Linea d'ombra - anno XIV - n. 112 - febbraio 1996

SPEDIZIONE-tN ABBONAMENTO POSTALE 50% - VIA GAFFURIO 4 - 20124 MILANO

"RICONOSCENDO L ORME DICHIClHAPRECEDUTO SIVAVA

FINCHÉ SISCORGE INNANZI ANOIUNA OFFERTAVALIDA FINO AL 31 MARZO O SÌ,sottoscrivo unabb namento annuale11I numerijaLinead'ombraperunimportototalediL.85.000. Scelgo /salvo esauritoj inomaggio il volume: O VARIAZIONI P STALI O ULTIMO R UND O FRATELLI INVALIDI O DUEIMPERI ...MANCATI O LEDONNE, LAMAFIA Segnalo unamicointeressatoaricevere unacopiaomaggiodiLinead'ombra /incasodirispostaffermativaprolungherete di3mesi il mioabbonamentoj. NOME_________ _ COGNOME ________ _ INDIRIZZO ________ _ _______ (Ap___ _ CITTÀ_________ _ NOME_______________ _ COGNOME ______________ _ INDIRIZZO _______________ _ CITTÀ________________ _ Indico lamodalitàdipagamento/senzaggiuntadispesepostalij. O Assegno/bancarioopostalen. _________ _ banca_____________ inbustachiusaj O Awenutoversamentosulc/cpostalen.54I40207intestatoaLinead'ombra O Viautorizzoadaddebitarmi lacifradiL.85.000sucartadicredito O CartaSi O Visa O Mastercard O Eurocard. I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I N. SCAD. INTESTATAA ______________ _ FIRMA____________ _ LINEAD'OMBRA,VIAGAFFURIO4, 20124MILANO.POTETEMANDAREANCHEUNFAXAL02-6691299

Lev N. Tolstoj DENAROFALSO Un racconto-pamphlet sulla potenza corruttrice del denaro. Lire 12.000 Aldo Capitini LETECNICHEDELLANONVIOLENZA Lire 12.000 "Voices" GLI SCRITTORIE LAPOLITICA Norde Sud,Est e Ovest, Guerrae Pace. Neparlano: Boli, Chomsky, Eco, Gordimer, Grass, Hall, Halliday, Konrad, Rushdie, Sontag, Thompson, Vonnegut. Lire 12.000 GiintherAndersIMORTI.DISCORSOSULLETREGUERRE MONDIALI. Lire 12.000 Albrecht Goes LAVITTIMA Cristiani ed Ebrei al tempo di Hitler. Lire 12.000 APROPOSITODEICOMUNISTI A. Berardinelli, G. Bettin, L. Robbio, M. Flores, G. Fofi, P. Giacchè, G. Lerner, L. Manconi, M. Sinibaldi,con il Piccolo Manifesto di Elsa Morante. Lire 12.000 Heinrich Boli LEZIONIFRANCOFORTESI Poetica e morale, cultura e società. Lire 12.000 "Voices 2" IL DISAGIODELLAMODERNITÀ Amis, Beli, Bellow,Briefs,Castoriadis,Dahrendorf,Galtung,Gellner,Giddens, Ignatieff, Kolakowski, Lasch, Paz, Rothschild, Taylor, Touraine, Wallerstein. Lire 12.000 Arno Schmidt IL LEVIATANO seguitoda TINAO DELLA IMMORTALITÀ. A cura di Maria Teresa Mandatari. Lire 12.000 Francesco Ciafaloni KANTE I PASTORI Identità e memoria, campagna e città, ieri e oggi, Italia e America, destra e sinistra. Lire 12.000 UNLINGUAGGIOUNIVERSALE Le intervistedi "Linea d'ombra" con gli scrittori di lingua inglese: Ballard, Barnes, /shiguro, Kureishi, McEwan, Rushdie, Swift (Gran Bretagna), Banville (Irlanda), Gallant, lgnatieff, Ondaatje (Canada), Breytenbach, Coetzee, Gordimer, Soyinka (Africa), Desai, Ghosh (India), Frame (Nuova Zelanda). Lire 15.000 VIOLENZAONONVIOLENZA E_ngels,Tolstoj, Gandhi, Benjamin, Weil, Bonhoeffer, Caffi, Capitini, Fanon, Mazzolari, Arendt, Bobbio, Anders. Lire 15.000 Marco Lombardo Radice UNA CONCRETISSIMAUTOPIA Lavoropsichiatricoe politica. Lire 12.000 TRADUEOCEANI Le interviste di "Linea d'ombra" con gli scrittori statunitensi: Barth, Bellow, Carver, De Lilla, Doctorow, Ford, Gass, Highsmith, Morrison, Ozick, H. Roth, Singer, Vonnegut. Lire 15.000 Riccardo Bauer LA GUERRA NON HA FUTURO Saggi di educazione alla pace: le tattiche e le strategie, le tecniche e gli strumenti per costruire insieme un mondo meno intollerante. A cura di Arturo Colombo e Franco Mereghetti. pp.128, Lire 12.000 Salman Rushdie ILMAGODIOZ Un grande scrittore analizza e discute un classico del cinema musicale e fiabesco. pp. 96, Lire 12.000 Soren Kierkegaard BREVIARIO L'etico, l'estetico, il religioso: alle origini dell'esistenzialismo. A cura di Max Bense. pp. 96, Lire 12.000 PER ELSA MORANTE La narrativa, la poesia e le idee di uno dei maggiori scrittori del '900. Parlano: Agamben, Berardinelli, Bettin, Bompiani, D'Angeli, Ferroni, Garbo/i, Leonelli, Lollesgaard, Magrini, Onofri, Pontremoli, Ramondino, Rosa, Scarpa, Serpa, Sinibaldi. pp. 272, Lire 15.000 SCRITTORI PER UN SECOLO 151 fotoritratti e 104 fotografie di contesto storico e biografico a cura di Goffredo Fofi e Giovanni Giovannetti. pp. 338, Lire 18.000 Aldo Palazzeschi DUE IMPERI ... MANCATI. Una dura requisitoria contro la guerra, da parte di un poeta reduce dalla prima guerra mondiale. pp. 192, Lire 15.000 Diane Weill-Ménard VITA E TEMPI DI GIOVANNI PIRELLI La biografia di un intellettuale atipico: i suoi dilemmi e le sue scelte politiche e culturali. pp. I 92, Lire 15.000 Gaetano Salvemini I PARTITI POLITICI MILANESI NEL SECOLO XIX. I saggi e gli interventi di un grande storico

Direzione: Marcello Flores, Goffredo Fori (Direttore responsabile), Alberto Rollo. Gruppo redazionale: Mario Barenghi, Alfonso Berardinelli, Paolo Bertinetti, Gianfranco Bettin, FrancescoBinni, MarisaBulgheroni,MarisaCaramella, Luca Clerici, Riccardo Duranti, Bruno Falcetto, Pinuccia Ferrari, Fabio Gambaro, Piergiorgio Giacchè, Filippo La Porta, Marcello Lorrai, Danilo Manera, Roberta Mazzanti, Paolo Mereghetti, Santina Mobiglia, Luca Mosso, Maria Nadotti, Marco Nifantani, Oreste Pivetta, Giuseppe Pontremoli, Fabio Rodriguez Amaya, Lia Sacerdote, Alberto Saibene, Marino Sinibaldi, Paola Splendore. Collaboratori: Damiano D. Abeni, Adelina Aletti, Chiara Allegra, Enrico Alleva, Livia Apa, Guido Armellini, Giancarlo Ascari, Fabrizio Bagatti, Laura Balbo, Alessandro Baricco, Matteo Bellinelli, Stefano Benni, Andrea Berrini, Giorgio Bert, Lanfranco Binni, Luigi Bobbio, Norberto Bobbio, Marilla Boffito, Giacomo Borella, Franco Brioschi, Giovanna Calabrò, Silvia Calamandrei, Isabella Camera d'Afflitto, Gianni Canova, Rocco Carbone, Caterina Carpinato, Bruno Cartosio, Cesare Cases, Francesco M. Cataluccio, Alberto Cavaglion, Roberto Cazzola, Francesco Ciafaloni, Giulia Colace, Pino Corrias, Vincenzo Consolo, Vincenzo Cottinelli, Alberto Cristofori, Peppo Delconte, Roberto Delera, Paola Della Valle, Stefano De Matteis, Carla de Petris, Piera Detassis, Vittorio Dini, Carlo Donolo, Edoardo Esposito, Saverio Esposito, Doriano Fasoli, Giorgio Ferrari, Maria Ferretti, Antonella Fiori, Ernesto Franco, Guido Franzinetti, Giancarlo Gaeta, Alberto Gallas, Nicola Gallerano, Roberto Gatti, Filippo Gentiloni, Gabriella Giannachi, Giovanni Giovannetti, Paolo Giovannetti, Giovanni Giudici, Bianca Guidetti Serra, Giovanni Jervis, Roberto Koch, Gad Lerner, Stefano Levi della Torre, Emilia Lodigiani, Mimmo Lombezzi, Maria Maderna, Luigi Manconi, Maria Teresa Mandalari, Bruno Mari, Emanuela Ma,tini, Edoarda Masi, Roberto Menin, Mario Modenesi, Renata Molinari, Diego Mormorio, Antonello Negri, Grazia Neri, Luisa Orelli, Alessandra Orsi, Maria Teresa Orsi, Armando P,tjalich, Pia Pera, Silvio Perrella, Cesare Pianciola, Guido Pigni, Giovanni Pillonca, Pietro Polito, Giuliano Pontara, Sandro Portelli, Dario Puccini, Fabrizia Ramondino, Michele Ranchetti, Emanuela Re, Luigi Reitani, Marco Restelli, Marco Revelli, Alessandra Riccio, Paolo Rosa, Roberto Rossi, Gian Enrico Rusconi, Nanni Salio, Domenico Scarpa, Maria Schiavo, Franco Serra, Francesco Sisci, Piero Spila, Antonella Tarpino, Fabio Terragni, Alessandro Triulzi, Gianni Turchetta, Federico Varese, Bruno Ventavoli, Emanuele Vinassa de Regny, Tullio Vinay, Itala Vivan, Gianni Volpi. Segreteria di redazione: Serena Daniele Progello grafico: Andrea Rauch Pubblicità: Miriam Corradi Amministrazione e abbonamenti: Daniela Pignatiello - Te!. 02/66990276 - Fax 02/66981251. Hanno contribuito alla preparazione di questo numero: Annelisa Addolorato, Claudia Battistioli, Michele Neri, Marco Antonio Sannella, Barbara Verduci, le agenzie fotografiche Contrasto, Effigie e Grazia Neri. Editore: Linea d'ombra Edizioni srl- Via Gaffurio4 20124 Milano Te!.02/6691132 Fax: 6691299 Amministratori delegati: Luca Formenton, Lia Sacerdote (Presidente) Distrib. edicole Messaggerie Periodici SpA aderente A.D.N. - Via Famagosta 75 - Milano Te!. 02/8467545-8464950 Distrib. librerie PDE - Via Tevere 54 - 50019 Sesto Fiorentino - Te!. 055/301371 Stampa Grafiche Biessezeta Sri - Via A. Grandi 46-20017 Mazzo di Rho (Ml) - Te!. 02/93903882 Fax 02/9390 I297. LINEA D'OMBRA Iscritta al tribunale di Milano in data 18.5.87 al n. 393. Dir. responsabile: Goffredo Fofi 4 7 9 30 32 35 38 42 43 45 46 48 50 52 54 75 20 23 57 60 63 68 72 Enrico Deaglio Gabriella Gicrnnachi Bohumil Hrcrbal Antonio Solaro Caterina Carpinato farcia Marchese/li Loukas Nikos Chuliaràs Thanassis Vcrltinrìs Mario.i· Chakkcrs Pròdromos Savvidis Ncrsos Vaghenàs Filippo La Porta Enzo Mansueto Lodovico Terzi Giuseppe Pontremoli INBREVE Oliver Sacks Juan Carlo.i·Rulfo, José Luis Bui/, Marisa Sistach Keri Hulme Alessandra Giagheddu Ellen Draper Tirn Winton Annelisa Alleva Viaggi Viaggio in Italia a cura di Alberto Rollo anno XIV febbraio I 996 numero I 12 In memoria di Ernest Gellner Peggio di così non poteva andare Isole: Grecia Dopo Papandreu Qualche avventura Altri percorsi Racconti In mortem Peter e Pat Il bidè Così Poesie Abbiamo vinto ... ma ne siamo sicuri? Jack Frusciante è entrato in classe Naipaul e le passioni razziali Benni ed Elianto Letture, recensioni, segnalazioni Malattia e vissuto sono inscindibili a cura di Luigi Vaccari Messico: viaggi nel tempo perduto a cura di Maria Nadotti Isole: Oceania Isole senza nome nel mare sconosciuto La letteratura maori Old Cobraboor Thomas Awkner, il corriere Andrea e Gemma La copertina di questo numero è di Patrizia La Porta Abbonamento annuale: ITALIA L. 85.000, ESTERO L. I00.000 a mezzo assegno bancario o c/c postale n. 54140207 intestato a Linea d'ombra o tramite carta di credito SI (si veda il tagliando a pagina 2). I manoscrilli non vengono restituiti. Si pubblicano poesie solo su richiesta. Dei resti di cui non sianw in grado di rimracciare gli aventi dirillo, ci dichiariamo pronti a o//emperare agli obblighi relativi.

Enrico Deaglio VIAGGIO IN ITALIA ILSECONDODIARIOITALIANO IncontroconAlbertoRollo Enrico Deaglio pubblica il seguito ideale di Besame mucho: si chiama Bella ciao. Diario di un anno che poteva andar peggio (Feltrinelli, pp. 220, L.23.000). Dopo Besame mucho. Diario di un anno abbastanza crudele, un altro diario: si chiama Bella ciao. Un anno che poteva andare anche peggio ( Feltrinelli, pp. 220, Lire 23.000). Ancora una volta un diario. Ancora una volta una sequenza di storie che scavano nel corpo vivo del paese e lasciano emergere eventi.figure, avventure che sembrano mettere a dura prova l'ind!fferenza del leuore, trascinarlo a guardare, a rfflettere. Rispetto al 1994, l'obiettivo si sposta su realtà meno immediatamente visibili, come se dominasse un'altra urgenza: quella di esercitare l'attenzione su segnali diversi, più numerosi, e magari anche meno decffrabili a prima vista. Bella ciao è un'esperienza di scrittura che.forse proprio con quel salutare malinconico - che è proprio, per dirla con Franco Fortini, delle "canwni dei vinti" - si volesse prendere tempo, misurare distanze e contiguità, resistere. Ma è anche una prova di intelligenza critica e selettiva. Lasciare.fuoridal quadro la volgarità dello .sfascio, quella minaccia di peggio che s'appalesa nel sollotitolo, è un "gesto" tanto sapiente quanto feroce che ci rammenta dove andare a cercare i barlumi di una identità- non so se politica, certamente civile - meno affetta da balbuzie o snobistico mutismo. Il diario è una.forma che ha a che.fare con il ricordare o il non voler dimenticare. Come mai, per due anni di seguito - il 1994 e il 1995 - hai sentito, più.forte, l'esigenza di questa.forma? In teoria la scelta di "tenere un diario" era legata al 1994, perché iI 1994 è stato un anno di rivolgimenti che apparivano ali' epoca - cioè quandosi sono manifestati-terribili. [n realtà, ripensandoci, erano una sanzione di quel che era da tempo la società italiana. Comunque gli eventi erano tali da suggerire inevitabilmente l'idea di seguirli giorno per giorno. Aggiungiamoci pure il fatto che per sei mesi avevo fatto un lavoro quotidiano in televisione, "MilanoItalia", che era una trasmissione che segui va giorno per giorno quel che accadeva nel paese. Quest'anno, invece, è un anno balengo, non ha ancora una definizione: tutta l'asprezza e la nettezza delle posizioni dell'anno scorso si è stemperata di nuovo. Non c'è nulla di simbolico. C'è stata una serie di piccoli episodi, molto sotto traccia. Piccola cronaca. Da un certo punto di vista, il diario non sarebbe giustificato. E tuttavia io ho la sensazione che stiamo vivendo in Italia un momento di svolta, in cui può succedere indifferentemente una cosa e un'altra. Ci sono tanti sintomi di questo sommovimento. Quindi, anche se questo non è stato un anno "risolutore" tutto sommato è stato un anno interessante ... Pieno di sintomi ... L'insieme di questi sintomi, mi sembra, si portano anche appresso il formarsi e parallelamente, il decomporsi di culture politiche diverse. Qual è la cultura politica più sign(ficativa? L'unica cu Itura poi itica nascente, con ancor più consenso nel la base che nei suoi leader, è quella autoritaria, quella di Fini, insomma. Inquesto momento, questa cultura interpreta una tendenza a cui forse la definizione di fascismo non aderisce pienamente ma che certo ha a che fare con una politica autoritaria. Nel senso che "Le cose devono funzionare", che "ci vuole l'uomo forte", e hanno presa gli appelli all'egoismo sociale, le posizioni anti-immigrati, anti-zingari, anti-Europa: di fatto, questa è una componente delle politica italiana da sempre, dall'inizio del secolo, che adesso ha ritrovato la possibilità di ripresentarsi determinando una nuova forma di autarchia, di separazione, di egoismo. Poi ci sono altre culture politiche che sopravvivono. Vengono dal passato e sono anch'esse frutto della nostra storia. C'è la cultura di sinistra che non è patrimonio della gioventù, che appartiene ai quarantenni: una cultura politica conservativa che non ha in sé alcun motivo di novità. Il miglior modo diparlardi politica è del resto allontanarsi dal teatro della politica propriamente detta. C'è una simpatia nel tuo libro per figure - magari minori - ma caratterizzate da un inequivocabile eroismo sociale, da un eroismo morale per molti versi esemplari. Qual è il destino di queste piccole figure? Che posto occupano nel panorama del paese allo sfascio? Dello più brutalmente, a cosa servono? Servono, come dice uno dei personaggi intervistati, a trovare delle forme di qualità della vita, a trovare i modi per poterle esercitare davvero. Questo in Italia si può fare. L'Italia è effettivamente un paese molto libero, echi vuole una qualità di vita più alta può farlo. In tanti campi. D'altro canto è difficile che proposte ed esperienze trovino sbocco nella politica. li rapporto con la politica si traduce inevitabilmente in conflitto. E' inevitabile una separazione, uno scollamento. Solo a questa condizione è possibile "fare" e tradurre in pratica delle proposte autentiche, dettate da bisogni veri e sentite veramente. L'esemplarità che tuproponi va oltre i confini più banali di una tradizionale "Intona volontà". Ad esempio nell'episodio della banda di ladri napoletani che scavano il tunnel verso il caveau della banca si coglie una lode all'epicità del lavoro - che nella fattispecie è lavoro criminale - che suona profondamente e significativamente paradossale. Sì, nell'episodio napoletano, ma soprattutto in quello palermitano. Il divario che c'è in Italia tra gli appelli alla legalità, alla normalità si scontrano con ladistanza siderale in cui avvengono questo tipo di episodi. Vogliamo ricordare di che cosa tratta l'episodio palermitano? La vicenda palermitana é questa: è la storia di un gruppo di ex detenuti come ce n'è in molte città d'Italia - a Napoli, per esempio. Che ci siano gruppi di ex detenuti che protestano in maniera molto aggressiva sotto il Comune chiedendo posti di lavoro, è cosa nota. E' abbastanza tipico di tutto il Sud. Questi gruppi sono in genere massa di manovra per campagne elettorali.

EnricoDeoglio. FotoRobySchirer Non possono andare a lavorare da nessuna parte, con la fedina penale che hanno, e mettono in atto una sorta di ricatto sociale. La faccenda di solito si risolve dando un posto di lavoro a termine. Alla fine protestano di nuovo e vengono inseriti in un'altra lista. E' la storia, insomma, dell'assistenzialismo italiano. Il gruppo di Palermo era una cooperativa di ex detenuti, praticamente analfabeti, la feccia della città. Centocinquanta persone che si riunivano una volta a settimana davanti al Municipio e spaccavano tutto ... A un certo punto ottengono un posto di lavoro, vengono assunti come netturbini - cosa che a Palermo è successa già moltissime volte - e invece di diventare dei parassiti sociali, come altri erano diventati, fanno delle cose che nessuno aveva mai fatto in città. Fanno insomma i lavori più sporchi, e in particolare portano a termine l'impresa titanica di svuotare un enorme complesso cinquecentesco che tutti si erano dimenticati che esisteva perché era usato come discarica dell'immondizia e nel giro di due mesi lo ripuliscono tutto e consegnano allacittàquesto gioie]lodi architettura lasciando tutti senza fiato. A me sono piaciuti perché da quella esperienza hanno tratto un'idea valida, forte, efficace: con una bassa forza per niente qualificata, anzi costituita principalmente da delinquenti, hanno dimostrato che a Palermo il solo patrimonio architettonico darebbe lavoro almeno a mille persone e alimenterebbe tutto quello che vi vive intorno, turismo eccetera. Effetti vamente questo è un atto di eroismo, perché questi potevano prendere un'altra strada e invece non lo hanno fatto. Dove finirà? Secondo me a lungo andare non lo faranno più perché è molto difficile in Italia avere un rapporto diretto tra delle giuste esigenze e delle giuste proposte e la loro attuazione politica, amministrativa, INCONTRI/ DEAGLIO 5 etc. Resterà un esempio, come altri sono stati, di una cosa che si poteva fare, ma che non ha fiato per durare. Allo stesso tempo è il segno di una potenzialità assolutamente inespressa che si fa fatica a vedere in Italia: non c'è nessuna proposta di cose che sarebbero possibili solo con un minimo di fantasia. La storia dei rapinatori napoletani non è poi tanto dissimile. Queste sono persone abituate a lavorare che fanno un lavoro che nessun alttro è capace di fare: scavare un cunicolo sottoterra, arrivare a un posto indicato, e fare un foro di venti centimetri per venti centimetri. Conoscono il sottosuolo di Napoli a come le loro tasche. Sono solo tre, ma sono una so1ta di rappresentanza di un patrimonio di conoscenza, di fatica, di organizzazione che a Napoli è diffusissimo. E' evidente che loro conducono dei piccoli assalti, sono dei banditi anarchici. Insomma scavare è un lavoro faticoso, rischioso, ma è un lavoro, eccome, e riconoscere che questa cosa esiste vuol dire riconoscere che esistono delle esigenze di "campar meglio", che non è un esigenza criminale di far velocemente dei soldi. li loro è un lavoro lento, meticoloso, e ci lasciano la pelle. Dall'altra parte c'è l'impossibilità costituzionale di riconoscere questa esigenza. In generale penso che in tutto questo sostenere che oramai non c'è più lavoro, secondo le quali più va avanti la ristrutturazione economica più toglie lavoro, è una grande palla. La gente lavora, lavora con le mani. Lavoro e fatica sono pane quotidiano della stragrande maggioranza degli italiani. Dalle pagine del libro emerge questa.fiducia, questo mesto e forse unpo' rabbioso ottimismo. Eppure, da un altro punto di vista, sembra di cogliere una malinconia di fondo, una malinconia legata all'idea che il destino immediato sia, come direbbe Lasch, quello di un "io minimo", tutto impegnato a sopravvivere con il minimo investimento di energie. Da una parte ci sono questi episodi di eroismo, e dal!' altra parte cosa c'è? Sì, c'è senza dubbio una riduzione delle pretese. Questa, però, non è solo una caratteristica della sinistra. Anche per la destra vale lo stesso discorso. Quando Berlusconi, l'anno scorso, disse "Yogl io creare un milione di posti di lavoro", disse una cosa fantastica. Parlava di un miracolo e lo prometteva. È evidente che in Italia c'è bisogno di un milione di posti di lavoro. Lui lo disse come slogan politico, ma ora nessuno dice più cose di questo tipo. Ora si parla di conservare l'esistente, il poco che c'è; nessuno osa più pensare che ci possa essere dell'altro. Questo porta alla riduzione delle aspettati ve, delle energie. Secondo me, i fatti di cronaca nera che racconto nel mio libro, in particolare quelli relativi alle violenze domestiche, sono proprio il sintomo, sono la concretizzazione dell'abbassamento delle pretese. Si parte dal presupposto di voler risolvere un problema. Il "mio" problema. Mio padre ha i soldi ma devo aspettare che me li lasci in eredità: se gli dò una botta in testa posso averli subito ... Si vede insomma la netta d(fferenza tra l'esigenza di "campar meglio" del ladro napoletano e l'urgenza di "avere" subito dell'assassinofamiliare. Esatto, inoltre nell'episodio napoletano, c'è un personaggio che lascia emergere un altro dato molto significativo: il "telefonista" che via via si preoccupa dei suoi amici che stanno sotto le fogne, che forse stanno morendo o sono già morti, e chiama prima la Polizia, e poi avverte tutti i parenti. Tutto ciò indica un grado di solidarietà, di umanità che è sempre più difficile trovare, a cui sempre meno facciamo caso. I delitti alla ribalta della cronaca sono per lo più squallidi. Aggiungiamo anche un altro elemento, che è quello del pentimento. Se uno pensa che ci sono oltre mille pentiti

6 INCONTRI/ DEAGLIO di mafia, o che affiliati di Cosa Nostra solo dopo tre giorni dall'arresto si pentono, questo dà la misura di una condizione paradossale, senza misura. Tra gli elementi trascinanti di Bella Ciao c'è unafigura cli giovane donna cui hanno trapiantato il fegato e il suo eroismo - perché anche il suo è eroismo - ha a che fare con una dimensione più esistenziale. Come si collega quest'altra storia cli eroismo all'interesse che mostri per i trapianti clifegato? l trapianti mi hanno interessato a partire da un problema cruciale: la giustizia. Perché in questo settore c'è una netta disparità tra bisogno e risorse. La "politica" dei trapianti impone la ridefinizione del concetto di giustizia. E' uno degli scenari più paurosi ma anche più simbolici di quello che sarà la vita sulla terra. Mi interessava molto questa storia, che ho scritto con il giusto riserbo per la persona reale, di una ragazza che la società aveva condannato a morte, di una tossicodipendente a cui veni va rifiutata la possibilità di continuare a vivere, anche con una sottintesa valutazione di ordine morale, quella per cui se se lo è andata a cercare cos'altro vuole. La cosa che più mi aveva col pito è che questa persona giovane era stata beneficiata, in una situazione assolutamente irripetibile, e poi era sparita. Il suo eroismo sta proprio nel fatto che non ha perso la propria identità, che ha - come lei racconta alla fine - beneficiato di questo miracolo e non lo ha voluto accettare come tale. Ha voluto pensare di essere assolutamente uguale a prima. Alessia, insomma, diventa una miracolata ingrata, dove l'ingratitudine è un segno di vitalità. In uno dei capitoli centrali di Bella Ciao torni a parlare di giustizia e lofai a partire da un luogo emblematico: il Palazzo di Giustizia di Milano. Un luogo cavo, in cui accadono delle cose che finiscono per essere influenzate dalla stessa identità di quel palazzo. Come colleghiamo questa cavità, questo luogo spettrale con gli eventi che recentemente hanno cercato di ridisegnare il volto della giustizia in Italia? La concezione architettonica di questo palazzo contiene una concezione della giustizia apparentemente autonoma, separata dal potere politico - tale era l'intenzione del!' architetto - che sin dall'inizio viene contraddetta dai fatti. La cosa su cui, secondo me, bisogna riflettere, perché fa parte del la nostra storia recente, è che il movimento di Mani Pulite non ha raggiunto alcun risultato, nel senso che ha sì smosso le acque, ha sì posto delle condizioni di effettiva autonomia, ma in realtà - questo è l'aspetto più grave-il potere giudiziario non è stato accettato come indipendente. La figura di Berlusconi è stata quella di uno che non accetta di essere giudicato, non accetta neanche di essere accusato, per cui si scontra direttamente con il palazzo. Dice "Voi siete comunisti e non sapete come si gestisce un'azienda." La realtà è che in Italia una buona parte del paese ha adottato un sistema di vita che non fa più riferimento alle istituzioni vigenti e in particolare a quella giudiziaria, scolastica, fiscale, e ne ha uno proprio, che è quel modo di procedere per clan, prepotenza, legami familiari allargati inequivocabilmente mutuato dal modello mafioso, che amministra la propria vita e sempre più quella degli altri. Berlusconi è il rappresentante consapevole, o inconsapevole - abbastanza consapevole comunque - di tutto ciò. Però la cosa importante è che questo modello, che noi vediamo come una cosa terribile perché rappresenta la fine dei fondamenti su cui si regge formalmente il nostro paese, funziona meglio. In tante aeree geografiche, in tanti settori, il sistema della risoluzione dei conflitti di tipo mafioso o della giustizia di tipo mafioso è molto più rapido, è molto più sincero di quello statale. Quandi c'è la concreta possibilità - anzi c'è già stata, e il capitolo sul palazzo racconta proprio questo -che nello scontro finale fra una cosa che si chiama Mani pulite cioè "Dovete lavarvi le mani" e quell'altro che dice no, non mi lavo le mani, vinca l'altro. Ha vinto già. Fra i rappresentanti politici della repubblica italiana c'è un uomo che è accusato di falso in bilancio: questa cosa dieci anni non sarebbe forse successo, non succederebbe in nessun'altra parte. Ciò vuol dire che il risultato ottenuto da questo palazzo è l'esatto contrario di quel lo che si proponeva. Ha cambiato la soglia di legalità e di illegalità che prima si considerava non superabile. C'è una sorta di profonda malinconia in Bella ciao, come se gli stessi eroi che dimorano nel tuo libro,fossero stretti fra una minoranza e una maggioranza impegnate in un co11flittosenza vie d'uscita. li conflitto è molto mascherato, non portato alla luce. Tutto ciò di cui abbiamo parlato sino ad ora non è portato alla luce. Da una parte c'è una minoranza che non vede perché dovrebbe rinunciare alle buone idee, alle cose belle che l' hanno segnata dall'altra c'è una maggioranza che è andata altrove. Il problema non è tentare di "raggiungere" quell'altrove così fittamente popolato, ma se sono minoranza mi piacerebbe che le caretteristiche di questa minoranza fossero condivise. Questo è un libro di parte. Può darsi che la maggioranza abbia le sue ragioni. Io non le vedo. Però una parte di energia fattiva, mal indirizzata magari, ma c'è in quella maggioranza, e invece non esiste fra quelli che sono la "mia parte". La cosa davvero più triste e malinconica è che per correre dietro a un compromesso, a un'alleanza, da parte della sinistra si sia rinunciato a portare innanzi quelli che, se davvero portati avanti, sarebbero degli obiettivi giusti, corretti, forse anche di minoranza ma per lo meno chiari. Partire da storie apparentemente minori come tu hai fatto serve senza dubbio a smuovere lo scenario che abbiamo di fronte. In fondo, la cosa davvero provocatoria, stimolante di Bella ciao è che la gente vi appare un po' meno "gente" di quel che appare nei media. La gente non esiste. La cosa che, scrivendo, mi piacerebbe spingere fino ali' assurdo è partire dall'episodio più banale e di lì risalire. Ad esempio da un incidente stradale. Dalla strada, dai due guidatori, e arrivare a scoprire l'idea che loro hanno del mondo. C'è già nel tuo libro questo partire dal piccolo per arrivare a una sorta cli balaustra su un panorama ben più vasto, come quando fai parlare l'autista del pullman di Prodi ... Esatto. Nel caso dell'autista di Prodi, lui è un comprimario piccolissimo ma ha avuto la possibilità di osservare un evento politico importante non da politico ma da lavoratore. Però le sue riflessioni su quel viaggio sono più profonde di quelle di Prodi: per lo meno sono nette. Anche le proposte che fa. Tra l'altro quel viaggio lì è stato, tutto sommato, l'unica occasione di contatto con la realtà italiana nel 1995 in Italia. Il resto è avvenuto tutto dentro la "scatola".

NELCUOREDELL'EUROPA INMEMORIADIERNESGTELLNER GabriellaGiannachi Qualche anno fa, durante una tipica cena cantabrigense, confessai a uno studioso del posto di non essere mai stata a Praga. Poche settimane dopo questo studioso mi sollecitò a visitare la città quanto prima possibile. Fra una telefonata e l'altra gli rivelai che avrei desiderato scrivere un servizio sul teatro ceco contemporaneo e, in un batter d'occhio, ricevetti una lettera con una lista di nominativi, indirizzi e numeri di telefono da far invidia ad uno storico del teatro. Al mio arrivo a Praga, questo studioso mi prelevò al l'aeroporto, mi scarrozzò attraverso il centro storico per ore, fino ad arrivare ormai a tarda notte sul ponte Carlo. Solo allora osò interrompere il mio fiume di parole di ringraziamento; gentilmente mi fece ruotare su me stessa e io mi ritrovai di fronte uno degli scenari più straordinari d'Europa: la veduta del castello (Hrad) dal ponte Carlo di notte. Quando finalmente trovai le parole per esprimermi di fronte a tanta bellezza, lui mi ricordò che Praga era seducente quanto distruttiva, che poche altre città al mondo si erano lasciate soggiogare così facilmente dagli "ismi" (il nazismo, il comunismo e infine il capitalismo). "Bada", mi disse, "bada bene perché questa è la città più irresistibile e terrificante d'Europa. Bada che non si prenda gioco di te. Bada che non ti porti via con sé". Sono passati pochi anni da allora e il mio amico studioso non c'è più. Praga se l'è po1tato via in pochi istanti, senza che neanche se ne accorgesse, almeno così dicono gli amici e i conoscenti che lo hanno assistito negli ultimi istanti della sua vita. E così, domenica 5 Novembre, ci ha lasciati, a Praga, la città d'origine, la città che tanto aveva sognato e alla quale tanto aveva desiderato tornare, prima da giovane ebreo espatriato e poi da intellettuale anti-comunista, il noto filosofo e antropologo Ernest Gellner - nato e morto a Praga, nel cuore dell'Europa, per un fulmineo e inaspettato attacco cardiaco. Chissà, forse questa straordinaria città ha voluto tenersi tutto per sé l'uomo che alla fin fine l'amava e la desiderava più di chiunque altro. Nato a Praga nel 1925, Ernest Gellner proveniva da una famiglia ebrea intellettuale. Dei suoi avi si è scritto altrove- uno, sotto falso nome, è anche protagonista di un noto romanzo ceco, un altro è ritratto in una celebre taverna nel cuor cuore della città. Gellner fu costretto a lasciare una Praga nazista nel 1939 e, come tanti altri, raggiunse con la sua famiglia l'Inghilterra, dove studiò prima a St Albans, poi Balliol. Alla fine della guerra, ritornò a Praga solo per essere però nuovamente cacciato, questa volta dai comunisti. Nel 1945, Gellner completò così gli studi a Oxford, divenne docente universitario a Edimburgo e, due anni dopo, si trasferì alla celebre London School ofEconomics dove tenne per trentacinque anni una cattedra in filosofia. Nel 1984Gellner si trasferì nuovamente, questa volta a Cambridge dove gli venne conferita una cattedra in antropologia che lasciò nel 1993 per recarsi finalmente a Praga, dove, sino alla sua morte, ha diretto un centro per lo studio del nazionalismo alla Centrai European University. Gellner trascorse gli ultimi anni della sua vita fra una città e l'altra, rivelando un'energia e un vigore che pochi sarebbero in grado di eguagliare. Dotato di un irresistibile senso del!' umorismo, Gellner era anche un uomo di poche e pungenti parole. Il suo rigore intellettuale era lucido e sferzante, le sue analisi affascinanti, provocanti e talora sovversive, la sua modestia e generosità nei confronti dei suoi colleghi e studenti ammirevole, quasi proverbiale. Gellner era satirico e polemico, talora anche combattivo, sempre appassionato, sempre innovativo. Sempre attento, sempre superimpegnato, Gellnernon trascurava mai nulla, né nessuno. Altrettante persone hanno beneficiato delle sue affascinanti teorie filosofiche e antropologiche quante hanno beneficiato del suo generoso supporto come uomo e come intellettuale. Fra gli amici, gli studiosi, gli studenti Gel lner non faceva differenze di razza, rei igione ed età: con la stessa passione con cui scriveva un libro dopo l'altro, Gellner aiutava chi lo cercava, sempre curioso, sempre disponibile, sempre affascinante e, soprattutto, sempre impegnato lucidamente nella vita come sul lavoro. Con la sua morte il mondo intellettuale europeo perde uno dei suoi più straordinari e generosi protagonisti. Scioccata, come tanti altri, dalla sua inaspettata e dolorosa scomparsa, spero di essere perdonata dagli studiosi del suo campo per aver dedicato alcune parole per ricordare l'uomo. Lascio naturalmente a loro il compito di ricordare la sua opera. LINEDA'OMBRA Sonloietdi iannuncilanruemesrpoecialdei"LINEDA'OMBRsuAl" "NEWBRITIWSHRITING" inusciatamarz1o996 contestei poesie di: SimoAnrmitagReo,saliBnde/ben, LouDiseBernièrLeas,vinGiareenlaw, A.LK. ennedTyi,mPearHs,eleSnimpson, BarbaTrarapido Il BRITICSOHUNCIL annuncilicaonvegno letterareioilcicldoiconferenczhesiterrannionoccasiodneelnumesropecialceui sarannporesengtliautori

8 FotoMartinlonger/ G. Neri.

Bohumil Hrabal PEGGIO DI COSI' NON POTEVAANDARE EPIDIASCOPINIOGLESE A curadi DarioMassimi Il testo di Bohumil Hrabal che presentiamo di seguito è stato scritto nel settembre del 1990. Fa parte del ciclo delle lettere ad Aprilina, al secolo Aprii Gifford, giovane slavista statunitense che nella primavera del 1989 aveva organizzato una serie di conferenze dello scrittore nelle università americane e alla quale è indirizzata tutta una serie di testi scritti da Hrabal in forma epistolare e in uno stile di estrema prossimità al linguaggio parlato che lo stesso Hrabal ha definito prima "giornalismo letterario" e poi "giornalismo parlato". Il testo originale ceco, dopo una prima edizione in quadernetto della casa editrice Prazska lmaginace, è stato inserito nel volume Ponorné r{cky (Fiumiciattoli sotterranei) pubblicato a Praga alla fine del 1990 e in italiano nel 1995 presso le edizioni E/O con il titolo Paure totali. L'edizione italiana però non comprende un paio di testi che compaiono nel l'originale ceco, tra i quali questo racconto, che quindi viene pubblicato qui per la prima volta in italiano. Al di là dei motivi che hanno indotto l'editore italiano a non inserirlo nel volume Paure totali, va detto che questo testo si discosta notevolmente dagli altri che compongono l'edizione ceca del libro, a partire dal tema stesso del viaggio e dalle associazioni letterarie che i luoghi visitati gli ispirano, tanto da trasformare questo viaggio in una sorta di pellegrinaggio sulle tracce degli autori di lingua inglese che ama di più: Eliot e Joyce, con aggiunta l'appendice dell'esilio inglese di Sigmund Freud. Non si tratta di un reportage; Hrabal stesso dice espressamente di non aver preso appunti e di descrivere solo quello che gli è rimasto nella mente ed è poi tornato in superficie. Frammenti e rivelazioni, epifanie: quasi un omaggio di un grande scrittore a due scrittori che sono tra i più grandi di questo secolo. Cara Aprilina, ogni tanto mi piace fare il diffusore di cultura, e lo faccio anche di gusto. Allora, per esempio, la domanda e la risposta su dove comincia veramente l'Europa orientale. Per quelli dei Sudeti i Balcani cominciavano appena usciti da Lovosice. Ma non si spaventi - già sulle carte geografiche degli antichi romani veniva indicato come Sudeti il territorio che coincide con quella zona di montagne e di catene montuose di oggi. Per me, invece, l'Europa orientale cominciava dove finivano le stazioni austriache stile impero. Però! Per un artista al caffè Slavia l'Europa orientale cominciava a Karlfn. Il compositore Rychlfk ripeteva sempre, ostinato, che l'Europa orientale comincia subito dopo la porta di Porfcf. E adesso si immagini quel che mi è successo. Sono stato invitato all'università di Glasgow, al dipartimento di boemistica ... In tutto il mondo anglosassone la boemistica fa parte del Russian College e per giunta io vi sono stato ospite lo stesso pomeriggio in cui il Russian di Glasgow festeggiava il cinquantesimo, forse cinquantunesimo anniversario della sua fondazione e c'era una cerimonia e si beveva anche champagne e soprattutto, il pezzo forte dell'avvenimento era una gigantesca torta a forma di rettangolo di circa cinquanta centimetri per trentacinque. Stava al centro della sala conferenze del Russian College e aveva la superficie ricoperta dalla spessa glassa di una sostanza beige zuccherosa, e su desiderio del rettore c'era Bohumil Hrabal FotoG. Giovannetti/ Effigie. stata disegnata sopra in stile informale, come se l'avesse fatto Jack Pollock in persona, non solo la carta geografica della Russia, con tutti gli Urali e la bandiera rossa sovietica, ma anche la carta geografica della Polonia e della Cecoslovacchia, con tanto di bandiere polacca e cecoslovacca ... e il rettore di boemistica, il signor Igor Hajek, mi ha affidato il compito onorifico di tagliare con un enorme coltello quella torta, e io stavo in piedi come il principe Metternich dopo le guerre napoleoniche, stavo in piedi come Stalin e Churchill sopra le carte geografiche del mondo alla fine della seconda guerra mondiale ... e tutti gli invitati stavano in piedi, in modo che ognuno potesse vedere il taglio della torta, perché anche i cechi l'hanno imparata dagli scozzesi questa passione per i dolci ... e ognuno aspettava la sua parte ... ma io stavo fermo in piedi col coltello in mano, mi sono chinato sopra quella torta gigantesca e ho sorriso ... se lo avessero visto a Mosca, Aprilina, se lo avesse visto Gorbacev, come ho infilato il coltello e poi ho tagliato l'Unione Sovietica precisamente in mezzo agli Urali, mi è stata addirittura d'ostacolo la bandiera di zucchero dell'Unione Sovietica e anche quella l'ho tagliata in due facendola scricchiolare. E poi ormai era fatta, la metà di nuovo a metà e così via, finché non ho tagliato quella torta in particine come quelle in cui si faceva da noi la torta al ponce ... e tutti si sono serviti e sia i professori che gli allievi hanno capito il compito che mi ero assunto, ali' inizio pieno di spavento, poi però mi sono detto ... Che mi può succedere? E tutti, professori e allievi, hanno applaudito

NOVITÀ Gunther Anders ESSERE O NON ESSERE DIARIO DI HIROSHIMA E NAGASAKI A cinquant'anni dalla bomba atomica una riflessione di drammatica attualità. li 6 agosto 1945 è cominciata una nuova era: in qualunque momento, ora, l'uomo può trasformare l'intero pianeta in un'altra Hiroshima. I doveri morali nell'era atomica. pp. 256, Lire 15.000 Paolo Bertinetti DALL'INDIA Un panorama pressoché completo di una produzione letteraria di straordinario interesse, il romanzo indo-inglese e della diaspora indiana. Un profilo della letteratura indiana in inglese attraverso i romanzi e gli autori apparsi in traduzione italiana. pp. 168, Lire 15.000 Norberto Bobbio ELOGIO DELLA MITEZZA E ALTRI SCRITTI MORALI Per la prima volta una raccolta di scritti di Norberto Bobbio che si collocano nell'ambito della filosofia morale. Verità e libertà. Etica e politica. Ragion di stato e democrazia. La natura del pregiudizio. Razzismo oggi. Eguali e diversi. Pro e contro un'etica laica. Morale e religione. Sul problema del male. pp. 224, Lire 15.000 . AA. VV. PER CARMELO BENE Il teatro di Carmelo Bene, ma anche il cinema, gli scritti letterari, la drammaturgia, il rapporto con lo spettatore, la musica, la "voce". Testimonianze e omaggi di artisti, attori e critici. In appendice un testo di Gilles Deleuze, ormai introvabile, che rappresenta un saggio fondamentale sull'opera di Carmelo Bene. pp. 217, Lire 15.000 ~ LINEAD'OMBRA I - -=----~ -=-=-=-• quell 'ltio in partes, come ho esclamato quando ho finito la divisione della carta geografica di zucchero e ho vissuto la pace di Westfalia, con il corpo e l'anima ... cuius regio, eius religio ... Aprilina, io ogni tanto faccio il diffusore di cultura e Lei è sia studentessa che insegnante all'università di Stanford. In realtà io faccio il diffusore di cultura per me stesso, a me piace non solo raffigurarmi le immagini che ho cercato di presentarle con un epistolario a puntate, ma mi piace tanto anche divertirmi ... Il fatto che siamo istruiti, Aprilina, è anche parte integrante del divertimento, e se non ci si diverte, qualunque istruzione perde di significato. Ecco. E ancora, Aprilina ... Josif Brodskij ha risposto così al tema Oriente-Occidente ... Se dovessi disegnare il confine ideale tra Oriente e Occidente, tra Europa e Asia, non lo disegnerei sugli Urali e neppure sul confine sovietico, ma lungo il corso del fiume Elba. E la rivista l'Espresso fa notare che le parole del poeta si stanno avverando in maniera sorprendente, grosso modo come io con un coltello affilato ho tirato una linea lungo tutta la torta con la carta geografica del territorio dove si parla russo, ceco, slovacco e polacco ... un tratto netto, che divide e separa l'Asia e la Russia europea attraverso gli Urali ... Aprilina, quanto è lontana l'idea di Sergej Esenin ... Ras-sija mia ... Ras ... sija ... terra asiatica ... ! Quanto sono lontane qui le idee del tedesco dei Sudeti, che l'Europa orientale comincia dopo Lovosice ... e l'idea del compositore Rychlfk, che l'Europa orientale comincia non a Karlfn, ma subito dopo la porta di Porfcf! Cara Aprilina, tento di scriverle alcune note a caldo sul mio viaggio in Inghilterra, secondo il principio di Roland Barthes ... lernen-verlernen, apprendre-désapprendre ... non ho preso appunti, ho solo percepito quel che ho visto ... posso scrivere solo quel che mi si è impresso nella memoria, che è venuto in superficie ... Ho cominciato con la Scozia, dove sono arrivato in aereo da Londra, mi ricordo il pomeriggio all'università, dopo la festa per l'anniversario ho partecipato a un dibattito, per dirla meglio, i boemisti e gli slavisti mi hanno fatto delle domande e io ho cercato di rispondere, dopo un'ora la cosa era fatta, poi il signor Igor Hajek mi ha portato a fare una passeggiata in macchina, mi ricordo solo il porto, il cantiere navale, nel quale forse mezzo secolo fa è stata costruita la Queen Mary, la più grossa nave passeggeri del mondo, abbiamo fatto un giro attorno a quel dock, di cui hanno lasciato solo un enorme fossato, la Queen Mary era lunga più di trecento metri ... e per ricordo c'è rimasta la gru originale, verniciata di un colore che non ricordo, so soltanto che è un colosso gigantesco, alto forse ottanta metri, come se l'avesse costruito lo scultore americano Calder, quella gru è monumentale come la torre di Petrin, ogni parte e ogni più piccola componente di quella gru avevano una funzione, ma a me quell'artefatto è sembrato un tetro e solenne omaggio a Calder. .. e poi mi hanno portato in un negozio di liquori e quella rivendita dentro era come una prigione, un bellissimo carcere, le mensole con centinaia di tipi di whisky e con slanciate bottiglie di vino erano separate da un'inferriata, il colloquio coi commessi era davvero come se dei carcerati avessero la visita dei parenti, gli scozzesi compravano e prima pagavano attraverso quell'inferriata e poi ricevevano le bottiglie in confezioni di lusso, ma anch'esse attraverso I' inferriata, e sempre denari alla mano ... il signor Igor mi ha ragguagliato che lì è un'abitudine, proprio come in tutta l'Inghilterra c'è l'abitudine nell 'autotaxi che attraverso la grata che separa l'autista dal passeggero, in quella specie di recinto a rete c'è un'acquasantiera, una tasca di metallo aperta, attraverso la quale il passeggero prima paga e poi riceve il resto, sempre attraverso quella specie di palmo aperto rilucente, perché così si evitano guai e incomprensioni ... perfino dei delitti. Quella sera siamo stati in

una birreria ceca con alcuni amici di Igor Hajek, quella birreria aveva alle pareti scene di vita tzigana, ungherese e soprattutto, cosa che mi ha accompagnato per tutta l'Inghilterra, vi faceva un freddo tremendo, e quando fa freddo, per giunta in un ristorante, allora quella località diventa triste. Per tutto il soggiorno in Inghilterra ho avuto il desiderio di comprarmi della biancheria pesante fager, sotto i vestiti portavo addirittura il pigiama, ma continuavo ad avere freddo, tanto più quando mi veniva in mente che ero partito in aereo da Praga con un tempo stupendo, che faceva quasi caldo, e così avevo lasciato a casa tutte quelle varianti di mutande con le gambe lunghe e i maglioni pesanti, le sciarpe, i polsini, tutto quello che avrei dovuto portarmi dietro, l'avevo lasciato tutto a casa ... E i miei ospiti mi domandavano come andava in patria con la rivoluzione di velluto, ma io avevo freddo, sono diventato matto per il freddo, mi sono perfino ordinato una porzione di pesci all'agro, di aringhe marinate, bevevo birra in modo spropositato, ma neanche questo serviva a niente, ho bevuto anche vodka, vodka Gorbatschow ... e la sera ... sono stato ospite dell'università di Glasgow, nelle stanze per gli ospiti ... mi ero ammassato le coperte di tutti i letti e cercavo di dormire consolandomi ali' idea che quando sarei tornato a casa mi sarei messo tutta quella biancheria pesante che ora se ne stava improduttiva nell'armadio, un capo sopra l'altro a formare delle pile ... sotto la sensazione di questa mia felicità, che mi sarei seppellito sotto tutte le cose calde che non mi ero portato dietro, mi sono preso anche un Belaspon retard, e per giunta pure un Rohypnol. .. e piano piano, piano piano mi sono addormentato e tremavo all'idea di svegliarmi per il freddo! La domenica siamo partiti da Glasgow verso il nord, che il signor Culfk, un boemista, mi avrebbe portato a fare un viaggio verso i laghi ... ed era proprio quello che ci voleva, un freddo come sui Tatra, come sulla Snezka ... ma in macchina faceva caldo! E ci deve andare anche Lei! Se fossimo giovani, io almeno, dove andare in viaggio di nozze se non sui laghi scozzesi? Non avevo mai visto niente di così bello, villaggetti così belli, tanti fiori, un milione di pecore e di agnelli, e quelle colline, quello stupendo paesaggio mi ha fatto passare di colpo anche il freddo, io ho una passione per le pecore Ile e ho una passione anche per i rododendri, e quei colori poi, era come se li avesse visti e li avesse dipinti Henri Matisse, quei delicati colori pastello! Rododendri di tutti i colori e un colore più fresco dell'altro, e ogni casa, anche la più povera, piena di fiori e il gusto di decorare la propria abitazione, anche quella casupola con una sola stanza, che artefatto era! E poi quelle colline che la natura o mani umane hanno riempito di cespugli d'un giallo intenso, il signor Culfk mi ha detto che si chiamano ginestre spinose, quei cespugli gialli mi hanno lasciato il segno dei loro graffi sulla retina e nell'anima e nello spirito, ammesso che io ce l'abbia ... e quegli agnellini, ubbidienti alle mamme ... quando la statale divideva il fondo di un altro proprietario, allora era su quella linea divisoria di assicelle, di travetti abbastanza distanti gli uni dagli altri ... da rompersi una zampina ... ma che cosa non ti vedo? Pertutta la vita ho proceduto così! ... Non appena un agnellino tastando con lo zoccoletto capiva che avrebbe potuto rompersi una zampettina, indietreggiava, sapeva e conosceva il confine ... Faccio: C'è un milione di pecore qua, signor Culfk, che succede se viene una bella nevicata ... Fa lui: Ma qua c'è la corrente del Golfo, nevica solo uno due giorni ... Faccio: E se nevica di più ... E allora, ha detto il signor Culfk, i pecorai e i proprietari delle greggi devono andare coi cani da pastore sulle colline e sui monti, devono rialzare le pecorelle in modo che la neve non le soffochi ... vagano intere notti per i pendii e alzano le pecorelle con tutti gli agnelli svezzati e gli mettono qualcosa sotto VIAGGI/ HRABAL 11 e le coprono ... per proteggerle ... nella bibbia Cristo è sempre un pastore di pecore ... E così, Aprilina, questo mio viaggio di nozze spirituale ha continuato ininterrottamente ad andare su di giri, non riuscivo a saziarmi di tutto quello che mi si offriva allo sguardo ... i villaggetti scabri ma bellissimi e adorni di fiori, le costruzioni, una natura cruda e stupenda, tappezzata di rododendri e con le esplosioni gialle delle ginestre spinose ... e come ha detto il signor Culfk, lassù, dove la corrente del Golfo fa una curva, crescono addirittura le palme ... e io non facevo che guardare i laghi azzurri collegati tra loro, verdi sulle sponde e freddi per l'aria che si solleva sopra le acque ... e le pecorelle si muovevano incerte Iungo la statale che adesso era diventata una strada normale, dove gli pneumatici strepitavano tra la ghiaia ... e così dopo trecento chilometri e passa siamo arrivati in un posto dove c'era un albergo e subito accanto scendeva rimbombando una cascata, un posto dove c'erano già delle macchine, e dove gli ospiti stavano per andare a pranzo oppure passeggiavano sulla riva del freddo lago azzurro e verde, nel quale si rispecchiavano i cieli imbevuti di freddo e di neve che cadeva a vento ... e io mi sono messo addosso tutto quello che avevo e sentivo freddo lo stesso, mi sono messo pure lo zaino verde marca JANSPORT che mi ha comprato una boemi sta nella capitale dove è nata Lei, Aprilina ... l'ho dimenticato il nome di quella boemi sta, ma mi verrà in mente, vedrà, nella prossima lettera mi verrà in mente ... ma sentivo talmente tanto freddo, che stavo davanti a quella cascata e avevo la sensazione, fisica e netta, che invece dello zainoJANSPORTlungo la colonna vertebrale mi scorresse quella cascata azzurra e fredda, adorna di goccioline ... e così abbiamo deciso che era meglio andare dentro l'albergo ... era un albergo strano, c'erano persone ricche, ma talmente immiserite ormai dalla vecchiaia e dalla malinconia e dalla depressione, che erano sì vestite in modo elegante e accurato, ma come lo sono i manichini nelle vetrine, gli uomini controllavano in continuazione se avevano in ordine i polsini della camicia e se la cravatta stava precisamente come deve stare ... e le donne si controllavano i capelli ossigenati, e guardavano preoccupate l'orologio per non farsi scappare l'ora del pranzo, e accavallavano le gambe sulle ginocchia ... e gli uomini controllavano in specchietti da borsetta che la cravatta non avesse deviato dal punto prestabilito ... e io e il signorCulfk ci siamo presi un aperitivo in onore dei poeti ... vede, Aprilina, che testa ho, il liquore con cui Verlaine si è ubriacato fino a morirne ... e dopo birra, e la birra era a sua volta in onore di Dublino, in onore di Joyce, la porter della Guinness, e per riscaldarci (quel freddo mi devastava l'anima ... per che cosa, per che cosa abbiamo lo spirito?), allora abbiamo preso l'apparecchio e abbiamo registrato una lunga, lunghissima intervista ... e bevevamo birra, la porter di Dublino, la birra a bassa fermentazione della Guinness, quella che nel bar di Ormond bevevano il papà di Stephen Dedalus e i suoi amici ... Già a Londra, o a Birmingham, mi avevano detto che la migliore porter della Guinness sta a Dublino, nelle birrerie intorno alla fabbrica di birra, è lì che vanno gli intenditori, perché le botti di porter della Guinness non reggono a un trasporto lungo ... e così il mio fotografo londinese mi ha invitato ad andare a Dublino insieme, per tutta una settimana berremo la porter della Guinness e intanto andremo in giro per Dublino, per tutte le vie e le strade e lungo il fiumiciattolo, dove hanno camminato Leopold Bloom e Stephen Dedalus, Ulisse e suo figlio Telemaco, e i loro amici e in generale ... Mentre tornavamo a Glasgow, la nostra strada era tappezzata come quando siamo andati verso i laghi, ma all'inverso. Andavamo solo per un'altra statale, ma il paesaggio era più bello, perché

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==