Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

16 VIAGGI/ HRABAL mo ad avere fame ... Faccio: Anch'io comincio ad avere fame e c'ho pure freddo, ma devo finire, prima che la memoria mi abbandoni ... sedetti sulla riva a pescare, con la pianura desolata dietro di me ... Metterò mai insieme la mia terra, vi porrò mai ordine ... con questi frammenti portati dal mare ho puntellato le mie rovine ... Hieronymo è pazzo di nuovo ... E i miei amici ridevano e siamo passati per strade colorate e giardini e accanto a parchi e siepi e cespugli in fiore e i miei amici ridevano ... Sì, Hieronymo è pazzo di nuovo ... È il caso del nostro Robert, sicuramente sarà già brillo ... Il Club ceco si trova in un quartiere di villini, c'è un ristorante lì già da quando il nostro governo durante la prima repubblica ha avuto quei locali, siamo arrivati alle due, ma ci hanno dato lo stesso qualcosa per pranzo, maiale, knedlik con i crauti, nella sala del Club stavano suonando due zingari, zimbalon e violino, c'erano seduti tre clienti vestiti bene, a festa, e appeso a una parete c'era il ritratto del presidente Masaryk in una cornice dorata, abbiamo pranzato, è arrivato Robert, che urlava e irradiava forza, ci ha annunciato, facendosene un punto d'onore, che nel pomeriggio della domenica scorsa degli irlandesi avevano scavalcato il recinto ed erano arrivati lì dentro, e lui da solo li aveva riempiti di botte da fargli perdere i sensi ... e comunque quel Robert era già brillo, ma gli volevano bene tutti, si contorceva dalle risate quando raccontava le story della sua giovinezza in Boemia, della nonna, di sua madre, ma io non capivo neppure una parola di quello che diceva, tanto gridava per l'entusiasmo di quello che raccontava, in sostanza era solo una specie di cura a base di risate e di urla, poi siamo usciti in un giardino malridotto, c'erano solo dei tavoli, dei pali conficcati per terra con sopra dei tavoloni, e bottiglie di birra pilsner dappertutto, magnificenze di tre quarti da esportazione, Robert lì aveva il suo pubblico, pesava minimo un quintale e ha continuato a esultare, strillava e urlava ed emetteva tutti i suoni dell'espressione, era uscito il sole e così ce ne stavamo seduti e Robert si esibiva, io bevevo birra e non ascoltavo più, non ero in grado di scoprire il messaggio semantico della clowneria di Robert, arrivavano altri clienti domenicali, agghindati ed eleganti e bevevano bocce di pilsner da tre quarti e capivano benissimo quello di cui Robert esultava e che avvolgeva nel groviglio della risata ... alla fine ho riso anch'io ... E soprattutto ... dall'altra parte del recinto abitavano numerose famiglie di maomettani e dieci testoline di bambino ricciolute e con gli occhi grandi se ne stavano lì stupefatte per quello che vedevano nel Club ceco, l'esultanza e la risata e il gemito della risata e i pugni sul tavolo dell'esuberante ed entusiasta Robert. .. ed è arrivata una ragazzetta con un cane, il cane ha fatto i suoi bisogni e allora tutto il giardino si è divertito alle spalle di quella ragazzina adolescente, che alla fine ha incartato in un giornale quella merda e rossa per la vergogna l'ha portata nel cestino dei rifiuti e Robert ha continuato ancora in quella confusione linguistica di quando si costruiva la torre di Babele, il fotografo signor Kaplan sosteneva che Robert è un grosso bambino, un bonaccione, ed è, come mi ero già accorto, un eccellente ballerino, che più che con le grida sa divertire coi gesti della danza, con cui accompagna quella sua esuberanza ubriaca ... e Robert baciava tutti i clienti, cadeva dalla sedia, ci si sedeva accanto, in realtà era un clown che tutti lì aspettavano con gioia per l'intera settimana e la domenica pomeriggio si esibiva ... e io mi sono dato un'occhiata attorno ... una volta questo doveva essere un ristorante con giardino, come quelli che stavano nella periferia praghese o nei Sudeti ... c'era anche un campo di bocce ... ma era tutto divelto, devastato e quella miseria non dava fastidio a nessuno ... anzi, in questo modo tutti lì si sentivano come se stessero a Praga in ex ristoranti con giardino ridotti male esattamente come questo ... e dentro c'erano dei clienti agghindati da domenica pomeriggio, lo zimbalon e il violino suonavano, c'erano anche alcuni ungheresi ... Gli slovacchi, come mi hanno detto, non ci vengono, hanno un altro ristorante di prim'ordine, gli irlandesi sono quelli che ci vengono più volentieri, gli piace quel posto, bevono grosse quantità di birra e le inframmezzano con whisky irlandese ... E il signor presidente nella cornice dorata si tiene il polso sinistro con la mano destra, il modo in cui amava farsi fotografare Andy Warhol, e il signor presidente è triste, perché quello zimbalon e quel violino e le urla di Robert e il suo grottesco tripudio danzante non potevano piacere al signor presidente ... anche a me cominciava a non piacere più, solamente le dieci testoline appoggiate sulle braccia incrociate sul muretto continuavano a stupirsi di quello che vedevano in quello che era stato il giardino del ristorante ceco, dove Robert adesso strillava e cascava in continuazione dalla sedia ... ed è calato il sole e il freddo mi stava di nuovo penetrando nelle ossa, ed era maggio, un maggio freddo e nel granaio dovrebbe esserci il paradiso, ma io stavo seduto con dei cechi che ridevano, la ragazzina passeggiava con l'enorme cane per quello che era stato un giardino e io sentivo tristezza e freddo ... e il mio unico desiderio ormai era tornare per la via più breve a casa, in albergo, mettermi seduto nella poltrona di vellutino e riscaldarmi la schiena e guardare il boulevard illuminato, l'avenue, e vedere dalla porta e dalla parete a vetri la vita serale di una domenica londinese ... e gli amici mi hanno accompagnato via, ci siamo salutati e io sono crollato e la negra con un grembiule con un fiocco enorme mi ha portato un whisky grande e io ne ho ordinato uno grande anche per lei, che era felice che mi fossi accorto di lei ... Eppure lì, nel Club ceco, il signor presidente non era poi così solo. Durante quel pomeriggio mi sono seduto parecchie volte sulla sedia rigirata e ho guardato in faccia il triste signor presidente, e lui lì non era solo, due zingari gli suonavano lo zimbalon e il violino, due zingari belli e gradevoli e pettinati con la brillantina, e quello Stehgeiger, quello che stava in piedi, di fatto suonava come all'orecchio del signor presidente, gli suonava le sue canzoni moravo-slovacche, che il signor Masaryk amava tanto, e a me, quando l'archetto ha raggiunto il culmine per scendere di nuovo lungo le corde fino alla vita dello zingaro, a me si sono riempiti gli occhi di lacrime come sempre ... Scorre l'acqua, scorre attraverso i poderi ... quanto ho pianto, vecchio rubacuori ... E Robert lì nel giardino con quelle grida disumane e con quelle cadute in sostanza nobilitava quei due zingari che suonavano con sacralità per quegli ungheresi, ma nello stesso tempo anche per me ... e per il signor presidente ... nel Club ceco, nel cui giardino Robert aveva preso a botte, fino a fargli perdere i sensi, una diecina di irlandesi, perché avevano scavalcato il recinto ... Mi sono ripreso e sono uscito davanti all'albero in Birmingham Street, sono salito sul primo autobus e sono andato fino al capolinea, e quello che ho visto, che ho provato, era un tardo Sysley e Manet, Pissarro, tutti quei quadri impressionisti dell'umore della metropoli, dove la folla delle persone si trasforma, lenta ma sicura, nella massa, si alternavano in continuazione colori e suoni e io entravo in quelle idee, in quelle Correspondance, come la poesia che ha scritto Charles Baudelaire, colori e profumi e toni che si corrispondono, e mi sono reso conto del perché e con che cosa la metropoli attrae la gente dalla campagna, è una grande sinfonia andare così in autobus al primo piano e guardare davanti a sé dal finestrino e dietro di sé voltandosi, e da tutti i lati ... e da ogni parte mi viene incontro quel crudele, disumano, ma stupendo mondo per l'occhio, per l'uomo che

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