Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

CarloBo Letteratura come vita a cura di Sergio Pautasso, prefazione di JeanStarobinski,testimonianzadiGiancarlo Vigorelli Rizzoli 1994,pp. 1670,Lire75.000 Non è raro, nel mare odierno della carta stampata, di non accorgersi di opere che, non nuove, pure potrebbero riproporre utili riflessioni ai nostri studi, rivendicando magari il filo rosso che tiene insieme e giustifica tutto un lavoro altrimenti disperso in momenti e occasioni di disuguale impegno. Così, solooggi parliamodi Letteratura come vita, una raccolta di saggi apparsa tempo fa a documentare l'operosa attività di Carlo Bo, che dagli anni Trenta che lo videro primo inter pares nella Firenze del!' ermetismo ha continuato fino a oggi a testimoniare, attraverso una serie ininterrotta di articoli, saggi, interventi, una cultura, una sensibilità, unmagistero che non si può non riconoscergli e che ha segnato, con la sua diuturna e cosciente miIitanza, tutta la letteratura del nostro secolo. È qui, nel confronto col suo tempo che Bo ha speso tutto se stesso; e forse speso non è il termine giusto, se nel suo fare si è sempre avvertito il segno di un signorile distacco, di quell'"accidia" -forse-di cui si è autoaccusato. Ma iIconfronto c'è stato, e Bo ha sempre avuto il coraggio di non rifiutarlo, accompagnando così il farsi della letteratura e soprattutto sostenendo costantemente il suo farsi coscienza e vita stessa dell'uomo: "( ...) È chiaro come non possa esistere( ...) un'opposizione fra letteratura e vita. Per noi sono tutt'e due, e in ugual misura, strumenti di ricerca e quindi di verità: mezzi per raggi ungere l'assoluta necessità di sapere qualcosa di noi, o meglio di continuare ad attendere con dignità, con coscienza una notizia che ci superi eci soddisfi". Sono lefamose parole, datate 1938,del saggio che dà il titolo ali' attuale volume, e che fu inteso allora come iImanifesto del- !' ermetismo. Ma che fosse troppo facile interpretarne il messaggio come un invito a coltivare solo l'orticello della letteratura non è forse chiaro anche oggi: e dunque ben venga questo volume che ci permette di rifare meglio i conti con quel!' esperienza, e che ci fa vedere come, accanto al terna del l' "assenza", spicchino nella riflessione di Bo i richiami alla partecipazione e alla vigilanza critica, testimoniati da titoli come Letteratura e società, Responsabilità dello scrittore, Cristo non è cultura, L'idea di libertà. Certo, quel proclama faceva appello a una concezione di vitache, nel suo assolutizzare il momento dell'interiorità e della coscienza, non tutti ci sentiremo di condividere. Ma la serietà di quella visione è qualcosa di cui prendere atto e che chiede ancora rispetto, anche perché avversata nel nostro tempo nonda altri valori, madal culto-per usare altre parole di Bo - di un'attualità "effimera", incapace di "memoria": quanto rneglio, allora, la "rei igione delle lettere", lettere che non sono state mai disgiunte dall'attributohumanae. Edoardo Esposito V. S. Naipaul Una via nel mondo trad. di MarcellaDellatorre Adelphi,pp. 440, Lire42.000 Con L'enigma dell'arrivo Naipaul aveva fatto i conti con la sua scelta dell'Inghilterra come luogo della libertà (dal provincialismo coloniale di Trinidad dov'era nato e dalla soffocantecomunitàindianaincuieravissuto). Con Una via nel mondo Naipaulfa i conti con le sue radici.Ci sono i ricordi dell'infanzia e dell'adolescenzae gli incontri,annidopo,con gli uomini che da giovane aveva conosciuto, trinidadiani di origine africana, rivisti dopo l'indipendenza e la fine delle colonie (nei Caraibie inAfrica,doveè testimonedellafine del lorosogno).Ci sonoanchedue"storiemai scritte")e rimastenel cassetto,due capitolisu duemomentiemblematicidellastoriacoloniale. Unosu SirWalterRaleigh,fermotra le acque dell'Orinocoe il maredavantia Trinidad,agli inizi della "Conquista",sospintadal miraggio dell'oro e praticatacon le razziee i massacri. Un secondo sul rivoluzionariovenezuelano Francisco Miranda, onesto millantatore, bloccatoaTrinidadnellemoredel suoprogetto di guerra d'indipendenza, quella che attuerà SimonBolivare a cui lui si aggregheràpochi anni dopo. Questaereditàdel passato,con i genocidi, le migrazioni forzate (schiavi dal!'Africa e novelliservidellaglebadall'India),gli incorci, gli sradicamenticulturali, lascia un presente confuso-come esempiifical'incontrocasuale con l'indianodi Trinidadche si presentacome venezuelano,machenelmomentodidifficoltà si rivolgea un pundit indiano,rifugiandosiin lontaneradiciil cui significatogli sfuggee che tuttaviagliconsentonounsotterraneoaggancio d'identità. Naipaul è un conservaotre, che osserva la realtà con l'occhio distaccatoma fermo del grande reporter. In questo nostro paese del!' ipocrita "volémose bene" è opportunoascoltareattentamentelesuedesolate realtà. Paolo Bertinetti

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