Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

Oliver Sacks MALATTIAEVISSUTO SONO INSCINDIBILI Incontrocon Luigi Vaccari Oliver Sacks è nato a Londra, ha 62 anni, vive in America da 34. È professore di Neurologia all'Albert Einstein College of Medicine di New York, e anche scrittore. Nel 1969, in un cronicario del Bronx, ha risvegliato, per una breve estate, con un.farmaco chiamato "Levodopa", un gruppo di malati colpiti da encefalite letargica, addormentati da 50 anni. E ha raccontalo l'esaltante e terribile esperienza nel libro Risvegli ( 1987), un best seller che è diventato il.film.firmato da Penny Marshall, con Robert De Niro e Robin Williams. Ha pubblicato L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello (1986), Vedere voci ( 1990), Su una gamba sola ( 1991), Emicrania ( 1992). A luglio Sacks è stato uno dei protagonisti, con Gerald Edelman, Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 1972, della Settima Edizione di "Spoletoscienza ", la manifestazione del Festival dei Due Mondi curata e organizzata dalla Fondazione Sigma-Tau, dedicata quest'anno al tema "Il sapere della guarigione". Nell'occasione ha presentato il suo ultimo saggio Un antropologo su Marte ( edito come i libri precedenti daAdelphi): selle capitoli che "sono vivide narrazioni nelle quali ciascun paziente risalta come persona-unica, coraggiosa, qffascinante - e con una tale ricchezza di aspetti umani da rendere inadeguato l'uso di termini come 'qffezione' o 'disturbo'". Dice Sacks: "I personaggi, sette 'casi straordinari', sette esempi, che ho raccolto in questo volume, non sono stati ricoverati in ospedale, come in occasione di Risvegli. Le loro storie sono racconti sulla natura, sullo spirito umano e sui modi inaspettati in cui essi sono entrati in collisione, come ho sottolineato nella Prefazione. Essi sono stati toccati da condizioni neurologiche diversissime che vanno dalla sindrome di Tourette all'autismo, dall'amnesia alla completa cecità cromatica. E i racconti narrano la loro sopravvivenza, in circostanze alterate anche in modo radicale, resa possibile dalle mirabili, e a volte pericolose, capacità di ricostruzione e adattamento delle quali siamo dotati". Il primo esempio è il caso del pittore Jonathan lsaacson che a 65 anni, dopo un incidente au/Omobilistico, non è stato più in grado di percepire i colori. Era un espressionista astratto, molto produttivo e di discreto successo, in ottima salute fino al giorno in cui l'auto che stava guidando è stata investita da un camioncino. Dopo l'incidente, aveva perduto conoscenza per un paio d'ore. Il giorno successivo, tuttavia, aveva deciso di tornare al lavoro e aveva avuto dei problemi: sapeva che splendeva il sole, ma gli sembrava di Oliver Socks FotoG. Giovannetti/ Effigie. guidare nella nebbia, e questa nebbia gli aveva offuscato un paio di semafori. Quando aveva raggiunto il suo studio, aveva visto che le sue tele, pitture astratte traboccanti di colore, erano diventate grigie o bianche o nere. Dipingere era la sua vita e i suoi quadri improvvisamente gli apparivano estranei e privi di significato. Questa sensazione lo aveva gettato nel panico. Anche la moglie si era trasformata, ai suoi occhi, in una statua grigia animata. Il "color carne" gli si presentava "grigio topo". 11cane marrone: grigio scuro. Il succo di pomodoro: nero. La Tv a colori: un guazzabuglio. E anche se chiudeva gli occhi non cambiava nulla perché, sebbene la sua fervida immaginazione visiva si fosse salvata, era stata anch'essa deprivata del colore: non riusciva a evocarne alcuno, nella sua mente, e non poteva vederlo fisicamente. I vari oculisti a cui si era rivolto non sapevano nulla di questo tipo di cecità. Aveva consultato anche diversi neurologi, ma senza alcun risultato. Mi chiedeva, nella lettera che mi scriveva, i primi di marzo del 1986, se poteva essere stato vittima di un colpo apoplettico, se fosse diventato isterico, che cosa sarebbe successo. Aveva anche impulsi suicidi. Gli amici gli suggerivano: "Fregatene, il colore non è poi tanto importante". Invece per lui lo era. Non riusciva neanche a mangiare: trovava il cibo repellente a causa del suo aspetto grigio, morto, e per ingoiare qualcosa doveva chiudere gli occhi. Quando l'ho visitato aveva mangiato e bevuto da tre settimane soltanto alimenti e liquidi o bianchi o neri: riso e olive, yoghurt e caffè. "Può aiutarmi?" L'esame medico a cui l'ho sottoposto ha evidenziato che la perdita della percezione cromatica non aveva niente a che fare con la fisiologia dei suoi occhi, ma con una lesione cerebrale.

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