Buil Le sue competenze mediche lo rendevano attento a come il tempo incide le linee del corpo. Per lui cinema e fotografia erano strumenti di registrazione scientifica e di documentazione privata insieme. Certo è che amava il cinema anche come spettatore. Nel suo archivio abbiamo trovato vari notiziari scientifici Pathé, molta informazione dal mondo (escursioni a Londra, Parigi, Roma), oltre all'opera di diversi registi europei e nordamericani. È chiaro che conosceva lo stile filmico di vari autori. L'archivio fotografico del nonno dichiara inequivocabilmente il suo intento documentario: ciascuno dei sette figli possiede in copia le stesse immagini fotografiche scattate dal padre. Come se il nonno volesse consegnargli la memoria visiva della loro infanzia e gioventù e disegnarne in qualche modo il destino. Certamente il nonno pensava anche ai nipoti, all'urgenza di fare a1Tivare anche a noi la sua visione del mondo e dei rappo1ti familiari. E lo ha fatto attraverso i suoi film. Le sue immagini pure, non inquinate da linguaggi televisivi o pubblicitari, sono un invito a tentare di conservare il suo occhio, il suo modo di guardare. Per genti le concessione del l'autore, J uan Carlos Rulfo, presentiamo ai lettori il testo introduttivo alla sceneggiatura di El a!JUe!oCheno y orras historias, pubblicata da Ediciones El Milagro, lnstituto Mexicano de Cinematografia, México D.F. 1995. L'ALTOPIANODELLEFIAMME Juan CarlosRulfo traduzione di Monica Campare/o Molti anni fa vidi il posto dove visse mio nonno paterno, Juan Nepomuceno Pérez Rulfo, un possidente del sud di Jalisco meglio conosciuto come Cheno. Questo posto è il Liana Grande, un altopiano semiarido circondato da colline e montagne che disegnano e colorano di azzurro l'orizzonte. La zona è conosciuta da alcuni anche con il nome Liana de las Llamas, Altopiano delle Fiamme. Qui negli anni Venti, la rivoluzione di Pedro Zamora e la Cristiada cambiarono completamente la mentalità degli abitanti. Concetti come il proprio e l'altrui, la giustizia e l'ingiustizia causarono la motte di nonno Cheno e la rovina della hacienda di San Pedro Toxìn. Ricordo che dopo la mia prima visita non ebbi più voglia di tornare, non so se per la distanza o per il caldo. Forse fui contagiato dalle idee di mio padre, che non volle più tornarci, e diceva che quando il caldo e l'umidità si mescolavano le articolazioni e le ossa si attorcigliavano al punto tale da sembrare mal di denti. Questo è quello che diceva mio padre. Le strade erano steITate e, poiché era la stagione delle piogge, erano piene di fango, perciò impiegammo molto ad aITivare. E ricordo anche il caldo, perché quando smetteva di piovere faceva un caldo soffocante. INCONTRI/ RULFO,BUIL,SISTACH 29 (...) Chi avrebbe mai immaginato che con il passare del tempo non solo mi sarebbe venuta una gran voglia di tornare, ma avrei addirittura girato un film su quel posto e su quei ricordi delle origini! Sarebbe stato meraviglioso rivivere quei racconti, nei quali, tra le altre cose, sicuramente si parlava del nonno e delle oscure cause della sua morte. Adesso, mentre ormai molte delle persone a cui mi aggrappo per il mio racconto sono morte, l'altopiano si può raggiungere facilmente perché le strade sono asfaltate, sebbene ogni tanto succeda ancora che un fiume straripi e faccia crollare qualche ponte. ln poco tempo ci sono stati cambiamenti radicali. Prima, non molto tempo fa, sembrava che le cose dovessero rimanere immutabili, come era sempre stato. Sembrava che aspettassero che qualcuno le notasse. Ma, come sempre, abbattere un muro che esiste da molti anni è come cancellare un paesaggio che è una storia a sé. In questo modo si continua a perdere tutto, e sembra che nessuno se ne preoccupi. Quando aITivai al Liana Grande avevo tutte queste idee in mente. Speravo di trovare e poter riprendere altre persone che potessero parlarmi di "com'era prima". E fui fottunato perché dopo alcune visite, adottando un atteggiamento da archeologo, riuscii a trovare il tuttofare, il fattore, gli addetti al bestiame e gli ex operai di mio nonno, vecchi testimoni che mi parlarono delle sue case, dei suoi campi, e di quei tempi. Una porta nel mondo quotidiano, a volte tragico, a volte magico, in cui visse il nonno. L'incontro con quei vecchi confermò l'impottanza delle sue parole. Per questo motivo, se abbiamo l'onore di ascoltarli parlare, non possiamo fare a meno di renderci conto che le loro espressioni sono la rappresentazione stessa di quella vita e di quel tempo. Qualcosa che ha a che vedere con la letteratura più complessa e con la saggezza che si raggiunge solo affrontando le difficoltà del la vita. Fu così che nacquero le altre storie che ruotano intorno a nonno Cheno. Le riprese del film furono realizzate tra aprile e luglio 1993. Eravamo una équipe di cinque persone: un cameraman, un assistente alla cinepresa, un addetto al sonoro, un produttore e io, lo scemo. Era importante terminare prima dell'inizio della stagione delle piogge perché altrimenti i pascoli e gli arbusti sarebbero tornati a essere verdi, trasformando completamente il colore e la fisionomia del luogo. Ma non era una motivazione puramente estetica, perché se era fondamentale come capriccio in sé, era altrettanto impottante evitare di essere travolti dai fiumi in piena. Nell'altopiano ci sono diversi paesi come San Pedro, dove si trova la hacienda di Cheno, e a cui si può arrivare solo guardando il fiume in un certo punto. Quando il livello del fiume sale si attraversa sulla zattera facendo attenzione perché la corrente può essere molto fotte. inoltre, con la stagione delle piogge, la terra dell'altopiano diventa gommosa cosicché sarebbe stato molto difficile raggiungere gran patte dei posti senza con vivere con iI fango più fastidioso del l'intera regione. Nonostante tutto, se fossimo stati colti dalle piogge, non credo che iI lavoro sarebbe stato meno emozionante. In realtà iImotivo per cui volevamo sbrigarci era un altro ed era quello che ci premeva di più: tutti i nostri personaggi sono anziani, molto anziani e temevamo che per una ragione qualsiasi da un momento ali' altro non avremmo più rivisto qualcuno di loro. Cercando di evitare qualsiasi distrazione pensavamo: dobbiamo riprendere il signor Jesus e la signora Consuelo! Forza, sbrighiamoci! Ma per fortuna, fino alla fine della realizzazione delle riprese non successe niente. Niente fino a questi giorni del 1995 in cui i nostri timori si sono esauriti, non solo per l'attuale stato delle cose, ma soprattutto perché alcuni dei nostri personaggi non ci sono più.( ...) Ma secondo loro, quello che rimane davvero al termine della nostra vita è la storia di questo momento finale, forse perché è eterno. Per questo mio padre non è più voluto tornare.
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