26 INCONTRI/ RULFO,BUIL,SISTACH un principio e un finale ben definiti. Sistach Gli sviluppi potenziali sono però infiniti, perché in questi anni, oltre a lavorare sui materiali filmici rinvenuti, abbiamo filmato tutti i discendenti del nonno, inclusi alcuni parenti a noi prima sconosciuti. Abbiamo fatto la loro conoscenza attraverso la cinepresa. Buil Volevamo realizzare un film che interessasse il pubblico. Ecco perché abbiamo cercato di condensare iIpiù possibile. Fermarsi era indispensabile, perché del dottor Bui! esistono più di settanta discendenti, ciascuno con figli. Si potrebbe andare avanti eternamente, filmando e rifilmando. Marisa, come sei entrata nella storia della lfnea paterna di tuo marito? Sistach Nel 1987, per conto mio, avevo già girato un film, Los pasos de Ana, che raccontava di una donna che filma i suoi figli, proprio come il nonno di José Luis aveva fatto con i suoi. Il mio era un film di fiction, che si interrogava soprattutto sull'intimità. Forse è perquestoche il progetto di José Luis mi ha coinvolta subito. Il film comunque è proprio suo. L'autoralità sta, in questo caso, nel testo. A me è parso interessantissimo, ad esempio, vedere crescere i bambini attraverso gli occhi del padre. Buil Nel girare La linea paterna ho pensato spesso a quanto diceva Tarkovskij: il progetto ideale di un cineasta è avere in mano ventimila fotogrammi girati da altri e scolpirli nel tempo. Ecco cosa è successo a noi. Quanto è passato dal momento del rinvenimento al momento della decisione di.fare questo.film? Buil La decisione è stata istantanea, perché per vedere i materiali occorreva il denaro per il riversamento. Dall'agosto del 1992, quando abbiamo aperto il famoso baule, all'agosto 1995, quando abbiamo concluso la postproduzione, non abbiamo mai smesso di fare facendo, ritornando sui luoghi di mio padre e del nonno, ripercorrendo le loro tracce, muovendoci e agendo come per interposta persona. Filmando quello che il nonno aveva filmato settant'anni prima, abbiamo tentato di vedere con una sensibilità filmica contemporanea in modo da stabilire una specie di dialogo con le sue immagini. Riprodurre la sua stessa estetica non è stato facile. Anche perché era indispensabile una certa umiltà. Visto che il nonno filmava con una macchinina da dilettante, abbiamo voluto fare la stessa cosa anche noi. Niente alta tecnologia, macchine sofisticate, riflettori. Ci siamo dotati di una cinepresa amatoriale e via, in qualsiasi condizione di luce e di tempo. Se il nonno era riuscito a fare quel che aveva fatto con un Pathé-Baby del 1925, perché non ci dovevamo riuscire anche noi? Niente gru dunque e niente carrelli. Ma proprio questa, a ben vedere, è l'essenza del cinema: una cinepresa e la pellicola. E un'idea ... Buil No, nel nostro caso, neppure un'idea ben definita, perché il progetto ha preso forma man mano che si andava avanti con il lavoro. Ho la sensazione che il nostro film si sia fatto da solo, che il materiale fosse lì pronto per prender vita. Si trattava solo di lasciarglielo fare, accorciandolo, liberandolo da ciò che lo soffocava. Il materiale era lì, però bisognava leggerlo. Guardarlo e leggerlo. Questo è unfilm sul cinema, su come si racconta e come si ricorda, però si tratta anche di una biografia.familiare e.forse di un'autobiografia. I racconti sulla prima moglie del nonno, ad esempio, da dove vengono.fuori? Buil Si tratta di una storia che è sempre circolata in famiglia. Nella casa del nonno c'era un grande quadro di "mamma Dolores" -così ci si riferiva a lei, quando eravamo bambini. "Mamma Dolores" era assai presente in casa della nostra vera nonna paterna, Remedios. Ecco, in sintesi, cosa si diceva di lei: il nonno sposa Dolores, Dolores muore, il nonno soffre moltissimo, poi incontra Remedios e con Remedios ritrova la gioia di vivere. Nella nostra famiglia si è sempre parlato apertamente o in forma di battuta di tutto, senza troppo pudore. E in fondo anche questo nostro film è un po' spudorato. Da un punto di vista drammatico, è proprio la prevalenza dell'elemento sentimentale amoroso a renderlo tanto simile a una fiction. Sistach: È una fiction costruita attraverso materiale documentario. Il romanzo familiare è, per definizione, una fiction. Si racconta la storia immaginaria di una famiglia e, necessariamente, la si riempie di mitologia. Buil Si va a pescare nell'albero genealogico per ritornare al presente dandogli, però, un taglio mitico. Il passato familiare è dunque il luogo d'incontro tra storia e mito? Sistach Sì, la famiglia è un "personaggio" mitico. lo mi sono divertita moltissimo perché, non trattandosi della mia famiglia, potevo considerarla come qualcosa di totalmente inventato da noi. L'idea racchiusa nel vostro.fì.lm è seducente anche per la sua riproducibilità. Buil Io però ero molto preoccupato della reazione emotiva della mia famiglia. Abbiamo pianto molto durante la lavorazione del film. È stata una storia intensa, che ci ha cambiati completamente. Nell'agosto del 1992, quando siamo partiti da Città del Messico per andare a recuperare le pellicole, mio padre era con noi. Era lui che doveva aiutarmi a localizzarle nella casa del nonno e invece lungo strada ha avuto un attacco cardiaco. A Papantla ci è arrivato mo110ed è lì che lo abbiamo seppellito. Quando, qualche giorno dopo la sepoltura, abbiamo trovato il baule dei film, l'emozione è stata enorme: avevamo tra le mani l'infanzia e la gioventù di mio padre, morto proprio mentre andava alla ricerca di quelle stesse pellicole. Il nostro film è attraversato da questa emozione e segnato da una decisione fondamentale: parlare in prima persona e parlare in modo affettivo, caldo, emotivo. Anche se con le stesse immagini si poteva fare una pellicola totalmente oggettiva. La strada della soggettività è stata indicata da Marisa o da ]osé Luis? Buil Il film ha un'impronta più femminile che maschile. È raro in Messico che un uomo racconti così impudicamente la sua storia familiare. Credo si tratti dell'influenza che il femminismo ha avuto su di me, attraverso Marisa. La accetto, perché è stata importante. È così che ho imparato a dar valore alla vita quotidiana e a come la si può esprimere. Per dire le cose che ci interessano davvero bisogna passare da lì. Il Messico è un paese molto ipocrita, dove la gente non dice mai le cose in faccia. Nel fare il film mi sono posto il problema di quello che avrebbero pensato i miei familiari ancora viventi, ma non ho chiesto la loro opinione. In tre dei .film messicani presenti a Venezia quest'anno - pensiamo anche a Sin remitente di Carlos Carrera - dominano i temi della vecchiaia, della morte, della memoria. Lo si può considerare un segno del desiderio diffuso di andare in cerca delle proprie origini? Sistach Il fatto è che siamo stanchi della visione storica - tutta
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