Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

28 INCONTRI/ RULFO,BUIL,SISTACH patria, eroi, gesta, simboli, epica, invasori stranieri - che il PRI (Partito rivoluzionario istituzionale) ci ha venduto per decenni attraverso libri di testo e scuola. Credo che le nuove generazioni non ne possano più. Oggi risulta con chiarezza che la nostra storia personale si contrappone alla Storia ufficiale e, ora che stiamo affermandoci come autori letterari o cinematografici, possiamo finalmente dare una nostra microlettura della storia, contrapposta a quella macro del governo. Per noi è importante andare al fondo della storia e del passato personali. Per recuperare identità? Sistach Dopo lo stalinismo, vero insuccesso della modernitàè durante lo stalinismo che ci svendono l'idea di un accesso del nostro paese ai fasti del primo mondo - è necessario riflettere da capo sulla nostra storia e mettere in questione il concetto stesso di modernità. L'arte ha proprio questa funzione. Che in molti, pur senza conoscerci, stiamo indagando sugli stessi temi, non vuol dire che ci stiamo imitando a vicenda, ma che nell'aria c'è qualcosa di ineludibile e di esplosivo. La versione ufficiale della storia messicana fa acqua da tutte le parti. Il nostro film è una delle tante versioni alternative che da qualche tempo circolano e trovano consenso nel nostro paese. Una svolta nel nostro modo di essere: ridiscutiamo i grandi temi della nostra cultura, la morte, la violenza, la forza della memoria. Mai, però, direttamente la rivoluzione o la politica. Buil No, la grande storia non ci interessava, neppure come contesto. Ci interessava scoprire come soffriva il nonno, come viveva. Non interrompere il fiume della poesia che ci proponeva il materiale rinvenuto, la poesia dell'intimo, della felicitàedell'infanzia, della morte, del passare del tempo, dell'allegria del vivere. Sistach La cosa che più mi commuove in questo film è vedere come quest'uomo abbia ripreso e fissato i momenti di felicità della sua famiglia. Di solito nei documentari televisivi si parla di dolore, sofferenza, guerra. Qui si parla di felicità. Un balsamo per il cuore. Voisiete, rispellivamente, un'antropologa e uno scrittore. Come definireste quel sottile intrecciarsi di verità e .finzione che avete raggiunto nel vostro.film? Buil Il giorno del nostro arrivo a Papantla, e della morte di mio padre, eravamo a un mese esatto dalla data di nascita del nonno. Queste coincidenze continue tornano nella scrittura, luogo delegato della menzogna. Chiunque scriva - anche il giornalista, che per definizione dovrebbe essere oggettivo - è maestro d'invenzione. Sistach La Uneapaterna non è né un documentario antropologico o storico, né falsa fiction completa. È "docufiction". Com'è diventata Papantla? Buil Decadente. La Papantladel nonno non c'è più. La vaniglia che si incontra nel film è scomparsa da quando nella stato di Yeracruz si è trovato il petrolio. E pensare che la vaniglia è stata un materiale prezioso anche da un punto di vista di cultura materiale. È attorno ad essa che si è formata l'etnia dei Totonacos che vivono nell'area di Papantla. I Totonacos sono un popolo molto sensibile. Sono loro gli autori del le caritas si!frientes, di cui parla Octavio Paz. La totonaca è una delle fonti culturali preispaniche più brillanti. Ritornando alla vaniglia, oggi la si produce solo in modo industriale. Storicamente, proprio la sua coltivazione spiega l'insediamento in zona di tanti spagnoli, che si arricchirono producendola e commerciandola in tutto il mondo. Quando mio nonno ci arrivò e decise di rimane re per sempre, gli spagnoli ci abita vano da quattrocento anni, in serena convivenza con i Totonacos. Il vostrofilm.fa intendere che se il nonno decise di restare,fu sì per ragioni "strategiche", ma soprattutto perché il profumo della vaniglia sedusse lui e la nonna ... Buil Sì, Papantla non era la loro meta. Se la trovarono sulla strada e, costretti a fermarcisi perché le truppe di Pancho Villa avevano bloccato le strade, non se ne andarono più. Inizialmente fu una scelta tattica, continuare il viaggio li avrebbe messi a rischio di farsi ammazzare. Il fatto è che, in soli quindici giorni, maturarono l'idea di rimanere. Sistach Nelle cronache familiari circola la leggenda che il nonno e la nonna avessero una relazione intensamente sensuale. La versione ufficiale/storica dice che strumento del destino furono le truppe rivoluzionarie, ma dai racconti a mezza voce che circolavano in casa emerge un'altra versione, più privata ed erotica, che si insinua nella pellicola. La vaniglia è una spezia più preziosa dell'oro e un afrodisiaco potente. È questo che cattura i nonni e dà l'impronta alla loro vita amorosa e familiare. Noi non conosciamo la Papantla tappezzata di vaniglia che si vede nel film, immersa nell'odore umido e inebriante delle foglie stese a terra a "sudare". Prova a immaginare cosa doveva succedere quando, nel mese di aprile, le strade della città venivano coperte di vaniglia stesa a arroventarsi al sole sopra stuoie di paglia. Il profumo racchiuso nella pianta si sprigionava intenso e ubriacante, di giorno e di notte, allorché, per proteggerle dal freddo notturno, le foglie venivano coperte in modo che continuassero a "bagnarsi" anche al buio. Dimmi, dimmi tu, se uno scenario di questo tipo può non influenzare la vita amorosa di un popolo, nonni inclusi. L'economia della città era legata al fragrante ciclo della vaniglia, pianta che nella variante di Papantla aveva bisogno delle espe11emani dei Totonacos per essere impollinata e riprodursi. Con piccoli e chirurgici gesti documentati nelle pellicole di nonno Bui!, gli indios incidevano e connettevano, permettendo al baccello della vaniglia di autoinseminarsi e di regalare al paese una del le spezie più prelibate del la terra. I I processo dell'essiccamento andava da marzo a maggio, ma la vaniglia era definitivamente pronta solo a novembre. Buil La cultura della vaniglia ha prodotto una sua mitologia e suoi rituali. Una leggenda totonaca fa risalire l'origine di questa pianta alla disobbedienza di una principessa totonaca alla quale era vietato avere relazioni con gli uomini. innamoratasi di un giovane, ella spezzò la regola. Fecero l'amore e vennero scoperti e uccisi. Dove cadde il sangue dell'uomo crebbe un albero e, avviluppata al suo tronco, dove era caduto il sangue della fanciulla, crebbe la pianta della vaniglia. Poiché la vaniglia è una pianta aerea, che per vivere ha bisogno di "abbracciare un albero", ecco che il giovane e la giovane, metamorfizzati, riproducono per l'eternità il loro amore, fondendosi nel viluppo vegetale di due forme viventi che non sanno vivere l'una senza l'altra. La vaniglia è la principessa che viene sacrificata per non aver voluto rispettare la regola. Chi vi ha raccontato questa leggenda? Sistach: L'abbiamo filmata nella sua versione spagnola - non più di tre minuti in tutto - e poi in totonaco - venti minuti esatti. Un racconto dettagliatissimo, fiorito, molto gestuale, del tutto grafico. Torniamo all'attività di filmmaker del dottor Buil. Le sue pellicole rivelano una grande chiarezza compositiva e una padronanza non comune dei codici cinematografici. Nelle sue pellicole c'è ben poco di casuale o di ingenuo. I suoi "ritratti animati "fanno pensare agli studi.fotografici di Muybridge e alla ricerca che, su patologie e sintomi, alcuni medici europei andavano sviluppando in quegli anni proprio grazie al cinema e allafotogrqfia.

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