. Gli avversari di Simitis nel partito potrebbero, forse, cercare di approfittarne per estrometterlo e ripristinare il "papandreismo" populista. La sua unica possibilità di sopravvivenza a questa sfida è quella di riuscire in questo breve periodo a diventare il capo effettivo e unico del Pasok. Dall'esito di questa battaglia che appassiona i greci e ha già messo in subbuglio tutti i partiti, dipenderà in gran parte il futuro politico della Grecia.
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