L'estate scorsa ho letto parecchio e sono tornato a casa con la ferma intenzione di dedicarmi alla "rilettura". Volevo cominciare con l'opera di Balzac e, nelle settimane successive, una quarantina di libri, dalle origini più disparate, hanno catturato la mia attenzione e attendono di essere letti prima di Balzac. Dovrebbe essere sempre così. Dovrebbe sempre essere prima di Balzac, anche se arriverà il giorno in cui avrò riletto Balzac. Peguy si lamentava alla fine della vita di non avere letto nient'altro che letteratura francese. Lui era comodamente francese e gli andava bene così, ma ciò non è possibile se uno scrittore che, come quello latinoamericano, è aperto a molte culture perché sono molte le culture che attraverso i secoli lo raggiungono fin sulla soglia di casa. Noi scrittori latinoamericani siamo scrittori buoni e cattivi e basta, come tutti gli altri, ma sempre aspireremo alla biblioteca universale borgesiana che ci obbligherà molte volte a sacrificare la nostra disciplinata siesta per colpa della maledetta curiosità benedetta. Ma voglio abbandonare l'argomento sul lato seriamente comico della realtà per occuparmi della terza fase della mia educazione letteraria, addomesticazione del sogno compresa. Non facevano parte del boom, non erano del boom ma la so1temi po1tò a essere loro amico e la curiosità ad osservarli. E oggi, con o senza boom, come sempre, omni-sono e omni-stanno. È da secoli ormai, quando la gente sudava nelle tute, batteva a macchina con un solo dito e veniva indemoniata a orario fisso - sono soltanto tre esempi che ho tentato, non di imitare, ma addirittura di superare, con il conseguente e chiaro insuccesso-che ho scopertocheJulio Ramon Ribeyroera l'unico scrittore al mondo che scrivesse con un bambino in braccio e non lo diceva. A quel tempo doveva occuparsi molto spesso di Julito, suo figlio, ancora piccolo. "Inimitabile e ineguagliabile", deve avermi detto in un orecchio sorridendo quel tipo Zen di Cortazar e una volta ancora cominciai a imparare, ripartendo da zero, ma con un sorriso. Sorrisi un'altra volta quando ho conosciuto Augusto Monterroso, nel 1974. Cito soltanto una dedica, che mi regalò insieme a un suo libro, che mi scrisse molti anni fa, annotata su un foglio che tengo sempre vicino alla scrivania: "C'è un mondo di scrittori, traduttori, editori, agenti letterari, giornali, riviste, supplementi, interviste, convegni, critici, inviti, promozioni, librai, diritti d'autore, anticipi, associazioni, scuole, accademie, premi, decorazioni al merito. Se un giorno entrerai in questo mondo, avrai modo di vedere che è un mondo triste, a volte un piccolo inferno, un piccolo girone infernale di seconda classe dove le anime non si vedono l'un l'altra nascoste come sono tra la bruma della propria incoscienza". Sono entrato in questo mondo ma diciamo, avvisato da Augusto Monterroso. E inoltre, chiaro, resta sempre l'epigrafe del mio libro: "Bisogna scrivere come se si fosse amati, come se si fosse compresi, come se si fosse morti". È di Montherlant e guardate un po' da che paite quel dinosauro riesce ad affacciarsi alla memoria nella sua veste migliore ... In conclusione, non tutti i mali vengono per nuocere, alla fine qualcosa resta sempre, o, più semplicemente, non c'è bisogno di commento ... Finita l'estate ero pronto per Balzac e per riprendere la stesura del mio romanzo. Dovevo limitarmi a questo. Non dovevo fare assolutamente nient'altro. Non dovevo muovermi di casa. Mi ritrovai, quarant'anni compiuti, a Cuenca in Ecuador, circondato da scrittori e amici. Durante il viaggio ero andato a trovare molti altri. E un giorno, mentre parlavo in pubblico dei miei libri, dei tempi di gestazione delle opere e della mia vita di scrittore, provai quella soddisfazione intensa che produce un sogno addomesticato. L'idea e la sensazione che l'hanno accompagnata, e che tuttora la accompagnano, si affacciano d'improvviso, come un grande respiro SAGGI/ ECHENIQUE 75 finale, un conforto immenso. Non dovevo angosciarmi per essere partito in viaggio ancora una volta, per aver anteposto gli amici al lavoro, né per aver riempito la mia biblioteca di libri che non sono di Balzac. Alla fine, in piena perdita delle mie facoltà mentali o nel loro pieno uso, la morte doveva pur arrivare e qualche storia sarebbe rimasta allora inenarrata. Che importava quindi una storia in più o in meno? Una storia prima o dopo, la mo1te doveva arrivare. Ormai non mi sentivo più colpevole per essere stato uno scrittore frustrato, o un bluff, che si era autoingannato, incapace di scrivere e di disciplinare la propria disciplina come altri prima di lui. Perché quindi colpa e angoscia, se dalle tante cose che mi avevano causato senso di colpa e angoscia erano sbocciati alla fine i miei libri, buoni o cattivi? Un giorno mi misi a scrivere tutto quesro in un testo che avrebbe avuto titolo// sogno addomesticato. Mi era capitato fra le mani un libro, // pappagallo di Flaubert, e mi sembrava di avervi trovato qualcosa che, forse, faceva al caso mio. li sole nella Playadel Inglès, Gran Canaria, e i giorni incantevoli in un luogo soleggiato apportarono una leggera modifica al titolo: Addomesticare il sogno: mi sembrava più accomodante, più riconciliatorio, o qualcosa di simile. E immagino che in tutto ciò c'entri molto la frase di Julian Barnes che scelsi, tra le tante belle: "Per uno scrittore non esiste vita migliore di quella che lo aiuti a scrivere i libri migliori". trallo da: '·El Urogallo", gennaio-febbraio 1995 noidonne ' e... ► un appuntamento al mese con informazioni notizie e riflessioni raccolte e scelte con gli occhi delle donne ► un laboratorio di giornalismo femminile che dura da 50 anni coN noidonne 1 • 1a UNPERIODICO DILIBRIEPERCORSID LETTURA IN EDICOLA I PRIMI DEL MESE E IN ABBONAMENTO PER INFORMAZIONI TELEFONA AL
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