Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

Bernard de Mandeville La Favola delle api a cura di Giuseppe Di Leva Le Lettere 1995, pp. l05, Lire 15.000 Torna, con un agile libretto, una vecchia lenza della tradizione empirista anglosassone, il controverso Mandeville, con le sue severe ma salutari lezioni sui rapporti tra moralità pubblica e privata, affidate ali' incalzante apologodell'alveareche, una volta rimosse le cause della corruzione interna e raddrizzati i costumi civili, si avvia verso un'inarrestabile decadenza economica (la prima edizione della "favola"risaleal 1705). Un'età del l'oro che richiede la perfetta rettitudine dei cittadini non é solo un'utopia, una bella chimera: è iIfrutto di una valutazione ipocrita del funzionamento sociale. La natura dell'uomo - ammonisce Mandeville comporta che egli segua le proprie passioni per soddisfare orgoglio e vanità, avviando una spirale di azioni e reazioni in cui quotidianamente si intrecciano, intenzionalmente o meno, adulazione e invidia, vergogna e senso del l'onore, sete di ricchezza e di piacere sensuale. Di fatto, società complesse come quelle moderne mostrano di sopportare egregiamente questo ronzio rabbioso, persino maligno e perverso: anzi, dai "vizi privati" traggono il miele dei "pubblici benefici". Con l'arma leggera e confortante del poemetto satirico e la grazia del linguaggio settecentesco, limpido e universalistico. Con l'arma leggera e confortante del poemetto satirico e la grazia del linguaggio settecentesco, limpido e universalistico, così apparentemente attuale, Mandeville ci invita a considerare il paradosso di una felicità collettiva basata sul libero corso concesso alle misere individuali. Paradosso morale, sul quale generazioni di commentatori si sono esercitate, ma niente affatto oscuro o problematico per l'uomo della strada che non ha tempo per rifugiarsi nel!' astrattezza dei ragionamenti filosofici. Descrivendo una condizione universale, la "favola" di Mandeville vale sotto tutte le latitudini. E certamente offre materia di riflessione anche ali' Italia tangentata, godereccia e pettegola, che gongola nel I' assistere allo spettacolo della caduta dei potenti osannati e votati fino al giorno prima pertrarne vantaggi piccoli e grandi. Proposta senza pretese accademiche, sulla spinta di una fortunata lettura teatrale, l'edizione curata da Di Leva ha i numeri per conquistare un pubblico più ampio di quello degli specialisti: snellisce il lungo e impegnativo autocommento del filosofo al la sua poesia, mentre rende onore al la freschezza dei versi originali conservandone il piglio polemico e la conversevole ribalderia. MartinoMarazzi B.J.Loz Uccello asinino cercasi Stampa Alternativa 1995, pp. 30, Lire 1.000 Nel la più sfrontata e iITiverente tradizione di Baraghini & C., che hanno già raccolto negli anni scorsi in opuscoletti economicissimi le scritte sulle banconote (Le mille lire scritte, a cura di C. G. Pisani), sui muri di Milano (Oscar torna in sacrestia, acuradi A. Termine), nelle cabine telefoniche di Londra (Sesso da visita, a cura di F. Sassi), sulle schede nulle ( Cazzi vostri io domani vado in Svizzera, a cura di G. M. Chiavari) e nelle latrine (Parole in ritirata, a cura di M. Pedretti), ecco che arriva il florilegio di scurrilità più cosciente e dichiarato: una scelta ordinata tipologicamente degli annunci erotici tratti dalle riviste specializzate, che tirano centinaia di migliaia di copie al mese. Il goliardo collezionista sa volgere il suo sconcertante materiale in battuta perché i suoi commenti sono al fulmicotone, altaniani, irresistibilmente spassosi. E meno male, perché lo spaccato dei bisogni comunicativi nazionali che si ricava da questo come dagli altri titoli sopra citati tende a deprimere il lettore incu rios ito che naufraga tra invettive, sfoghi, frustrazioni e monotone banalità con rari barlumi di gioiosa invenzione e trova pertanto difficile considerare questa controsubletteratura un'alternati va accattivante al le demenzial ità più o meno perbeniste dei mass media. Qui si ride, dunque, tra sbirciatori, logorroici, multi sex, gourmet, accontentisti, trepidanti, fissati, scocciati e linguisti, tutta gente che si sofferma in misurazioni, esige foto dimostrative, scoraggia i "normodotati" e dopo averne dette di tutti i colori promette la massi ma discrezione. Si ride, ma da questo "sesso verità" grossomodo documentale e documentabile (da non confondersi col "sesso finzione" della pornografia spettacolo o virtuale), appena spenta la risata, abbiamo anche una foto polaroid in bianco che potrebbe ritrarre chiunque: un bestiario d'eccitatissima solitudine e schizzinose manie, il cui codice oscilla tra stucchevoli melensaggini e un'aspra schiettezza mercanti le (i due modi sono in fondo equivalenti: osceno è il sentimentalismo quanto la compravendita), rinunciando in ogni caso a quel tanto di sfocato e incognito con cui un certo aggraziato e suggerente pudore finiva per contribuire non poco al l'erotismo, vero grande assente da queste pagine. Danilo Manera

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