Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

72 SAGGI/ ECHENIQUE degli scrittori. Prima ho detto che avevo vissuto alla luce dei grandi maestri del boom della letteratura latinoamericana e grazie alla fortuna di aver conosciuto ilprimo dei miei dueJulio: JulioCortazar. Il secondo è stato Julio Ramon Ribeyro, un uomo che per me ha sempre avuto un'aura magica e allo stesso tempo lontana, quasi irraggiungibile. Negli anni in cui ero studente di diritto, nel parco universitario dove si trovava la mia Facoltà, c'erano alcuni chioschi che vendevano libriametàprezzo. Alleparetierano appesegrandi riproduzioni dei ritratti di molti scrittori, sembravano quasi dei veri e propri poster. E tra quelli c'era sempre Ribeyro, con lo sguardo assente senza dubbio perché viveva a Parigi.Conoscerlo inquesta città stato per me un onore, una gioia, l'avverarsi di un sogno e, alla lunga, l'inizio di un apprendistato che senza dubbio mi avrebbe aiutato molto nel passaggio dalla seconda alla terza tappa della mia educazione letteraria, quella dell'addomesticamento del mio sogno di scrittore e spero, quella della mia "eclettizzazione" definitiva. Vivevo sotto la luce riflessa del boom e dei suoi maestri e dell'influsso di ciò che ho chiamato "l'esempio flaubertiano", nel quale abbiamo visto, grazie a J ulian Barnes, quanto poco c'entrasse il povero Flaubert. Era l'epoca della disciplina nel lavoro letterario, cosa che deve avermi preoccupato molto perché sono sempre stato abbastanza disciplinato, ma che mi ha tormentato fino a poco tempo fa, fino a che non ho visto con chiarezza molte altre cose. Ci che generalizzando molto, nell'affanno di spiegarmi con esempi schiaccianti ossia autobiografici, ho definito come la pessima influenza che, certamente senza volerlo, Flaubert esercitò sull'Hemingway che mi distrusse, ossia il suicida, colui che perse le facoltà mentali e visse in modo così colpevole il rapporto vita-opera. Un uomo come me che ha anteposto a tutto i propri affetti privati e che intende il lavoro culturale come una felice riunione di amici, che è sfuggito alla letteratura orale perché quest'ultima non si dà necessariamente tra gli amici e quando avviene non ci sono tutti, e restano altri per i quali bisogna scrivere, perché anche a Lima, a Londra o inCalifornia, hanno bisogno di amare qualcuno più di altri esattamente come esiste qualcuno che Ii sta amando dalla Playa del lnglès, Gran Canaria, un uomo che ha fatto suo il motto: "Esiste l'amore, l'amicizia, il lavoro culturale e nient'altro", deve sentire le pressioni e tensioni che precisamente scaturiscono da questo motto, sequello della disciplina si prende alla letterae si comincia a pensare alle facoltà mentali perdute e alla colpa dell'ozio e dei viaggi, le conversazioni con amici, tra le tante altre cose. Ho vissuto alla lettera il tema della disciplina e ho finito con il sentirmi più colpevole che mai. Lo splendore dei maestri del boom arrivò ad accecarmi e, paradossalmente, il tempo perduto a conversare con alcuni falsi scrittori mi è risultato utilissimo per prendere una distanza che, in fin dei conti, mi servita per avvicinarmi a me stesso. E nel mezzo di questo lungo cammino c'è stata sempre l'amicizia con Julio Ramon Ribeyro, quegli anni parigini nei quali imparai tanto da uno scrittore ali'apparenza niente affatto esemplare, disattento e negligente. Diciamo che in quell'epoca di boom, Julio Ramon era lo scrittore meno splendente in cui ci si potesse imbattere. E tuttavia nel rapporto con lui quasi ininterrotto tra il 1968e il 1980 ho tratto più benefici che da qualsiasi altro splendore. Posso concludere affermando che, all'ombra di Julio Ramon Ribeyro, sono riuscito a trovare riparo dagli abbaglianti effetti degli onnipotenti maestri del boom. Perché accadde così? Amo rispondere a questa domanda nella forma più sincera che ci sia. Anche nella forma più onesta, devo dire, perché non sono altro che la motivazione e la risposta che ho dato a me stesso. Biograficamente eclettico, come pare sia sempre FotoD.Turnley/DetroitFreePressiBlackStar/ G. Neri stato, nel fondo, e accusato di essere sfiduciato nell'osservare il lato comicamente serio della realtà, per questo stesso motivo la mia idea trascendentale della disciplina militare nel lavoro culturale cominciò a precipitare in favore di una relazione più allegra e vitale tra vita e opera quando, dopo aver voluto seguire inutilmente gli esempi di un Carlos Fuentes, di un Garcfa Marquez o di un Yargas Uosa, solo alcuni tra gli eclatanti esempi di disciplina, mi sono imbattuto nella scarsa esemplarità di Ribeyroe ho dovuto riconoscere che, se uno osservava le cose da vicino e le portava alle estreme conseguenze, soprattutto in questioni di disciplina, vita e opera, Julio Ramon Ribeyro risultava essere il più esemplare di tutti. Carlos Fuentes, per esempio, affermava con mio grande sgomento, che scriveva a macchina con un solo dito di una sola mano, un record storico di "velocità a un solo dito" e di tabagismo letterario, visto che usava l'altra mano per fumare tanto come Humphrey Bogart nei suoi momenti migliori. Un esempio che non potevo imitare perché, quando me lo raccontarono, avevo smesso di fumare. Garcfa Marquez si vestiva da operaio, una tuta memorabile per dare alla sua giornata lavorativa grandezza, semplicità e rudezza da minatore e, al contempo, per avvicinarsi all'idea di ciò che deve essere un lavoratore intellettuale, non avulso dalla sua origine popolare. Tentai di immaginare me stesso, nel tentativo di fare qualcosa che un poco rassomigliasse a tutto quello che mi avevano raccontato e avevo visto in foto, ma non mi uscì neppure il lato comicamente serio della realtà. Yargas Uosa faceva una colazione molto leggera per lasciare spazio ai demoni della scrittura, fino a che questi lo dominavano, si impossessavano di lui, lo divoravano e lo trasformavano in

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