Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

Bohumil Hrabal PEGGIO DI COSI' NON POTEVAANDARE EPIDIASCOPINIOGLESE A curadi DarioMassimi Il testo di Bohumil Hrabal che presentiamo di seguito è stato scritto nel settembre del 1990. Fa parte del ciclo delle lettere ad Aprilina, al secolo Aprii Gifford, giovane slavista statunitense che nella primavera del 1989 aveva organizzato una serie di conferenze dello scrittore nelle università americane e alla quale è indirizzata tutta una serie di testi scritti da Hrabal in forma epistolare e in uno stile di estrema prossimità al linguaggio parlato che lo stesso Hrabal ha definito prima "giornalismo letterario" e poi "giornalismo parlato". Il testo originale ceco, dopo una prima edizione in quadernetto della casa editrice Prazska lmaginace, è stato inserito nel volume Ponorné r{cky (Fiumiciattoli sotterranei) pubblicato a Praga alla fine del 1990 e in italiano nel 1995 presso le edizioni E/O con il titolo Paure totali. L'edizione italiana però non comprende un paio di testi che compaiono nel l'originale ceco, tra i quali questo racconto, che quindi viene pubblicato qui per la prima volta in italiano. Al di là dei motivi che hanno indotto l'editore italiano a non inserirlo nel volume Paure totali, va detto che questo testo si discosta notevolmente dagli altri che compongono l'edizione ceca del libro, a partire dal tema stesso del viaggio e dalle associazioni letterarie che i luoghi visitati gli ispirano, tanto da trasformare questo viaggio in una sorta di pellegrinaggio sulle tracce degli autori di lingua inglese che ama di più: Eliot e Joyce, con aggiunta l'appendice dell'esilio inglese di Sigmund Freud. Non si tratta di un reportage; Hrabal stesso dice espressamente di non aver preso appunti e di descrivere solo quello che gli è rimasto nella mente ed è poi tornato in superficie. Frammenti e rivelazioni, epifanie: quasi un omaggio di un grande scrittore a due scrittori che sono tra i più grandi di questo secolo. Cara Aprilina, ogni tanto mi piace fare il diffusore di cultura, e lo faccio anche di gusto. Allora, per esempio, la domanda e la risposta su dove comincia veramente l'Europa orientale. Per quelli dei Sudeti i Balcani cominciavano appena usciti da Lovosice. Ma non si spaventi - già sulle carte geografiche degli antichi romani veniva indicato come Sudeti il territorio che coincide con quella zona di montagne e di catene montuose di oggi. Per me, invece, l'Europa orientale cominciava dove finivano le stazioni austriache stile impero. Però! Per un artista al caffè Slavia l'Europa orientale cominciava a Karlfn. Il compositore Rychlfk ripeteva sempre, ostinato, che l'Europa orientale comincia subito dopo la porta di Porfcf. E adesso si immagini quel che mi è successo. Sono stato invitato all'università di Glasgow, al dipartimento di boemistica ... In tutto il mondo anglosassone la boemistica fa parte del Russian College e per giunta io vi sono stato ospite lo stesso pomeriggio in cui il Russian di Glasgow festeggiava il cinquantesimo, forse cinquantunesimo anniversario della sua fondazione e c'era una cerimonia e si beveva anche champagne e soprattutto, il pezzo forte dell'avvenimento era una gigantesca torta a forma di rettangolo di circa cinquanta centimetri per trentacinque. Stava al centro della sala conferenze del Russian College e aveva la superficie ricoperta dalla spessa glassa di una sostanza beige zuccherosa, e su desiderio del rettore c'era Bohumil Hrabal FotoG. Giovannetti/ Effigie. stata disegnata sopra in stile informale, come se l'avesse fatto Jack Pollock in persona, non solo la carta geografica della Russia, con tutti gli Urali e la bandiera rossa sovietica, ma anche la carta geografica della Polonia e della Cecoslovacchia, con tanto di bandiere polacca e cecoslovacca ... e il rettore di boemistica, il signor Igor Hajek, mi ha affidato il compito onorifico di tagliare con un enorme coltello quella torta, e io stavo in piedi come il principe Metternich dopo le guerre napoleoniche, stavo in piedi come Stalin e Churchill sopra le carte geografiche del mondo alla fine della seconda guerra mondiale ... e tutti gli invitati stavano in piedi, in modo che ognuno potesse vedere il taglio della torta, perché anche i cechi l'hanno imparata dagli scozzesi questa passione per i dolci ... e ognuno aspettava la sua parte ... ma io stavo fermo in piedi col coltello in mano, mi sono chinato sopra quella torta gigantesca e ho sorriso ... se lo avessero visto a Mosca, Aprilina, se lo avesse visto Gorbacev, come ho infilato il coltello e poi ho tagliato l'Unione Sovietica precisamente in mezzo agli Urali, mi è stata addirittura d'ostacolo la bandiera di zucchero dell'Unione Sovietica e anche quella l'ho tagliata in due facendola scricchiolare. E poi ormai era fatta, la metà di nuovo a metà e così via, finché non ho tagliato quella torta in particine come quelle in cui si faceva da noi la torta al ponce ... e tutti si sono serviti e sia i professori che gli allievi hanno capito il compito che mi ero assunto, ali' inizio pieno di spavento, poi però mi sono detto ... Che mi può succedere? E tutti, professori e allievi, hanno applaudito

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