FotoP Turnle/y BlockStar/ G. Neri. SAGGI/ ECHENIQUE 71 narratore ha pagato e continuerà a pagare per ciò che sono, drammaticamente, la sua vita e la sua opera. Se esiste la solitudine terribile di fronte alla pagina bianca, e non ho nessun motivo per negarlo, senza dubbio chi la conosce meglio è il narratore orale. Anche lui deve conoscere questa solitudine, ma in modo ancora più terribile. Pagina in bianco, oltre alla notte? Per questo molti narratori orali da me ascoltati con uguale gratitudine e passione, tendono ad anticipare qualsiasi genere di fatale interruzione tipo "ma lei dovrebbe scrivere ...", con un terribile, perché falso e doloroso, "come ho già scritto nel libro a cui sto lavorando ...". Di solito hanno uno o due libri pubblicati, ogni volta da sempre più tempo, e non è chiaro a tutti quando si addormentarono per sempre e iniziarono a sognare che nella vita si può raccontare tutto. Tra i sogni di uno scrittore questo è il peggiore ed è quello che spinge molti agli eccessi di disciplina, a vivere sempre pensando che moriranno senza aver scritto abbastanza, e a morire con la convinzione che hanno scritto troppo e non hanno vissuto abbastanza. Qui nasce, credo, il grande fraintendimento prodotto da quello che chiamerei "l'esempio flaubertiano", attenendomi rigorosamente ai commenti di Julian Barnes nel Pappagallo di Flaubert e ai miei interventi su quest'ultimi e sulla mia vita di scrittore frustrato e scrittore "eclettico", sulle diverse fasi (sto per terminare la seconda) della mia educazione letteraria, i suoi maestri, timori, errori e, perfino, orrori e... E per arrivare, infine, all'addomesticazione del mio grande sogno impossibile di scrittore, frutto di tutta un'impresa dove, come si è visto e ancora si vedrà, il tentativo di annullare la mia colpa ha rivestito un ruolo predominante. La verità è che ancora oggi mi domando come una persona "così eclettica" abbia potuto arrivare a sentirsi così in colpa per tante cose. Credo che sia stato frutto della mia tendenza a non riuscire a prendere mai qualcosa troppo sul serio, ma a vedere sempre il lato comicamente serio della realtà, cominciando da me stesso.L'aspetto negativo è stato chiaramente che quel "cominciare da me" mi ha portato spesso a chiudermi in me stesso, attribuendo invece agli altri una ragione schiacciante su tutto, fino al punto che trovavo ragionevole vivere schiacciato, comodamente schiacciato in modo ragionevole. E ancora oggi conservo la pessima abitudine di adeguarmi al peso degli altri, per quanto pesanti siano. E quante volte non ho detto a un giornalista, per i suddetti motivi di peso, quello che pensavo o che pensavo volesse ascoltare da me. Mi modellavo alle circostanze, a meno che, è chiaro, lui si dimostrasse impertinente, maleducato o disonesto. Allora la situazione poteva scoppiare e io togliermi un peso di dosso a pedate. Dal punto di vista delle idee, credo che sia stata la storia stessa dell'umanità, in quell'infinitesimale porzione che mi è toccato vivere, ciò che mi ha aiutato ad annullare la mia colpa. Ai miei occhi, i miei amici e maestri hanno cambiato così spesso idee e militanza che francamente non mi sento colpevole per aver pensato che ogni religione aveva in sé un aspetto bello e poetico e ogni verità accademica qualcosa di sommamente falso, anche se non era altro che la carenza di qualche "rifinitura", "messa a punto", come la muleta dei toreri, che non riesce a convincermi, perché, nonostante le apparenze, sono da sempre a favore della puntilla, del pugnale corto con cui si finisce il toro. Questo mi ha permesso di salvare mille amici, di essere criticato da mille altri dei quali riuscii a salvare l'amicizia, e di nutrirmi di un'ampia aneddotica piacevolmente rosebud. Questo senza dubbio dovuto anche al fatto che la vita mi è sempre importata di più delle grandi verità, e le grandi eccezioni più delle grandi regole, e le "rifiniture" più di tutte le cappe e muletas
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